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Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2017

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Lo sai che? Cumulo gratuito dei contributi, vale anche per il riscatto?

> Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2017

Riscatto degli anni di laurea e di altri periodi non coperti da contribuzione: è possibile utilizzare il cumulo gratuito?

Per riscattare 4 anni di laurea l’Inps mi ha chiesto un sacco di soldi, ma ho sentito che col cumulo posso riscattarli gratuitamente: è vero?

Attenzione a non confondere il riscatto con la ricongiunzione: questi sono due istituti molto diversi tra loro, anche se entrambi consentono di raggiungere prima la pensione e risultano parecchio onerosi.

Il riscatto, difatti, consente di accreditare, a pagamento, i contributi per alcuni periodi nei quali l’interessato non ha versamenti, come gli anni di laurea e l’aspettativa non retribuita; la ricongiunzione, invece, consente di riunire in un’unica cassa, ugualmente a pagamento, i contributi posseduti in gestioni differenti.

Il cumulo gratuito consiste, invece, nella possibilità di sommare gratuitamente i contributi presenti in casse diverse ai fini del diritto alla pensione, mentre ai fini della misura dell’assegno ogni cassa liquida la sua quota: quest’istituto, dunque, va a “sostituire” soltanto la ricongiunzione e non il riscatto.

In parole povere, se in una gestione il lavoratore possiede, oltre alla normale contribuzione, degli anni già riscattati e possiede dei contributi in altri fondi, può riunire tutti i periodi accreditati, compresi quelli del riscatto, per il diritto alla pensione. Non può, invece, sommare gli anni da riscattare, cioè i periodi ancora non coperti dai contributi.

Ma come si calcolano i costi del riscatto? Vediamolo subito.

Riscatto: come si calcola

Per calcolare il costo del riscatto è necessario effettuare un primo calcolo della pensione considerando i soli contributi presenti nella gestione di riferimento, poi un secondo calcolo della pensione considerando anche gli anni da riscattare, come se risultassero già accreditati nel fondo prescelto.

Bisogna poi fare la differenza tra i due calcoli per ottenere l’ammontare del beneficio conseguito. Una volta determinato il beneficio, questo si deve moltiplicare per un apposito coefficiente che cambia in relazione all’età, al sesso e all’anzianità contributiva del lavoratore: si ottiene, così, la riserva matematica.

Il costo del riscatto può essere liquidato in un’unica soluzione o rateizzato, con l’applicazione degli interessi.

Per quanto concerne i contributi da riscattare soggetti al calcolo contributivo, la determinazione dell’onere di riscatto è più semplice. Bisogna infatti:

  • prendere come riferimento la retribuzione pensionabile degli ultimi 12 mesi;
  • moltiplicare la retribuzione per gli anni da ricongiungere e per l’aliquota contributiva (32,95% per l’Inpdap, 33% per l’Inps Fondo pensioni lavoratori dipendenti, vigente anno per anno nelle altre gestioni).

Si ottiene in questo modo l’onere di riscatto.

Riscatto: calcolo retributivo o contributivo?

Per sapere quale sistema di calcolo utilizzare per conoscere l’onere, ricordiamo che, nella generalità dei casi, sono soggetti al calcolo retributivo:

  • i contributi versati sino al 31 dicembre 1992, per la cosiddetta Quota A di pensione (il calcolo della Quota A si basa sugli ultimi 5 anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1992);
  • i contributi versati sino al 31 dicembre 1995, per la Quota B di pensione, se l’interessato, alla stessa data, possiede meno di 18 anni di contributi (si tratta del cosiddetto sistema misto di calcolo della pensione; il calcolo della Quota B, per i “misti”, si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1995);
  • i contributi versati sino al 31 dicembre 2011, per la Quota B di pensione, se l’interessato, al 31 dicembre 1995, possiede oltre 18 anni di contributi (si tratta del cosiddetto sistema retributivo puro di calcolo della pensione; il calcolo della Quota B, per i “retributivi puri”, si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 2011).

Il resto della contribuzione è soggetta al calcolo contributivo.

Ricongiunzione: come si calcola

Il calcolo dell’onere di ricongiunzione segue gli stessi sistemi ed il medesimo procedimento rispetto al calcolo dell’onere di riscatto: vengono, però, sottratti i contributi da trasferire da una gestione a un’altra. Se il riscatto è da Inps verso Inpdap, o viceversa, l’onere è ridotto del 50%.

Riscatto: per quali periodi

Vediamo infine quali sono i periodi riscattabili per la generalità dei lavoratori (le casse professionali hanno delle regole differenti, sia nella determinazione dell’onere di riscatto e ricongiunzione, sia per quanto riguarda i periodi riscattabili):

  • riscatto degli anni di laurea: il lavoratore può riscattare tutti gli anni di durata legale del corso di laurea (o una sua parte), comprese le lauree brevi, i dottorati di ricerca, i diplomi di specializzazione post laurea ed i titoli di studio equiparati;
  • riscatto dei periodi di lavoro non coperti da contribuzione: se il lavoratore ha svolto attività come dipendente, e scopre che il datore non ha versato i contributi e che questi sono prescritti, può domandare la costituzione di una rendita vitalizia;la rendita deve essere pari alla pensione adeguata, o alla quota di essa, che sarebbe spettata al lavoratore in relazione ai contributi omessi: se il datore di lavoro non costituisce la rendita, il lavoratore può riscattare i periodi scoperti, salvo il diritto al risarcimento del danno;
  • riscatto dei periodi di lavoro all’estero: se un dipendente ha lavorato all’estero, presso un Paese privo di convenzioni previdenziali con l’Italia, il periodo in cui è stato occupato può essere riscattato nell’Assicurazione generale obbligatoria;
  • riscatto dei periodi di formazione: possono essere riscattati, se successivi al 31 dicembre 1996, i periodi di formazione professionale, di studio e di ricerca, finalizzati ad ottenere titoli, attestati o competenze professionali richieste per l’assunzione o per la progressione in carriera;
  • riscatto degli intervalli tra lavori stagionali, temporanei, part time e discontinui: gli archi di tempo scoperti da contributi, collocati tra lavori discontinui, stagionali o temporanei possono essere riscattati, se successivi al 31 dicembre 1996; Lo stesso vale per i periodi non lavorati, in caso di impiego part time;
  • riscatto dei periodi di sospensione o interruzione del rapporto di lavoro: i periodi di sospensione o interruzione del rapporto di lavoro possono essere riscattati, se privi di contributi e successivi al 31 dicembre 1996 [1];
  • riscatto dei periodi di servizio civile: il servizio civile volontario, reso dal 1° gennaio 2009, può essere riscattato; il vecchio servizio civile alternativo al servizio militare di leva, invece, dà luogo all’accredito dei contributi figurativi; i periodi dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2008 sono invece coperti dalla contribuzione versata nella Gestione Separata Inps a cura del Fondo Nazionale per il Servizio Civile (come co.co.pro).
  • riscatto dell’aspettativa per gravi motivi di famiglia: l’aspettativa per gravi motivi familiari, che può essere richiesta per un massimo di 2 anni nell’arco della vita lavorativa, non è coperta da retribuzione né da contribuzione, nemmeno figurativa; il lavoratore può riscattare tali periodi facendo apposita domanda all’Inps;
  • riscatto dell’astensione facoltativa per maternità: i periodi di astensione facoltativa per maternità (congedo parentale)al di fuori del rapporto di lavoro, se non sono già coperti da un’altra forma di assicurazione possono essere riscattati, per un massimo di 6 mesi per ciascuna maternità, sino ad un limite di 5 anni nell’arco della vita lavorativa; perché il riscatto sia possibile, l’interessata deve far valere, all’atto della domanda, almeno 5 anni di contribuzione nella gestione di appartenenza.

Se i periodi di astensione facoltativa sono collocati all’interno del rapporto di lavoro, l’Inps accredita i contributi figurativi.

note

[1] D.lgs. 564/1996.

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1 Commento

  1. Ho letto una notizia,la riforma delle pensioni prevede l’accredito dei contributi per chi assiste un familiare, la sottoscritta assiste il proprio genitore anziano, invalido 100%, sono figlia unica, ho dovuto dimettermi dal lavoro e mi mancano 113 settimane per raggiungere i 1040 per un minimo di 20 anni di contribuzione, vorrei notizie al riguardo, sono nata nel 1961. Grazie per le notizie.

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