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Miscellanea Pubblicato il 22 dicembre 2016

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Miscellanea Legge di Bilancio 2017 – L. n. 232 del 21 dicembre 2016

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Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 dicembre 2016, n. 297 la prima «legge di Bilancio», ossia la legge n. 11 dicembre 2016, n. 232. Ecco il testo.

Legge 11 dicembre 2016, n. 232 ossia la Legge di Bilancio 2017. Per la prima volta si chiama in questo modo, nomenclatura che succede a Legge di Stabilità e legge Finanziaria. Ecco le novità. IRI. Innanzitutto, viene introdotta la nuova imposta sul reddito di impresa – IRI – che si calcolerà sugli utili trattenuti presso l’impresa. IVA. Viene istituito il nuovo Gruppo IVA: dal 1° gennaio 2018 i soggetti che fanno parte di tale gruppo potranno essere considerati, agli effetti dell’imposta, come “un unico soggetto passivo”, usando un’unica partita IVA. Regime di cassa per le imprese minori. Per le imprese minori viene sostituito l’attuale regime di competenza con quello di cassa (senza possibilità di scelta, con dunque l’obbligo di tassare il proprio reddito con le nuove regole). Leggi l’approfondimento sulle detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni. Ecobonus. Prorogate anche per il 2017 le agevolazioni del cosiddetto ecobonus (detrazione dall’imposta lorda del 65% delle spese relative agli interventi di riqualificazione energetica degli edifici). Superammortamento. Viene prorogato il cosiddetto superammortamenti previsti dalla Stabilità 2016. Addio clausole di salvaguardia che prevedevano l’aumento dell’IVA al 25%: l’incremento dell’aliquota di tre punti percentuali è infatti procrastinato al 2018; contemporaneamente, sono anche abrogati gli aumenti delle accise sul carburante.

Legge di Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019. – Vigente al: 1-1-2017

LEGGE 11 dicembre 2016, n. 232 Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019. (16G00242) (GU n.297 del 21-12-2016 – Suppl. Ordinario n. 57) Vigente al: 1-1-2017 Parte I Sezione I Misure quantitative per la realizzazione degli obiettivi programmatici La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Promulga la seguente legge: Art. 1 Risultati differenziali. Norme in materia di entrata e di spesa e altre disposizioni. Fondi speciali

  1. I livelli massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al

mercato finanziario, in termini di competenza e di cassa, di cui all’articolo 21, comma 1-ter, lettera a), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per gli anni 2017, 2018 e 2019, sono indicati nell’allegato n. 1 annesso alla presente legge. I livelli del ricorso al mercato si intendono al netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare prima della scadenza o di ristrutturare passivita’ preesistenti con ammortamento a carico dello Stato.

  1. Al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con

modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) all’articolo 14, concernente detrazioni fiscali per interventi

di efficienza energetica: 1) le parole: «31 dicembre 2016», ovunque ricorrono, salvo quanto previsto dal numero 2) della presente lettera, sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2017»; 2) al comma 2, lettera a), le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2021»; 3) dopo il comma 2-ter sono inseriti i seguenti: «2-quater. Per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo, la detrazione di cui al comma 1 spetta nella misura del 70 per cento. La medesima detrazione spetta, nella misura del 75 per cento, per le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica relativi alle parti comuni di edifici condominiali finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la qualita’ media di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 26 giugno 2015, pubblicato nel supplemento ordinario n. 39 alla Gazzetta Ufficiale n. 162 del 15 luglio 2015. Le detrazioni di cui al presente articolo sono calcolate su un ammontare complessivo delle spese non superiore a euro 40.000 moltiplicato per il numero delle unita’ immobiliari che compongono l’edificio. 2-quinquies. La sussistenza delle condizioni di cui al primo e al secondo periodo del comma 2-quater e’ asseverata da professionisti abilitati mediante l’attestazione della prestazione energetica degli edifici di cui al citato decreto del Ministro dello sviluppo economico 26 giugno 2015. L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) effettua controlli, anche a campione, su tali dichiarazioni. La mancata veridicita’ dell’attestazione comporta la decadenza dal beneficio, ferma restando la responsabilita’ del professionista ai sensi delle disposizioni vigenti. 2-sexies. Per gli interventi di cui al comma 2-quater, a decorrere dal 1º gennaio 2017, in luogo della detrazione, i soggetti beneficiari possono optare per la cessione del corrispondente credito ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facolta’ di successiva cessione del credito. Rimane esclusa la cessione ad istituti di credito e ad intermediari finanziari. Le modalita’ di attuazione del presente comma sono definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. 2-septies. Le detrazioni di cui al comma 2-quater sono usufruibili anche dagli istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, per interventi realizzati su immobili di loro proprieta’ adibiti ad edilizia residenziale pubblica»;

  1. b) all’articolo 15, comma 1, le parole: «31 dicembre 2016» sono

sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2017»;

  1. c) all’articolo 16, concernente detrazioni fiscali per interventi

di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili: 1) al comma 1, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2017»; 2) il comma 1-bis e’ sostituito dal seguente: «1-bis. Per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per gli interventi di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera i), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo la data di entrata in vigore della presente disposizione, su edifici ubicati nelle zone sismiche ad alta pericolosita’ (zone 1 e 2) di cui all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, pubblicata nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003, riferite a costruzioni adibite ad abitazione e ad attivita’ produttive, spetta una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 50 per cento, fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a 96.000 euro per unita’ immobiliare per ciascun anno. La detrazione e’ ripartita in cinque quote annuali di pari importo nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi. Nel caso in cui gli interventi di cui al presente comma realizzati in ciascun anno consistano nella mera prosecuzione di interventi iniziati in anni precedenti, ai fini del computo del limite massimo delle spese ammesse a fruire della detrazione si tiene conto anche delle spese sostenute negli stessi anni per le quali si e’ gia’ fruito della detrazione»; 3) dopo il comma 1-bis, come sostituito dal numero 2) della presente lettera, sono inseriti i seguenti: «1-ter. A decorrere dal 1º gennaio 2017 e fino al 31 dicembre 2021, le disposizioni del comma 1-bis si applicano anche agli edifici ubicati nella zona sismica 3 di cui all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, pubblicata nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003. 1-quater. Qualora dalla realizzazione degli interventi di cui ai commi 1-bis e 1-ter derivi una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una classe di rischio inferiore, la detrazione dall’imposta spetta nella misura del 70 per cento della spesa sostenuta. Ove dall’intervento derivi il passaggio a due classi di rischio inferiori, la detrazione spetta nella misura dell’80 per cento. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro il 28 febbraio 2017, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici, sono stabilite le linee guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni nonche’ le modalita’ per l’attestazione, da parte di professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati. 1-quinquies. Qualora gli interventi di cui al comma 1-quater siano realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali, le detrazioni dall’imposta di cui al primo e al secondo periodo del medesimo comma 1-quater spettano, rispettivamente, nella misura del 75 per cento e dell’85 per cento. Le predette detrazioni si applicano su un ammontare delle spese non superiore a euro 96.000 moltiplicato per il numero delle unita’ immobiliari di ciascun edificio. Per tali interventi, a decorrere dal 1º gennaio 2017, in luogo della detrazione i soggetti beneficiari possono optare per la cessione del corrispondente credito ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facolta’ di successiva cessione del credito. Rimane esclusa la cessione ad istituti di credito e ad intermediari finanziari. Le modalita’ di attuazione del presente comma sono definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. 1-sexies. A decorrere dal 1º gennaio 2017, tra le spese detraibili per la realizzazione degli interventi di cui ai commi 1-ter, 1-quater e 1-quinquies rientrano anche le spese effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili»; 4) il comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2. Ai contribuenti che fruiscono della detrazione di cui al comma 1, limitatamente agli interventi di recupero del patrimonio edilizio iniziati a decorrere dal 1º gennaio 2016, e’ altresi’ riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le ulteriori spese documentate sostenute nell’anno 2017 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+, nonche’ A per i forni, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione di cui al presente comma, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, spetta nella misura del 50 per cento delle spese sostenute ed e’ calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro, considerato, per gli interventi effettuati nell’anno 2016 ovvero per quelli iniziati nel medesimo anno e proseguiti nel 2017, al netto delle spese sostenute nell’anno 2016 per le quali si e’ fruito della detrazione. Ai fini della fruizione della detrazione dall’imposta, le spese di cui al presente comma sono computate indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione che fruiscono delle detrazioni di cui al comma 1».

  1. Le detrazioni di cui all’articolo 16, commi 1-bis, 1-ter,

1-quater, 1-quinquies e 1-sexies, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, come modificato dal comma 2 del presente articolo, non sono cumulabili con agevolazioni gia’ spettanti per le medesime finalita’ sulla base di norme speciali per interventi in aree colpite da eventi sismici.

  1. Il credito d’imposta di cui all’articolo 10 del decreto-legge 31

maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, e’ riconosciuto anche per i periodi d’imposta 2017 e 2018, nella misura del 65 per cento, a condizione che gli interventi abbiano anche le finalita’ di cui al comma 2 del presente articolo. Sono comprese tra i beneficiari del credito d’imposta di cui al periodo precedente anche le strutture che svolgono attivita’ agrituristica, come definita dalla legge 20 febbraio 2006, n. 96, e dalle pertinenti norme regionali.

  1. Il credito d’imposta di cui al comma 4, come prorogato e

modificato dal medesimo comma, e’ ripartito in due quote annuali di pari importo e puo’ essere utilizzato a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui gli interventi sono stati realizzati, nel limite massimo di 60 milioni di euro nell’anno 2018, di 120 milioni di euro nell’anno 2019 e di 60 milioni di euro nell’anno 2020.

  1. Per quanto non diversamente previsto dai commi 4 e 5 continuano

ad applicarsi le disposizioni contenute nell’articolo 10 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge si provvede all’aggiornamento del decreto di cui all’articolo 10, comma 4, del citato decreto-legge n. 83 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2014.

  1. All’articolo 10, comma 7, del decreto-legge 31 maggio 2014, n.

83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, le parole: «e di 50 milioni di euro per gli anni dal 2016 al 2019» sono sostituite dalle seguenti: «, di 50 milioni di euro per l’anno 2016, di 41,7 milioni di euro per gli anni 2017 e 2018 e di 16,7 milioni di euro per l’anno 2019».

  1. Le disposizioni dell’articolo 1, comma 91, della legge 28

dicembre 2015, n. 208, si applicano anche agli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, esclusi i veicoli e gli altri mezzi di trasporto di cui all’articolo 164, comma 1, lettere b) e b-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, effettuati entro il 31 dicembre 2017, ovvero entro il 30 giugno 2018 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2017 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

  1. Al fine di favorire processi di trasformazione tecnologica e

digitale secondo il modello «Industria 4.0», per gli investimenti, effettuati nel periodo indicato al comma 8, in beni materiali strumentali nuovi compresi nell’elenco di cui all’allegato A annesso alla presente legge, il costo di acquisizione e’ maggiorato del 150 per cento.

  1. Per i soggetti che beneficiano della maggiorazione di cui al

comma 9 e che, nel periodo indicato al comma 8, effettuano investimenti in beni immateriali strumentali compresi nell’elenco di cui all’allegato B annesso alla presente legge, il costo di acquisizione di tali beni e’ maggiorato del 40 per cento.

  1. Per la fruizione dei benefici di cui ai commi 9 e 10, l’impresa

e’ tenuta a produrre una dichiarazione resa dal legale rappresentante ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per i beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o da un ente di certificazione accreditato, attestante che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’allegato A o all’allegato B annessi alla presente legge ed e’ interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

  1. La determinazione degli acconti dovuti per il periodo d’imposta

in corso al 31 dicembre 2017 e per quello successivo e’ effettuata considerando quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata in assenza delle disposizioni di cui ai commi 8, 9 e 10.

  1. Resta ferma l’applicazione delle disposizioni di cui

all’articolo 1, commi 93 e 97, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

  1. All’articolo 21-quinquies del decreto-legge 27 giugno 2015, n.

83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 1, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite

dalle seguenti: «31 dicembre 2017»;

  1. b) al comma 3, le parole: «e del 20 per cento per l’anno 2016»

sono sostituite dalle seguenti: «, del 20 per cento per l’anno 2016 e del 15 per cento per l’anno 2017».

  1. All’articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145,

convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, riguardante il credito d’imposta per attivita’ di ricerca e sviluppo, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 1, le parole: «fino a quello in corso al 31 dicembre

2019» sono sostituite dalle seguenti: «fino a quello in corso al 31 dicembre 2020» e le parole: «nella misura del 25 per cento delle spese» sono sostituite dalle seguenti: «nella misura del 50 per cento delle spese»;

  1. b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:

«1-bis. Il credito d’imposta di cui al comma 1 spetta anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le attivita’ di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996»;

  1. c) al comma 3, le parole: «euro 5 milioni» sono sostituite dalle

seguenti: «euro 20 milioni»;

  1. d) al comma 6, la lettera a) e’ sostituita dalla seguente:

«a) personale impiegato nelle attivita’ di ricerca e sviluppo di cui al comma 4»;

  1. e) il comma 7 e’ abrogato;
  2. f) al comma 8 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, a

decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sono stati sostenuti i costi di cui al comma 6 del presente articolo».

  1. Le disposizioni di cui al comma 15, ad esclusione di quella di

cui alla lettera f), hanno efficacia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.

  1. All’articolo 66 del testo unico delle imposte sui redditi, di

cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente le imprese minori, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente:

«1. Il reddito d’impresa dei soggetti che, secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, applicano il regime di contabilita’ semplificata, e’ costituito dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi di cui all’articolo 85 e degli altri proventi di cui all’articolo 89 percepiti nel periodo d’imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attivita’ d’impresa. La differenza e’ aumentata dei ricavi di cui all’articolo 57, dei proventi di cui all’articolo 90, comma 1, delle plusvalenze realizzate ai sensi dell’articolo 86 e delle sopravvenienze attive di cui all’articolo 88 e diminuita delle minusvalenze e sopravvenienze passive di cui all’articolo 101»;

  1. b) al comma 3:

1) al primo periodo, le parole: «109, commi 1, 2, 5, 7 e 9, lettera b)» sono sostituite dalle seguenti: «109, commi 5, 7 e 9, lettera b),»; 2) il terzo e il quarto periodo sono soppressi.

  1. Il reddito del periodo d’imposta in cui si applicano le

disposizioni dell’articolo 66 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal comma 17 del presente articolo, e’ ridotto dell’importo delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza.

  1. Al fine di evitare salti o duplicazioni di imposizione, nel

caso di passaggio da un periodo d’imposta soggetto alla determinazione del reddito delle imprese minori ai sensi dell’articolo 66 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, a un periodo d’imposta soggetto a regime ordinario, e viceversa, i ricavi, i compensi e le spese che hanno gia’ concorso alla formazione del reddito, in base alle regole del regime di determinazione del reddito d’impresa adottato, non assumono rilevanza nella determinazione del reddito degli anni successivi.

  1. All’articolo 5-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.

446, concernente la determinazione del valore della produzione netta delle societa’ di persone e delle imprese individuali agli effetti dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: «1-bis. Per i soggetti di cui al comma 1, che determinano il reddito ai sensi dell’articolo 66 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, la base imponibile di cui al comma 1 del presente articolo e’ determinata con i criteri previsti dal citato articolo 66».

  1. Ai fini della determinazione della base imponibile dell’imposta

regionale sulle attivita’ produttive per i soggetti di cui al comma 1-bis dell’articolo 5-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997,

  1. 446, introdotto dal comma 20 del presente articolo, si applicano,

in quanto compatibili, le disposizioni di cui ai commi 18 e 19 del presente articolo.

  1. L’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29

settembre 1973, n. 600, e’ sostituito dal seguente: «Art. 18 (Contabilita’ semplificata per le imprese minori). – 1. Le disposizioni dei precedenti articoli si applicano anche ai soggetti che, a norma del codice civile, non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili di cui allo stesso codice. Tuttavia, i soggetti indicati alle lettere c) e d) del primo comma dell’articolo 13, qualora i ricavi indicati agli articoli 57 e 85 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, percepiti in un anno intero, ovvero conseguiti nell’ultimo anno di applicazione dei criteri previsti dall’articolo 109, comma 2, del medesimo testo unico, non abbiano superato l’ammontare di 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attivita’, sono esonerati per l’anno successivo dalla tenuta delle scritture contabili prescritte dai precedenti articoli, salvi gli obblighi di tenuta delle scritture previste da disposizioni diverse dal presente decreto. Per i contribuenti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi e altre attivita’ si fa riferimento all’ammontare dei ricavi relativi all’attivita’ prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi, si considerano prevalenti le attivita’ diverse dalle prestazioni di servizi. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono stabiliti i criteri per l’individuazione delle attivita’ consistenti nella prestazione di servizi.

  1. I soggetti che fruiscono dell’esonero di cui al comma 1 devono

annotare cronologicamente in un apposito registro i ricavi percepiti indicando per ciascun incasso: a) il relativo importo; b) le generalita’, l’indirizzo e il comune di residenza anagrafica del soggetto che effettua il pagamento; c) gli estremi della fattura o altro documento emesso. Devono essere altresi’ annotate cronologicamente, in diverso registro e con riferimento alla data di pagamento, le spese sostenute nell’esercizio. Per ciascuna spesa devono essere fornite le indicazioni di cui alle lettere b) e c) del primo periodo.

  1. I componenti positivi e negativi di reddito, diversi da quelli

indicati al comma 2, sono annotati nei registri obbligatori di cui al medesimo comma 2 entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

  1. I registri tenuti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto

sostituiscono i registri indicati al comma 2, qualora vi siano iscritte separate annotazioni delle operazioni non soggette a registrazione ai fini della suddetta imposta. In luogo delle singole annotazioni relative a incassi e pagamenti, nell’ipotesi in cui l’incasso o il pagamento non sia avvenuto nell’anno di registrazione, nei registri deve essere riportato l’importo complessivo dei mancati incassi o pagamenti con indicazione delle fatture cui le operazioni si riferiscono. In tal caso, i ricavi percepiti e i costi sostenuti devono essere annotati separatamente nei registri stessi nel periodo d’imposta in cui vengono incassati o pagati, indicando ai sensi del comma 2, lettera c), il documento contabile gia’ registrato ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

  1. Previa opzione, vincolante per almeno un triennio, i

contribuenti possono tenere i registri ai fini dell’imposta sul valore aggiunto senza operare annotazioni relative a incassi e pagamenti, fermo restando l’obbligo della separata annotazione delle operazioni non soggette a registrazione ai fini della suddetta imposta. In tal caso, per finalita’ di semplificazione si presume che la data di registrazione dei documenti coincida con quella in cui e’ intervenuto il relativo incasso o pagamento.

  1. I soggetti esonerati dagli adempimenti relativi all’imposta sul

valore aggiunto ai sensi dell’articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, non sono tenuti ad osservare le disposizioni dei commi 2, 3 e 4 del presente articolo.

  1. Il regime di contabilita’ semplificata previsto nel presente

articolo si estende di anno in anno qualora non vengano superati gli importi indicati nel comma 1.

  1. Il contribuente ha facolta’ di optare per il regime ordinario.

L’opzione ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale e’ esercitata fino a quando non e’ revocata e, in ogni caso, per il periodo stesso e per i due successivi.

  1. I soggetti che intraprendono l’esercizio di impresa commerciale,

qualora ritengano di percepire ricavi per un ammontare, ragguagliato ad un anno, non superiore ai limiti indicati al comma 1, possono, per il primo anno, tenere la contabilita’ semplificata di cui al presente articolo.

  1. Per i rivenditori, in base a contratti estimatori, di giornali,

di libri e di periodici, anche su supporti audiovideomagnetici, e per i distributori di carburante, ai fini del calcolo dei limiti di ammissione ai regimi semplificati di contabilita’, i ricavi percepiti si assumono al netto del prezzo corrisposto al fornitore dei predetti beni. Per le cessioni di generi di monopolio, valori bollati e postali, marche assicurative e valori similari, si considerano ricavi gli aggi percepiti spettanti ai rivenditori.

  1. Ai fini del presente articolo si assumono come ricavi

conseguiti nel periodo d’imposta le somme incassate registrate nel registro di cui al comma 2, primo periodo, ovvero nel registro di cui al comma 4».

  1. Le disposizioni di cui ai commi da 17 a 22 si applicano a

decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono essere adottate disposizioni per l’attuazione dei predetti commi.

  1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.

633, dopo l’articolo 70 e’ inserito il seguente titolo: «TITOLO V-bis GRUPPO IVA Art. 70-bis (Requisiti soggettivi per la costituzione di un gruppo IVA). – 1. I soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato esercenti attivita’ d’impresa, arte o professione, per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo di cui all’articolo 70-ter, possono divenire un unico soggetto passivo, di seguito denominato “gruppo IVA”.

  1. Non possono partecipare a un gruppo IVA:
  2. a) le sedi e le stabili organizzazioni situate all’estero;
  3. b) i soggetti la cui azienda sia sottoposta a sequestro

giudiziario ai sensi dell’articolo 670 del codice di procedura civile; in caso di pluralita’ di aziende, la disposizione opera anche se oggetto di sequestro e’ una sola di esse;

  1. c) i soggetti sottoposti a una procedura concorsuale di cui

all’articolo 70-decies, comma 3, terzo periodo;

  1. d) i soggetti posti in liquidazione ordinaria.

Art. 70-ter (Vincolo finanziario, vincolo economico e vincolo organizzativo). – 1. Si considera sussistente un vincolo finanziario tra soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato quando, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numero 1), del codice civile e almeno dal 1º luglio dell’anno solare precedente:

  1. a) tra detti soggetti esiste, direttamente o indirettamente, un

rapporto di controllo;

  1. b) detti soggetti sono controllati, direttamente o

indirettamente, dal medesimo soggetto, purche’ residente nel territorio dello Stato ovvero in uno Stato con il quale l’Italia ha stipulato un accordo che assicura un effettivo scambio di informazioni.

  1. Si considera sussistente un vincolo economico tra soggetti

passivi stabiliti nel territorio dello Stato sulla base dell’esistenza di almeno una delle seguenti forme di cooperazione economica:

  1. a) svolgimento di un’attivita’ principale dello stesso genere;
  2. b) svolgimento di attivita’ complementari o interdipendenti;
  3. c) svolgimento di attivita’ che avvantaggiano, pienamente o

sostanzialmente, uno o piu’ di essi.

  1. Si considera sussistente un vincolo organizzativo tra soggetti

passivi stabiliti nel territorio dello Stato quando tra detti soggetti esiste un coordinamento, in via di diritto, ai sensi delle disposizioni di cui al libro quinto, titolo V, capo IX, del codice civile, o in via di fatto, tra gli organi decisionali degli stessi, ancorche’ tale coordinamento sia svolto da un altro soggetto.

  1. Salvo quanto disposto dal comma 5, se tra i soggetti passivi

intercorre il vincolo finanziario di cui al comma 1, si presumono sussistenti tra i medesimi anche i vincoli economico e organizzativo di cui ai commi 2 e 3.

  1. Per dimostrare l’insussistenza del vincolo economico o di quello

organizzativo, e’ presentata all’Agenzia delle entrate istanza di interpello ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000, n. 212.

  1. Il vincolo economico si considera in ogni caso insussistente per

i soggetti per i quali il vincolo finanziario di cui al comma 1 ricorre in dipendenza di partecipazioni acquisite nell’ambito degli interventi finalizzati al recupero di crediti o derivanti dalla conversione in azioni di nuova emissione dei crediti verso imprese in temporanea difficolta’ finanziaria, di cui all’articolo 113, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Per dimostrare la sussistenza del vincolo economico e’ presentata all’Agenzia delle entrate istanza di interpello ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della citata legge n. 212 del 2000. Art. 70-quater (Costituzione del gruppo IVA). – 1. Il gruppo IVA e’ costituito a seguito di un’opzione esercitata da tutti i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo di cui all’articolo 70-ter. In caso di mancato esercizio dell’opzione da parte di uno o piu’ dei soggetti di cui al periodo precedente:

  1. a) e’ recuperato a carico del gruppo IVA l’effettivo vantaggio

fiscale conseguito;

  1. b) il gruppo IVA cessa a partire dall’anno successivo rispetto a

quello in cui viene accertato il mancato esercizio dell’opzione, a meno che i predetti soggetti non esercitino l’opzione per partecipare al gruppo medesimo.

  1. L’opzione di cui al comma 1 e’ esercitata mediante la

presentazione, in via telematica, da parte del rappresentante del gruppo, della dichiarazione di cui all’articolo 70-duodecies, comma 5, nella quale sono indicati:

  1. a) la denominazione del gruppo IVA;
  2. b) i dati identificativi del rappresentante del gruppo IVA, di

seguito denominato “rappresentante di gruppo”, e dei soggetti partecipanti al gruppo medesimo;

  1. c) l’attestazione della sussistenza, tra i soggetti partecipanti

al gruppo, dei vincoli di cui all’articolo 70-ter;

  1. d) l’attivita’ o le attivita’ che saranno svolte dal gruppo IVA;
  2. e) l’elezione di domicilio presso il rappresentante di gruppo da

parte di ciascun soggetto partecipante al gruppo medesimo, ai fini della notifica degli atti e dei provvedimenti relativi ai periodi d’imposta per i quali e’ esercitata l’opzione; l’elezione di domicilio e’ irrevocabile fino al termine del periodo di decadenza dell’azione di accertamento o di irrogazione delle sanzioni relative all’ultimo anno di validita’ dell’opzione;

  1. f) la sottoscrizione del rappresentante di gruppo, che presenta

la dichiarazione, e degli altri soggetti di cui al presente comma.

  1. Se la dichiarazione di cui al comma 2 e’ presentata dal 1º

gennaio al 30 settembre, l’opzione di cui al comma 1 ha effetto a decorrere dall’anno successivo. Se la dichiarazione di cui al comma 2 e’ presentata dal 1º ottobre al 31 dicembre, l’opzione di cui al comma 1 ha effetto a decorrere dal secondo anno successivo.

  1. Permanendo i vincoli di cui all’articolo 70-ter, l’opzione e’

vincolante per un triennio decorrente dall’anno in cui la stessa ha effetto. Trascorso il primo triennio, l’opzione si rinnova automaticamente per ciascun anno successivo, fino a quando non e’ esercitata la revoca di cui all’articolo 70-novies. Resta fermo quanto disposto dal comma 1, lettera b).

  1. Se negli anni di validita’ dell’opzione di cui al comma 1 i

vincoli economico e organizzativo di cui all’articolo 70-ter, commi 2 e 3, si instaurano nei riguardi dei soggetti che erano stati esclusi dal gruppo IVA ai sensi del comma 5 del medesimo articolo, ovvero se il vincolo finanziario di cui all’articolo 70-ter, comma 1, si instaura nei riguardi di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato relativamente ai quali non sussisteva all’atto dell’esercizio dell’opzione, i predetti soggetti partecipano al gruppo IVA a decorrere dall’anno successivo a quello in cui tali vincoli si sono instaurati. In tal caso, la dichiarazione di cui al comma 2 deve essere presentata entro il novantesimo giorno successivo a quello in cui tali vincoli si sono instaurati. In caso di mancata inclusione di un soggetto di cui al primo periodo nel gruppo IVA, si applicano le disposizioni del secondo periodo del comma 1. Art. 70-quinquies (Operazioni effettuate dal gruppo IVA e nei confronti di esso). – 1. Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da un soggetto partecipante a un gruppo IVA nei confronti di un altro soggetto partecipante allo stesso gruppo IVA non sono considerate cessioni di beni e prestazioni di servizi agli effetti degli articoli 2 e 3.

  1. Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da un

soggetto partecipante a un gruppo IVA nei confronti di un soggetto che non ne fa parte si considerano effettuate dal gruppo IVA.

  1. Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei

confronti di un soggetto partecipante a un gruppo IVA da un soggetto che non ne fa parte si considerano effettuate nei confronti del gruppo IVA.

  1. Gli obblighi e i diritti derivanti dall’applicazione delle norme

in materia di imposta sul valore aggiunto sono, rispettivamente, a carico e a favore del gruppo IVA. Art. 70-sexies (Eccedenze creditorie antecedenti alla partecipazione al gruppo IVA). – 1. L’eccedenza di imposta detraibile risultante dalla dichiarazione annuale relativa all’anno precedente al primo anno di partecipazione al gruppo IVA non si trasferisce al gruppo medesimo, ma puo’ essere chiesta a rimborso, anche in mancanza delle condizioni di cui all’articolo 30 del presente decreto, ovvero compensata a norma dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. La disposizione di cui al primo periodo non si applica per la parte dell’eccedenza detraibile di ammontare pari ai versamenti dell’imposta sul valore aggiunto effettuati con riferimento a tale precedente anno. Art. 70-septies (Adempimenti). – 1. Il rappresentante di gruppo adempie gli obblighi ed esercita i diritti di cui all’articolo 70-quinquies, comma 4, nei modi ordinari.

  1. Il rappresentante di gruppo e’ il soggetto che esercita il

controllo di cui all’articolo 70-ter, comma 1. Se il predetto soggetto non puo’ esercitare l’opzione, e’ rappresentante di gruppo il soggetto partecipante con volume d’affari o ammontare di ricavi piu’ elevato nel periodo precedente alla costituzione del gruppo medesimo.

  1. Se il rappresentante di gruppo cessa di far parte del gruppo IVA

senza che vengano meno gli effetti dell’opzione per gli altri partecipanti, subentra quale rappresentante di gruppo un altro soggetto partecipante al gruppo IVA, individuato ai sensi del comma 2, con riferimento all’ultima dichiarazione presentata. La sostituzione ha effetto dal giorno successivo alla cessazione del precedente rappresentante di gruppo ed e’ comunicata dal nuovo rappresentante di gruppo con la dichiarazione di cui all’articolo 70-duodecies, comma 5, entro trenta giorni. Art. 70-octies (Responsabilita’). – 1. Il rappresentante di gruppo e’ responsabile per l’adempimento degli obblighi connessi all’esercizio dell’opzione.

  1. Gli altri soggetti partecipanti al gruppo IVA sono responsabili

in solido con il rappresentante di gruppo per le somme che risultano dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni a seguito delle attivita’ di liquidazione e controllo. Art. 70-novies (Disposizioni in materia di opzioni e revoche). – 1. La revoca dell’opzione esercitata ai sensi dell’articolo 70-quater e’ comunicata dal rappresentante di gruppo con la dichiarazione di cui all’articolo 70-duodecies, comma 5, sottoscritta anche dagli altri soggetti partecipanti al gruppo IVA.

  1. La revoca dell’opzione opera nei riguardi di tutti i soggetti

partecipanti al gruppo IVA. Se la dichiarazione di cui al comma 1 e’ presentata dal 1º gennaio al 30 settembre, la revoca ha effetto a decorrere dall’anno successivo. Se la dichiarazione di cui al comma 1 e’ presentata dal 1º ottobre al 31 dicembre, la revoca ha effetto a decorrere dal secondo anno successivo.

  1. Alle opzioni e alle revoche previste dal presente titolo non si

applicano le disposizioni del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442.

  1. L’esercizio da parte di un soggetto dell’opzione di cui

all’articolo 70-quater comporta il venir meno degli effetti delle opzioni in materia di imposta sul valore aggiunto esercitate dallo stesso in precedenza, anche se non e’ decorso il periodo minimo di permanenza nel particolare regime prescelto. Art. 70-decies (Esclusione dalla partecipazione al gruppo IVA). –

  1. L’opzione di cui all’articolo 70-quater, comma 1, da parte di un

soggetto, per il quale non sussistono i requisiti di cui all’articolo 70-bis, e’ priva di effetti limitatamente a tale soggetto.

  1. Ciascun soggetto partecipante a un gruppo IVA cessa di

partecipare al gruppo medesimo se si verifica uno dei seguenti casi:

  1. a) viene meno il vincolo finanziario nei riguardi di tale

soggetto;

  1. b) e’ riconosciuto, ai sensi dell’articolo 70-ter, comma 5, il

venir meno del vincolo economico od organizzativo nei riguardi di tale soggetto;

  1. c) tale soggetto subisce il sequestro giudiziario dell’azienda ai

sensi dell’articolo 670 del codice di procedura civile;

  1. d) tale soggetto e’ sottoposto a una procedura concorsuale;
  2. e) tale soggetto e’ posto in liquidazione ordinaria.
  3. La partecipazione al gruppo IVA cessa a decorrere dalla data in

cui si verificano gli eventi previsti nel comma 2, lettere a), c), d) o e), e ha effetto per le operazioni compiute e per gli acquisti e le importazioni annotati a partire da tale data. Nell’ipotesi di cui al comma 2, lettera b), la partecipazione al gruppo IVA cessa a decorrere dall’anno successivo a quello in cui e’ riconosciuto il venir meno del vincolo. Per l’individuazione della data in cui si verifica l’evento, nelle ipotesi di cui alle lettere c), d) o e) del comma 2, si fa riferimento alla data di efficacia del provvedimento che dispone il sequestro giudiziario, alla data della sentenza dichiarativa del fallimento, alla data del decreto di ammissione al concordato preventivo, alla data del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa, alla data del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi o alla data di assunzione della delibera assembleare della liquidazione ordinaria.

  1. Il gruppo IVA cessa quando viene meno la pluralita’ dei soggetti

partecipanti. In tal caso, l’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione del gruppo IVA non chiesta a rimborso e’ computata in detrazione dal soggetto partecipante che agiva in qualita’ di rappresentante di gruppo nelle proprie liquidazioni o nella propria dichiarazione annuale.

  1. La cessazione di cui ai commi 2 e 4 e’ comunicata dal

rappresentante di gruppo entro trenta giorni dalla data in cui si sono verificati gli eventi, con la dichiarazione di cui all’articolo 70-duodecies, comma 5. Art. 70-undecies (Attivita’ di controllo). – 1. Per le annualita’ di validita’ dell’opzione, l’esercizio dei poteri previsti dagli articoli 51 e seguenti nei confronti del gruppo IVA e’ demandato alle strutture, gia’ esistenti, individuate con il regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle entrate, di cui all’articolo 71, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

  1. Alle strutture di cui al comma 1 sono demandate le attivita’ di:
  2. a) liquidazione prevista dall’articolo 54-bis;
  3. b) controllo sostanziale;
  4. c) recupero dei crediti inesistenti utilizzati in compensazione

ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;

  1. d) gestione del contenzioso relativo a tutti gli atti di

competenza delle strutture stesse;

  1. e) rimborso in materia di imposta sul valore aggiunto.
  2. Ai fini delle attivita’ di controllo, nell’ipotesi di

disconoscimento della validita’ dell’opzione il recupero dell’imposta avviene nei limiti dell’effettivo vantaggio fiscale conseguito.

  1. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono

stabiliti specifici adempimenti finalizzati ad assicurare l’efficacia delle attivita’ di controllo. Art. 70-duodecies (Disposizioni speciali e di attuazione). – 1. Le modalita’ e i termini speciali di emissione, numerazione e registrazione delle fatture nonche’ di esecuzione delle liquidazioni e dei versamenti periodici stabiliti dai decreti ministeriali emanati ai sensi degli articoli 22, secondo comma, 73 e 74 si applicano alle operazioni soggette a tali disposizioni effettuate dal gruppo IVA.

  1. Se al gruppo IVA partecipano una o piu’ banche, alle operazioni

riferibili a queste ultime si applicano le disposizioni del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 12 febbraio 2004, n. 75.

  1. Se al gruppo IVA partecipano una o piu’ societa’ assicurative,

alle operazioni riferibili a queste ultime si applicano le disposizioni di cui al decreto del Ministro delle finanze 30 maggio 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 129 del 5 giugno 1989.

  1. Le disposizioni di cui all’articolo 8, comma 1, secondo, quarto

e quinto periodo, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, si applicano anche nei casi in cui una societa’ di gestione di fondi partecipi a un gruppo IVA.

  1. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono

approvati il modello per la presentazione delle dichiarazioni di cui al presente titolo nonche’ le modalita’ e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica delle stesse.

  1. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono

stabilite le disposizioni necessarie per l’attuazione del presente titolo».

  1. Nella tabella di cui all’allegato B al decreto del Presidente

della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, indicante atti, documenti e registri esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto, dopo l’articolo 6 e’ inserito il seguente: «Art. 6-bis. Fatture, note, conti, ricevute, quietanze e simili documenti, recanti addebitamenti o accreditamenti relativi a cessioni di beni e prestazioni di servizi tra soggetti partecipanti a un gruppo IVA. La disposizione si applica per le operazioni per le quali, se effettuate nei confronti di un soggetto non partecipante a un gruppo IVA, si applicherebbero le esenzioni di cui agli articoli 6 e 15 della presente tabella e all’articolo 66, comma 5, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427».

  1. Al testo unico dell’imposta di registro, di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) all’articolo 5, il comma 2 e’ sostituito dal seguente:

«2. Le scritture private non autenticate sono soggette a registrazione in caso d’uso se tutte le disposizioni in esse contemplate sono relative a operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto. Si considerano soggette all’imposta sul valore aggiunto anche le cessioni e le prestazioni tra soggetti partecipanti a un gruppo IVA, le cessioni e le prestazioni per le quali l’imposta non e’ dovuta a norma degli articoli da 7 a 7-septies del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e quelle di cui al comma 6 dell’articolo 21 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. La disposizione del periodo precedente non si applica alle operazioni esenti e imponibili ai sensi dei numeri 8), 8-bis), 8-ter) e 27-quinquies) del primo comma dell’articolo 10 del citato decreto n. 633 del 1972 e alle locazioni di immobili esenti ai sensi del secondo comma del medesimo articolo 10, nonche’ alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi tra soggetti partecipanti a un gruppo IVA per le quali, se effettuate nei confronti di un soggetto non partecipante al gruppo IVA, si applicherebbero le suddette disposizioni»;

  1. b) all’articolo 40:

1) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. Per gli atti relativi a cessioni di beni e prestazioni di servizi soggetti all’imposta sul valore aggiunto, l’imposta si applica in misura fissa. Si considerano soggette all’imposta sul valore aggiunto anche le cessioni e le prestazioni tra soggetti partecipanti a un gruppo IVA, le cessioni e le prestazioni per le quali l’imposta non e’ dovuta a norma degli articoli da 7 a 7-septies del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e quelle di cui al comma 6 dell’articolo 21 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. La disposizione del periodo precedente non si applica alle operazioni esenti ai sensi dei numeri 8), 8-bis) e 27-quinquies) del primo comma dell’articolo 10 del citato decreto n. 633 del 1972 e alle locazioni di immobili esenti ai sensi del secondo comma del medesimo articolo 10, nonche’ alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi tra soggetti partecipanti a un gruppo IVA per le quali, se effettuate nei confronti di un soggetto non partecipante al gruppo IVA, si applicherebbero le suddette disposizioni»; 2) il comma 1-bis e’ sostituito dal seguente: «1-bis. Sono soggette all’imposta proporzionale di registro le locazioni di immobili strumentali di cui all’articolo 10, primo comma, numero 8), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ancorche’ siano imponibili agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto ovvero intervengano tra soggetti partecipanti a un gruppo IVA».

  1. All’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 26

ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) le parole: «Ministro delle finanze», ovunque ricorrono, sono

sostituite dalle seguenti: «Ministro dell’economia e delle finanze»;

  1. b) il terzo comma e’ sostituito dal seguente:

«Il Ministro dell’economia e delle finanze puo’ disporre con propri decreti, stabilendo le relative modalita’, che i versamenti periodici, compreso quello di cui all’articolo 6, comma 2, della legge 29 dicembre 1990, n. 405, e i versamenti dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione annuale siano eseguiti per l’ammontare complessivamente dovuto dall’ente o societa’ commerciale controllante e dagli enti o societa’ commerciali controllati, al netto delle eccedenze detraibili; l’ente o societa’ commerciale controllante comunica all’Agenzia delle entrate l’esercizio dell’opzione per la predetta procedura di versamento con la dichiarazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto presentata nell’anno solare a decorrere dal quale intende esercitare l’opzione. Agli effetti dei versamenti di cui al precedente periodo non si tiene conto delle eccedenze detraibili, risultanti dalle dichiarazioni annuali relative al periodo d’imposta precedente, degli enti e societa’ diversi da quelli per i quali anche in tale periodo d’imposta l’ente o societa’ controllante si e’ avvalso della facolta’ di cui al presente comma. Alle eccedenze detraibili degli enti e delle societa’ per i quali trova applicazione la disposizione di cui al precedente periodo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 30. Restano fermi gli altri obblighi e le responsabilita’ delle societa’ controllate. Si considera controllata la societa’ le cui azioni o quote sono possedute per oltre la meta’ dall’altra, almeno dal 1º luglio dell’anno solare precedente a quello di esercizio dell’opzione».

  1. Il Ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto,

adegua le vigenti disposizioni ministeriali alle modificazioni introdotte dal comma 27, lettera b).

  1. Il regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle entrate,

di cui all’articolo 71, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, puo’ attribuire alle medesime strutture, gia’ esistenti, di cui al comma 1 dell’articolo 70-undecies del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, introdotto dal comma 24 del presente articolo, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, i poteri previsti dagli articoli 31 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nei confronti dei soggetti che aderiscono al gruppo IVA.

  1. Le disposizioni di cui ai commi 27 e 28 si applicano dal 1º

gennaio 2017; le altre disposizioni di cui ai commi 24, 25, 26 e 29 si applicano dal 1º gennaio 2018.

  1. Per le disposizioni di cui al comma 24 il Ministero

dell’economia e delle finanze procede alla consultazione del Comitato consultivo dell’imposta sul valore aggiunto, ai sensi dell’articolo 11 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006.

  1. All’articolo 16 del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18,

convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 1, le parole: «due anni» sono sostituite dalle

seguenti: «cinque anni»;

  1. b) al comma 2, la parola: «biennio» e’ sostituita dalla seguente:

«quinquennio»;

  1. c) al comma 3, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite

dalle seguenti: «30 giugno 2017».

  1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.

633, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) all’articolo 10, comma 1, numero 14), le parole: «o altri

mezzi di trasporto abilitati ad eseguire servizi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare» sono soppresse;

  1. b) alla tabella A, parte II-bis, dopo il numero 1-bis) e’

aggiunto il seguente: «1-ter) prestazioni di trasporto urbano di persone effettuate mediante mezzi di trasporto abilitati ad eseguire servizi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare»;

  1. c) alla tabella A, parte III, numero 127-novies), dopo la parola:

«escluse» sono inserite le seguenti: «quelle di cui alla tabella A, parte II-bis, numero 1-ter), e».

  1. La tariffa amministrata per i servizi di trasporto marittimo,

lacuale, fluviale e lagunare e’ comunque comprensiva dell’imposta sul valore aggiunto.

  1. Le disposizioni di cui ai commi 33 e 34 si applicano alle

operazioni effettuate a decorrere dal 1º gennaio 2017.

  1. Dopo il comma 2 dell’articolo 25-ter del decreto del Presidente

della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall’articolo 1, comma 43, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono aggiunti i seguenti: «2-bis. Il versamento della ritenuta di cui al comma 1 e’ effettuato dal condominio quale sostituto d’imposta quando l’ammontare delle ritenute operate raggiunga l’importo di euro 500. Il condominio e’ comunque tenuto all’obbligo di versamento entro il 30 giugno e il 20 dicembre di ogni anno anche qualora non sia stato raggiunto l’importo stabilito al primo periodo. 2-ter. Il pagamento dei corrispettivi di cui al comma 1 deve essere eseguito dai condomini tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalita’ idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabilite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. L’inosservanza della presente disposizione comporta l’applicazione delle sanzioni previste dal comma 1 dell’articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471».

  1. All’articolo 164, comma 1, lettera b), del testo unico delle

imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, l’ultimo periodo e’ sostituito dal seguente: «I predetti limiti di 35 milioni di lire e di 7 milioni di lire sono elevati rispettivamente a euro 25.822,84 e a euro 5.164,57 per gli autoveicoli utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio».

  1. Al fine di semplificare e razionalizzare il sistema delle tasse

automobilistiche, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la facolta’ di pagamento cumulativo ai sensi dell’articolo 7, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, e’ estesa alle aziende con flotte di auto e camion delle quali siano proprietarie, usufruttuarie, acquirenti con patto di riservato dominio ovvero utilizzatrici a titolo di locazione finanziaria.

  1. I versamenti cumulativi di cui al comma 38 del presente

articolo e all’articolo 7 della legge 23 luglio 2009, n. 99, devono in ogni caso essere eseguiti in favore della regione o provincia autonoma competente in relazione rispettivamente al luogo di immatricolazione del veicolo o, in caso di locazione finanziaria, al luogo di residenza dell’utilizzatore del veicolo medesimo.

  1. Per l’anno 2017, la misura del canone di abbonamento alla

televisione per uso privato di cui al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, e’ pari complessivamente all’importo di euro 90.

  1. All’articolo 3, numero 1), della legge 17 luglio 1942, n. 907,

dopo le parole: «La concessione» sono inserite le seguenti: «, ad eccezione di quella relativa all’estrazione del sale dai giacimenti,».

  1. All’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, sono

apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 26, le parole: «per l’anno 2016» sono sostituite

dalle seguenti: «per gli anni 2016 e 2017»;

  1. b) al comma 28, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per

l’anno 2017, i comuni che hanno deliberato ai sensi del periodo precedente possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del consiglio comunale la stessa maggiorazione confermata per l’anno 2016».

  1. All’articolo 2, comma 3-bis, del decreto-legge 28 gennaio 2014,
  2. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2014, n.

50, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2017».

  1. Per gli anni 2017, 2018 e 2019, i redditi dominicali e agrari

non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, iscritti nella previdenza agricola.

  1. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di

concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro il 31 gennaio 2017, ai sensi dell’articolo 34, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le percentuali di compensazione applicabili agli animali vivi delle specie bovina e suina sono innalzate, per l’anno 2017, rispettivamente in misura non superiore al 7,7 per cento e all’8 per cento. L’attuazione delle disposizioni di cui al precedente periodo non puo’ comportare minori entrate superiori a 20 milioni di euro.

  1. Il comma 3 dell’articolo 66 della legge 27 dicembre 2002, n.

289, e’ abrogato. Le risorse residue disponibili del Fondo di investimento nel capitale di rischio previsto dal decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 22 giugno 2004, n. 182, per gli interventi di cui al citato comma 3 dell’articolo 66 della legge n. 289 del 2002, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono versate dall’ISMEA all’entrata del bilancio dello Stato, nel limite di 9 milioni di euro per l’anno 2017.

  1. All’articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 14 marzo

2011, n. 23, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, e delle disposizioni di cui all’articolo 9, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601».

  1. A decorrere dal 1º gennaio 2017 l’aliquota di accisa sulla

birra di cui all’allegato I annesso al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e’ rideterminata in euro 3,02 per ettolitro e per grado-Plato.

  1. All’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, sono

apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 65, dopo le parole: «di cui al decreto legislativo 27

gennaio 1992, n. 87,» sono inserite le seguenti: «escluse le societa’ di gestione dei fondi comuni d’investimento di cui al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,»;

  1. b) il comma 67 e’ sostituito dal seguente:

«67. All’articolo 96, comma 5-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il primo periodo e’ sostituito dal seguente: “Gli interessi passivi sostenuti dalle imprese di assicurazione e dalle societa’ capogruppo di gruppi assicurativi e dalle societa’ di gestione dei fondi comuni d’investimento di cui al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, sono deducibili nel limite del 96 per cento del loro ammontare”».

  1. All’articolo 90, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289,

e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «A decorrere dal periodo di imposta in corso alla data del 1º gennaio 2017, l’importo e’ elevato a 400.000 euro».

  1. Dopo l’articolo 111 del testo unico delle leggi in materia

bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, e’ inserito il seguente: «Art. 111-bis (Finanza etica e sostenibile). – 1. Sono operatori bancari di finanza etica e sostenibile le banche che conformano la propria attivita’ ai seguenti principi:

  1. a) valutano i finanziamenti erogati a persone giuridiche secondo

standard di rating etico internazionalmente riconosciuti, con particolare attenzione all’impatto sociale e ambientale;

  1. b) danno evidenza pubblica, almeno annualmente, anche via web,

dei finanziamenti erogati di cui alla lettera a), tenuto conto delle vigenti normative a tutela della riservatezza dei dati personali;

  1. c) devolvono almeno il 20 per cento del proprio portafoglio di

crediti a organizzazioni senza scopo di lucro o a imprese sociali con personalita’ giuridica, come definite dalla normativa vigente;

  1. d) non distribuiscono profitti e li reinvestono nella propria

attivita’;

  1. e) adottano un sistema di governance e un modello organizzativo a

forte orientamento democratico e partecipativo, caratterizzato da un azionariato diffuso;

  1. f) adottano politiche retributive tese a contenere al massimo la

differenza tra la remunerazione maggiore e quella media della banca, il cui rapporto comunque non puo’ superare il valore di 5.

  1. Non concorre a formare il reddito imponibile ai sensi

dell’articolo 81 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, degli operatori bancari di finanza etica e sostenibile una quota pari al 75 per cento delle somme destinate a incremento del capitale proprio.

  1. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca

d’Italia, stabilisce, con proprio decreto, le norme di attuazione delle disposizioni del presente articolo, dalle quali non possono derivare oneri a carico della finanza pubblica superiori a 1 milione di euro in ragione annua a decorrere dall’anno 2017.

  1. L’agevolazione di cui al presente articolo e’ riconosciuta nel

rispetto dei limiti di cui al regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti “de minimis”».

  1. Il termine per la concessione dei finanziamenti per l’acquisto

di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte delle piccole e medie imprese di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e’ prorogato al 31 dicembre 2018.

  1. Per fare fronte agli oneri derivanti dalla concessione dei

contributi previsti dall’articolo 2, comma 4, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e dai commi da 52 a 57 del presente articolo, e’ autorizzata la spesa di 28 milioni di euro per l’anno 2017, di 84 milioni di euro per l’anno 2018, di 112 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2021, di 84 milioni di euro per l’anno 2022 e di 28 milioni di euro per l’anno 2023.

  1. Una quota pari al 20 per cento delle risorse di cui al comma 53

e’ riservata alla concessione dei contributi di cui al comma 56. Le risorse che, alla data del 30 giugno 2018, non risultano utilizzate per la predetta riserva rientrano nella disponibilita’ della misura.

  1. Al fine di favorire la transizione del sistema produttivo

nazionale verso la manifattura digitale e di incrementare l’innovazione e l’efficienza del sistema imprenditoriale, anche tramite l’innovazione di processo o di prodotto, le imprese di micro, piccola e media dimensione possono accedere ai finanziamenti e ai contributi di cui all’articolo 2 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica aventi come finalita’ la realizzazione di investimenti in tecnologie, compresi gli investimenti in big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realta’ aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification (RFID) e sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti.

  1. A fronte della realizzazione di investimenti aventi le

finalita’ di cui al comma 55 del presente articolo, il contributo di cui all’articolo 2, comma 4, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e’ concesso secondo le modalita’ di cui alle disposizioni attuative, adottate ai sensi del medesimo articolo 2, comma 5, del citato decreto-legge n. 69 del 2013, con una maggiorazione pari al 30 per cento della misura massima ivi stabilita, fermo restando il rispetto delle intensita’ massime di aiuto previste dalla normativa dell’Unione europea applicabile in materia di aiuti di Stato.

  1. L’importo massimo dei finanziamenti di cui all’articolo 2,

comma 8, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, puo’ essere incrementato, in funzione delle richieste di finanziamento a valere sul plafond di provvista costituito presso la gestione separata della Cassa depositi e prestiti Spa e, comunque, fino a un massimo di ulteriori 7 miliardi di euro.

  1. Per il potenziamento delle azioni di promozione all’estero e

l’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’importo di cui all’articolo 1, comma 202, quinto periodo, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e’ incrementato di 1 milione di euro per l’anno 2017. Il Ministro dello sviluppo economico presenta alle Camere una relazione annuale nella quale rende conto in modo analitico dell’utilizzazione di tali somme.

  1. Ai soggetti di cui all’articolo 1, comma 1, della legge 25

giugno 2003, n. 155, come sostituito dall’articolo 13, comma 1, della legge 19 agosto 2016, n. 166, che acquistano in Italia, anche in locazione finanziaria, beni mobili strumentali utilizzati direttamente ed esclusivamente per le finalita’ di cui alla medesima legge n. 155 del 2003, e’ riconosciuto un contributo fino al 15 per cento del prezzo di acquisto, per un massimo di 3.500 euro annui, nel limite delle risorse di cui al comma 63 del presente articolo per gli anni 2017 e 2018.

  1. Il contributo e’ corrisposto dal venditore mediante

compensazione con il prezzo di acquisto.

  1. Le imprese costruttrici o importatrici dei beni mobili di cui

al comma 59 rimborsano al venditore l’importo del contributo e recuperano tale importo quale credito d’imposta per il versamento delle ritenute dell’imposta sul reddito delle persone fisiche operate in qualita’ di sostituto d’imposta sui redditi da lavoro dipendente, dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle societa’ e dell’imposta sul valore aggiunto dovute, anche in acconto, per l’esercizio in cui e’ effettuato l’acquisto.

  1. Fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui

e’ stata emessa la fattura di vendita, le imprese costruttrici o importatrici conservano la copia della fattura di vendita e dell’atto di acquisto che deve essere ad esse trasmessa dal venditore.

  1. Per provvedere all’erogazione del credito d’imposta previsto

dai commi da 59 a 64 e’ autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018.

  1. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dello

sviluppo economico, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le modalita’ per la preventiva autorizzazione all’erogazione dei contributi previsti e le condizioni per la loro fruizione. Con il medesimo decreto sono definite modalita’ di monitoraggio e di controllo per garantire il rispetto dei limiti di spesa di cui al comma 63.

  1. All’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio

2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015,

  1. 33, le parole: «dall’articolo 24» sono sostituite dalle seguenti:

«dagli articoli 24 e 25».

  1. All’articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,

convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) dopo il comma 3 e’ inserito il seguente:

«3-bis. A decorrere dall’anno 2017, l’investimento massimo detraibile di cui al comma 3 e’ aumentato a euro 1.000.000»;

  1. b) ai commi 3 e 5, le parole: «due anni» sono sostituite dalle

seguenti: «tre anni»;

  1. c) dopo il comma 7 e’ inserito il seguente:

«7-bis. A decorrere dall’anno 2017, le aliquote di cui ai commi 1, 4 e 7 sono aumentate al 30 per cento»;

  1. d) dopo il comma 8 e’ inserito il seguente:

«8-bis. Per l’attuazione delle disposizioni di cui ai commi 3-bis e 7-bis, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 25 febbraio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 dell’11 aprile 2016».

  1. L’efficacia delle disposizioni di cui al comma 66, lettere a) e

c), del presente articolo, e’ subordinata, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, all’autorizzazione della Commissione europea, richiesta a cura del Ministero dello sviluppo economico.

  1. All’articolo 4 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3,

convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 9, le parole da: «che operano» fino alla fine del

comma sono sostituite dalle seguenti: «nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dagli Orientamenti sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio, di cui alla comunicazione 2014/C 19/04 della Commissione, del 22 gennaio 2014»;

  1. b) il comma 9-bis e’ abrogato;
  2. c) al comma 12, le parole: «dai commi 9 e 9-bis» sono sostituite

dalle seguenti: «dal comma 9»;

  1. d) al comma 12-bis, le parole da: «e i requisiti» fino alla fine

del comma sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 9»;

  1. e) al comma 12-ter, le parole: «comma 9-bis» sono sostituite

dalle seguenti: «comma 9».

  1. All’articolo 26, comma 8, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.

179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «L’atto costitutivo della start-up innovativa, costituita ai sensi dell’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, nonche’ di quella costituita con atto pubblico, in caso di contestuale iscrizione nella citata sezione speciale di cui all’articolo 25, comma 8, e’ esente dal pagamento delle imposte di bollo e dei diritti di segreteria».

  1. Al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione

finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) il comma 5-novies dell’articolo 1 e’ sostituito dal seguente:

«5-novies. Per “portale per la raccolta di capitali per le PMI” si intende una piattaforma on line che abbia come finalita’ esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle PMI come definite dalla disciplina dell’Unione europea e degli organismi di investimento collettivo del risparmio o altre societa’ che investono prevalentemente in PMI»;

  1. b) all’articolo 50-quinquies, le parole: «per le start-up

innovative, per le PMI innovative» sono sostituite, ovunque ricorrono, dalle seguenti: «per le PMI», le parole: «in start-up innovative e in PMI innovative» sono sostituite, ovunque ricorrono, dalle seguenti: «in PMI» e, alla rubrica, le parole: «per start-up innovative e PMI innovative» sono sostituite dalle seguenti: «per le PMI»;

  1. c) alla rubrica del capo III-quater del titolo III della parte

II, le parole: «per le start-up innovative e le PMI innovative» sono sostituite dalle seguenti: «per le PMI».

  1. Per il finanziamento delle iniziative di cui al titolo I, capo

0I, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, e’ autorizzata la spesa di 47,5 milioni di euro per l’anno 2017 e di 47,5 milioni di euro per l’anno 2018. Le predette risorse sono iscritte nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per essere successivamente accreditate su un conto corrente infruttifero, intestato all’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa-INVITALIA, aperto presso la tesoreria centrale dello Stato e dedicato al citato titolo I, capo 0I, del decreto legislativo n. 185 del 2000. Sul medesimo conto corrente sono, altresi’, accreditate le disponibilita’ finanziarie presenti nel fondo rotativo depositato sul conto corrente di tesoreria n. 22048, istituito ai sensi dell’articolo 4 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 30 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 14 del 19 gennaio 2005, nella misura di un terzo delle risorse complessive, nonche’ i rientri dei finanziamenti erogati dalla citata Agenzia ai sensi delle disposizioni del titolo I del citato decreto legislativo n. 185 del 2000.

  1. La dotazione del Fondo per la crescita sostenibile, di cui

all’articolo 23, comma 2, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, e’ incrementata di 47,5 milioni di euro per l’anno 2017 e di 47,5 milioni di euro per l’anno 2018, da destinare all’erogazione dei finanziamenti agevolati per gli interventi di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 24 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 264 del 13 novembre 2014, per il sostegno alla nascita e allo sviluppo di imprese start-up innovative.

  1. Il Ministero dello sviluppo economico e le regioni possono

destinare, nell’anno 2017, alle misure di cui ai commi 71 e 72 risorse a valere sul programma operativo nazionale imprese e competitivita’, sui programmi operativi regionali e sulla connessa programmazione nazionale 2014-2020, fino a complessivi 120 milioni di euro, di cui 70 milioni di euro per gli interventi di cui al comma 71 e 50 milioni di euro per gli interventi di cui al comma 72. Al fine di coordinare e ottimizzare la predetta destinazione di risorse, il Ministero dello sviluppo economico promuove specifici accordi con le regioni.

  1. Al fine di garantire la continuita’ del sostegno alla

promozione e allo sviluppo di nuove imprese e la conseguente crescita dei livelli di occupazione, di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 4 dicembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 2 del 3 gennaio 2015, al Fondo per la crescita sostenibile, di cui all’articolo 23 del decreto-legge 22 giugno 2012,

  1. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.

134, sono assegnati 5 milioni di euro per l’anno 2017 e 5 milioni di euro per l’anno 2018, destinati all’erogazione di finanziamenti agevolati a societa’ cooperative costituite da lavoratori di aziende in crisi, di cooperative sociali e di cooperative che gestiscono aziende confiscate alla criminalita’ organizzata, nonche’ allo sviluppo e al consolidamento di societa’ cooperative ubicate nelle regioni del Mezzogiorno.

  1. Al fine di ampliare gli strumenti finanziari di intervento e

favorire la capitalizzazione dell’impresa da parte di lavoratori, all’articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) il comma 5 e’ sostituito dal seguente:

«5. Con le risorse apportate ai sensi del comma 2, le societa’ finanziarie possono assumere partecipazioni temporanee di minoranza nelle cooperative, anche in piu’ soluzioni, con priorita’ per quelle costituite da lavoratori provenienti da aziende in crisi, e concedere alle cooperative stesse finanziamenti e agevolazioni finanziarie in conformita’ alla disciplina dell’Unione europea in materia, per la realizzazione di progetti di impresa»;

  1. b) dopo il comma 5 e’ inserito il seguente:

«5-bis. Le societa’ finanziarie possono, altresi’, sottoscrivere, anche successivamente all’assunzione delle partecipazioni, prestiti subordinati, prestiti partecipativi e gli strumenti finanziari di cui all’articolo 2526 del codice civile, nonche’ svolgere attivita’ di servizi e di promozione ed essere destinatarie di fondi pubblici. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2522 del codice civile, le societa’ finanziarie possono intervenire nelle societa’ cooperative costituite da meno di nove soci».

  1. Per le societa’ fra le quali intercorre un rapporto di

partecipazione che preveda una percentuale del diritto di voto esercitabile nell’assemblea ordinaria e di partecipazione agli utili non inferiore al 20 per cento e’ ammessa la possibilita’ di cedere le perdite fiscali di cui all’articolo 84 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, con le stesse modalita’ previste per la cessione dei crediti d’imposta di cui all’articolo 43-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, a condizione che le azioni della societa’ cessionaria, o della societa’ che controlla direttamente o indirettamente la societa’ cessionaria, siano negoziate in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione di uno degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con il quale l’Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni e che la societa’ cedente non svolga in via prevalente attivita’ immobiliare. La cessione deve riguardare l’intero ammontare delle perdite fiscali.

  1. Le perdite fiscali trasferibili sono solo quelle realizzate nei

primi tre esercizi della societa’ cedente, subordinatamente al verificarsi delle seguenti ulteriori condizioni:

  1. a) sussistenza di identita’ dell’esercizio sociale della societa’

cedente e della societa’ cessionaria;

  1. b) sussistenza del requisito partecipativo del 20 per cento al

termine del periodo d’imposta relativamente al quale le societa’ si avvalgono della possibilita’ di cui al comma 76;

  1. c) perfezionamento della cessione entro il termine di

presentazione della dichiarazione dei redditi.

  1. Le perdite di cui al comma 76 relative a un periodo d’imposta

sono computate dalla societa’ cessionaria in diminuzione del reddito complessivo dello stesso periodo d’imposta e, per la differenza, nei successivi entro il limite del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l’intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi a condizione che le suddette perdite si riferiscano a una nuova attivita’ produttiva ai sensi dell’articolo 84, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

  1. La societa’ cessionaria e’ obbligata a remunerare la societa’

cedente del vantaggio fiscale ricevuto, determinato, in ogni caso, mediante applicazione, all’ammontare delle perdite acquisite, dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle societa’ di cui all’articolo 77 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, relativa al periodo d’imposta in cui le perdite sono state conseguite dalla societa’ cedente, entro trenta giorni dal termine per il versamento del saldo relativo allo stesso periodo d’imposta. Non concorrono alla formazione del reddito imponibile, in quanto escluse, le somme percepite o versate tra le societa’ di cui al comma 76 del presente articolo in contropartita dei vantaggi fiscali ricevuti o attribuiti.

  1. La societa’ cedente non puo’ optare per i regimi di cui agli

articoli 115, 117 e 130 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in relazione ai periodi d’imposta nei quali ha conseguito le perdite fiscali cedute ai sensi dei commi da 76 a 79 del presente articolo.

  1. L’articolo 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e’

sostituito dal seguente: «Art. 182-ter (Trattamento dei crediti tributari e contributivi). –

  1. Con il piano di cui all’articolo 160 il debitore, esclusivamente

mediante proposta presentata ai sensi del presente articolo, puo’ proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, dei tributi e dei relativi accessori amministrati dalle agenzie fiscali, nonche’ dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori, se il piano ne prevede la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali sussiste la causa di prelazione, indicato nella relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d). Se il credito tributario o contributivo e’ assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori o meno vantaggiosi rispetto a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica e interessi economici omogenei a quelli delle agenzie e degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie; se il credito tributario o contributivo ha natura chirografaria, il trattamento non puo’ essere differenziato rispetto a quello degli altri creditori chirografari ovvero, nel caso di suddivisione in classi, dei creditori rispetto ai quali e’ previsto un trattamento piu’ favorevole. Nel caso in cui sia proposto il pagamento parziale di un credito tributario o contributivo privilegiato, la quota di credito degradata al chirografo deve essere inserita in un’apposita classe.

  1. Ai fini della proposta di accordo sui crediti di natura fiscale,

copia della domanda e della relativa documentazione, contestualmente al deposito presso il tribunale, deve essere presentata al competente agente della riscossione e all’ufficio competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del debitore, unitamente alla copia delle dichiarazioni fiscali per le quali non e’ pervenuto l’esito dei controlli automatici nonche’ delle dichiarazioni integrative relative al periodo fino alla data di presentazione della domanda. L’agente della riscossione, non oltre trenta giorni dalla data della presentazione, deve trasmettere al debitore una certificazione attestante l’entita’ del debito iscritto a ruolo scaduto o sospeso. L’ufficio, nello stesso termine, deve procedere alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni e alla notifica dei relativi avvisi di irregolarita’, unitamente a una certificazione attestante l’entita’ del debito derivante da atti di accertamento, ancorche’ non definitivi, per la parte non iscritta a ruolo, nonche’ dai ruoli vistati, ma non ancora consegnati all’agente della riscossione. Dopo l’emissione del decreto di cui all’articolo 163, copia dell’avviso di irregolarita’ e delle certificazioni deve essere trasmessa al commissario giudiziale per gli adempimenti previsti dagli articoli 171, primo comma, e 172. In particolare, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, l’ufficio competente a ricevere copia della domanda con la relativa documentazione prevista al primo periodo, nonche’ a rilasciare la certificazione di cui al terzo periodo, si identifica con l’ufficio che ha notificato al debitore gli atti di accertamento.

  1. Relativamente al credito tributario complessivo, il voto sulla

proposta concordataria e’ espresso dall’ufficio, previo parere conforme della competente direzione regionale, in sede di adunanza dei creditori, ovvero nei modi previsti dall’articolo 178, quarto comma.

  1. Il voto e’ espresso dall’agente della riscossione limitatamente

agli oneri di riscossione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112.

  1. Il debitore puo’ effettuare la proposta di cui al comma 1 anche

nell’ambito delle trattative che precedono la stipulazione dell’accordo di ristrutturazione di cui all’articolo 182-bis. In tali casi l’attestazione di cui al citato articolo 182-bis, primo comma, relativamente ai crediti fiscali deve inerire anche alla convenienza del trattamento proposto rispetto alle alternative concretamente praticabili; tale punto costituisce oggetto di specifica valutazione da parte del tribunale. La proposta di transazione fiscale, unitamente alla documentazione di cui all’articolo 161, e’ depositata presso gli uffici indicati al comma 2 del presente articolo. Alla proposta di transazione deve altresi’ essere allegata la dichiarazione sostitutiva, resa dal debitore o dal suo legale rappresentante ai sensi dell’articolo 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che la documentazione di cui al periodo precedente rappresenta fedelmente e integralmente la situazione dell’impresa, con particolare riguardo alle poste attive del patrimonio. L’adesione alla proposta e’ espressa, su parere conforme della competente direzione regionale, con la sottoscrizione dell’atto negoziale da parte del direttore dell’ufficio. L’atto e’ sottoscritto anche dall’agente della riscossione in ordine al trattamento degli oneri di riscossione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112. L’assenso cosi’ espresso equivale a sottoscrizione dell’accordo di ristrutturazione.

  1. La transazione fiscale conclusa nell’ambito dell’accordo di

ristrutturazione di cui all’articolo 182-bis e’ risolta di diritto se il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle Agenzie fiscali e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie».

  1. Per le proprie finalita’, l’Istituto nazionale per

l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), previa adozione di un apposito regolamento di disciplina, da sottoporre all’approvazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’economia e delle finanze, puo’ sottoscrivere quote di fondi comuni di investimento di tipo chiuso dedicati all’attivazione di start-up innovative, di cui al decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ovvero costituire e partecipare a start-up di tipo societario finalizzate all’utilizzazione industriale dei risultati della ricerca, anche con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri, operanti nei settori funzionali al raggiungimento del proprio scopo, aventi quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi di alto valore tecnologico, anche rivolte alla realizzazione di progetti in settori tecnologici altamente strategici, previa autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze.

  1. Per lo svolgimento delle attivita’ di cui al comma 82, l’INAIL

opera nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

  1. Al fine di favorire l’efficiente utilizzo delle risorse

previste dal comma 3 dell’articolo 33 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le percentuali destinate alla sottoscrizione delle quote dei fondi di cui al comma 82 del presente articolo e di quelli di cui ai commi 8-ter e 8-quater del citato articolo 33, fermo restando il complessivo limite del 40 per cento, possono essere rimodulate, tenuto conto delle esigenze di finanziamento dei diversi fondi, su proposta della societa’ di gestione del risparmio ivi prevista.

  1. L’INAIL, nell’ambito degli investimenti immobiliari previsti

dal piano di impiego dei fondi disponibili di cui all’articolo 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153, destina 100 milioni di euro per la realizzazione di nuove strutture scolastiche. Le regioni dichiarano la propria disponibilita’ ad aderire all’operazione per la costruzione di nuove strutture scolastiche, facendosi carico del canone di locazione, comunicandola formalmente alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Struttura di missione per il coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica, entro il termine perentorio del 20 gennaio 2017, secondo modalita’ individuate e pubblicate nel sito internet istituzionale della medesima Struttura. Successivamente alla ricezione delle dichiarazioni di disponibilita’ delle regioni, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono individuate le regioni ammesse alla ripartizione, sono assegnate le risorse disponibili e sono stabiliti i criteri di selezione dei progetti.

  1. All’articolo 1, comma 312, della legge 28 dicembre 2015, n.

208, dopo le parole: «legge 26 luglio 1975, n. 354,» sono inserite le seguenti: «dei soggetti impegnati in lavori di pubblica utilita’ ai sensi dell’articolo 186, comma 9-bis, e dell’articolo 187, comma 8-bis, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dell’articolo 73, comma 5-bis, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e dell’articolo 168-bis del codice penale».

  1. Per le finalita’ di cui al comma 86 del presente articolo, il

Fondo di cui all’articolo 1, comma 312, della legge 28 dicembre 2015,

  1. 208, e’ integrato di euro 3 milioni per l’anno 2017.
  2. Gli enti di previdenza obbligatoria di cui al decreto

legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, possono destinare somme, fino al 5 per cento dell’attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente, agli investimenti qualificati indicati al comma 89 del presente articolo.

  1. Le somme indicate al comma 88 devono essere investite in:
  2. a) azioni o quote di imprese residenti nel territorio dello Stato

ai sensi dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,

  1. 917, o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti

all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio medesimo;

  1. b) in quote o azioni di organismi di investimento collettivo del

risparmio residenti nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che investono prevalentemente negli strumenti finanziari di cui alla lettera a).

  1. I redditi, diversi da quelli relativi a partecipazioni

qualificate di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, generati dagli investimenti qualificati indicati al comma 89 del presente articolo, sono esenti ai fini dell’imposta sul reddito.

  1. Gli strumenti finanziari oggetto di investimento qualificato ai

sensi del comma 88 devono essere detenuti per almeno cinque anni. In caso di cessione degli strumenti finanziari oggetto di investimento agevolato prima dei cinque anni, i redditi realizzati attraverso la cessione e quelli percepiti durante il periodo minimo di investimento sono soggetti a imposizione secondo le regole ordinarie, unitamente agli interessi, senza applicazione di sanzioni, e il relativo versamento deve essere effettuato dai soggetti di cui al comma 88 entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessione. In caso di rimborso o di scadenza dei titoli oggetto di investimento prima dei cinque anni, le somme conseguite devono essere reinvestite negli strumenti finanziari di cui al comma 89 entro novanta giorni.

  1. Le forme di previdenza complementare di cui al decreto

legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, possono destinare somme, fino al 5 per cento dell’attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente, agli investimenti qualificati indicati al comma 89 del presente articolo.

  1. Gli strumenti finanziari oggetto di investimento qualificato ai

sensi del comma 92 devono essere detenuti per almeno cinque anni.

  1. I redditi, diversi da quelli relativi a partecipazioni

qualificate di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dagli investimenti di cui al comma 92 del presente articolo sono esenti ai fini dell’imposta sul reddito e pertanto non concorrono alla formazione della base imponibile dell’imposta prevista dall’articolo 17 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252. Ai fini della formazione delle prestazioni pensionistiche erogate dalle forme di previdenza complementare i redditi derivanti dagli investimenti di cui al comma 92 del presente articolo incrementano la parte corrispondente ai redditi gia’ assoggettati ad imposta. In caso di cessione degli strumenti finanziari oggetto di investimento prima dei cinque anni, i redditi realizzati attraverso la cessione e quelli che non hanno concorso alla formazione della predetta base imponibile ai sensi del primo periodo durante il periodo minimo di investimento, sono soggetti a imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con aliquota pari a quella di cui al citato articolo 17 del decreto legislativo n. 252 del 2005, senza applicazione di sanzioni, e il relativo versamento, unitamente agli interessi, deve essere effettuato dai soggetti di cui al comma 8 del medesimo articolo 17 entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessione. In caso di rimborso o di scadenza degli strumenti finanziari oggetto di investimento prima del quinquennio, il controvalore conseguito deve essere reinvestito negli strumenti finanziari di cui al comma 89 del presente articolo entro novanta giorni dal rimborso.

  1. La ritenuta di cui all’articolo 27 del decreto del Presidente

della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e l’imposta sostitutiva di cui all’articolo 27-ter del medesimo decreto non si applicano agli utili corrisposti ai soggetti indicati al secondo periodo del comma 3 del citato articolo 27 derivanti dagli investimenti qualificati di cui al comma 89 del presente articolo fino al 5 per cento dell’attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente nel rispetto della condizione di cui al comma 93 del presente articolo. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al primo periodo, il soggetto non residente beneficiario effettivo degli utili deve produrre una dichiarazione dalla quale risultino i dati identificativi del soggetto medesimo e la sussistenza di tutte le condizioni alle quali e’ subordinata l’agevolazione di cui ai commi da 88 a 114 del presente articolo, nonche’ l’impegno a detenere gli strumenti finanziari oggetto dell’investimento qualificato per il periodo di tempo richiesto dalla legge. Il predetto soggetto non residente deve fornire, altresi’, copia dei prospetti contabili che consentano di verificare l’osservanza delle predette condizioni. I soggetti indicati agli articoli 27 e 27-ter del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 che corrispondono utili ai soggetti non residenti di cui al medesimo articolo 27, comma 3, secondo periodo, sono obbligati a comunicare annualmente all’amministrazione finanziaria i dati relativi alle operazioni compiute nell’anno precedente.

  1. All’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, i commi da

91 a 94 sono abrogati.

  1. All’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 30 giugno

1994, n. 509, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ai fini dei provvedimenti di cui ai periodi precedenti la Commissione parlamentare di controllo sull’attivita’ degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale segnala ai Ministeri vigilanti le situazioni di disavanzo economico-finanziario di cui e’ venuta a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni di controllo dei bilanci di tali enti ai sensi dell’articolo 56 della legge 9 marzo 1989, n. 88».

  1. All’articolo 6, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 10

febbraio 1996, n. 103, dopo le parole: «per ogni frazione inferiore a mille» sono inserite le seguenti: «e nel massimo di cinquanta unita’».

  1. All’articolo 17 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n.

252, dopo il comma 9 e’ aggiunto il seguente: «9-bis. Le operazioni di costituzione, trasformazione, scorporo e concentrazione tra fondi pensione sono soggette alle imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro per ciascuna di esse».

  1. Non sono soggetti a imposizione i redditi di capitale di cui

all’articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, diversi da quelli relativi a partecipazioni qualificate e i redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere c-bis), c-ter), c-quater) e c-quinquies), del medesimo testo unico, conseguiti, al di fuori dell’esercizio di impresa commerciale, da persone fisiche residenti nel territorio dello Stato, derivanti dagli investimenti nei piani di risparmio a lungo termine, con l’esclusione di quelli che concorrono alla formazione del reddito complessivo imponibile. Ai fini del presente comma e dei commi da 101 a 113 del presente articolo si considerano qualificati le partecipazioni e i diritti o titoli di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 67 del citato testo unico, tenendo conto anche delle percentuali di partecipazione o di diritti di voto possedute dai familiari della persona fisica di cui al comma 5 dell’articolo 5 del medesimo testo unico e delle societa’ o enti da loro direttamente o indirettamente controllati ai sensi dei numeri 1) e 2) del primo comma dell’articolo 2359 del codice civile.

  1. Il piano di risparmio a lungo termine si costituisce con la

destinazione di somme o valori per un importo non superiore, in ciascun anno solare, a 30.000 euro ed entro un limite complessivo non superiore a 150.000 euro, agli investimenti qualificati indicati al comma 90 del presente articolo, attraverso l’apertura di un rapporto di custodia o amministrazione o di gestione di portafogli o altro stabile rapporto con esercizio dell’opzione per l’applicazione del regime del risparmio amministrato di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, o di un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione, avvalendosi di intermediari abilitati o imprese di assicurazione residenti, ovvero non residenti operanti nel territorio dello Stato tramite stabile organizzazione o in regime di libera prestazione di servizi con nomina di un rappresentante fiscale in Italia scelto tra i predetti soggetti. Il rappresentante fiscale adempie negli stessi termini e con le stesse modalita’ previsti per i suindicati soggetti residenti. Il conferimento di valori nel piano di risparmio si considera cessione a titolo oneroso e l’intermediario applica l’imposta secondo le disposizioni del citato articolo 6 del decreto legislativo n. 461 del 1997.

  1. In ciascun anno solare di durata del piano, per almeno i due

terzi dell’anno stesso, le somme o i valori destinati nel piano di risparmio a lungo termine devono essere investiti per almeno il 70 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari, anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese che svolgono attivita’ diverse da quella immobiliare, residenti nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,

  1. 917, o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti

all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabili organizzazioni nel territorio medesimo; la predetta quota del 70 per cento deve essere investita per almeno il 30 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. Ai fini dei commi da 100 a 113 del presente articolo si presume, senza possibilita’ di prova contraria, impresa che svolge attivita’ immobiliare quella il cui patrimonio e’ prevalentemente costituito da beni immobili diversi da quelli alla cui produzione o al cui scambio e’ effettivamente diretta l’attivita’ di impresa, dagli impianti e dai fabbricati utilizzati direttamente nell’esercizio di impresa. Si considerano direttamente utilizzati nell’esercizio di impresa gli immobili concessi in locazione finanziaria e i terreni su cui l’impresa svolge l’attivita’ agricola.

  1. Le somme o i valori destinati nel piano non possono essere

investiti per una quota superiore al 10 per cento del totale in strumenti finanziari di uno stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con altra societa’ appartenente al medesimo gruppo dell’emittente o della controparte o in depositi e conti correnti.

  1. Sono considerati investimenti qualificati anche le quote o

azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio residenti nel territorio dello Stato, ai sensi dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che investono per almeno il 70 per cento dell’attivo in strumenti finanziari indicati al comma 102 del presente articolo nel rispetto delle condizioni di cui al comma 103.

  1. Le somme o valori destinati nel piano non possono essere

investiti in strumenti finanziari emessi o stipulati con soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli che consentono un adeguato scambio di informazioni.

  1. Gli strumenti finanziari in cui e’ investito il piano devono

essere detenuti per almeno cinque anni. In caso di cessione degli strumenti finanziari oggetto di investimento prima dei cinque anni, i redditi realizzati attraverso la cessione e quelli percepiti durante il periodo minimo di investimento del piano sono soggetti a imposizione secondo le regole ordinarie, unitamente agli interessi, senza applicazione di sanzioni, e il relativo versamento deve essere effettuato dai soggetti di cui al comma 101 entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessione. I soggetti di cui al comma 101 recuperano le imposte dovute attraverso adeguati disinvestimenti o chiedendone la provvista al titolare. In caso di rimborso degli strumenti finanziari oggetto di investimento prima del quinquennio, il controvalore conseguito deve essere reinvestito in strumenti finanziari indicati ai commi 102 e 104 entro trenta giorni dal rimborso.

  1. Il venire meno delle condizioni di cui ai commi 102, 103 e 104

comporta la decadenza dal beneficio fiscale relativamente ai redditi degli strumenti finanziari detenuti nel piano stesso, diversi da quelli investiti nel medesimo piano nel rispetto delle suddette condizioni per il periodo di tempo indicato al comma 106, e l’obbligo di corrispondere le imposte non pagate, unitamente agli interessi, senza applicazione di sanzioni, secondo quanto previsto al comma 106.

  1. Le ritenute alla fonte e le imposte sostitutive eventualmente

applicate e non dovute fanno sorgere in capo al titolare del piano il diritto a ricevere una somma corrispondente. I soggetti di cui al comma 101 presso i quali e’ costituito il piano provvedono al pagamento della predetta somma, computandola in diminuzione dal versamento delle ritenute e delle imposte dovute dai medesimi soggetti. Ai fini del predetto computo non si applicano i limiti di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

  1. Le minusvalenze, le perdite e i differenziali negativi

realizzati mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso degli strumenti finanziari nei quali e’ investito il piano sono deducibili dalle plusvalenze, differenziali positivi o proventi realizzati nelle successive operazioni poste in essere nell’ambito del medesimo piano e sottoposti a tassazione ai sensi dei commi 106 e 107 nello stesso periodo d’imposta e nei successivi ma non oltre il quarto. Alla chiusura del piano le minusvalenze, perdite o differenziali negativi possono essere portati in deduzione non oltre il quarto periodo d’imposta successivo a quello del realizzo dalle plusvalenze, proventi e differenziali positivi realizzati nell’ambito di altro rapporto con esercizio dell’opzione ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, intestato allo stesso titolare del piano, ovvero portati in deduzione ai sensi del comma 5 dell’articolo 68 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

  1. In caso di strumenti finanziari appartenenti alla medesima

categoria omogenea, si considerano ceduti per primi i titoli acquistati per primi e si considera come costo quello medio ponderato dell’anno di acquisto.

  1. Il trasferimento del piano di risparmio a lungo termine

dall’intermediario o dall’impresa di assicurazione presso il quale e’ stato costituito ad altro soggetto di cui al comma 101 non rileva ai fini del computo dei cinque anni di detenzione degli strumenti finanziari.

  1. Ciascuna persona fisica di cui al comma 100 non puo’ essere

titolare di piu’ di un piano di risparmio a lungo termine e ciascun piano di risparmio a lungo termine non puo’ avere piu’ di un titolare. L’intermediario o l’impresa di assicurazione presso il quale e’ costituito il piano di risparmio a lungo termine, all’atto dell’incarico, acquisisce dal titolare un’autocertificazione con la quale lo stesso dichiara di non essere titolare di un altro piano di risparmio a lungo termine.

  1. L’intermediario o l’impresa di assicurazione presso il quale

e’ costituito il piano di risparmio a lungo termine tiene separata evidenza delle somme destinate nel piano in anni differenti.

  1. Il trasferimento a causa di morte degli strumenti finanziari

detenuti nel piano non e’ soggetto all’imposta sulle successioni e donazioni di cui al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346.

  1. Con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di

concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalita’ di costituzione e le forme di finanziamento, nel limite di 20 milioni di euro per il 2017 e di 10 milioni di euro per il 2018, di centri di competenza ad alta specializzazione, nella forma del partenariato pubblico-privato, aventi lo scopo di promuovere e realizzare progetti di ricerca applicata, di trasferimento tecnologico e di formazione su tecnologie avanzate, nel quadro degli interventi connessi al Piano nazionale Industria 4.0.

  1. Al fine di incrementare gli investimenti pubblici e privati

nei settori della ricerca finalizzata alla prevenzione e alla salute, coerentemente con il Programma nazionale per la ricerca (PNR), e’ istituita la Fondazione per la creazione di un’infrastruttura scientifica e di ricerca, di interesse nazionale, multidisciplinare e integrata nei settori della salute, della genomica, dell’alimentazione e della scienza dei dati e delle decisioni, e per la realizzazione del progetto scientifico e di ricerca Human technopole di cui all’articolo 5 del decreto-legge 25 novembre 2015,

  1. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 2016,
  2. 9, e al relativo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri

16 settembre 2016 di approvazione del progetto esecutivo, di seguito denominata «Fondazione». Per il raggiungimento dei propri scopi la Fondazione instaura rapporti con omologhi enti e organismi in Italia e all’estero.

  1. Sono membri fondatori il Ministero dell’economia e delle

finanze, il Ministero della salute e il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, ai quali viene attribuita la vigilanza sulla Fondazione.

  1. Il comitato di coordinamento di cui al decreto del Presidente

del Consiglio dei ministri 16 settembre 2016 predispone lo schema di statuto della Fondazione che e’ approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e con il Ministro della salute. Lo statuto stabilisce la denominazione della Fondazione e disciplina, tra l’altro, la partecipazione alla Fondazione di altri enti pubblici e privati, nonche’ le modalita’ con cui tali soggetti possono partecipare finanziariamente al progetto scientifico Human technopole.

  1. Il patrimonio della Fondazione e’ costituito da apporti dei

Ministeri fondatori e incrementato da ulteriori apporti dello Stato, nonche’ dalle risorse provenienti da soggetti pubblici e privati. Le attivita’, oltre che dai mezzi propri, possono essere finanziate da contributi di enti pubblici e di privati. Alla Fondazione possono essere concessi in comodato beni immobili facenti parte del demanio e del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato. L’affidamento in comodato di beni di particolare valore artistico e storico alla Fondazione e’ effettuato dall’amministrazione competente, d’intesa con il Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, fermo restando il relativo regime giuridico dei beni demaniali affidati, previsto dagli articoli 823 e 829, primo comma, del codice civile.

  1. Per lo svolgimento dei propri compiti la Fondazione puo’

avvalersi di personale, anche di livello dirigenziale, all’uopo messo a disposizione su richiesta della stessa, secondo le norme previste dai rispettivi ordinamenti, da enti e da altri soggetti individuati ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n.

  1. La Fondazione puo’ avvalersi, inoltre, della collaborazione di

esperti e di societa’ di consulenza nazionali ed estere, ovvero di universita’ e di istituti universitari e di ricerca.

  1. Per la costituzione della Fondazione e per la realizzazione

del progetto Human technopole di cui al comma 116 e’ autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per il 2017, di 114,3 milioni di euro per il 2018, di 136,5 milioni di euro per il 2019, di 112,1 milioni di euro per il 2020, di 122,1 milioni di euro per il 2021, di 133,6 milioni di euro per il 2022 e di 140,3 milioni di euro a decorrere dal 2023. Il contributo e’ erogato sulla base dello stato di avanzamento del progetto Human technopole di cui al comma 116.

  1. Tutti gli atti connessi alle operazioni di costituzione della

Fondazione e di conferimento e devoluzione alla stessa sono esclusi da ogni tributo e diritto e vengono effettuati in regime di neutralita’ fiscale.

  1. I criteri e le modalita’ di attuazione dei commi da 116 a 122

del presente articolo, compresa la disciplina dei rapporti con l’Istituto italiano di tecnologia in ordine al progetto Human technopole di cui al medesimo comma 116, e il trasferimento alla Fondazione delle risorse residue di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 2016, n. 9, sono stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e con il Ministro della salute.

  1. La gestione dell’infrastruttura di ricerca FERMI rientra

nell’esercizio dei compiti istituzionali di cui all’articolo 10, comma 4, lettera d), della legge 19 ottobre 1999, n. 370, e non ha natura commerciale. Ad essa si applicano le disposizioni di cui al medesimo articolo 10, comma 4, della legge n. 370 del 1999 e il suo valore non e’ soggetto ad ammortamento.

  1. Alla societa’ di cui all’articolo 10, comma 4, della legge 19

ottobre 1999, n. 370, e alle amministrazioni pubbliche che vi partecipano non si applicano, limitatamente alla predetta partecipazione, le disposizioni del testo unico in materia di societa’ a partecipazione pubblica, di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175.

  1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su

proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e’ nominato il Commissario straordinario per la liquidazione della societa’ EXPO 2015 Spa in liquidazione.

  1. Gli organi sociali della societa’ EXPO 2015 Spa in

liquidazione decadono alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 126.

  1. I poteri attribuiti al collegio dei liquidatori ai sensi

dell’articolo 2489, primo comma, del codice civile sono assunti dal Commissario straordinario per la liquidazione della societa’ EXPO 2015 Spa in liquidazione. Al fine di limitare l’assunzione di ulteriori oneri a carico della procedura liquidatoria della societa’ EXPO 2015 Spa in liquidazione, contenendone gli effetti sulle pubbliche finanze, per lo svolgimento dei compiti di cui ai commi da 126 a 139 del presente articolo, il Commissario straordinario si avvale del personale e delle strutture di cui all’articolo 2, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 maggio 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 123 del 28 maggio 2013.

  1. Il contributo economico-patrimoniale a carico dei soci della

societa’ EXPO 2015 Spa in liquidazione, come individuato nel progetto di liquidazione adottato dal collegio dei liquidatori, non puo’, in nessun caso, essere complessivamente superiore a 23.690.000 euro.

  1. Il Ministero dell’economia e delle finanze, la regione

Lombardia, il comune di Milano, la citta’ metropolitana di Milano e la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Milano assicurano, ciascuno in proporzione alla partecipazione al capitale della societa’, le risorse necessarie all’integrale copertura del fondo di liquidazione, nella misura massima di cui al comma 129.

  1. Il contributo economico-patrimoniale a carico dello stato di

previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze e’ individuato in misura non superiore a 9.460.000 euro. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

  1. In deroga a quanto previsto all’articolo 2490, primo comma,

del codice civile, le risorse di competenza del Ministero dell’economia e delle finanze, fissate nella misura massima di cui al comma 131, primo periodo, destinate alla copertura del Fondo di liquidazione della societa’ EXPO 2015 Spa in liquidazione sono riconosciute, per ciascuna delle annualita’ comprese tra il 1º gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021, in via anticipata, nella misura massima, rispettivamente, di 4.810.000 euro per il 2017, di 1.480.000 euro per il 2018, di 1.230.000 euro per il 2019, di 1.060.000 euro per il 2020 e di 880.000 euro per il 2021. Il Commissario straordinario presenta, con cadenza annuale, al Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’economia e delle finanze il rendiconto delle attivita’ di liquidazione, che dovranno concludersi entro il

  1. Fermo restando quanto previsto ai commi 129 e 131, il

riconoscimento, entro il loro limite massimo, delle somme relative alle annualita’ successive al 2017 e’ posto a conguaglio con la differenza tra quanto gia’ corrisposto in via anticipata nell’annualita’ precedente e gli oneri effettivamente sostenuti dal Commissario straordinario nello stesso periodo di riferimento.

  1. Agli oneri di cui al comma 132 si provvede mediante

corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

  1. Al fine di dare compiuta attuazione al progetto di

valorizzazione dell’area utilizzata per l’EXPO 2015 di cui all’articolo 5 del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 2016, n. 9, e’ autorizzata la spesa di 8 milioni di euro per il 2017 per l’avvio delle attivita’ di progettazione propedeutiche alla realizzazione delle strutture per il trasferimento dei dipartimenti scientifici dell’Universita’ degli studi di Milano.

  1. Agli oneri di cui al comma 134 si provvede, per l’importo di 3

milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 1, lettera d), della legge 19 ottobre 1999, n. 370, e, per l’importo di 5 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica di cui all’articolo 1, comma 870, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

  1. La societa’ AREXPO Spa puo’ avvalersi, sulla base di

convenzioni, della collaborazione degli uffici tecnici e amministrativi dei propri soci pubblici, nonche’ delle rispettive societa’ in house.

  1. All’articolo 1 della legge 7 aprile 2014, n. 56, sono

apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 49, l’ultimo periodo e’ soppresso;
  2. b) al comma 49-bis, il quinto periodo e’ soppresso;
  3. c) al comma 49-ter, il quarto e quinto periodo sono soppressi.
  4. Il comma 775 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n.

208, e’ abrogato.

  1. Gli enti pubblici non economici strumentali degli enti locali

e regionali soci della societa’ EXPO 2015 Spa per le attivita’ strettamente funzionali alla manutenzione degli investimenti di compensazione ambientale e per il paesaggio rurale realizzati per l’esposizione universale, fermo restando il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, possono procedere, anche in deroga agli specifici vincoli assunzionali e finanziari previsti dalla legislazione in materia di personale, ad assunzione di personale a tempo determinato con durata fino al 31 dicembre 2019.

  1. Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle

finanze e’ istituito un apposito fondo da ripartire, con una dotazione di 1.900 milioni di euro per l’anno 2017, di 3.150 milioni di euro per l’anno 2018, di 3.500 milioni di euro per l’anno 2019 e di 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032, per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, anche al fine di pervenire alla soluzione delle questioni oggetto di procedure di infrazione da parte dell’Unione europea, nei settori di spesa relativi a: a) trasporti, viabilita’, mobilita’ sostenibile, sicurezza stradale, riqualificazione e accessibilita’ delle stazioni ferroviarie; b) infrastrutture, anche relative alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione; c) ricerca; d) difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale e bonifiche; e) edilizia pubblica, compresa quella scolastica; f) attivita’ industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni; g) informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria; h) prevenzione del rischio sismico; i) investimenti per la riqualificazione urbana e per la sicurezza delle periferie delle citta’ metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia; l) eliminazione delle barriere architettoniche. L’utilizzo del fondo di cui al primo periodo e’ disposto con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri interessati, in relazione ai programmi presentati dalle amministrazioni centrali dello Stato. Gli schemi dei decreti sono trasmessi alle Commissioni parlamentari competenti per materia, le quali esprimono il proprio parere entro trenta giorni dalla data dell’assegnazione; decorso tale termine, i decreti possono essere adottati anche in mancanza del predetto parere. Con i medesimi decreti sono individuati gli interventi da finanziare e i relativi importi, indicando, ove necessario, le modalita’ di utilizzo dei contributi, sulla base di criteri di economicita’ e di contenimento della spesa, anche attraverso operazioni finanziarie con oneri di ammortamento a carico del bilancio dello Stato, con la Banca europea per gli investimenti, con la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, con la Cassa depositi e prestiti Spa e con i soggetti autorizzati all’esercizio dell’attivita’ bancaria ai sensi del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, compatibilmente con gli obiettivi programmati di finanza pubblica.

  1. Al fine di garantire il completo finanziamento dei progetti

selezionati nell’ambito del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle citta’ metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, di cui all’articolo 1, commi da 974 a 978, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, a integrazione delle risorse stanziate sull’apposito capitolo di spesa e di quelle assegnate ai sensi del comma 140 del presente articolo, con delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) sono destinate ulteriori risorse a valere sulle risorse disponibili del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2014-2020.

  1. Gli interventi di cui ai commi 140 e 141 del presente articolo

sono monitorati ai sensi del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229.

  1. Presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del

territorio e del mare e’ istituito un fondo per la realizzazione degli investimenti per la conservazione della fauna e della flora e per la salvaguardia della biodiversita’ e dell’ecosistema marino con una dotazione finanziaria di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2021.

  1. Per lo sviluppo del sistema nazionale di ciclovie turistiche

di cui all’articolo 1, comma 640, primo periodo, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e’ autorizzata l’ulteriore spesa di 13 milioni di euro per l’anno 2017, di 30 milioni di euro per l’anno 2018 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2024.

  1. Le risorse di cui al comma 144 sono destinate alla

realizzazione di progetti individuati con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

  1. All’articolo 11, comma 3, della legge 7 luglio 2016, n. 122,

sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e, in particolare, ai figli della vittima in caso di omicidio commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che e’ o e’ stata legata da relazione affettiva alla persona offesa».

  1. Dopo il comma 3 dell’articolo 15 del decreto-legge 25 novembre

2015, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 2016, n. 9, e’ inserito il seguente: «3-bis. Nel caso in cui il progetto ammesso sia gia’ stato finanziato con altre risorse pubbliche diverse da quelle stanziate dal presente articolo, il relativo intervento e’ escluso dal piano pluriennale degli interventi. Resta salva la possibilita’ che, in sede di rimodulazione annuale del piano, le risorse equivalenti siano destinate, su richiesta del proponente, previa valutazione da parte del CONI dei requisiti necessari e previo accordo con l’ente proprietario, al finanziamento di altri interventi relativi a proposte presentate dallo stesso soggetto proponente, negli stessi modi e termini gia’ previsti dal CONI, che abbiano analogo o inferiore importo e che posseggano i requisiti previsti».

  1. Al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina

dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo l’articolo 26 e’ inserito il seguente: «Art. 26-bis (Ingresso e soggiorno per investitori). – 1. L’ingresso e il soggiorno per periodi superiori a tre mesi sono consentiti, al di fuori delle quote di cui all’articolo 3, comma 4, agli stranieri che intendono effettuare:

  1. a) un investimento di almeno euro 2.000.000 in titoli emessi dal

Governo italiano e che vengano mantenuti per almeno due anni;

  1. b) un investimento di almeno euro 1.000.000 in strumenti

rappresentativi del capitale di una societa’ costituita e operante in Italia mantenuto per almeno due anni ovvero di almeno euro 500.000 nel caso tale societa’ sia una start-up innovativa iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 25, comma 8, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;

  1. c) una donazione a carattere filantropico di almeno euro

1.000.000 a sostegno di un progetto di pubblico interesse, nei settori della cultura, istruzione, gestione dell’immigrazione, ricerca scientifica, recupero di beni culturali e paesaggistici e che: 1) dimostrano di essere titolari e beneficiari effettivi di un importo almeno pari a euro 2.000.000, nel caso di cui alla lettera a), o euro 1.000.000, nei casi di cui alla lettera b) e alla presente lettera, importo che deve essere in ciascun caso disponibile e trasferibile in Italia; 2) presentano una dichiarazione scritta in cui si impegnano a utilizzare i fondi di cui al numero 1) per effettuare un investimento o una donazione filantropica che rispettino i criteri di cui alle lettere a) e b) e alla presente lettera, entro tre mesi dalla data di ingresso in Italia; 3) dimostrano di avere risorse sufficienti, in aggiunta rispetto ai fondi di cui al numero 1) e in misura almeno superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, per il proprio mantenimento durante il soggiorno in Italia.

  1. Per l’accertamento dei requisiti previsti dal comma 1, lo

straniero richiedente deve presentare mediante procedura da definire con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i seguenti documenti:

  1. a) copia del documento di viaggio in corso di validita’ con

scadenza superiore di almeno tre mesi a quella del visto richiesto;

  1. b) documentazione comprovante la disponibilita’ della somma

minima prevista al comma 1, lettera c), numero 1), e che tale somma puo’ essere trasferita in Italia;

  1. c) certificazione della provenienza lecita dei fondi di cui al

comma 1, lettera c), numero 1);

  1. d) dichiarazione scritta di cui al comma 1, lettera c), numero

2), contenente una descrizione dettagliata delle caratteristiche e dei destinatari dell’investimento o della donazione.

  1. L’autorita’ amministrativa individuata con il decreto di cui al

comma 2, all’esito di una valutazione positiva della documentazione ricevuta, trasmette il nulla osta alla rappresentanza diplomatica o consolare competente per territorio che, compiuti gli accertamenti di rito, rilascia il visto di ingresso per investitori con l’espressa indicazione “visto investitori”.

  1. Ferma restando l’applicazione del decreto legislativo 21

novembre 2007, n. 231, ai fini della preliminare verifica sulla sussistenza delle condizioni per il rilascio del nulla osta di cui al comma 3, l’autorita’ amministrativa individuata con il decreto di cui al comma 2 del presente articolo trasmette tempestivamente all’Unita’ di informazione finanziaria le comunicazioni che attestano la provenienza lecita dei fondi unitamente ad ogni altra informazione, documento o atto disponibile sul soggetto che intende avvalersi della procedura di cui al medesimo comma 2, che siano ritenuti utili ai fini della verifica. Con il decreto di cui al comma 2 sono altresi’ disciplinate le forme e le modalita’ di attuazione delle predette verifiche preliminari, da concludere entro quindici giorni dalla trasmissione della documentazione di cui al primo periodo, del relativo scambio di informazioni e della partecipazione richiesta agli organi di cui all’articolo 8, comma 2, del medesimo decreto legislativo n. 231 del 2007.

  1. Al titolare del visto per investitori e’ rilasciato, in

conformita’ alle disposizioni del presente testo unico, un permesso di soggiorno biennale recante la dicitura “per investitori”, revocabile anche prima della scadenza quando l’autorita’ amministrativa individuata con il decreto di cui al comma 2 comunica alla questura che lo straniero non ha effettuato l’investimento o la donazione di cui al comma 1 entro tre mesi dalla data di ingresso in Italia o ha dismesso l’investimento prima della scadenza del termine di due anni di cui al comma 1, lettere a) e b).

  1. Il permesso di soggiorno per investitori e’ rinnovabile per

periodi ulteriori di tre anni, previa valutazione positiva, da parte dell’autorita’ amministrativa individuata con il decreto di cui al comma 2, della documentazione comprovante che la somma di cui al comma 1 e’ stata interamente impiegata entro tre mesi dalla data di ingresso in Italia e che risulta ancora investita negli strumenti finanziari di cui al comma 1.

  1. Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, l’autorita’

amministrativa individuata con il decreto di cui al comma 2, all’esito di una valutazione positiva della documentazione ricevuta, trasmette il nulla osta alla questura della provincia in cui il richiedente dimora, che provvede al rinnovo del permesso di soggiorno.

  1. Ai sensi dell’articolo 29, comma 4, e’ consentito l’ingresso, al

seguito dello straniero detentore del visto per investitori, dei familiari con i quali e’ consentito il ricongiungimento ai sensi dello stesso articolo 29. Ai familiari e’ rilasciato un visto per motivi familiari ai sensi dell’articolo 30.

  1. Chiunque, nell’ambito della procedura di cui al presente

articolo, esibisce o trasmette atti o documenti falsi, in tutto o in parte, ovvero fornisce dati e notizie non rispondenti al vero e’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni. In relazione alla certificazione di cui al comma 2, lettera c), del presente articolo, resta ferma l’applicabilita’ degli articoli 648-bis, 648-ter e 648-ter.1 del codice penale e dell’articolo 12-quinquies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356».

  1. All’articolo 44, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.

78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, le parole: «dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed entro i sette anni solari successivi» sono soppresse.

  1. All’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n.

147, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 1, alinea:

1) le parole: «Il reddito di lavoro dipendente prodotto» sono sostituite dalle seguenti: «I redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti»; 2) le parole: «settanta per cento» sono sostituite dalle seguenti: «cinquanta per cento»;

  1. b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:

«1-bis. Le condizioni di cui al comma 1, lettere b) e d), non si applicano ai lavoratori autonomi»;

  1. c) al comma 2 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il

criterio di determinazione del reddito di cui al comma 1 si applica anche ai cittadini di Stati diversi da quelli appartenenti all’Unione europea, con i quali sia in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito ovvero un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale, in possesso di un diploma di laurea, che hanno svolto continuativamente un’attivita’ di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi ovvero che hanno svolto continuativamente un’attivita’ di studio fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o piu’, conseguendo un diploma di laurea o una specializzazione post lauream».

  1. Le disposizioni di cui al comma 150, lettera a), numero 2), e

lettera c), si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1º gennaio 2017. Le medesime disposizioni di cui al comma 150, lettera a), numero 2), si applicano, per i periodi d’imposta dal 2017 al 2020, anche ai lavoratori dipendenti che nell’anno 2016 hanno trasferito la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e ai soggetti che nel medesimo anno 2016 hanno esercitato l’opzione ai sensi del comma 4 dell’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147.

  1. Al capo I del titolo I del testo unico delle imposte sui

redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ aggiunto, in fine, il seguente articolo: «Art. 24-bis (Opzione per l’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia). – 1. Le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia ai sensi dell’articolo 2, comma 2, possono optare per l’assoggettamento all’imposta sostitutiva, di cui al comma 2 del presente articolo, dei redditi prodotti all’estero individuati secondo i criteri di cui all’articolo 165, comma 2, a condizione che non siano state fiscalmente residenti in Italia, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, per un tempo almeno pari a nove periodi d’imposta nel corso dei dieci precedenti l’inizio del periodo di validita’ dell’opzione. L’imposta sostitutiva non si applica ai redditi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c), realizzati nei primi cinque periodi d’imposta di validita’ dell’opzione, che rimangono soggetti al regime ordinario di imposizione di cui all’articolo 68, comma 3.

  1. Per effetto dell’esercizio dell’opzione di cui al comma 1,

relativamente ai redditi prodotti all’estero di cui al comma 1 e’ dovuta un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi delle persone fisiche calcolata in via forfetaria, a prescindere dall’importo dei redditi percepiti, nella misura di euro 100.000 per ciascun periodo d’imposta in cui e’ valida la predetta opzione. Tale importo e’ ridotto a euro 25.000 per ciascun periodo d’imposta per ciascuno dei familiari di cui al comma 6. L’imposta e’ versata in un’unica soluzione entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte sui redditi. Per l’accertamento, la riscossione, il contenzioso e le sanzioni si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per l’imposta sul reddito delle persone fisiche. L’imposta non e’ deducibile da nessun’altra imposta o contributo.

  1. L’opzione di cui al comma 1 deve essere esercitata dopo aver

ottenuto risposta favorevole a specifica istanza di interpello presentata all’Agenzia delle entrate, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000, n. 212, entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui viene trasferita la residenza in Italia ai sensi del comma 1 del presente articolo ed e’ efficace a decorrere da tale periodo d’imposta. Le persone fisiche di cui al comma 1 indicano nell’opzione la giurisdizione o le giurisdizioni in cui hanno avuto l’ultima residenza fiscale prima dell’esercizio di validita’ dell’opzione. L’Agenzia delle entrate trasmette tali informazioni, attraverso gli idonei strumenti di cooperazione amministrativa, alle autorita’ fiscali delle giurisdizioni indicate come luogo di ultima residenza fiscale prima dell’esercizio di validita’ dell’opzione.

  1. L’opzione di cui al comma 1 e’ revocabile e comunque cessa di

produrre effetti decorsi quindici anni dal primo periodo d’imposta di validita’ dell’opzione. Gli effetti dell’opzione cessano in ogni caso in ipotesi di omesso o parziale versamento, in tutto o in parte, dell’imposta sostitutiva di cui al comma 2 nella misura e nei termini previsti dalle vigenti disposizioni di legge. Sono fatti salvi gli effetti prodotti nei periodi d’imposta precedenti. La revoca o la decadenza dal regime precludono l’esercizio di una nuova opzione.

  1. Le persone fisiche di cui al comma 1, per se’ o per uno o piu’

dei familiari di cui al comma 6, possono manifestare la facolta’ di non avvalersi dell’applicazione dell’imposta sostitutiva con riferimento ai redditi prodotti in uno o piu’ Stati o territori esteri, dandone specifica indicazione in sede di esercizio dell’opzione ovvero con successiva modifica della stessa. Soltanto in tal caso, per i redditi prodotti nei suddetti Stati o territori esteri si applica il regime ordinario e compete il credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero. Ai fini dell’individuazione dello Stato o territorio estero in cui sono prodotti i redditi si applicano i medesimi criteri di cui all’articolo 23.

  1. Su richiesta del soggetto che esercita l’opzione di cui al comma

1, l’opzione ivi prevista puo’ essere estesa nel corso di tutto il periodo dell’opzione a uno o piu’ dei familiari di cui all’articolo 433 del codice civile, purche’ soddisfino le condizioni di cui al comma 1. In tal caso, il soggetto che esercita l’opzione indica la giurisdizione o le giurisdizioni in cui i familiari a cui si estende il regime avevano l’ultima residenza prima dell’esercizio di validita’ dell’opzione. L’estensione dell’opzione puo’ essere revocata in relazione a uno o piu’ familiari di cui al periodo precedente. La revoca dall’opzione o la decadenza dal regime del soggetto che esercita l’opzione si estendono anche ai familiari. La decadenza dal regime di uno o piu’ dei familiari per omesso o parziale versamento dell’imposta sostitutiva loro riferita non comporta decadenza dal regime per le persone fisiche di cui al comma 1».

  1. I soggetti che esercitano l’opzione di cui all’articolo 24-bis

del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dal comma 152 del presente articolo, per i periodi d’imposta di validita’ dell’opzione ivi prevista, non sono tenuti agli obblighi di dichiarazione di cui all’articolo 4 del decreto-legge 28 giugno 1990,

  1. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n.

227, e sono esenti dalle imposte previste dall’articolo 19, commi 13 e 18, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. La presente disposizione si applica anche ai familiari di cui al comma 6 del citato articolo 24-bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986.

  1. Gli effetti dell’opzione di cui all’articolo 24-bis del testo

unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dal comma 152 del presente articolo, non sono cumulabili con quelli previsti dall’articolo 44 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e dall’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147.

  1. Al fine di favorire l’ingresso di significativi investimenti

in Italia, anche preordinati ad accrescere i livelli occupazionali, con decreto del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con il Ministro dell’interno, sono individuate forme di agevolazione nella trattazione delle domande di visto di ingresso e di permesso di soggiorno applicabili a chi trasferisce la propria residenza fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 24-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dal comma 152 del presente articolo.

  1. Con decreto del Ministro degli affari esteri e della

cooperazione internazionale, di concerto con il Ministro dell’interno, sono individuate, nel rispetto della normativa vigente nazionale ed europea, forme di agevolazione nella trattazione delle domande di visto di ingresso e di permesso di soggiorno connesse con start-up innovative, con iniziative d’investimento, di formazione avanzata, di ricerca o di mecenatismo, da realizzare anche in partenariato con imprese, universita’, enti di ricerca e altri soggetti pubblici o privati italiani.

  1. Le modalita’ applicative per l’esercizio, la modifica o la

revoca dell’opzione di cui al comma 1 dell’articolo 24-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dal comma 152 del presente articolo, e per il versamento dell’imposta sostitutiva di cui al comma 2 del medesimo articolo 24-bis sono individuate con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

  1. Per le successioni aperte e le donazioni effettuate nei

periodi d’imposta di validita’ dell’opzione esercitata dal dante causa, ai sensi dell’articolo 24-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dal comma 152 del presente articolo, l’imposta sulle successioni e donazioni di cui al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, e’ dovuta limitatamente ai beni e ai diritti esistenti nello Stato al momento della successione o della donazione.

  1. Le disposizioni di cui ai commi da 148 a 158 si applicano per

la prima volta con riferimento alle dichiarazioni dei redditi relative al periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

  1. All’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, sono

apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 182, le parole: «2.000 euro» sono sostituite dalle

seguenti: «3.000 euro»;

  1. b) al comma 184 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le

somme e i valori di cui al comma 4 del medesimo articolo 51 concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente secondo le regole ivi previste e non sono soggetti all’imposta sostitutiva disciplinata dai commi da 182 a 191 del presente articolo, anche nell’eventualita’ in cui gli stessi siano fruiti, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 182»;

  1. c) dopo il comma 184 e’ inserito il seguente:

«184-bis. Ai fini dell’applicazione del comma 184, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, ne’ sono soggetti all’imposta sostitutiva disciplinata dai commi da 182 a 191:

  1. a) i contributi alle forme pensionistiche complementari di cui al

decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, versati, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 182 del presente articolo, anche se eccedenti i limiti indicati all’articolo 8, commi 4 e 6, del medesimo decreto legislativo n. 252 del 2005. Tali contributi non concorrono a formare la parte imponibile delle prestazioni pensionistiche complementari ai fini dell’applicazione delle previsioni di cui all’articolo 11, comma 6, del medesimo decreto legislativo n. 252 del 2005;

  1. b) i contributi di assistenza sanitaria di cui all’articolo 51,

comma 2, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, versati per scelta del lavoratore in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 182 del presente articolo, anche se eccedenti i limiti indicati nel medesimo articolo 51, comma 2, lettera a);

  1. c) il valore delle azioni di cui all’articolo 51, comma 2,

lettera g), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ricevute, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 182 del presente articolo, anche se eccedente il limite indicato nel medesimo articolo 51, comma 2, lettera g), e indipendentemente dalle condizioni dallo stesso stabilite»;

  1. d) al comma 186, le parole: «euro 50.000» sono sostituite dalle

seguenti: «euro 80.000»;

  1. e) al comma 189, le parole: «2.500 euro» sono sostituite dalle

seguenti: «4.000 euro».

  1. All’articolo 51, comma 2, del testo unico delle imposte sui

redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo la lettera f-ter) e’ inserita la seguente: «f-quater) i contributi e i premi versati dal datore di lavoro a favore della generalita’ dei dipendenti o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, le cui caratteristiche sono definite dall’articolo 2, comma 2, lettera d), numeri 1) e 2), del decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 27 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2010, o aventi per oggetto il rischio di gravi patologie».

  1. Le disposizioni di cui all’articolo 51, comma 2, lettera f),

del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come da ultimo modificate dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, si interpretano nel senso che le stesse si applicano anche alle opere e servizi riconosciuti dal datore di lavoro, del settore privato o pubblico, in conformita’ a disposizioni di contratto collettivo nazionale di lavoro, di accordo interconfederale o di contratto collettivo territoriale.

  1. Per consentire il completamento delle procedure di cui

all’articolo 1, comma 207, terzo periodo, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, da concludere inderogabilmente entro il 31 dicembre 2017, e’ autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per l’anno 2017, a titolo di compartecipazione dello Stato. La regione Calabria dispone con propria legge regionale la copertura finanziaria a carico del bilancio della regione medesima degli ulteriori oneri necessari derivanti da quanto previsto dal primo periodo e assicura la compatibilita’ dell’intervento con il raggiungimento dei propri obiettivi di finanza pubblica.

  1. All’articolo 2, comma 34, della legge 28 giugno 2012, n. 92,

le parole: «Per il periodo 2013-2016» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1º gennaio 2013».

  1. A decorrere dall’anno 2017, per i lavoratori autonomi,

titolari di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che non risultano iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria ne’ pensionati, l’aliquota contributiva di cui all’articolo 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e’ stabilita in misura pari al 25 per cento.

  1. A decorrere dal 1º maggio 2017, in via sperimentale fino al 31

dicembre 2018, e’ istituito l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE). L’APE e’ un prestito corrisposto a quote mensili per dodici mensilita’ a un soggetto in possesso dei requisiti di cui al comma 167 del presente articolo fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia di cui all’articolo 24, commi 6 e 7, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. La restituzione del prestito avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di venti anni. Il prestito e’ coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza.

  1. L’APE puo’ essere richiesto dagli iscritti all’assicurazione

generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che, al momento della richiesta di APE, hanno un’eta’ anagrafica minima di 63 anni e che maturano il diritto a una pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi, purche’ siano in possesso del requisito contributivo minimo di venti anni e la loro pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’APE richiesta, sia pari o superiore, al momento dell’accesso alla prestazione, a 1,4 volte il trattamento minimo previsto nell’assicurazione generale obbligatoria. Non possono ottenere l’APE coloro che sono gia’ titolari di un trattamento pensionistico diretto.

  1. Il soggetto richiedente, direttamente o tramite un

intermediario autorizzato ai sensi della legge 30 marzo 2001, n. 152, presenta all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), tramite il suo portale, domanda di certificazione del diritto all’APE. L’INPS, verificato il possesso dei requisiti di cui al comma 167 del presente articolo, certifica il diritto e comunica al soggetto richiedente l’importo minimo e l’importo massimo dell’APE ottenibile.

  1. Il soggetto in possesso della certificazione di cui al comma

168 del presente articolo, direttamente o tramite un intermediario autorizzato ai sensi della legge 30 marzo 2001, n. 152, presenta, attraverso l’uso dell’identita’ digitale SPID di secondo livello, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 ottobre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 9 dicembre 2014, e con i modelli da approvare con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 175 del presente articolo, domanda di APE e domanda di pensione di vecchiaia da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge. La domanda di APE e di pensione di cui al periodo precedente non sono revocabili, salvo in caso di esercizio del diritto di recesso di cui agli articoli 125-ter del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, e 67-duodecies del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005,

  1. 206. In deroga all’articolo 67-duodecies, comma 2, del codice del

consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, il termine per recedere dal contratto di assicurazione di cui ai commi da 166 a 186 del presente articolo e’ di quattordici giorni. La facolta’ di estinzione anticipata dell’APE e’ regolata dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 175 del presente articolo. Nella domanda il soggetto richiedente indica il finanziatore cui richiedere l’APE, nonche’ l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. Le informazioni precontrattuali e contrattuali previste ai sensi di legge sono fornite, in formato elettronico e su supporto durevole, al soggetto richiedente dall’INPS, per conto del finanziatore e dell’impresa assicurativa; il finanziatore e l’impresa assicurativa forniscono all’INPS, in tempo utile, la documentazione necessaria. I finanziatori e le imprese assicurative sono scelti tra quelli che aderiscono agli accordi-quadro da stipulare, a seguito dell’entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 175 del presente articolo, tra il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e, rispettivamente, l’Associazione bancaria italiana e l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici e altre imprese assicurative primarie. L’attivita’ svolta dall’INPS ai sensi dei commi da 166 a 186 del presente articolo non costituisce esercizio di agenzia in attivita’ finanziaria, ne’ di mediazione creditizia, ne’ di intermediazione assicurativa.

  1. La durata minima dell’APE e’ di sei mesi. L’entita’ minima e

l’entita’ massima di APE richiedibile sono stabilite dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 175 del presente articolo. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del titolo VI del testo unico di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, il prestito costituisce credito ai consumatori. Per le finalita’ di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, l’operazione di finanziamento e’ sottoposta a obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Comitato di sicurezza finanziaria, sono definite le modalita’ semplificate di adempimento dei predetti obblighi, tenuto conto della natura del prodotto e di ogni altra circostanza riferibile al profilo di rischio connesso all’operazione di finanziamento. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 175 del presente articolo disciplina le comunicazioni periodiche al soggetto finanziato e assicurato, anche in deroga a quanto previsto dalla legge.

  1. L’istituto finanziatore trasmette all’INPS e al soggetto

richiedente il contratto di prestito, ovvero l’eventuale comunicazione di reiezione dello stesso. L’identificazione del soggetto richiedente e’ effettuata dall’INPS con il sistema SPID anche ai sensi dell’articolo 30, comma 8, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, per il perfezionamento del contratto di finanziamento e della polizza assicurativa del rischio di premorienza. In caso di concessione del prestito, dalla data del perfezionamento decorre il termine di cui agli articoli 125-ter del testo unico di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, e 67-duodecies del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, se il soggetto richiedente ha ricevuto dall’INPS tutte le informazioni precontrattuali e contrattuali previste ai sensi di legge. In caso di reiezione della richiesta, ovvero di recesso da parte del soggetto richiedente, la domanda di pensione e’ priva di effetti. L’erogazione del prestito ha inizio entro trenta giorni lavorativi dalla data del predetto perfezionamento. L’INPS trattiene a partire dalla prima pensione mensile l’importo della rata per il rimborso del finanziamento e lo riversa al finanziatore tempestivamente e comunque non oltre centottanta giorni dalla data di scadenza della medesima rata.

  1. I datori di lavoro del settore privato del richiedente, gli

enti bilaterali o i fondi di solidarieta’ di cui agli articoli 26 e 27 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, possono, previo accordo individuale con il lavoratore, incrementare il montante contributivo individuale maturato da quest’ultimo, versando all’INPS in un’unica soluzione, alla scadenza prevista per il pagamento dei contributi del mese di erogazione della prima mensilita’ dell’APE, un contributo non inferiore, per ciascun anno o frazione di anno di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, all’importo determinato ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184. Al contributo di cui al periodo precedente si applicano le disposizioni sanzionatorie e di riscossione previste dall’articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nel caso di mancato o ritardato pagamento dei contributi previdenziali obbligatori.

  1. E’ istituito nello stato di previsione del Ministero

dell’economia e delle finanze un Fondo di garanzia per l’accesso all’APE, con una dotazione iniziale pari a 70 milioni di euro per l’anno 2017. Le disponibilita’ del Fondo di cui all’articolo 1, comma 32, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per il corrispondente importo di 70 milioni di euro nell’anno 2017. Per le finalita’ del presente comma e’ autorizzata l’istituzione di un apposito conto corrente presso la tesoreria dello Stato. Il Fondo di garanzia per l’accesso all’APE e’ ulteriormente alimentato con le commissioni di accesso al Fondo stesso, che a tal fine sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione al Fondo. Tali somme sono versate sul conto corrente presso la tesoreria dello Stato istituito ai sensi del terzo periodo del presente comma. La garanzia del Fondo copre l’80 per cento del finanziamento di cui al comma 166 del presente articolo e dei relativi interessi. La garanzia del Fondo e’ a prima richiesta, esplicita, incondizionata, irrevocabile e onerosa. Gli interventi del Fondo sono assistiti dalla garanzia dello Stato, avente le medesime caratteristiche di quella del Fondo, quale garanzia di ultima istanza. Il finanziamento e’ altresi’ assistito automaticamente dal privilegio di cui all’articolo 2751-bis, numero 1), del codice civile. La garanzia dello Stato e’ elencata nell’allegato allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, di cui all’articolo 31 della legge 31 dicembre 2009,

  1. 196. Il Fondo e’ surrogato di diritto alla banca, per l’importo

pagato, nel privilegio di cui al citato articolo 2751-bis, numero 1), del codice civile. Tale finanziamento e le formalita’ a esso connesse nell’intero svolgimento del rapporto sono esenti dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo e da ogni altra imposta indiretta, nonche’ da ogni altro tributo o diritto.

  1. All’APE si applica il tasso di interesse e la misura del

premio assicurativo relativa all’assicurazione di copertura del rischio di premorienza indicati negli accordi-quadro di cui al comma 169.

  1. Le modalita’ di attuazione delle disposizioni di cui ai commi

da 165 a 174 e gli ulteriori criteri, condizioni e adempimenti per l’accesso al finanziamento, nonche’ i criteri, le condizioni e le modalita’ di funzionamento del Fondo di garanzia di cui al comma 173 e della garanzia di ultima istanza dello Stato sono disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

  1. La gestione del Fondo di garanzia di cui al comma 173 e’

affidata all’INPS sulla base di un’apposita convenzione da stipulare tra lo stesso Istituto e il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

  1. Le somme erogate in quote mensili di cui al comma 166 del

presente articolo non concorrono a formare il reddito ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza corrisposti al soggetto erogatore e’ riconosciuto, alle condizioni di cui al presente comma, un credito d’imposta annuo nella misura massima del 50 per cento dell’importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. Tale credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi ed e’ riconosciuto dall’INPS per l’intero importo rapportato a mese a partire dal primo pagamento del trattamento di pensione. L’INPS recupera il credito rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all’erario nella sua qualita’ di sostituto d’imposta. All’APE si applicano gli articoli da 15 a 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601.

  1. Gli effetti della trattenuta di cui al sesto periodo del comma

171 non rilevano ai fini del riconoscimento di prestazioni assistenziali e previdenziali sottoposte alla prova dei mezzi.

  1. In via sperimentale, dal 1º maggio 2017 e fino al 31 dicembre

2018, agli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995,

  1. 335, che si trovano in una delle condizioni di cui alle lettere da
  2. a) a d) del presente comma, al compimento del requisito anagrafico

dei 63 anni, e’ riconosciuta, alle condizioni di cui ai commi 185 e 186 del presente articolo, un’indennita’ per una durata non superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e il conseguimento dell’eta’ anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214:

  1. a) si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione

del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi e sono in possesso di un’anzianita’ contributiva di almeno 30 anni;

  1. b) assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il

coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravita’ ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sono in possesso di un’anzianita’ contributiva di almeno 30 anni;

  1. c) hanno una riduzione della capacita’ lavorativa, accertata

dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidita’ civile, superiore o uguale al 74 per cento e sono in possesso di un’anzianita’ contributiva di almeno 30 anni;

  1. d) sono lavoratori dipendenti, al momento della decorrenza

dell’indennita’ di cui al comma 181, all’interno delle professioni indicate nell’allegato C annesso alla presente legge che svolgono da almeno sei anni in via continuativa attivita’ lavorative per le quali e’ richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo e sono in possesso di un’anzianita’ contributiva di almeno 36 anni.

  1. La concessione dell’indennita’ di cui al comma 179 e’

subordinata alla cessazione dell’attivita’ lavorativa e non spetta a coloro che sono gia’ titolari di un trattamento pensionistico diretto.

  1. L’indennita’ di cui al comma 179 e’ erogata mensilmente su

dodici mensilita’ nell’anno ed e’ pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione. L’importo dell’indennita’ non puo’ in ogni caso superare l’importo massimo mensile di 1.500 euro e non e’ soggetto a rivalutazione.

  1. L’indennita’ di cui al comma 179 del presente articolo non e’

compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria, con il trattamento di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, nonche’ con l’indennizzo previsto dall’articolo 1 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207.

  1. Il beneficiario decade dal diritto all’indennita’ nel caso di

raggiungimento dei requisiti per il pensionamento anticipato. L’indennita’ e’ compatibile con la percezione dei redditi da lavoro dipendente o parasubordinato nel limite di 8.000 euro annui e dei redditi derivanti da attivita’ di lavoro autonomo nel limite di 4.800 euro annui.

  1. Per i lavoratori di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma

4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche’ per il personale degli enti pubblici di ricerca, che cessano l’attivita’ lavorativa e richiedono l’indennita’ di cui al comma 179 del presente articolo i termini di pagamento delle indennita’ di fine servizio comunque denominate di cui all’articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, iniziano a decorrere al compimento dell’eta’ di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e sulla base della disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato.

  1. Le modalita’ di attuazione delle disposizioni di cui ai commi

da 179 a 184, nel rispetto dei limiti di spesa annuali di cui al comma 186, sono disciplinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, avuto particolare riguardo a:

  1. a) la determinazione delle caratteristiche specifiche delle

attivita’ lavorative di cui al comma 179, lettera d);

  1. b) le procedure per l’accertamento delle condizioni per l’accesso

al beneficio di cui ai commi da 179 a 186 e la relativa documentazione da presentare a tali fini;

  1. c) le disposizioni attuative di quanto previsto dai commi da 179

a 186, con particolare riferimento: 1) all’attivita’ di monitoraggio e alla procedura di cui al comma 186 del presente articolo, da effettuare con il procedimento di cui all’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241; 2) alla disciplina del procedimento di accertamento anche in relazione alla documentazione da presentare per accedere al beneficio; 3) alle comunicazioni che l’ente previdenziale erogatore dell’indennita’ di cui al comma 179 fornisce all’interessato in esito alla presentazione della domanda di accesso al beneficio; 4) alla predisposizione dei criteri da seguire nell’espletamento dell’attivita’ di verifica ispettiva da parte del personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonche’ degli enti che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria; 5) alle modalita’ di utilizzo da parte dell’ente previdenziale delle informazioni relative alla dimensione, all’assetto organizzativo dell’azienda e alle tipologie di lavorazioni aziendali, anche come risultanti dall’analisi dei dati amministrativi in possesso degli enti previdenziali, ivi compresi quelli assicuratori nei confronti degli infortuni sul lavoro; 6) all’individuazione dei criteri di priorita’ di cui al comma 186; 7) alle forme e modalita’ di collaborazione tra enti che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria, con particolare riferimento allo scambio di dati ed elementi conoscitivi in ordine alle tipologie di lavoratori interessati.

  1. Il beneficio dell’indennita’ disciplinata ai sensi dei commi

da 179 a 185 e’ riconosciuto a domanda nel limite di 300 milioni di euro per l’anno 2017, di 609 milioni di euro per l’anno 2018, di 647 milioni di euro per l’anno anno 2019, di 462 milioni di euro per l’anno 2020, di 280 milioni di euro per l’anno 2021, di 83 milioni di euro per l’anno 2022 e di 8 milioni di euro per l’anno 2023. Qualora dal monitoraggio delle domande presentate e accolte emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, del numero di domande rispetto alle risorse finanziarie di cui al primo periodo del presente comma, la decorrenza dell’indennita’ e’ differita, con criteri di priorita’ in ragione della maturazione dei requisiti di cui al comma 180, individuati con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 185, e, a parita’ degli stessi, in ragione della data di presentazione della domanda, al fine di garantire un numero di accessi all’indennita’ non superiore al numero programmato in relazione alle predette risorse finanziarie.

  1. Al decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con

modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) la tabella A e’ sostituita dalla tabella A di cui all’allegato

D annesso alla presente legge;

  1. b) all’articolo 5, comma 1, quarto periodo, le parole: «e spetta

a condizione che il soggetto non possieda un reddito complessivo individuale relativo all’anno stesso superiore a una volta e mezza il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti» sono sostituite dalle seguenti: «e spetta: nella misura prevista al punto 1) della predetta tabella A a condizione che il soggetto possieda un reddito complessivo individuale relativo all’anno stesso non superiore a una volta e mezza il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti; fermo restando quanto stabilito dal comma 2, nella misura prevista al punto 2) della predetta tabella A a condizione che il soggetto possieda un reddito complessivo individuale relativo all’anno stesso compreso tra una volta e mezza e due volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti»;

  1. c) il comma 2 dell’articolo 5 e’ sostituito dal seguente:

«2. Nei confronti dei soggetti che soddisfano le condizioni di cui al comma 1 e per i quali l’importo complessivo del reddito individuale annuo, al netto dei trattamenti di famiglia, risulti superiore a una volta e mezza il trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato dell’importo della somma aggiuntiva spettante, l’importo e’ comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato. Nei confronti dei soggetti che soddisfano le condizioni di cui al comma 1 e per i quali l’importo complessivo del reddito individuale annuo, al netto dei trattamenti di famiglia, risulti superiore a due volte il trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato dell’importo della somma aggiuntiva spettante, l’importo e’ attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato».

  1. A decorrere dal 1º maggio 2017, in via sperimentale fino al 31

dicembre 2018, per i lavoratori in possesso dei requisiti di eta’, contributivi e di maturazione del diritto a pensione di vecchiaia di cui al comma 167 del presente articolo e in possesso della certificazione di cui al comma 168 del presente articolo, a seguito della cessazione del rapporto di lavoro, le prestazioni delle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, con esclusione di quelle in regime di prestazione definita, possono essere erogate, in tutto o in parte, su richiesta dell’aderente, in forma di rendita temporanea, denominata «Rendita integrativa temporanea anticipata» (RITA), decorrente dal momento dell’accettazione della richiesta fino al conseguimento dei predetti requisiti di accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio e consistente nell’erogazione frazionata, per il periodo considerato, del montante accumulato richiesto.

  1. La parte imponibile della rendita di cui al comma 188,

determinata secondo le disposizioni vigenti nei periodi di maturazione della prestazione pensionistica complementare, e’ assoggettata alla ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15 per cento ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. A tal fine, se la data di iscrizione alla forma di previdenza complementare e’ anteriore al 1º gennaio 2007, gli anni di iscrizione prima del 2007 sono computati fino a un massimo di 15.

  1. Le somme erogate a titolo di RITA sono imputate, ai fini della

determinazione del relativo imponibile, prioritariamente agli importi della prestazione medesima maturati fino al 31 dicembre 2000 e, per la parte eccedente, prima a quelli maturati dal 1º gennaio 2001 al 31 dicembre 2006 e successivamente a quelli maturati dal 1º gennaio 2007.

  1. Le disposizioni di cui ai commi 188, 189 e 190 si applicano

anche ai dipendenti pubblici che hanno aderito alle forme pensionistiche complementari loro destinate.

  1. Per i lavoratori di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma

4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche’ per il personale degli enti pubblici di ricerca, che accedono a RITA e cessano dal rapporto di lavoro, il trattamento di fine rapporto e di fine servizio sono corrisposti al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione degli stessi secondo le disposizioni dell’articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e la disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato.

  1. Il Governo trasmette alle Camere entro il 10 settembre 2018

una relazione nella quale da’ conto dei risultati delle sperimentazioni relative alle misure di cui ai commi da 166 a 186 e da 188 a 192 e formula proposte in ordine alla loro eventuale prosecuzione.

  1. Con effetto sui trattamenti pensionistici decorrenti dal 1º

gennaio 2018, le disposizioni di cui all’articolo 24, comma 10, terzo e quarto periodo, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di riduzione percentuale dei trattamenti pensionistici, non trovano applicazione.

  1. All’articolo 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012, n.

228, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al primo periodo, dopo le parole: «e alle forme sostitutive ed

esclusive della medesima,» sono inserite le seguenti: «nonche’ agli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103,» e le parole: «, qualora non siano in possesso dei requisiti per il diritto al trattamento pensionistico» sono soppresse;

  1. b) il secondo periodo e’ sostituito dal seguente: «La predetta

facolta’ puo’ essere esercitata per la liquidazione del trattamento pensionistico a condizione che il soggetto interessato abbia i requisiti anagrafici previsti dal comma 6 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e il requisito contributivo di cui al comma 7 del medesimo articolo 24, ovvero, indipendentemente dal possesso dei requisiti anagrafici, abbia maturato l’anzianita’ contributiva prevista dal comma 10 del medesimo articolo 24, adeguata agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nonche’ per la liquidazione dei trattamenti per inabilita’ e ai superstiti di assicurato deceduto».

  1. Per i lavoratori di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma

4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche’ per il personale degli enti pubblici di ricerca, che si avvalgono della facolta’ di cui all’articolo 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, come modificato dal comma 195 del presente articolo, i termini di pagamento delle indennita’ di fine servizio comunque denominate di cui all’articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, iniziano a decorrere al compimento dell’eta’ di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

  1. Per i casi di esercizio della facolta’ di ricongiunzione di

cui agli articoli 1 e 2 della legge 7 febbraio 1979, n. 29, da parte dei soggetti, titolari di piu’ periodi assicurativi che consentono l’accesso al trattamento pensionistico a seguito di quanto previsto all’articolo 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, per effetto delle modifiche introdotte dal comma 195 del presente articolo, sono consentiti, su richiesta degli interessati, il recesso e la restituzione di quanto gia’ versato, solo nei casi in cui non si sia perfezionato il pagamento integrale dell’importo dovuto. La restituzione di quanto versato e’ effettuata a decorrere dal dodicesimo mese dalla data della richiesta di rimborso in quattro rate annuali, non maggiorate di interessi. Il recesso di cui al presente comma non puo’, comunque, essere esercitato oltre il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge e nei casi in cui abbia gia’ dato titolo alla liquidazione del trattamento pensionistico.

  1. I soggetti, titolari di piu’ periodi assicurativi che

consentono l’accesso al trattamento pensionistico previsto all’articolo 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, a seguito delle modifiche introdotte dal comma 195 del presente articolo, che hanno presentato domanda di pensione in totalizzazione ai sensi del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge e per i quali il relativo procedimento amministrativo non sia ancora concluso, possono, previa rinuncia alla domanda di pensione in totalizzazione, accedere al trattamento pensionistico previsto al medesimo articolo 1, comma 239, come modificato dal comma 195 del presente articolo.

  1. A decorrere dal 1º maggio 2017, il requisito contributivo di

cui all’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, come rideterminato ai sensi del comma 12 del medesimo articolo 24 per effetto degli adeguamenti applicati con decorrenza 2013 e 2016, e’ ridotto a 41 anni per i lavoratori di cui all’articolo 1, commi 12 e 13, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che hanno almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo precedenti il raggiungimento del diciannovesimo anno di eta’ e che si trovano in una delle seguenti condizioni di cui alle lettere da a) a d) del presente comma, come ulteriormente specificate ai sensi del comma 202 del presente articolo:

  1. a) sono in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del

rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi;

  1. b) assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il

coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravita’ ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;

  1. c) hanno una riduzione della capacita’ lavorativa, accertata

dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidita’ civile, superiore o uguale al 74 per cento;

  1. d) sono lavoratori dipendenti di cui alle professioni indicate

all’allegato E annesso alla presente legge che svolgono, al momento del pensionamento, da almeno sei anni in via continuativa attivita’ lavorative per le quali e’ richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo ovvero sono lavoratori che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 1, commi 1, 2 e 3, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.

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