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Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2016

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Lo sai che? Se la cartella viene notificata al vecchio indirizzo

> Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2016

L’Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento presso il mio vecchio indirizzo di residenza e non ho quindi mai ricevuto l’atto; nel frattempo questo è divenuto definitivo: la notifica è comunque valida?

La notifica dell’avviso di accertamento e della conseguente cartella di pagamento è valida e regolare anche se effettuata presso il vecchio indirizzo del contribuente, qualora quest’ultimo non abbia comunicato la variazione di domicilio fiscale all’Agenzia delle Entrate.

E’ quanto ha affermato di recente la Cassazione [1], aderendo alla giurisprudenza maggioritaria sul punto.

A prescindere dal fatto che il contribuente abbia regolarmente comunicato il cambio di residenza al Comune, se il nuovo domicilio non è indicato anche all’Agenzia delle Entrate, la notifica effettuata da quest’ultima al precedente indirizzo deve ritenersi corretta e valida.

Difatti, la disciplina delle notificazioni degli atti tributari si fonda sul criterio del domicilio fiscale e sull’onere preventivo del contribuente di indicare all’Ufficio tributario il proprio domicilio fiscale e di tenere tale ufficio costantemente informato delle eventuali variazioni. Il mancato adempimento, originario o successivo, di tale onere di comunicazione legittima l’Ufficio ad eseguire le notifiche comunque nell’ultimo domicilio fiscale conosciuto.

Secondo la Cassazione, non si può addossare all’Amministrazione finanziaria l’onere di ricercare il contribuente fuori del suo domicilio ed è pertanto legittima, in assenza di comunicazioni di variazione di domicilio da parte del contribuente, la notifica effettuata al vecchio indirizzo.

Perché è importante comunicare la variazione di domicilio fiscale

Quanto sopra illustrato evidenzia l’importanza di comunicare all’Agenzia delle Entrate la variazione di domicilio fiscale. In assenza di comunicazione, infatti, questa procede alla notifica presso il vecchio indirizzo con la conseguenza che, se l’ufficiale giudiziario o il postino non trovano il destinatario, effettuano la notifica – prevista per i casi di irreperibilità – mediante deposito alla casa comunale e affissione dell’avviso di deposito [2].

La notifica, dunque, si considera andata a buon fine e produce gli effetti di legge, anche se il destinatario, essendo domiciliato altrove, non riceve mai effettivamente l’atto. Quest’ultimo nel frattempo diviene definitivo in quanto decorrono i termini previsti per l’impugnazione (per esempio 60 giorni in caso di avvisi di accertamento riguardanti le imposte sui redditi, l’Imu, la Tasi,ecc.).

Di conseguenza, il contribuente, che non ha ricevuto l’atto, rimane privo di difesa anche se l’avviso nel merito è illegittimo, essendo suo onere comunicare all’ufficio finanziario la variazione di indirizzo.

Ecco perché, comunicando invece la variazione di domicilio fiscale, non si rischiano brutte sorprese e si è sempre a conoscenza degli atti tributari notificati e, quindi, nella possibilità di contestarli laddove errati o comunque illegittimi.

note

[1] Cass. sent. n. 23509/2016.

[2] Art. 140 cod. proc. civ.

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