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Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2016

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Lo sai che? Malattia per stress: quanto può durare l’assenza dal lavoro?

> Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2016

Il lavoratore può superare il periodo di comporto stabilito dal contratto collettivo a condizione che dimostri che lo stress dipende dall’attività e dall’ambiente di lavoro.

Il dipendente in malattia non può assentarsi dal lavoro per un periodo superiore a quello massimo fissato dal contratto collettivo (cosiddetto «comporto»); se però la patologia dipende dall’ambiente lavorativo, come nel caso di stress da lavoro usurante, allora l’azienda non può licenziarlo neanche se rimane a casa per molti mesi, superando tale tetto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.

Posso essere licenziato durante la malattia?

Durante il periodo di malattia, il dipendente conserva il diritto al posto di lavoro: in pratica, il datore non può licenziarlo, benché assente e non produttivo. Ma ciò solo a condizione che l’assenza non sia troppo lunga, nel qual caso viene invece tutelato il diritto dell’azienda a trovare un sostituto. Questo periodo di tolleranza viene fissato dai contratti collettivi e viene detto periodo di comporto.

Se però la malattia è stata procurata dall’ambiente lavorativo, perché il datore non ha tutelato la salute psicofisica dei propri dipendenti, allora l’assenza può anche superare il comporto e l’azienda non può mai procedere al licenziamento. Si pensi al caso di chi perde l’uso di una gamba a causa di un macchinario che non era stato oggetto di manutenzione; o al lavoratore che sia stato sottoposto a mobbing o a demansionamento e, per colpa di ciò, ha riportato una depressione.

Posso mettermi in malattia per stress?

Sicuramente lo stress è una delle cause che possono autorizzare il dipendente ad assentarsi e mettersi in malattia. Se però lo stress dipende dal luogo di lavoro perché il capo ha obbligato il dipendente a straordinari o a sostituire colleghi assenti, così onerandolo di compiti eccessivi e superiori alle sue possibilità, al dipendente spettano due diritti:

Il punto, però, è che il dipendente deve dimostrare – certificati medici alla mano – che lo stress sia dipeso proprio dal lavoro e non da altre concause.

Quali prove fornire per lo stress da super lavoro?

Il dipendente deve dare prova che solo l’ambiente di lavoro, per come oggettivamente gli è stato imposto, è la causa della sua usura psicofisica. Non è quindi possibile rivendicare alcun diritto se la patologia è derivata da propensioni particolari del soggetto come un’indole stakanovista o particolarmente preoccupata. Insomma «non dormire la notte per colpa del lavoro», se non ci sono ragioni ulteriori a quelle normali che affliggono tutti i dipendenti, non è una giustificazione per fare causa all’azienda.

Il dipendente deve munirsi di un certificato medico che metta in evidenza il collegamento tra l’insorgere della patologia e lo stress lavorativo. L’attendibilità di tale documentazione verrà poi valutata dal giudice attraverso il proprio consulente tecnico (cosiddetto Ctu, consulente tecnico d’ufficio).

Se viene esclusa la correlazione fra mansioni e ambiente lavorativo da un lato e patologia dall’altro, non c’è possibilità né di chiedere il risarcimento del danno, né di assentarsi per malattia oltre i termini del comporto (l’assenza entro invece tale limite resta ovviamente lecita). La preesistenza di vari fattori di rischio all’origine dello svilupparsi della patologia dello stress, di carattere multifattoriale (familiarità per malattie vascolari, tabagismo, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia) possono escludere tale correlazione.

note

[1] Cass. sent. n. 26463/16 del 21.12.2016.

Autore immagine: 123rf com

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