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Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2016

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Lo sai che? Libretto al portatore pagato all’erede che ne è in possesso

> Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2016

La banca è tenuta a pagare il libretto di risparmio al portatore a chiunque ne sia in possesso, anche se non è colui che ha versato a suo tempo i soldi.

La banca è legittimata a pagare il libretto di risparmio al portatore a chiunque ne sia in possesso, sia che questi sia il titolare del libretto – colui cioè che materialmente ha depositato le somme – sia che si tratti di un’altra persona. Questo principio, chiarito dalla Cassazione qualche giorno fa, ha delle implicazioni pratiche rilevanti. Vediamole.

La banca non paga agli eredi ma a chi ha in mano il libretto

Immaginiamo che un uomo, in età avanzata, abbia messo un po’ di soldi da parte e intenda aprire un libretto di risparmio al portatore in banca. Si tratta di una cifra modesta, perché oggi la legge stabilisce che un libretto al portatore può contenere non oltre 999,99 euro: per i libretti con saldo pari o superiore a 1.000 euro infatti sussiste un vero e proprio divieto. Resta ferma, però, la possibilità di aprire più libretti al portatore. Così, se una persona vuol depositare in libretti 5.000 euro, può aprirne sei. Nel caso, però, in cui li voglia trasferire ad un’altra persona deve rispettare un secondo divieto: il limite massimo di importo, in caso di trasferimento di libretti al portatore, è di 3.000 euro. Dunque, è consentito effettuare un trasferimento di due o più libretti, anche contestualmente e nei confronti dello stesso soggetto, a condizione che l’importo complessivo non superi la nuova soglia di 2.999,99 euro.

Torniamo all’esempio di poc’anzi. Un uomo, padre di famiglia, ha un libretto al portatore di 900 euro. Con lui convive uno dei tre figli. Un giorno, il papà muore e il figlio convivente, prima ancora di comunicare alla banca il decesso del genitore (circostanza che, magari, potrebbe complicare le pratiche per lo sblocco dei conti correnti), pensa bene di andare a prelevare i soldi presenti sul libretto al portatore.

Quando gli altri due figli lo sanno, si recano in banca a protestare. La banca però non ne vuole sapere. Chi ha ragione?

Secondo la sentenza della Cassazione, la banca è tenuta a pagare il libretto al portatore a chiunque ne sia – appunto – “portatore”, ossia lo possegga materialmente, a prescindere dal fatto che sia o meno il titolare. Il diritto alla riscossione delle somme contenute nel libretto di risparmio spetta quindi a chi ha in mano il libretto e lo esibisce in banca per il pagamento.

Il libretto al portatore smarrito

Immaginiamo di avere un po’ di risparmi da parte e di averli conservati su un libretto di deposito al portatore che abbiamo aperto in banca. Durante un trasloco, purtroppo, il libretto va perso ma, presi dalla concitazione del cambio di casa, solo dopo diverse settimane ci accorgiamo di non averlo più con noi. Corriamo, allora, subito alla nostra banca per chiedere un duplicato sostitutivo. Ma l’impiegato allo sportello ci informa del fatto che tutti i soldi depositati sul libretto sono stati prelevati da un’altra persona. Indignati andiamo dal direttore, ma neanche questi ne vuol sapere, sostenendo che la banca ha fatto tutto il proprio dovere nel pagare il libretto a chi lo ha presentato per l’incasso. Chi ha ragione?

Anche in questo caso, la ragione è della banca. Solo se quest’ultima agisce in malafede o con colpa grave, al titolare del libretto è consentito pretendere indietro le somme: si pensi al caso in cui, pur essendo stata effettuata la denuncia di smarrimento ai carabinieri e comunicata all’istituto di credito, quest’ultimo ha ugualmente – per errore – pagato il libretto a una terza persona.

La sentenza in commento chiarisce un punto decisivo: è legittimo, in caso di un libretto al portatore, che il possessore materiale lo presenti alla banca per l’incasso, anche se il titolo è intestato a nome di una diversa persona.

La banca è quindi tenuta a pagare, in presenza di libretto al portatore, a chiunque lo presenti per l’incasso. E ciò vale anche se il titolo sia intestato a nome di una persona diversa.

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