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Miscellanea Pubblicato il 22 dicembre 2016

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Miscellanea Legge di Bilancio 2017 – L. n. 232 del 21 dicembre 2016 [parte 2]

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Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 dicembre 2016, n. 297 la prima «legge di Bilancio», ossia la legge n. 11 dicembre 2016, n. 232. Ecco il testo.

  1. Al requisito contributivo ridotto di cui al comma 199 del

presente articolo continuano ad applicarsi gli adeguamenti alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

  1. Per i lavoratori di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma

4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche’ per il personale degli enti pubblici di ricerca, che soddisfano i requisiti di cui al comma 199 del presente articolo, le indennita’ di fine servizio comunque denominate di cui all’articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, sono corrisposte al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione delle stesse secondo le disposizioni dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011,

  1. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
  2. 214, e sulla base della disciplina vigente in materia di

corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato.

  1. Le modalita’ di attuazione delle disposizioni dei commi da 199

a 205 del presente articolo, nel rispetto dei limiti di spesa annuali di cui al comma 203, sono disciplinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, avuto particolare riguardo:

  1. a) alla determinazione delle caratteristiche specifiche delle

attivita’ lavorative di cui al comma 199, lettera d);

  1. b) alle procedure per l’accertamento delle condizioni per

l’accesso al beneficio di cui ai commi da 199 a 205 e alla relativa documentazione da presentare a tali fini;

  1. c) all’attivita’ di monitoraggio e alla procedura di cui al comma

203 del presente articolo, da effettuare con il procedimento di cui all’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241;

  1. d) alle comunicazioni che l’ente previdenziale erogatore del

trattamento pensionistico fornisce all’interessato in esito alla presentazione della domanda di accesso al beneficio;

  1. e) alla predisposizione dei criteri da seguire nello svolgimento

dell’attivita’ di verifica ispettiva da parte del personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonche’ degli enti che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria;

  1. f) alle modalita’ di utilizzo da parte dell’ente previdenziale

delle informazioni relative alla dimensione, all’assetto organizzativo dell’azienda e alle tipologie di lavorazioni aziendali, anche come risultanti dall’analisi dei dati amministrativi in possesso degli enti previdenziali, ivi compresi quelli assicuratori nei confronti degli infortuni sul lavoro;

  1. g) all’individuazione dei criteri di priorita’ di cui al comma

203;

  1. h) alle forme e modalita’ di collaborazione tra enti che

gestiscono forme di assicurazione obbligatoria, con particolare riferimento allo scambio di dati ed elementi conoscitivi in ordine alle tipologie di lavoratori interessati.

  1. Il beneficio dell’anticipo del pensionamento ai sensi dei

commi da 199 a 202 e’ riconosciuto a domanda nel limite di 360 milioni di euro per l’anno 2017, di 550 milioni di euro per l’anno 2018, di 570 milioni di euro per l’anno 2019 e di 590 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020. Qualora dal monitoraggio delle domande presentate ed accolte emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, del numero di domande rispetto alle risorse finanziarie di cui al primo periodo del presente comma, la decorrenza dei trattamenti e’ differita, con criteri di priorita’ in ragione della maturazione dei requisiti agevolati di cui al comma 199, individuati con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 202, e, a parita’ degli stessi, in ragione della data di presentazione della domanda, al fine di garantire un numero di accessi al pensionamento, sulla base dei predetti requisiti agevolati, non superiore al numero di pensionamenti programmato in relazione alle predette risorse finanziarie.

  1. A far data dalla sua decorrenza il trattamento pensionistico

di cui al comma 199 del presente articolo non e’ cumulabile con redditi da lavoro, subordinato o autonomo, per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra l’anzianita’ contributiva di cui all’articolo 24, commi 10 e 12, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e l’anzianita’ contributiva al momento del pensionamento.

  1. Il beneficio di cui ai commi da 199 a 204 non e’ cumulabile

con altre maggiorazioni previste per le attivita’ di lavoro di cui al comma 199 del presente articolo, fermo restando quanto previsto all’articolo 80, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

  1. Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente

legge:

  1. a) l’articolo 24, comma 17-bis, del decreto-legge 6 dicembre

2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e’ abrogato;

  1. b) all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile

2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera a), le parole: «, compreso l’anno di maturazione dei requisiti,» sono soppresse e le parole: «per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017;» sono sostituite dalla seguente: «ovvero»; 2) alla lettera b), le parole: «, per le pensioni aventi decorrenza dal 1º gennaio 2018» sono soppresse;

  1. c) all’articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile

2011, n. 67, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell’articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;

  1. d) all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile

2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera b), le parole: «a decorrere dal 1º gennaio 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2016»; 2) dopo la lettera b) sono aggiunte le seguenti: «b-bis) entro il 1º marzo dell’anno di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati nel corso dell’anno 2017; b-ter) entro il 1º maggio dell’anno precedente a quello di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1º gennaio 2018».

  1. Per effetto di quanto stabilito dal comma 206 del presente

articolo il Fondo di cui all’articolo 1, comma 3, lettera f), della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e’ incrementato di 84,5 milioni di euro per l’anno 2017, di 86,3 milioni di euro per l’anno 2018, di 124,5 milioni di euro per l’anno 2019, di 126,6 milioni di euro per l’anno 2020, di 123,8 milioni di euro per l’anno 2021, di 144,4 milioni di euro per l’anno 2022, di 145,2 milioni di euro per l’anno 2023, di 151,8 milioni di euro per l’anno 2024, di 155,4 milioni di euro per l’anno 2025 e di 170,5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026, con conseguente corrispondente incremento degli importi di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.

  1. Ai fini della corretta attuazione dei commi 206 e 207, entro

sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono apportate le necessarie modificazioni al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 20 settembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 276 del 26 novembre 2011, anche introducendo eventuali semplificazioni nella documentazione necessaria per la richiesta di accesso al beneficio, fermi restando i contenuti informativi previsti per la certificazione del beneficio medesimo ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.

  1. Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente

legge, all’articolo 9, comma 2, della legge 29 marzo 1985, n. 113, le parole: «In attesa della legge di riforma generale del sistema pensionistico,» sono soppresse e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonche’ all’incremento dell’eta’ anagrafica a cui applicare il coefficiente di trasformazione per il calcolo della quota di pensione nel sistema contributivo come previsto dall’articolo 1, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335».

  1. I commi 3 e 4 dell’articolo 13 del testo unico delle imposte

sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1986, n. 917, sono sostituiti dal seguente: «3. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o piu’ redditi di pensione di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a), spetta una detrazione dall’imposta lorda, non cumulabile con quella prevista al comma 1 del presente articolo, rapportata al periodo di pensione nell’anno, pari a:

  1. a) 1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 8.000 euro.

L’ammontare della detrazione effettivamente spettante non puo’ essere inferiore a 713 euro;

  1. b) 1.297 euro, aumentata del prodotto fra 583 euro e l’importo

corrispondente al rapporto fra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo e’ superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;

  1. c) 1.297 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a 15.000

euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 40.000 euro».

  1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente

legge, ai trattamenti pensionistici spettanti alle vittime del dovere e ai loro familiari superstiti, di cui alla legge 13 agosto 1980, n. 466, alla legge 20 ottobre 1990, n. 302, e all’articolo 1, commi 563 e 564, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, si applicano i benefici fiscali di cui all’articolo 2, commi 5 e 6, della legge 23 novembre 1998, n. 407, e dell’articolo 3, comma 2, della legge 3 agosto 2004,

  1. 206, in materia di esenzione dall’imposta sui redditi.
  2. A seguito dell’attivita’ di monitoraggio e verifica relativa

alle misure di salvaguardia previste dall’articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dall’articolo 22 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dall’articolo 1, commi da 231 a 234, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dagli articoli 11 e 11-bis del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, dall’articolo 1, commi da 194 a 198, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, dall’articolo 2 della legge 10 ottobre 2014, n. 147, e dai relativi decreti attuativi del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 1º giugno 2012, 8 ottobre 2012, 22 aprile 2013 e 14 febbraio 2014, pubblicati, rispettivamente, nella Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio 2012, n. 17 del 21 gennaio 2013, n. 123 del 28 maggio 2013 e

  1. 89 del 16 aprile 2014, nonche’ dall’articolo 1, commi da 265 a

276, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, resa possibile in relazione alle misure per le quali la certificazione del diritto al beneficio e’ da ritenere conclusa nonche’ a quanto stabilito dal comma 213 del presente articolo, i complessivi importi indicati al quarto periodo del comma 235 dell’articolo 1 della legge n. 228 del 2012 sono rideterminati in 243,4 milioni di euro per l’anno 2013, 908,9 milioni di euro per l’anno 2014, 1.618,5 milioni di euro per l’anno 2015, 2.000,4 milioni di euro per l’anno 2016, 1.796,2 milioni di euro per l’anno 2017, 1.270,6 milioni di euro per l’anno 2018, 734,8 milioni di euro per l’anno 2019, 388,1 milioni di euro per l’anno 2020, 194,8 milioni di euro per l’anno 2021, 103,5 milioni di euro per l’anno 2022 e 9,9 milioni di euro per l’anno 2023, cui corrisponde la rideterminazione del limite numerico massimo in 137.095 soggetti. La ripartizione dei complessivi limiti di spesa e numerici di cui al primo periodo del presente comma e’ effettuata ai sensi dell’articolo 1, comma 193, della legge n. 147 del 2013. Ai sensi di quanto stabilito dall’articolo 1, comma 235, della legge n. 228 del 2012, l’autorizzazione di spesa di cui al primo periodo del predetto comma 235 e’ incrementata di 641,85 milioni di euro per l’anno 2017, di 405,7 milioni di euro per l’anno 2018, di 106,54 milioni di euro per l’anno 2019, di 76,97 milioni di euro per l’anno 2020, di 50,22 milioni di euro per l’anno 2021, di 10,48 milioni di euro per l’anno 2022 e di 2 milioni di euro per l’anno 2023.

  1. In considerazione del limitato utilizzo, come anche accertato

ai sensi dell’articolo 1, comma 263, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, ai fini dell’accesso al pensionamento secondo i requisiti e le decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, della salvaguardia di cui all’articolo 22, comma 1, lettera a), del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, nonche’ della circostanza che risultano trascorsi i termini decadenziali di comunicazione degli elenchi nominativi di cui all’articolo 3 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 8 ottobre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 17 del 21 gennaio 2013, all’articolo 22, comma 1, alinea, del citato decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, le parole: «ulteriori 35.000 soggetti» sono sostituite dalle seguenti: «ulteriori 19.741 soggetti».

  1. Le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime

delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ferme restando, nei limiti definiti ai sensi del comma 212 del presente articolo, le salvaguardie ivi indicate, continuano ad applicarsi ai seguenti soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011:

  1. a) nel limite di 11.000 soggetti, ai lavoratori collocati in

mobilita’ o in trattamento speciale edile ai sensi degli articoli 4, 11 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, o ai sensi dell’articolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, ovvero da aziende cessate o interessate dall’attivazione, precedente alla data di licenziamento, delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, l’amministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale, previa esibizione della documentazione attestante la data di avvio della procedura concorsuale, anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dall’attivita’ lavorativa entro il 31 dicembre 2014 e che perfezionano, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro trentasei mesi dalla fine del periodo di fruizione dell’indennita’ di mobilita’ o del trattamento speciale edile, i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Il versamento volontario di cui alla presente lettera, anche in deroga alle disposizioni dell’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, puo’ riguardare anche periodi eccedenti i sei mesi precedenti la domanda di autorizzazione stessa e puo’ comunque essere effettuato solo con riferimento ai trentasei mesi successivi al termine di fruizione dell’indennita’ di mobilita’ o del trattamento speciale edile indicato dalla presente lettera. Eventuali periodi di sospensione dell’indennita’ di mobilita’, ai sensi dell’articolo 8, commi 6 e 7, della legge n. 223 del 1991 e dell’articolo 3 del decreto-legge n. 299 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 451 del 1994, intervenuti entro la data di entrata in vigore della presente legge per svolgere attivita’ di lavoro subordinato, a tempo parziale, a tempo determinato, ovvero di lavoro parasubordinato mantenendo l’iscrizione nella lista, si considerano rilevanti ai fini del prolungamento del periodo di fruizione dell’indennita’ stessa e non comportano l’esclusione dall’accesso alle salvaguardie di cui al presente comma;

  1. b) nel limite di 9.200 soggetti, ai lavoratori di cui

all’articolo 1, comma 194, lettera a), della legge 27 dicembre 2013,

  1. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la

decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro l’ottantaquattresimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011;

  1. c) nel limite di 1.200 soggetti, ai lavoratori di cui

all’articolo 1, comma 194, lettera f), della legge 27 dicembre 2013,

  1. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la

decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro il settantaduesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011;

  1. d) nel limite di 7.800 soggetti, ai lavoratori di cui

all’articolo 1, comma 194, lettere b), c) e d), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro l’ottantaquattresimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge

  1. 201 del 2011;
  2. e) nel limite di 700 soggetti, ai lavoratori di cui all’articolo

24, comma 14, lettera e-ter), del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, limitatamente ai lavoratori in congedo per assistere figli con disabilita’ grave ai sensi dell’articolo 42, comma 5, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, entro l’ottantaquattresimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011;

  1. f) nel limite di 800 soggetti, con esclusione del settore

agricolo e dei lavoratori con qualifica di stagionali, ai lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato e ai lavoratori in somministrazione con contratto a tempo determinato, cessati dal lavoro tra il 1º gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo indeterminato, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro il settantaduesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge

  1. 201 del 2011.
  2. Per i lavoratori di cui al comma 214, lettera a), che siano

gia’ stati autorizzati ai versamenti volontari in data antecedente a quella di entrata in vigore della presente legge e per i quali siano decorsi i termini di pagamento, sono riaperti a domanda i termini dei versamenti relativi ai trentasei mesi successivi alla fine del periodo di fruizione dell’indennita’ di mobilita’ o del trattamento speciale edile come specificato nel medesimo comma 214.

  1. Ai fini della presentazione delle istanze da parte dei

lavoratori, da effettuare entro il termine di decadenza di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano per ciascuna categoria di lavoratori salvaguardati le specifiche procedure previste nei precedenti provvedimenti in materia di salvaguardia dei requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, da ultimo stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 14 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 89 del 16 aprile 2014. L’INPS provvede al monitoraggio delle domande di pensionamento inoltrate dai lavoratori di cui al comma 214 del presente articolo che intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, e provvede a pubblicare nel proprio sito internet, in forma aggregata al fine di rispettare le vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali, i dati raccolti a seguito dell’attivita’ di monitoraggio, avendo cura di evidenziare le domande accolte, quelle respinte e le relative motivazioni. Qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento del limite numerico delle domande di pensione e dei limiti di spesa, anche in via prospettica, determinati ai sensi dei commi 214 e 218, primo periodo, del presente articolo, l’INPS non prende in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dai commi da 214 a 218 del presente articolo.

  1. I dati rilevati nell’ambito del monitoraggio svolto dall’INPS

ai sensi del comma 216 del presente articolo sono utilizzati ai fini della predisposizione della relazione di cui all’articolo 2, comma 5, della legge 10 ottobre 2014, n. 147.

  1. I benefici di cui al comma 214 sono riconosciuti nel limite di

30.700 soggetti e nel limite massimo di 137 milioni di euro per l’anno 2017, di 305 milioni di euro per l’anno 2018, di 368 milioni di euro per l’anno 2019, di 333 milioni di euro per l’anno 2020, di 261 milioni di euro per l’anno 2021, di 171 milioni di euro per l’anno 2022, di 72 milioni di euro per l’anno 2023, di 21 milioni di euro per l’anno 2024, di 9 milioni di euro per l’anno 2025 e di 3 milioni di euro per l’anno 2026. Conseguentemente, all’articolo 1, comma 235, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, gli importi indicati al quarto periodo, come modificati ai sensi del comma 212 del presente articolo, sono corrispondentemente incrementati degli importi di cui al precedente periodo, per una rideterminazione pari a 243,4 milioni di euro per l’anno 2013, 908,9 milioni di euro per l’anno 2014, 1.618,5 milioni di euro per l’anno 2015, 2.000,4 milioni di euro per l’anno 2016, 1.933,2 milioni di euro per l’anno 2017, 1.575,6 milioni di euro per l’anno 2018, 1.102,8 milioni di euro per l’anno 2019, 721,1 milioni di euro per l’anno 2020, 455,8 milioni di euro per l’anno 2021, 274,5 milioni di euro per l’anno 2022, 81,9 milioni di euro per l’anno 2023, 21 milioni di euro per l’anno 2024, 9 milioni di euro per l’anno 2025 e 3 milioni di euro per l’anno 2026, cui corrisponde la rideterminazione del limite numerico massimo in 167.795 soggetti.

  1. Al fine del concorso alla copertura degli oneri derivanti dai

commi da 214 a 218 del presente articolo, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 235, primo periodo, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, come rifinanziata anche ai sensi del comma 212 del presente articolo, e’ ridotta di 134 milioni di euro per l’anno 2017, di 295 milioni di euro per l’anno 2018, di 106,54 milioni di euro per l’anno 2019, di 76,97 milioni di euro per l’anno 2020, di 50,22 milioni di euro per l’anno 2021, di 57,10 milioni di euro per l’anno 2022 e di 54 milioni di euro per l’anno 2023.

  1. Al fine del concorso alla copertura degli oneri derivanti dai

commi da 214 a 218 del presente articolo si provvede altresi’ mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004,

  1. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004,
  2. 307, per 3 milioni di euro per l’anno 2017, per 10 milioni di euro

per l’anno 2018, per 22 milioni di euro per l’anno 2019, per 30 milioni di euro per l’anno 2020, per 31 milioni di euro per l’anno 2021, per 28 milioni di euro per l’anno 2022, per 18 milioni di euro per l’anno 2023, per 10 milioni di euro per l’anno 2024, per 6 milioni di euro per l’anno 2025 e per 3 milioni di euro per l’anno 2026.

  1. Le risorse residue dell’autorizzazione di spesa di cui

all’articolo 1, comma 235, primo periodo, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, come conseguenti dai commi da 212 a 219 del presente articolo, concorrono alla copertura dei maggiori oneri derivanti dalle misure in materia pensionistica previste dalla presente legge, e, conseguentemente, all’articolo 1, comma 235, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, sono soppressi i primi tre periodi e gli ultimi due periodi. Qualora dall’attivita’ di monitoraggio di cui al comma 216 del presente articolo dovessero venire accertate, anche in via prospettica, economie rispetto ai limiti di spesa di cui al comma 218, primo periodo, del presente articolo, le stesse confluiscono nel Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

  1. Al fine di portare a conclusione la sperimentazione di cui

all’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, la facolta’ prevista dal medesimo articolo 1, comma 9, e’ estesa alle lavoratrici che non hanno maturato entro il 31 dicembre 2015 i requisiti previsti dalla stessa disposizione per effetto degli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

  1. Per le lavoratrici di cui al comma 222 del presente articolo

restano fermi, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, il regime degli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il regime delle decorrenze, nonche’ il sistema di calcolo delle prestazioni applicati al pensionamento di anzianita’ di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243.

  1. Gli oneri derivanti dai commi 222 e 223 sono valutati in 18,3

milioni di euro per l’anno 2017, in 47,2 milioni di euro per l’anno 2018, in 87,5 milioni di euro per l’anno 2019, in 68,6 milioni di euro per l’anno 2020, in 34,1 milioni di euro per l’anno 2021 e in 1,7 milioni di euro per l’anno 2022.

  1. A quota parte degli oneri di cui al comma 224 si provvede:
  2. a) quanto a 4,5 milioni di euro per l’anno 2019, a 2,5 milioni di

euro per l’anno 2020, a 0,9 milioni di euro per l’anno 2021 e a 0,2 milioni di euro per l’anno 2022, mediante le maggiori entrate derivanti dalle misure di cui ai commi 222 e 223;

  1. b) quanto a 22,2 milioni di euro per l’anno 2018, a 52,5 milioni

di euro per l’anno 2019 e a 33,6 milioni di euro per l’anno 2020, mediante il versamento all’entrata del bilancio dello Stato da parte dell’INPS, in deroga a quanto previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, di una quota pari a 22,2 milioni di euro per l’anno 2018, a 52,5 milioni di euro per l’anno 2019 e a 33,6 milioni di euro per l’anno 2020 delle entrate derivanti dall’aumento contributivo di cui all’articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, con esclusione delle somme destinate al finanziamento dei fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388;

  1. c) quanto a 25 milioni di euro per l’anno 2018, a 30,5 milioni di

euro per l’anno 2019, a 32,5 milioni di euro per l’anno 2020, a 33,2 milioni di euro per l’anno 2021 e a 1,5 milioni di euro per l’anno 2022, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004,

  1. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004,
  2. 307.
  3. Nelle more dell’esercizio della delega di cui all’articolo 2,

comma 4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198, per il sostegno degli oneri derivanti dalle prestazioni di vecchiaia anticipata per i giornalisti dipendenti da aziende in ristrutturazione o riorganizzazione per crisi aziendale, di cui all’articolo 37 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e’ autorizzata la spesa di 5,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019, di 5 milioni di euro per l’anno 2020 e di 1,5 milioni di euro per l’anno 2021, in aggiunta a quanto previsto dall’articolo 1-bis del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. Sono conseguentemente aumentati i limiti di spesa di cui all’articolo 41-bis, comma 7, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14.

  1. I trattamenti di vecchiaia anticipata di cui ai commi da 226 a

232 del presente articolo sono erogati ai giornalisti interessati dai piani di ristrutturazione o riorganizzazione presentati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali prima della data di entrata in vigore della presente legge, ancorche’ ne siano esauriti i termini di durata. In tal caso, non si tiene conto, ai fini della decorrenza dei trattamenti ovvero della decadenza del termine di sessanta giorni previsto dall’alinea del comma 1 dell’articolo 37 della legge 5 agosto 1981, n. 416, del periodo intercorrente tra la data di scadenza del piano di ristrutturazione o riorganizzazione e quella di entrata in vigore della presente legge, dalla quale inizia a decorrere nuovamente il predetto termine. L’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani prende in considerazione le domande di pensionamento secondo l’ordine cronologico di presentazione dei piani, nel rispetto dei limiti di spesa di cui al comma 226 del presente articolo e delle condizioni di cui all’articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114.

  1. Agli oneri derivanti dalle prestazioni di vecchiaia anticipata

finanziate ai sensi dei commi da 226 a 232 del presente articolo concorre il contributo aggiuntivo a carico dei datori di lavoro di cui all’articolo 41-bis, comma 7, secondo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14.

  1. L’instaurazione di rapporti di lavoro dipendente o autonomo di

cui agli articoli 2222 e seguenti del codice civile, anche in forma di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero la sottoscrizione di contratti per la cessione del diritto d’autore, con i giornalisti che abbiano optato per i trattamenti di vecchiaia anticipata finanziati ai sensi dei commi da 226 a 232 del presente articolo comporta la revoca del finanziamento concesso, anche nel caso in cui il rapporto di lavoro sia instaurato con un’azienda diversa facente capo al medesimo gruppo editoriale.

  1. All’onere derivante dall’attuazione del comma 226 si provvede:
  2. a) quanto a 5,5 milioni di euro per l’anno 2017, mediante

corrispondente riduzione della quota del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione destinata per l’anno 2017 agli interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198;

  1. b) quanto a 5,5 milioni di euro per l’anno 2018, a 5,5 milioni di

euro per l’anno 2019, a 5 milioni di euro per l’anno 2020 e a 1,5 milioni di euro per l’anno 2021, mediante corrispondente versamento all’entrata del bilancio dello Stato, per pari importo e per i medesimi anni, delle risorse disponibili su apposita contabilita’ speciale, su cui affluiscono 17,5 milioni di euro della quota del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione destinata per l’anno 2017 agli interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198.

  1. Alla compensazione dei conseguenti effetti finanziari sui

saldi di finanza pubblica recati dal comma 230 del presente articolo si provvede mediante corrispondente utilizzo del Fondo di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, pari a 5,5 milioni di euro per l’anno 2018, a 5,5 milioni di euro per l’anno 2019, a 5 milioni di euro per l’anno 2020 e a 1,5 milioni di euro per l’anno 2021.

  1. Il Fondo di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7

ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e’ incrementato di 17,5 milioni di euro per l’anno 2017.

  1. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 284,

quinto periodo, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e’ ridotta di 100 milioni di euro per l’anno 2017 e di 50 milioni di euro per l’anno 2018 e, conseguentemente, le somme versate in entrata al bilancio dello Stato ai sensi dell’undicesimo periodo del medesimo comma 284, in misura pari a 120 milioni di euro per l’anno 2017 e a 60 milioni di euro per l’anno 2018, sono trasferite all’INPS a copertura dei maggiori oneri derivanti dallo stesso comma 284 nella misura di 20 milioni di euro per l’anno 2017 e di 10 milioni di euro per l’anno 2018 e rimangono acquisite al bilancio dello Stato per l’importo di 100 milioni di euro per l’anno 2017 e di 50 milioni di euro per l’anno 2018.

  1. All’articolo 12, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 3

maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119, le parole: «2016 e 2017» sono sostituite dalle seguenti: «2016, 2017, 2018 e 2019». Le disposizioni di cui al primo periodo del presente comma sono estese anche al Fondo di solidarieta’ per il sostegno dell’occupabilita’, dell’occupazione e del reddito del personale del credito cooperativo. L’operativita’ delle disposizioni di cui ai primi due periodi del presente comma e’ subordinata all’emanazione dei regolamenti di adeguamento della disciplina dei Fondi ai sensi dell’articolo 26, comma 3, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, da adottare con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Dall’attuazione di quanto previsto dal presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  1. Fino al 31 dicembre 2019, con riferimento alle imprese o

gruppi di imprese coinvolti in processi di ristrutturazione o fusione, rientranti nei settori destinatari dei Fondi di solidarieta’ di cui all’articolo 26 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, e interessati da provvedimenti legislativi relativi a processi di adeguamento o riforma per aumentarne la stabilita’ e rafforzarne la patrimonializzazione, il contributo straordinario a carico del datore di lavoro previsto dall’articolo 33, comma 3, del predetto decreto legislativo n. 148 del 2015 per l’assegno straordinario per il sostegno al reddito di cui all’articolo 26, comma 9, lettera b), del medesimo decreto legislativo n. 148 del 2015, e’ ridotto, a domanda da presentare dallo stesso datore di lavoro e nei limiti e alle condizioni di cui al comma 236 del presente articolo, di un importo pari all’85 per cento dell’importo equivalente alla somma della prestazione di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e della contribuzione figurativa di cui all’articolo 12 del medesimo decreto legislativo n. 22 del 2015, per i nuovi accessi all’assegno straordinario nel 2017, e pari al 50 per cento dell’importo equivalente alla medesima somma, per i nuovi accessi all’assegno straordinario negli anni 2018 e 2019, con riferimento a un limite massimo complessivo di 25.000 accessi nel triennio 2017-2019. Detto importo e’ calcolato, per ciascun lavoratore coinvolto nei processi di agevolazione all’esodo, ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto legislativo n. 22 del 2015, e in ogni caso relativamente a un periodo non superiore alla durata dell’assegno straordinario. All’integrazione del finanziamento degli assegni straordinari necessaria per effetto della riduzione del contributo straordinario di cui al primo periodo del presente comma provvede la Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, istituita presso l’INPS ai sensi dell’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

  1. Il beneficio di cui al comma 235 e’ riconosciuto ai datori di

lavoro nel limite di 174 milioni di euro per l’anno 2017, di 224 milioni di euro per l’anno 2018, di 139 milioni di euro per l’anno 2019, di 87 milioni di euro per l’anno 2020 e di 24 milioni di euro per l’anno 2021. L’INPS provvede al monitoraggio delle domande presentate ai sensi del comma 235 ai fini del rispetto dei limiti di spesa annuali di cui al primo periodo del presente comma e del limite numerico complessivo di cui al comma 235. Fermo restando il limite numerico complessivo di cui al comma 235, qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento, anche in via prospettica, dei limiti di spesa annuali di cui al primo periodo del presente comma, l’INPS non prende in esame ulteriori domande finalizzate a usufruire del beneficio di cui al comma 235. Alle attivita’ previste l’INPS provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  1. Per il triennio 2017-2019, i Fondi di solidarieta’ di cui al

comma 234 provvedono, a loro carico e previo il versamento agli stessi Fondi della relativa provvista finanziaria da parte dei datori di lavoro ai sensi del secondo periodo del presente comma, nei confronti dei lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi sette anni, anche al versamento della contribuzione correlata a periodi, utili per il conseguimento del diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia, riscattabili o ricongiungibili precedenti all’accesso ai Fondi di solidarieta’. Gli oneri di finanziamento sono versati ai Fondi dal datore di lavoro e costituiscono specifica fonte di finanziamento con destinazione riservata alle finalita’ di cui al primo periodo del presente comma. L’operativita’ della disposizione di cui ai primi due periodi del presente comma e’ subordinata all’emanazione dei regolamenti di adeguamento della disciplina dei Fondi di cui al comma 234, da adottare con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Dall’attuazione di quanto previsto dal presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  1. Lo stanziamento del Fondo per la lotta alla poverta’ e

all’esclusione sociale, di cui all’articolo 1, comma 386, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e’ incrementato di 150 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 16, comma 7, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, come rifinanziata dall’articolo 43, comma 5, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, e’ ridotta di 150 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017.

  1. Nelle more dell’attuazione dei provvedimenti legislativi di

cui all’articolo 1, comma 388, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, per l’anno 2017 sono definiti, nei limiti delle risorse disponibili nel Fondo per la lotta alla poverta’ e all’esclusione sociale, di cui all’articolo 1, comma 386, della citata legge n. 208 del 2015, nuovi criteri di accesso alla misura di contrasto alla poverta’ di cui all’articolo 1, comma 387, lettera a), della medesima legge n. 208 del 2015, anche al fine di ampliare la platea nel rispetto delle priorita’ previste dalla legislazione vigente. Con il medesimo decreto sono stabilite le modalita’ di prosecuzione della sperimentazione dell’assegno di disoccupazione (ASDI), di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, anche mediante eventuale utilizzo di quota parte delle risorse disponibili nel predetto Fondo per la lotta alla poverta’ e all’esclusione sociale.

  1. A valere sulle risorse del Fondo sociale per occupazione e

formazione di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, si provvede, nei limiti degli importi rispettivamente indicati:

  1. a) alla restituzione dell’anticipazione effettuata dalla

Presidenza del Consiglio dei ministri per interventi di pubblica utilita’ e socialmente utili nei territori di Genova Cornigliano, pari a 5 milioni di euro per l’anno 2017;

  1. b) all’estensione degli incentivi di cui all’articolo 32, comma

1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, alle assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2017; a tal fine e’ autorizzata la spesa di 2,6 milioni di euro per l’anno 2017, di 5,6 milioni di euro per l’anno 2018 e di 3 milioni di euro per l’anno 2019; conseguentemente, all’articolo 32, comma 3, primo periodo, dello stesso decreto legislativo n. 150 del 2015, le parole: «2015 e 2016» sono sostituite dalle seguenti: «2015, 2016 e 2017» e le parole: «sono incrementate di 27 milioni di euro per l’anno 2015 e di 27 milioni di euro per l’anno 2016» sono sostituite dalle seguenti: «sono incrementate di 27 milioni di euro per l’anno 2015, di 27 milioni di euro per l’anno 2016 e di 27 milioni di euro per l’anno 2017»;

  1. c) all’incremento di 15 milioni di euro annui del finanziamento

della misura di cui all’articolo 6, comma 4-bis, del decreto-legge 1º ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, introdotto dall’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 maggio 2014, n. 78; conseguentemente, al comma 4-bis dell’articolo 6 del citato decreto-legge n. 510 del 1996, le parole: «euro 15 milioni annui» sono sostituite dalle seguenti: «euro 30 milioni annui»;

  1. d) al finanziamento delle misure di sostegno al reddito per i

lavoratori dipendenti dalle imprese del settore del call-center, previste dall’articolo 44, comma 7, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, nella misura di 30 milioni di euro per l’anno 2017.

  1. Il diritto all’astensione dal lavoro di cui all’articolo 24,

comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80, e’ riconosciuto alle lavoratrici autonome nella misura massima di tre mesi.

  1. Durante il periodo di congedo di cui al comma 241, la

lavoratrice autonoma ha diritto a percepire un’indennita’ giornaliera pari all’80 per cento del salario minimo giornaliero stabilito dall’articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, nella misura risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A allegata al medesimo decreto e dai decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo 1.

  1. L’articolo 24-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83,

convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, e’ sostituito dal seguente: «Art. 24-bis (Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale, della concorrenza e dell’occupazione nelle attivita’ svolte da call center). – 1. Le misure del presente articolo si applicano alle attivita’ svolte da call center indipendentemente dal numero di dipendenti occupati.

  1. Qualora un operatore economico decida di localizzare, anche

mediante affidamento a terzi, l’attivita’ di call center fuori dal territorio nazionale in un Paese che non e’ membro dell’Unione europea, deve darne comunicazione, almeno trenta giorni prima del trasferimento:

  1. a) al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nonche’

all’Ispettorato nazionale del lavoro a decorrere dalla data della sua effettiva operativita’ a seguito dell’adozione dei decreti di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149, indicando i lavoratori coinvolti; la predetta comunicazione e’ effettuata dal soggetto che svolge il servizio di call center;

  1. b) al Ministero dello sviluppo economico, indicando le

numerazioni telefoniche messe a disposizione del pubblico e utilizzate per i servizi delocalizzati;

  1. c) al Garante per la protezione dei dati personali, indicando le

misure adottate per garantire il rispetto della legislazione nazionale, e in particolare delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nonche’ delle disposizioni concernenti il registro pubblico delle opposizioni, istituito ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 178.

  1. Gli operatori economici che, antecedentemente alla data di

entrata in vigore della presente disposizione, hanno localizzato, anche mediante affidamento a terzi, l’attivita’ di call center fuori dal territorio nazionale in un Paese che non e’ membro dell’Unione europea, devono darne comunicazione ai soggetti di cui al comma 2 entro sessanta giorni dalla medesima data di entrata in vigore, indicando le numerazioni telefoniche messe a disposizione del pubblico e utilizzate per i servizi delocalizzati. In caso di omessa o tardiva comunicazione si applica la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 10.000 euro per ciascun giorno di ritardo.

  1. In attesa di procedere alla ridefinizione del sistema degli

incentivi all’occupazione nel settore dei call center, nessun beneficio, anche fiscale o previdenziale, previsto per tale tipologia di attivita’ puo’ essere erogato a operatori economici che, dopo la data di entrata in vigore della presente disposizione, delocalizzano l’attivita’ di call center in un Paese che non e’ membro dell’Unione europea.

  1. Quando un soggetto effettua una chiamata a un call center deve

essere informato preliminarmente sul Paese in cui l’operatore con cui parla e’ fisicamente collocato nonche’, a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente disposizione, nell’ipotesi di localizzazione dell’operatore in un Paese che non e’ membro dell’Unione europea, della possibilita’ di richiedere che il servizio sia reso tramite un operatore collocato nel territorio nazionale o di un Paese membro dell’Unione europea, di cui deve essere garantita l’immediata disponibilita’ nell’ambito della medesima chiamata.

  1. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando

un cittadino e’ destinatario di una chiamata proveniente da un call center.

  1. In caso di omessa o tardiva comunicazione di cui al comma 2 si

applica la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 150.000 euro per ciascuna comunicazione omessa o tardiva. Nei casi di cui al comma 2, lettera a), la sanzione e’ irrogata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali ovvero, dalla data della sua effettiva operativita’, dall’Ispettorato nazionale del lavoro. Nei casi di cui al comma 2, lettere b) e c), la sanzione e’ irrogata, rispettivamente, dal Ministero dello sviluppo economico e dal Garante per la protezione dei dati personali. Il mancato rispetto delle disposizioni dei commi 5 e 6 comporta la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 50.000 euro per ogni giornata di violazione; all’accertamento delle violazioni delle disposizioni dei commi 5 e 6 e all’irrogazione delle relative sanzioni provvede il Ministero dello sviluppo economico. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 161 del codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, ove la mancata informazione di cui ai commi 5 e 6 del presente articolo integri, altresi’, la violazione di cui all’articolo 13 del medesimo codice di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003. Al fine di consentire l’applicazione delle predette disposizioni, il Ministero dello sviluppo economico comunica al Garante per la protezione dei dati personali l’accertamento dell’avvenuta violazione.

  1. Ai fini dell’applicazione del presente articolo, nonche’ di

quanto previsto dall’articolo 130 del codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, anche il soggetto che ha affidato lo svolgimento di propri servizi a un call center esterno e’ considerato titolare del trattamento ai sensi degli articoli 4, comma 1, lettera f), e 28 del medesimo codice di cui al decreto legislativo

  1. 196 del 2003 ed e’ conseguentemente responsabile in solido con il

soggetto gestore. La constatazione della violazione puo’ essere notificata all’affidatario estero per il tramite del committente.

  1. Qualunque operatore economico che svolge o si avvale di servizi

di call center e’ tenuto a comunicare, su richiesta del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dello sviluppo economico o del Garante per la protezione dei dati personali, entro dieci giorni dalla richiesta, la localizzazione del call center destinatario della chiamata o dal quale origina la stessa. Il mancato rispetto delle disposizioni del presente comma comporta la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 50.000 euro per ogni violazione.

  1. Per le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori

che procedono ad affidamenti di servizi a operatori di call center l’offerta migliore e’ determinata al netto delle spese relative al costo del personale, determinato ai sensi dell’articolo 23, comma 16, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, ovvero sulla base di accordi con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

  1. Tutti gli operatori economici che svolgono attivita’ di call

center su numerazioni nazionali devono, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, iscriversi al Registro degli operatori di comunicazione di cui alla delibera dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, comunicando, altresi’, tutte le numerazioni telefoniche messe a disposizione del pubblico e utilizzate per i servizi di call center. L’obbligo di iscrizione sussiste anche a carico dei soggetti terzi affidatari dei servizi di call center e deve essere contemplato nel contratto di affidamento del servizio.

  1. L’inosservanza dell’obbligo di cui al comma 11 comporta

l’applicazione di una sanzione pecuniaria amministrativa pari a 50.000 euro».

  1. Al fine di garantire la continuita’ del reddito degli

operatori del settore della pesca, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di sottoscrizione di accordi e contratti collettivi da parte delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali del settore comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale, ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, e comunque entro il 31 marzo 2017, presso l’INPS e’ istituito il Fondo di solidarieta’ per il settore della pesca (FOSPE).

  1. Il FOSPE e’ costituito da una dotazione iniziale pari a 1

milione di euro a carico del bilancio dello Stato per l’anno 2017 e da contribuzione ordinaria, ripartita tra datori di lavoro e lavoratori nella misura, rispettivamente, di due terzi e di un terzo, in misura tale da garantire un flusso costante di risorse sufficiente all’avvio dell’attivita’ e alla gestione del Fondo a regime, da individuare anche in relazione all’importo stimato delle prestazioni da erogare, alle compatibilita’ finanziarie e agli obblighi di equilibrio di bilancio di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, nonche’ ai livelli retributivi stabiliti dalla contrattazione collettiva nazionale delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente piu’ rappresentative, nel limite massimo pari a due terzi dell’aliquota prevista dall’articolo 20 della legge 8 agosto 1972, n. 457.

  1. Il FOSPE eroga prestazioni e relative coperture figurative ai

dipendenti e comunque a tutti gli imbarcati delle imprese di pesca nonche’ a quelli delle cooperative di pesca, compresi i soci lavoratori e i soci delle cooperative della piccola pesca di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, nel caso di arresto temporaneo obbligatorio deciso dalle autorita’ pubbliche competenti e nel caso di sospensioni temporanee dell’attivita’ di pesca per condizioni meteorologiche avverse o per ogni altra causa, organizzativa o ambientale, non imputabile al datore di lavoro, prevista dagli accordi e contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali del settore comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale.

  1. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali effettua un

monitoraggio sul tasso di adesione al FOSPE da parte dei soggetti di cui al comma 246 e presenta alle Camere, entro il 31 ottobre 2017, una relazione sullo stato di attuazione del Fondo, sul suo funzionamento e sul tasso di adesione rilevato.

  1. Per quanto non espressamente previsto dai commi da 244 a 247

del presente articolo si applicano al FOSPE le disposizioni del titolo II del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.

  1. Le pensioni a favore dei superstiti di assicurato e

pensionato, nell’ambito del regime dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di tale regime, nonche’ della Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, limitatamente a quelle percepite dagli orfani, concorrono alla formazione del reddito complessivo di cui all’articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per l’importo eccedente euro 1.000.

  1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente

legge e nei limiti previsti dagli ultimi tre periodi del presente comma, il lavoratore iscritto all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme esclusive e sostitutive della medesima affetto da mesotelioma pleurico (c45.0), mesotelioma pericardico (c45.2), mesotelioma peritoneale (c45.1), mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7), carcinoma polmonare (c34) e asbestosi (c61), riconosciuti di origine professionale, ovvero quale causa di servizio, ha diritto al conseguimento di una pensione di inabilita’, ancorche’ non si trovi nell’assoluta e permanente impossibilita’ di svolgere qualsiasi attivita’ lavorativa. Ai fini del conseguimento del diritto alla pensione di inabilita’ di cui al primo periodo, il requisito contributivo si intende perfezionato quando risultino versati a favore dell’assicurato almeno cinque anni nell’intera vita lavorativa. Il beneficio pensionistico di cui ai primi due periodi, che non e’ cumulabile con altri benefici pensionistici previsti dalla normativa vigente, e’ riconosciuto, a domanda, nel limite di 20 milioni di euro per l’anno 2017 e di 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2018. Qualora dal monitoraggio delle domande presentate e accolte, emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, del numero di domande rispetto alle risorse finanziarie di cui al terzo periodo il riconoscimento del trattamento pensionistico e’ differito, con criteri di priorita’ in ragione dell’eta’ anagrafica, dell’anzianita’ contributiva e, infine, della data di presentazione della domanda, allo scopo di garantire un numero di accessi al pensionamento non superiore al numero di pensionamenti programmato in relazione alle predette risorse finanziarie. Per i lavoratori di cui all’articolo 1, comma 2, e all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche’ per il personale degli enti pubblici di ricerca, che rientrano nelle fattispecie di cui ai primi due periodi del presente comma, le indennita’ di fine servizio comunque denominate di cui all’articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, sono corrisposte al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione delle stesse secondo le disposizioni dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e sulla base della disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono emanate le disposizioni necessarie per l’attuazione del presente comma.

  1. Le risorse del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, di

cui all’articolo 13, comma 4, della legge 12 marzo 1999, n. 68, gia’ trasferite alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano ed eventualmente non impegnate in favore dei beneficiari, sono riattribuite ai Fondi regionali per l’occupazione dei disabili, di cui all’articolo 14, comma 1, della medesima legge n. 68 del 1999 e sono prioritariamente utilizzate allo scopo di finanziare gli incentivi alle assunzioni delle persone con disabilita’ successive al 1º gennaio 2015 non coperte dal predetto Fondo di cui all’articolo 13, comma 4, della legge n. 68 del 1999.

  1. Gli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale delle

universita’ statali contribuiscono alla copertura dei costi dei servizi didattici, scientifici e amministrativi mediante un contributo onnicomprensivo annuale, anche differenziato tra i diversi corsi di laurea e di laurea magistrale, da versare all’universita’ alla quale sono iscritti. Restano ferme le norme in materia di imposta di bollo, le norme in materia di esonero e di graduazione dei contributi, di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, nonche’ le norme sulla tassa regionale per il diritto allo studio, di cui all’articolo 3, commi da 20 a 23, della legge 28 dicembre 1995, n. 549. Sono comunque ricompresi, all’interno del contributo onnicomprensivo annuale, i contributi per attivita’ sportive.

  1. L’importo del contributo onnicomprensivo annuale e’ stabilito

da ciascuna universita’ statale con il regolamento di cui al comma 254 del presente articolo. Tutti gli studenti, ad eccezione di coloro che ne sono esonerati ai sensi dell’articolo 3, comma 22, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, sono tenuti al pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio.

  1. Ciascuna universita’ statale, nell’esercizio della propria

autonomia normativa, approva il regolamento in materia di contribuzione studentesca, nel rispetto dei criteri di equita’, gradualita’ e progressivita’, nonche’ delle disposizioni dei commi da 252 a 267. In sede di prima applicazione, ciascuna universita’ statale approva il proprio regolamento in materia di contribuzione studentesca entro il 31 marzo 2017. Il regolamento si applica a decorrere dall’anno accademico 2017/2018. In caso di mancata approvazione del regolamento entro il 31 marzo 2017, trovano comunque applicazione le disposizioni dei commi da 255 a 258.

  1. Sono esonerati dal pagamento del contributo onnicomprensivo

annuale gli studenti che soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti:

  1. a) appartengono a un nucleo familiare il cui Indicatore della

situazione economica equivalente (ISEE), calcolato secondo le modalita’ previste dall’articolo 8 del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, nonche’ dall’articolo 2-sexies del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2016, n. 89, e’ inferiore o eguale a 13.000 euro;

  1. b) sono iscritti all’universita’ di appartenenza da un numero di

anni accademici inferiore o uguale alla durata normale del corso di studio, aumentata di uno;

  1. c) nel caso di iscrizione al secondo anno accademico abbiano

conseguito, entro la data del 10 agosto del primo anno, almeno 10 crediti formativi universitari; nel caso di iscrizione ad anni accademici successivi al secondo abbiano conseguito, nei dodici mesi antecedenti la data del 10 agosto precedente la relativa iscrizione, almeno 25 crediti formativi.

  1. Nel caso di iscrizione al primo anno accademico, l’unico

requisito da soddisfare e’ quello di cui al comma 255, lettera a).

  1. Per gli studenti che appartengono a un nucleo familiare il cui

ISEE sia compreso tra 13.001 euro e 30.000 euro e che soddisfano entrambi i requisiti di cui alle lettere b) e c) del comma 255, il contributo onnicomprensivo annuale non puo’ superare il 7 per cento della quota di ISEE eccedente 13.000 euro.

  1. Per gli studenti che appartengono a un nucleo familiare il cui

ISEE sia inferiore a 30.000 euro e che soddisfano il requisito di cui alla lettera c) del comma 255, ma non quello di cui alla lettera b) del medesimo comma 255, il contributo onnicomprensivo annuale non puo’ superare quello determinato ai sensi dei commi 255 e 256, aumentato del 50 per cento, con un valore minimo di 200 euro.

  1. Il regolamento di cui al comma 254 stabilisce, nel rispetto di

quanto previsto dai commi da 255 a 258 e del principio di equilibrio di bilancio di ciascuna universita’ statale:

  1. a) eventuali ulteriori casi di esonero, o graduazione, del

contributo onnicomprensivo annuale, per specifiche categorie di studenti, individuate in relazione alla carriera universitaria individuale o alla particolare situazione personale;

  1. b) le modalita’ di versamento del contributo onnicomprensivo

annuale, in una o piu’ rate, unitamente alle maggiorazioni dovute in caso di ritardo nel versamento.

  1. Oltre al contributo onnicomprensivo annuale di cui comma 252,

le universita’ statali non possono istituire ulteriori tasse o contributi a carico degli studenti, fino al rilascio del titolo finale di studio, fatti salvi i contributi per i servizi prestati su richiesta dello studente per esigenze individuali e le imposte erariali.

  1. Nel caso di studenti aventi la cittadinanza di Stati non

appartenenti all’Unione europea, e non residenti in Italia, per i quali risulti inapplicabile il calcolo dell’ISEE del nucleo familiare di appartenenza ai sensi dell’articolo 8, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, l’importo del contributo onnicomprensivo annuale e’ stabilito dalle singole universita’ statali, anche in deroga ai criteri individuati nei commi da 255 a 258 del presente articolo.

  1. Gli studenti dei corsi di dottorato di ricerca che non sono

beneficiari di borsa di studio sono esonerati dal pagamento delle tasse o contributi a favore dell’universita’. Il regolamento di cui al comma 254 stabilisce il contributo annuale dovuto dagli iscritti ai corsi o scuole di specializzazione.

  1. Gli articoli 2 e 3 del regolamento di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 25 luglio 1997, n. 306, sono abrogati.

  1. A decorrere dall’anno accademico 2020/2021, i limiti di

importo ISEE di cui ai commi 255, 257 e 258 sono aggiornati ogni tre anni, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, a seguito del monitoraggio dell’attuazione e dell’efficacia delle norme dei commi da 252 a 267 del presente articolo.

  1. Il Fondo per il finanziamento ordinario delle universita’, di

cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e’ incrementato di 55 milioni di euro per l’anno 2017 e di 105 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018. Le somme di cui al primo periodo sono ripartite tra le universita’ statali, a decorrere dall’anno 2017, con riferimento all’anno accademico 2016/2017, e conseguentemente per gli anni successivi, in proporzione al numero degli studenti esonerati dal pagamento di ogni contribuzione ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, cui si aggiunge, a decorrere dall’anno 2018, il numero degli studenti esonerati dal pagamento del contributo onnicomprensivo annuale ai sensi del comma 255 del presente articolo, moltiplicati per il costo standard di ateneo per studente in corso.

  1. Le disposizioni dei commi da 252 a 267 del presente articolo

non si applicano alle universita’ non statali, alle universita’ telematiche e alle istituzioni universitarie ad ordinamento speciale, nonche’ all’universita’ degli studi di Trento.

  1. Le istituzioni statali dell’alta formazione artistica,

musicale e coreutica, entro il 31 marzo 2017, adeguano i propri regolamenti in materia di contribuzione studentesca alle disposizioni dei commi da 252 a 266. In caso di mancato adeguamento entro il 31 marzo 2017, trovano comunque applicazione le disposizioni dei commi da 255 a 258. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, nella ripartizione del fondo annuale di dotazione tra le istituzioni di cui al presente comma, tiene conto degli studenti esonerati dal pagamento di ogni contribuzione e di quelli esonerati dal pagamento del contributo onnicomprensivo annuale.

  1. Al fine di sostenere l’accesso dei giovani all’universita’, e

in particolare dei giovani provenienti da famiglie meno abbienti, il fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, e’ incrementato di 50 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017.

  1. Ai fini della gestione delle risorse del fondo di cui

all’articolo 18 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, ciascuna regione razionalizza l’organizzazione degli enti erogatori dei servizi per il diritto allo studio mediante l’istituzione, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di un unico ente erogatore dei medesimi servizi, prevedendo comunque una rappresentanza degli studenti nei relativi organi direttivi. Sono comunque fatti salvi i modelli sperimentali di gestione degli interventi di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68.

  1. La norma del comma 269 costituisce principio fondamentale di

coordinamento della finanza pubblica.

  1. Nelle more dell’emanazione del decreto di cui all’articolo 7,

comma 7, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, e allo scopo di consentire che l’assegnazione delle risorse del fondo di cui al comma 268 del presente articolo avvenga, in attuazione dell’articolo 18, commi 1, lettera a), e 3, del medesimo decreto legislativo n. 68 del 2012, in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle regioni, il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, con decreto emanato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, che si esprime entro sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto puo’ essere comunque adottato, determina i fabbisogni finanziari regionali.

  1. Le risorse del fondo di cui all’articolo 18, comma 1, lettera

a), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, sono direttamente attribuite al bilancio dell’ente regionale erogatore dei servizi per il diritto allo studio, a norma del comma 269 del presente articolo, entro il 30 settembre di ciascun anno. Nelle more della razionalizzazione di cui al medesimo comma 269, tali risorse sono comunque trasferite direttamente agli enti regionali erogatori, previa indicazione da parte di ciascuna regione della quota da trasferire a ciascuno di essi.

  1. A decorrere dal 1º gennaio 2017, la Fondazione per il Merito,

di cui all’articolo 9, comma 3, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, assume la denominazione di «Fondazione Articolo 34». La nuova denominazione sostituisce la precedente, ovunque presente, nel medesimo decreto-legge n. 70 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2011, e in ogni altro provvedimento legislativo o regolamentare.

  1. All’articolo 9 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70,

convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 4 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I

componenti dell’organo di amministrazione della Fondazione e il suo presidente sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e del Ministro dell’economia e delle finanze»;

  1. b) al comma 6 e’ aggiunta, in fine, la seguente lettera:

«e-bis) i criteri e le metodologie per l’assegnazione delle borse di studio nazionali per il merito e la mobilita’».

  1. Entro il 30 aprile di ogni anno, la «Fondazione Articolo 34»,

sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, bandisce almeno 400 borse di studio nazionali, ciascuna del valore di 15.000 euro annuali, destinate a studenti capaci, meritevoli e privi di mezzi, al fine di favorirne l’immatricolazione e la frequenza a corsi di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico, nelle universita’ statali, o a corsi di diploma accademico di I livello, nelle istituzioni statali dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, aventi sedi anche differenti dalla residenza anagrafica del nucleo familiare dello studente.

  1. Sono ammessi a partecipare al bando di cui al comma 275 gli

studenti iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado che soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti:

  1. a) l’ISEE, alla data di emanazione del bando, calcolato ai sensi

dell’articolo 8 del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, nonche’ dell’articolo 2-sexies del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2016, n. 89, e’ inferiore o eguale a 20.000 euro;

  1. b) le medie dei voti ottenuti in tutte le materie, negli scrutini

finali del penultimo e del terzultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, nonche’ negli scrutini intermedi dell’ultimo anno, purche’ comunque effettuati entro la data di scadenza del bando, sono tutte eguali o superiori a 8/10;

  1. c) i punteggi riportati nelle prove dell’Istituto nazionale per

la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), relative alle materie di italiano e matematica, ricadono nel primo quartile dei risultati INVALSI della regione ove ha sede la scuola di appartenenza.

  1. Il limite di importo dell’ISEE di cui al comma 276, lettera

a), puo’ essere aggiornato con cadenza triennale con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca a seguito del monitoraggio dell’attuazione e dell’efficacia delle norme dei commi da 273 a 289.

  1. Sono altresi’ ammessi a partecipare al bando di cui al comma

275, in numero non superiore a due per ciascuna istituzione scolastica, gli studenti che soddisfano le condizioni di cui al comma 276, lettere a) e c), e che, pur non soddisfacendo la condizione di cui al comma 276, lettera b), sono motivatamente qualificati come eccezionalmente meritevoli dal dirigente scolastico della scuola secondaria di secondo grado di appartenenza, su proposta del collegio dei docenti.

  1. I candidati ammessi a partecipare al bando ai sensi dei commi

276 e 278 sono inclusi in un’unica graduatoria nazionale di merito. Il punteggio assegnato a ciascun candidato e’ calcolato sulla base dei criteri di valutazione stabiliti nel bando e fondati sui valori di cui al comma 276, lettere a), b) e c), nonche’ sulla motivazione del giudizio di merito eccezionale di cui al comma 278. Nella fissazione dei predetti criteri, i valori delle medie di cui al comma 276, lettera b), sono rapportati ai valori delle medesime medie nelle scuole della provincia di appartenenza, come calcolati dall’INVALSI.

  1. Le borse di studio di cui ai commi da 273 a 289 sono

assegnate, nell’ordine della graduatoria nazionale di merito, entro il 31 agosto di ogni anno e sono corrisposte allo studente in rate semestrali anticipate, previa verifica del rispetto delle condizioni di cui ai commi 281 e 282.

  1. La prima rata e’ versata allo studente al momento della

comunicazione dell’avvenuta immatricolazione a un corso di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico o a un diploma accademico di I livello, scelto liberamente dallo studente, fermo restando il superamento delle prove di ammissione, ove previste. La seconda rata e’ versata allo studente entro il 31 marzo dell’anno successivo.

  1. Le borse di studio di cui ai commi da 273 a 289 sono

confermate, negli anni accademici successivi al primo, per tutta la durata normale del relativo corso di laurea o corso di laurea magistrale a ciclo unico, o corso di diploma accademico di I livello, e sono versate in due rate semestrali annuali, entro il 30 settembre dell’anno di riferimento ed entro il 31 marzo dell’anno successivo, a condizione che lo studente, al 10 agosto di ogni anno accademico, abbia conseguito:

  1. a) tutti i crediti formativi degli anni accademici precedenti;
  2. b) almeno 40 crediti formativi dell’anno accademico in corso, con

una media dei voti riportati in tutti gli esami sostenuti non inferiore a 28/30 e nessun voto inferiore a 24/30.

  1. Gli studenti beneficiari delle borse di studio di cui ai commi

da 273 a 289 del presente articolo sono esonerati dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio di cui all’articolo 3, commi 20, 21, 22 e 23, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, nonche’ delle tasse e dei contributi previsti dagli ordinamenti delle universita’ statali o delle istituzioni statali dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica di appartenenza, ferma restando la disciplina dell’imposta di bollo.

  1. Le borse di studio di cui ai commi da 273 a 289 sono

incompatibili con ogni altra borsa di studio, ad eccezione di quelle destinate a sostenere finanziariamente lo studente per soggiorni di studio all’estero, con tutti gli strumenti e i servizi del diritto allo studio di cui al decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, nonche’ con l’ammissione alle istituzioni universitarie ad ordinamento speciale o ad altre consimili strutture universitarie che offrano gratuitamente agli studenti vitto e alloggio. Lo studente puo’ comunque chiedere di usufruire dei servizi offerti dagli enti regionali per il diritto allo studio, al costo stabilito dai medesimi enti.

  1. Alle borse di studio di cui ai commi da 273 a 289 del presente

articolo si applicano, in materia fiscale, le disposizioni dell’articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n. 476.

  1. Per il finanziamento delle borse di studio di cui ai commi da

273 a 289 del presente articolo, sono attribuiti alla «Fondazione Articolo 34» 6 milioni di euro per l’anno 2017, 13 milioni di euro per l’anno 2018 e 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019.

  1. Al finanziamento dell’organizzazione e delle attivita’

ordinarie della «Fondazione Articolo 34» sono attribuiti 2 milioni di euro per l’anno 2017 e 1 milione di euro a decorrere dall’anno 2018.

  1. Nelle more del raggiungimento della piena operativita’ della

«Fondazione Articolo 34» e della nomina dei relativi organi di amministrazione, al fine di attuare tempestivamente le finalita’ dei commi da 273 a 289 con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e’ istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, una cabina di regia, composta da tre membri designati, rispettivamente, dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell’economia e delle finanze e dal Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, incaricata di attivare le procedure relative all’emanazione del bando di cui al comma 275, ai fini dell’assegnazione e del versamento delle borse di studio agli studenti vincitori. Con il medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono definiti le modalita’ operative e organizzative della cabina di regia e il supporto amministrativo e tecnico alle attivita’ della stessa, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Al raggiungimento della piena operativita’ della Fondazione e alla nomina dei relativi organi di amministrazione, la cabina di regia decade automaticamente dalle sue funzioni.

  1. La quota parte delle risorse di cui al comma 286 eventualmente

non utilizzate per le finalita’ di cui ai commi da 273 a 288, da accertare entro il 15 settembre di ogni anno con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, confluisce, nel medesimo esercizio finanziario, nel Fondo di intervento integrativo per la concessione dei prestiti d’onore e delle borse di studio iscritto nello stato di previsione del medesimo Ministero. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

  1. In attuazione dell’articolo 6, comma 1, lettera a), della

legge 19 novembre 1990, n. 341, nonche’ dell’articolo 3 del decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, sulla base degli obiettivi indicati dal comma 1 del medesimo articolo 3, le universita’ e le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica organizzano specifici corsi di orientamento pre-universitario o pre-accademico destinati agli studenti, da svolgere, in collaborazione con le scuole e senza interferenze con l’attivita’ scolastica ordinaria, durante gli ultimi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado o nel periodo intercorrente tra il conseguimento del diploma e l’immatricolazione.

  1. All’articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 29 marzo

2012, n. 68, dopo le parole: «connesse ai servizi» sono inserite le seguenti: «e al tutorato di cui all’articolo 13 della legge 19 novembre 1990, n. 341».

  1. In attuazione dell’articolo 13 della legge 19 novembre 1990,
  2. 341, e ai fini di cui al comma 2 del medesimo articolo 13, le

universita’ organizzano specifiche attivita’ di tutorato riservate a studenti iscritti al primo o al secondo anno di un corso di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico che abbiano riscontrato ostacoli formativi iniziali, anche con collaborazioni a tempo parziale di studenti dei corsi di studio o degli anni superiori assegnate ai sensi e con le modalita’ di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, come modificato dal comma 291 del presente articolo.

  1. Per le finalita’ dei commi da 290 a 292 del presente articolo,

il Fondo per il finanziamento ordinario delle universita’, di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e’ incrementato di 5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017. Tale importo e’ ripartito annualmente tra le universita’ tenendo conto delle attivita’ organizzate dalle stesse per attuare piani pluriennali di interventi integrati di orientamento pre-universitario, di sostegno didattico e di tutorato adottati ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, e dei commi da 290 a 292 del presente articolo, nonche’ dei risultati raggiunti.

  1. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto

del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) all’articolo 15, comma 1, lettera i-octies), dopo le parole:

«nonche’ a favore» sono inserite le seguenti: «degli istituti tecnici superiori di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008,»;

  1. b) all’articolo 100, comma 2, lettera o-bis), dopo le parole: «e

successive modificazioni,» sono inserite le seguenti: «nonche’ a favore degli istituti tecnici superiori di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008,».

  1. Al fine di incentivare l’attivita’ base di ricerca dei docenti

delle universita’ statali, nel Fondo per il finanziamento ordinario delle universita’, di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, e’ istituita una apposita sezione denominata «Fondo per il finanziamento delle attivita’ base di ricerca», con uno stanziamento di 45 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017.

  1. Il Fondo di cui al comma 295 e’ destinato al finanziamento

annuale delle attivita’ base di ricerca dei ricercatori e dei professori di seconda fascia in servizio nelle universita’ statali.

  1. Sono esclusi dal finanziamento annuale i ricercatori e i

professori di seconda fascia che, alla data di presentazione della domanda di cui al comma 301 del presente articolo, sono in regime di impegno a tempo definito, sono collocati in aspettativa o sono risultati vincitori delle procedure di cui all’articolo 1, commi da 207 a 212, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, ovvero usufruiscono di finanziamenti provenienti dallo European Research Council (ERC), da progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN) o da ulteriori finanziamenti pubblici, nazionali, europei o internazionali, comunque denominati.

  1. L’importo individuale del finanziamento annuale e’ pari a

3.000 euro, per un totale di 15.000 finanziamenti individuali. L’assegnazione del finanziamento deve tenere conto dell’ordine di elenchi di cui al comma 300, lettere b) e c), in modo che le domande di cui al comma 301 siano soddisfatte nella misura del 75 per cento di quelle presentate dai ricercatori e del 25 per cento di quelle presentate dai professori associati.

  1. Entro il 31 luglio di ogni anno, l’Agenzia nazionale di

valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), con riferimento a ciascun settore scientifico-disciplinare, predispone gli elenchi dei ricercatori e dei professori di seconda fascia che possono richiedere il finanziamento annuale individuale delle attivita’ base di ricerca.

  1. Nel limite delle disponibilita’ finanziarie di cui al comma

295 e fermo restando l’importo del finanziamento individuale di cui al comma 298, l’ANVUR predispone gli elenchi di cui al comma 299 sulla base dei seguenti criteri:

  1. a) la verifica della sussistenza, per ognuno dei ricercatori e

dei professori di seconda fascia, delle condizioni di cui al comma 297;

  1. b) l’inclusione, nell’elenco dei ricercatori appartenenti a

ciascun settore scientifico-disciplinare, di tutti i ricercatori la cui produzione scientifica individuale, relativa agli ultimi cinque anni, e’ pari o superiore a un apposito indicatore della produzione scientifica dei ricercatori appartenenti a ciascun settore scientifico-disciplinare, calcolato dall’ANVUR sulla base dei dati disponibili per l’ultimo triennio;

  1. c) l’inclusione, nell’elenco dei professori di seconda fascia

appartenenti a ciascun settore scientifico-disciplinare, di tutti i professori di seconda fascia la cui produzione scientifica individuale, relativa agli ultimi cinque anni, e’ pari o superiore a un apposito indicatore della produzione scientifica dei professori di seconda fascia appartenenti a ciascun settore scientifico-disciplinare, calcolato dall’ANVUR sulla base dei dati disponibili per l’ultimo triennio.

  1. Entro il 30 settembre di ogni anno ciascun ricercatore e

professore di seconda fascia incluso negli elenchi predisposti ai sensi dei commi 299 e 300, esclusivamente tramite l’apposita procedura telematica accessibile dal sito internet istituzionale dell’ANVUR, puo’ presentare la domanda diretta a ottenere il finanziamento annuale individuale delle attivita’ base di ricerca.

  1. Entro il 30 novembre di ogni anno, il Ministero

dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca trasferisce a ciascuna universita’ le risorse per il finanziamento annuale delle attivita’ base di ricerca spettante ai ricercatori e ai professori di seconda fascia.

  1. Al fine di favorire lo sviluppo delle attivita’ di ricerca

nelle universita’ statali e di valorizzare le attivita’ di supporto allo svolgimento delle stesse senza maggiori oneri per lo Stato, a decorrere dall’anno 2017:

  1. a) gli atti e i contratti di cui all’articolo 7, comma 6, del

decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, stipulati dalle universita’ statali non sono soggetti al controllo previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera f-bis), della legge 14 gennaio 1994, n. 20;

  1. b) all’articolo 6 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,

convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, al comma 12, quarto periodo, le parole: «dalle universita’ e» sono sostituite dalle seguenti: «dalle universita’ nonche’ a quella effettuata» e, al comma 13, quarto periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonche’ dalle universita’». Al fine di assicurare il rispetto di quanto previsto dall’articolo 6, comma 21, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, in termini di minori entrate per lo Stato con riferimento a quanto previsto dal periodo precedente, lo stanziamento del Fondo per il finanziamento ordinario delle universita’, di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e’ ridotto di 12 milioni di euro;

  1. c) all’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto del

Presidente del Consiglio dei ministri 31 dicembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 20 marzo 2015, le parole: «30 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «50 per cento».

  1. Le somme destinate, a qualsiasi titolo, dal Ministero

dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca al finanziamento delle attivita’ di ricerca non sono soggette ad esecuzione forzata. Gli atti di sequestro e di pignoramento afferenti ai fondi di cui ai commi da 295 a 305 sono nulli e la nullita’ e’ rilevabile d’ufficio.

  1. La dotazione finanziaria del Fondo ordinario per gli enti e le

istituzioni di ricerca, di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, e’ incrementata di 25 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018, da destinare al sostegno specifico delle «Attivita’ di ricerca a valenza internazionale».

  1. Al fine di consentire il regolare svolgimento dei compiti

attribuiti all’ANVUR, e’ autorizzata l’assunzione, a decorrere dall’anno 2017, di ulteriori 15 unita’ appartenenti all’area terza del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) – comparto Ministeri, di cui 13 funzionari valutatori tecnici e 2 funzionari amministrativi, e di ulteriori 2 unita’ appartenenti all’area seconda del medesimo CCNL – comparto Ministeri, mediante scorrimento delle graduatorie concorsuali vigenti presso l’Agenzia e, per l’eventuale quota non coperta, mediante avvio di nuove procedure concorsuali, previo espletamento delle procedure di mobilita’ di cui all’articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

  1. Al fine di contribuire al funzionamento dell’Istituto

nazionale di genetica molecolare (INGM) di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2004, n. 138, e’ autorizzata a decorrere dall’anno 2017 una spesa ulteriore di 1 milione di euro annui.

  1. Al fine di promuovere forme di occupazione stabile, ai datori

di lavoro privati, con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche in apprendistato, con esclusione dei contratti di lavoro domestico e di quelli relativi agli operai del settore agricolo, decorrenti dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2018, e’ riconosciuto, per un periodo massimo di trentasei mesi, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, l’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite massimo di un importo di esonero pari a 3.250 euro su base annua. L’esonero di cui al presente comma spetta, a domanda e alle condizioni di cui al comma 309 del presente articolo, ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato, secondo quanto stabilito al primo periodo del presente comma, entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio, studenti che hanno svolto presso il medesimo datore di lavoro attivita’ di alternanza scuola-lavoro pari almeno al 30 per cento delle ore di alternanza previste ai sensi dell’articolo 1, comma 33, della legge 13 luglio 2015, n. 107, ovvero pari almeno al 30 per cento del monte ore previsto per le attivita’ di alternanza all’interno dei percorsi erogati ai sensi del capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, ovvero pari almeno al 30 per cento del monte ore previsto per le attivita’ di alternanza realizzata nell’ambito dei percorsi di cui al capo II del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008, ovvero pari almeno al 30 per cento del monte ore previsto dai rispettivi ordinamenti per le attivita’ di alternanza nei percorsi universitari. L’esonero di cui al primo periodo del presente comma si applica inoltre ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato, secondo quanto stabilito al medesimo primo periodo, entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio, studenti che hanno svolto, presso il medesimo datore di lavoro, periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione. L’INPS provvede, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, anche ai fini di cui al comma 309 del presente articolo, al monitoraggio del numero di contratti incentivati ai sensi del presente comma e delle conseguenti minori entrate contributive, inviando relazioni mensili al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze.

  1. Il beneficio contributivo di cui al comma 308 e’ riconosciuto

nel limite massimo di spesa di 7,4 milioni di euro per l’anno 2017, di 40,8 milioni di euro per l’anno 2018, di 86,9 milioni di euro per l’anno 2019, di 84 milioni di euro per l’anno 2020, di 50,7 milioni di euro per l’anno 2021 e di 4,3 milioni di euro per l’anno 2022. Qualora dal monitoraggio delle domande presentate e accolte emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, del numero di domande rispetto alle risorse finanziarie determinate ai sensi del primo periodo del presente comma, l’INPS non prende in esame ulteriori domande per l’accesso al beneficio di cui al comma 308.

  1. Entro il 31 dicembre 2018 il Governo verifica i risultati del

beneficio di cui ai commi 308 e 309, al fine di una sua eventuale prosecuzione.

  1. Il secondo periodo del comma 39 dell’articolo 1 della legge 13

luglio 2015, n. 107, e’ sostituito dal seguente: «Le risorse sono ripartite tra le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione».

  1. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo il

comma 616-bis e’ inserito il seguente: «616-ter. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, relativamente al programma operativo nazionale “Per la scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento” riferito al periodo di programmazione 2014/2020, puo’ condurre le verifiche di cui all’articolo 125, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, avvalendosi dei revisori dei conti di cui al comma 616 del presente articolo, rispettando il principio della separazione delle funzioni previsto dalla normativa dell’Unione europea che disciplina l’intervento dei Fondi strutturali».

  1. Nel programma operativo nazionale «Per la scuola – competenze

e ambienti per l’apprendimento», riferito al periodo di programmazione 2014/2020, di cui alla decisione della Commissione europea C(2014) 9952 del 17 dicembre 2014, per «istituzioni scolastiche» si intendono tutte le istituzioni scolastiche che costituiscono il sistema nazionale di istruzione, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 10 marzo 2000, n. 62.

  1. Al fine di incentivare l’attivita’ dei dipartimenti delle

universita’ statali che si caratterizzano per l’eccellenza nella qualita’ della ricerca e nella progettualita’ scientifica, organizzativa e didattica, nonche’ con riferimento alle finalita’ di ricerca di «Industria 4.0», nel Fondo per il finanziamento ordinario delle universita’, di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, e’ istituita un’apposita sezione denominata «Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza», con uno stanziamento di 271 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018.

  1. Il Fondo di cui al comma 314 e’ destinato al finanziamento

quinquennale dei dipartimenti di eccellenza delle universita’ statali, come individuati e selezionati ai sensi e per gli effetti dei commi da 318 a 331.

  1. La quota parte delle risorse di cui al comma 314,

eventualmente non utilizzata per le finalita’ di cui ai commi da 318 a 339 del presente articolo, confluisce, nel medesimo esercizio finanziario, nel Fondo per il finanziamento ordinario delle universita’, di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537.

  1. Per le istituzioni universitarie statali ad ordinamento

speciale, ai fini dell’applicazione dei commi da 318 a 339, il riferimento ai dipartimenti si intende sostituito dal riferimento alle classi.

  1. Entro il 31 dicembre del quarto anno di erogazione del

finanziamento di cui ai commi da 314 a 317, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, e’ nominata una commissione deputata allo svolgimento delle attivita’ di cui ai commi da 325 a 328. La commissione e’ composta da sette membri, di cui:

  1. a) due designati dal Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e

della ricerca, di cui uno con funzioni di presidente;

  1. b) quattro designati dal Ministro dell’istruzione,

dell’universita’ e della ricerca nell’ambito di due rose di tre membri ciascuna, indicate rispettivamente dall’ANVUR e dal Comitato nazionale dei garanti della ricerca, di cui all’articolo 21 della legge 30 dicembre 2010, n. 240;

  1. c) uno indicato dal Presidente del Consiglio dei ministri.
  2. Entro la medesima data di cui al comma 318, il Ministero

dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca richiede all’ANVUR, sulla base dei risultati ottenuti, all’esito dell’ultima valutazione della qualita’ della ricerca (VQR), dai docenti appartenenti a ciascun dipartimento delle universita’ statali:

  1. a) la definizione del calcolo di un apposito «Indicatore

standardizzato della performance dipartimentale» (ISPD), che tenga conto della posizione dei dipartimenti nella distribuzione nazionale della VQR, nei rispettivi settori scientifico-disciplinari;

  1. b) l’attribuzione a ognuno dei dipartimenti delle universita’

statali del relativo ISPD.

  1. All’esito delle procedure di cui al comma 319, il Ministero

dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca redige e rende pubblica, nel proprio sito internet istituzionale, la graduatoria dei dipartimenti delle universita’ statali, in ordine decrescente rispetto all’ISPD attribuito al singolo dipartimento.

  1. Dal 1º maggio al 31 luglio del quinto anno di erogazione del

finanziamento di cui ai commi da 314 a 317, esclusivamente tramite l’apposita procedura telematica accessibile dal sito internet istituzionale del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, le universita’ statali di appartenenza dei dipartimenti collocati nelle prime 350 posizioni della graduatoria di cui al comma 320, come aggiornata agli esiti dei pareri negativi di cui al comma 337, terzo periodo, possono presentare la domanda diretta a ottenere, per ognuno dei medesimi dipartimenti, il finanziamento di cui ai commi da 314 a 317.

  1. Il numero massimo di domande ammissibili, per i dipartimenti

appartenenti alla stessa universita’ statale, e’ pari a 15. Nel caso in cui i dipartimenti per i quali l’universita’ statale puo’ presentare la domanda di cui al comma 321 siano superiori a 15, l’universita’ stessa procede a una selezione delle proprie domande dipartimentali, nel numero massimo di 15, motivando la scelta in ragione dell’ISPD attribuito al singolo dipartimento, nonche’ di ulteriori criteri demandati all’autonoma valutazione del singolo ateneo.

  1. La domanda di cui ai commi 321 e 322:
  2. a) e’ presentata, per ciascun dipartimento, con riferimento a una

sola delle quattordici aree disciplinari del Consiglio universitario nazionale (CUN);

  1. b) contiene un progetto dipartimentale di sviluppo, avente durata

quinquennale, e relativo: agli obiettivi di carattere scientifico; all’utilizzo del finanziamento per il reclutamento, ai sensi degli articoli 18 e 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e dell’articolo 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230, del personale docente, ovvero per il reclutamento di personale tecnico e amministrativo; alla premialita’, ai sensi dell’articolo 9 della legge n. 240 del 2010; all’investimento in infrastrutture per la ricerca; allo svolgimento di attivita’ didattiche di elevata qualificazione; alla presenza di eventuali cofinanziamenti attribuiti al progetto dipartimentale;

  1. c) qualora, al medesimo dipartimento, afferissero docenti

appartenenti a piu’ aree disciplinari, il progetto di cui alla lettera b) deve dare preminenza alle aree disciplinari che hanno ottenuto, all’esito dell’ultima VQR, i migliori risultati.

  1. Il numero complessivo dei dipartimenti che possono ottenere il

finanziamento di cui ai commi da 314 a 317 e’ pari a 180. Il numero dei dipartimenti finanziati, con riferimento a ciascuna delle 14 aree disciplinari del CUN, non puo’ essere inferiore a 5 ne’ superiore a

  1. La suddivisione del numero dei dipartimenti finanziati, con

riferimento a ciascuna delle 14 aree disciplinari del CUN, e’ stabilita, nel limite delle risorse economiche di cui ai commi da 314 a 317, con il decreto di cui al comma 318, e tenuto conto:

  1. a) della numerosita’ della singola area disciplinare, in termini

di dipartimenti ad essa riferibili;

  1. b) di criteri informati ad obiettivi di crescita e miglioramento

di particolari aree della ricerca scientifica e tecnologica italiana.

  1. La valutazione delle domande presentate ai sensi dei commi

321, 322 e 323 per la selezione dei dipartimenti di cui al comma 324 e’ affidata alla commissione di cui al comma 318 e si svolge mediante due fasi successive.

  1. Nella prima fase, la commissione procede a valutare le domande

presentate da ciascuna universita’ statale in relazione al solo dipartimento che ha ottenuto la migliore collocazione nelle prime 350 posizioni della graduatoria di cui al comma 320. La valutazione della domanda ha ad oggetto il progetto dipartimentale di sviluppo di cui al comma 323, lettere b) e c). Esclusivamente in caso di esito positivo della valutazione, il dipartimento consegue il finanziamento di cui ai commi da 314 a 317, nei limiti massimi delle risorse finanziarie assegnate a ciascuna delle 14 aree disciplinari del CUN ai sensi del comma 324.

  1. Nella seconda fase, tenuto conto del numero dei dipartimenti

ammessi e di quelli esclusi dal finanziamento ai sensi del comma 326, la commissione valuta le rimanenti domande assegnando a ognuna di esse un punteggio da 1 a 100, di cui 70 punti sono attribuiti in base all’ISPD del singolo dipartimento e 30 punti sono attribuiti in base al progetto dipartimentale di sviluppo di cui al comma 323, lettere

  1. b) e c), in relazione alla coerenza e alla fattibilita’ dei contenuti

del medesimo progetto. La graduatoria risultante all’esito di questa seconda fase suddivide i dipartimenti in base alla relativa area disciplinare di appartenenza e assegna il finanziamento di cui ai commi da 314 a 317 ai dipartimenti che, nei limiti del numero complessivo di cui al comma 324, sono utilmente posizionati.

  1. Entro il 31 dicembre del quinto anno di erogazione del

finanziamento di cui ai commi da 314 a 317, la commissione pubblica, nel sito internet istituzionale dell’ANVUR, l’elenco dei dipartimenti che sono risultati assegnatari del finanziamento di cui ai commi da 314 a 317. Entro il 31 marzo di ognuno dei cinque anni successivi alla predetta pubblicazione, il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca trasferisce alle universita’ statali cui appartengono i dipartimenti il relativo finanziamento. L’universita’ e’ vincolata all’utilizzo di queste risorse a favore dei dipartimenti finanziati.

  1. Il quarto periodo del comma 1 dell’articolo 9 della legge 30

dicembre 2010, n. 240, e’ sostituito dal seguente: «In tal caso, le universita’ possono prevedere, con appositi regolamenti, compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico amministrativo che contribuisce all’acquisizione di commesse conto terzi ovvero di finanziamenti pubblici o privati».

  1. La selezione di cui ai commi 326 e 327 e’ svolta con cadenza

quinquennale. Le attivita’ di supporto alla commissione di cui al comma 318 da parte della competente direzione generale del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca sono svolte nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Per la partecipazione alle riunioni della commissione non sono dovuti compensi, gettoni di presenza o altri emolumenti comunque denominati. Eventuali rimborsi di spese di missione sono posti a carico delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca.

  1. Per il primo quinquennio di istituzione del Fondo di cui ai

commi da 314 a 317 e relativamente agli anni 2018-2022:

  1. a) il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e

della ricerca, di cui al comma 318, e’ adottato entro il 30 aprile 2017;

  1. b) le attivita’ di cui ai commi 319 e 320 devono concludersi

entro il 30 aprile 2017;

  1. c) il termine per la presentazione delle domande di cui al comma

321 e’ fissato al 31 luglio 2017;

  1. d) il termine per la pubblicazione dell’elenco di cui al comma

328, primo periodo, e’ fissato al 31 dicembre 2017; i termini per il trasferimento del finanziamento annuale di cui al comma 328, secondo periodo, sono fissati al 31 marzo 2018, al 31 marzo 2019, al 31 marzo 2020, al 31 marzo 2021 e al 31 marzo 2022.

  1. L’importo annuale del finanziamento di cui ai commi da 314 a

331 e’ pari a 1.350.000 euro.

  1. L’importo di cui al comma 332:
  2. a) e’ ridotto del 20 per cento per il primo quintile, calcolato

in base all’organico su base nazionale, dei dipartimenti che, ai sensi del comma 327, sono risultati assegnatari del finanziamento;

  1. b) e’ ridotto del 10 per cento per il secondo quintile, calcolato

in base all’organico su base nazionale, dei dipartimenti che, ai sensi del comma 327, sono risultati assegnatari del finanziamento;

  1. c) e’ mantenuto invariato per il terzo quintile, calcolato in

base all’organico su base nazionale, dei dipartimenti che, ai sensi del comma 327, sono risultati assegnatari del finanziamento;

  1. d) e’ aumentato del 10 per cento per il quarto quintile,

calcolato in base all’organico su base nazionale, dei dipartimenti che, ai sensi del comma 327, sono risultati assegnatari del finanziamento;

  1. e) e’ aumentato del 20 per cento per il quinto quintile,

calcolato in base all’organico su base nazionale, dei dipartimenti che, ai sensi del comma 327, sono risultati assegnatari del finanziamento.

  1. Per i dipartimenti appartenenti alle aree disciplinari dal n.

1 al n. 9 del CUN, l’importo di cui al comma 332 e’ aumentato di 250.000 euro, utilizzabili esclusivamente per investimenti in infrastrutture per la ricerca.

  1. L’importo complessivo del finanziamento quinquennale di cui ai

commi da 314 a 317 e di cui al comma 332 e’ assoggettato alle seguenti modalita’ di utilizzazione:

  1. a) non piu’ del 70 per cento, tenuto conto di quanto previsto

all’articolo 18, comma 3, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, puo’ essere impiegato per le chiamate dei professori e per il reclutamento di ricercatori, a norma degli articoli 18 e 24 della medesima legge

  1. 240 del 2010, e per il reclutamento del personale tecnico e

amministrativo;

  1. b) nel rispetto del limite percentuale di cui alla lettera a) del

presente comma, almeno il 25 per cento deve essere impiegato per le chiamate di professori esterni all’universita’ cui appartiene il dipartimento ai sensi dell’articolo 18, comma 4, della legge 30 dicembre 2010, n. 240;

  1. c) nel rispetto del limite percentuale di cui alla lettera a) del

presente comma, almeno il 25 per cento deve essere impiegato per il reclutamento di ricercatori, a norma dell’articolo 24, comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240;

  1. d) nel rispetto del limite percentuale di cui alla lettera a) del

presente comma, per le chiamate dirette di professori ai sensi dell’articolo 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230.

  1. L’erogazione del finanziamento di cui al comma 332 e’

interrotta a seguito del mutamento di denominazione del dipartimento e in conseguenza della sua cessazione.

  1. Entro il 31 gennaio dell’ultimo anno di erogazione del

finanziamento di cui al comma 332, l’universita’, per ogni dipartimento, e’ tenuta a presentare alla commissione di cui al comma 318 una relazione contenente il rendiconto concernente l’utilizzazione delle risorse economiche derivanti dal medesimo finanziamento e i risultati ottenuti rispetto ai contenuti individuati nel progetto di cui al comma 323, lettere b) e c). La commissione, entro tre mesi dalla presentazione della relazione, riscontrata la corrispondenza tra l’utilizzazione delle risorse economiche e gli obiettivi del progetto, verificato il rispetto delle modalita’ di utilizzazione di cui al comma 335, esprime il proprio motivato giudizio. In caso di giudizio negativo, l’universita’ non puo’ presentare per lo stesso dipartimento la domanda diretta all’ottenimento, per il quinquennio successivo, del finanziamento di cui ai commi da 314 a 317.

  1. Al fine di favorire l’utilizzazione dei finanziamenti di cui

ai commi da 314 a 337 del presente articolo, alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) all’articolo 23, comma 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti

parole: «, ma consente di computare le eventuali chiamate di coloro che sono stati titolari dei contratti nell’ambito delle risorse vincolate di cui all’articolo 18, comma 4»;

  1. b) all’articolo 24, comma 3, la lettera b) e’ sostituita dalla

seguente: «b) contratti triennali, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti di cui alla lettera a), ovvero che hanno conseguito l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima o di seconda fascia di cui all’articolo 16 della presente legge, ovvero che sono in possesso del titolo di specializzazione medica, ovvero che, per almeno tre anni anche non consecutivi, hanno usufruito di assegni di ricerca ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, o di assegni di ricerca di cui all’articolo 22 della presente legge, o di borse post-dottorato ai sensi dell’articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri».

  1. All’articolo 3, comma 1, del regolamento di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 1º febbraio 2010, n. 76, e’ aggiunta, in fine, la seguente lettera: «i-bis) svolge, con cadenza quinquennale, la valutazione della qualita’ della ricerca delle universita’ e degli enti di ricerca, sulla base di un apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, emanato entro il 31 marzo dell’anno successivo al quinquennio oggetto di valutazione, e diretto a individuare le linee-guida concernenti lo svolgimento della medesima valutazione e le risorse economiche a tal fine necessarie. La valutazione della qualita’ della ricerca deve essere conclusa entro il 31 dicembre dell’anno successivo all’emanazione del decreto di cui al precedente periodo».

  1. Al fine di consentire la definizione dei progetti avviati

nell’ambito dell’ufficio per il processo con la partecipazione dei soggetti di cui all’articolo 50, comma 1-bis, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, alla scadenza del periodo di perfezionamento di cui al predetto comma, e’ autorizzato, a domanda, lo svolgimento, da parte dei medesimi soggetti, di un ulteriore periodo di perfezionamento, per una durata non superiore a dodici mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, presso gli stessi uffici giudiziari ove sono stati assegnati con decreto del Ministro della giustizia 20 ottobre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 257 del 4 novembre 2015. Durante il periodo autorizzato a norma del presente comma e’ riconosciuto il diritto all’attribuzione della borsa di studio per l’importo e con le modalita’ di cui all’articolo 9 del citato decreto del Ministro della giustizia 20 ottobre 2015.

  1. La domanda di cui al comma 340 e’ redatta e trasmessa secondo

le modalita’ stabilite con provvedimento del direttore generale del personale e della formazione del Ministero della giustizia e fatta pervenire al predetto Ministero, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, corredata di un’attestazione del capo dell’ufficio giudiziario presso il quale si e’ svolto il periodo di perfezionamento di cui all’articolo 50, comma 1-bis, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, dalla quale risulti che lo svolgimento da parte del richiedente dell’ulteriore periodo di perfezionamento di cui al comma 340 del presente articolo e’ funzionale alle esigenze dell’ufficio.

  1. Per i soggetti di cui al comma 340 del presente articolo resta

fermo il riconoscimento dei titoli di preferenza e di merito in conformita’ a quanto previsto dall’articolo 50, comma 1-quater, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114.

  1. Per le finalita’ di cui al comma 340 e’ autorizzata la spesa

di euro 5.807.509 per l’anno 2017, cui si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa prevista all’articolo 21-quater, comma 5, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, limitatamente agli anni 2016 e 2017.

  1. Al fine di promuovere forme di imprenditoria in agricoltura,

ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, con eta’ inferiore a quaranta anni, con riferimento alle nuove iscrizioni nella previdenza agricola effettuate tra il 1º gennaio 2017 e il 31 dicembre 2017, e’ riconosciuto, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, per un periodo massimo di trentasei mesi, l’esonero dal versamento del 100 per cento dell’accredito contributivo presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’, la vecchiaia ed i superstiti. L’esonero di cui al primo periodo, decorsi i primi trentasei mesi, e’ riconosciuto per un periodo massimo di dodici mesi nel limite del 66 per cento e per un periodo massimo di ulteriori dodici mesi nel limite del 50 per cento. L’esonero di cui al presente comma spetta ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali, in presenza delle nuove iscrizioni di cui al primo periodo, nonche’ ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali di eta’ inferiore a quaranta anni che nell’anno 2016 hanno effettuato l’iscrizione nella previdenza agricola con aziende ubicate nei territori montani di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e nelle zone agricole svantaggiate delimitate ai sensi dell’articolo 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984. L’esonero di cui al presente comma non e’ cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente. L’INPS provvede, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, al monitoraggio del numero di nuove iscrizioni effettuate ai sensi del presente comma e delle conseguenti minori entrate contributive, inviando relazioni mensili al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze.

  1. Le disposizioni di cui al comma 344 del presente articolo si

applicano nei limiti previsti dai regolamenti (UE) n. 1407/2013 e n. 1408/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativi all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis».

  1. Al fine di garantire un sostegno al reddito per i lavoratori

dipendenti da imprese adibite alla pesca marittima, compresi i soci lavoratori delle cooperative della piccola pesca di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, nel periodo di sospensione dell’attivita’ lavorativa derivante da misure di arresto temporaneo obbligatorio e’ riconosciuta per ciascun lavoratore, per l’anno 2017 e nel limite di spesa di 11 milioni di euro per il medesimo anno, un’indennita’ giornaliera onnicomprensiva pari a 30 euro.

  1. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,

di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono disciplinate le modalita’ relative al pagamento dell’indennita’ di cui al comma 346.

  1. Al fine di sostenere le famiglie e di incentivare la

natalita’, e’ istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un apposito fondo rotativo, denominato «Fondo di sostegno alla natalita’» volto a favorire l’accesso al credito delle famiglie con uno o piu’ figli, nati o adottati a decorrere dal 1º gennaio 2017, mediante il rilascio di garanzie dirette, anche fideiussorie, alle banche e agli intermediari finanziari.

  1. La dotazione del Fondo di sostegno alla natalita’ e’ pari a 14

milioni di euro per l’anno 2017, 24 milioni di euro per l’anno 2018, 23 milioni di euro per l’anno 2019, 13 milioni di euro per l’anno 2020 e 6 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021. Con decreto del Ministro con delega in materia di politiche per la famiglia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalita’ di organizzazione e di funzionamento del Fondo, nonche’ quelli di rilascio e di operativita’ delle garanzie.

  1. Ai fini della predisposizione e dell’attuazione del terzo

Piano di azione da adottare in ottemperanza della risoluzione n. 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (S/RES/1325) sulle donne, la pace e la sicurezza e delle risoluzioni seguenti, incluse le azioni di promozione, monitoraggio e valutazione, e’ autorizzata la spesa di 1 milione di euro per l’anno 2017 e di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019.

  1. Al decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7, sono apportate

le seguenti modificazioni:

  1. a) all’articolo 9, il comma 1 e’ sostituito dal seguente:

«1. L’importo dovuto a titolo di sanzione pecuniaria civile e’ recuperato secondo le disposizioni stabilite dalla parte VII del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115»;

  1. b) all’articolo 10, comma 1, le parole: «devoluto a favore della

Cassa delle ammende» sono sostituite dalle seguenti: «versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al pertinente capitolo di spesa dello stato di previsione del Ministero dell’interno riguardante il Fondo di rotazione per la solidarieta’ alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell’usura e dei reati intenzionali violenti, per le finalita’ di cui all’articolo 11 della legge 7 luglio 2016, n. 122».

  1. All’articolo 1, comma 367, alinea, della legge 24 dicembre

2007, n. 244, dopo le parole: «30 maggio 2002, n. 115,» sono inserite le seguenti: «nonche’ alle sanzioni pecuniarie civili di cui al decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7,».

  1. A decorrere dal 1º gennaio 2017 e’ riconosciuto un premio alla

nascita o all’adozione di minore dell’importo di 800 euro. Il premio, che non concorre alla formazione del reddito complessivo di cui all’articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ corrisposto dall’INPS in unica soluzione, su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione.

  1. L’applicazione delle disposizioni concernenti il congedo

obbligatorio per il padre lavoratore dipendente, da fruire entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, introdotte in via sperimentale per gli anni 2013, 2014 e 2015 dall’articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92, nonche’, per l’anno 2016, dall’articolo 1, comma 205, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e’ prorogata anche per gli anni 2017 e 2018. La durata del congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente e’ aumentata a due giorni per l’anno 2017 e a quattro giorni per l’anno 2018, che possono essere goduti anche in via non continuativa; al medesimo congedo si applica la disciplina di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 22 dicembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 13 febbraio 2013. Per l’anno 2018 il padre lavoratore dipendente puo’ astenersi per un periodo ulteriore di un giorno previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. Alla copertura degli oneri derivanti dai primi tre periodi del presente comma, valutati in 20 milioni di euro per l’anno 2017 e alla parziale copertura degli oneri derivanti dai primi tre periodi del presente comma, valutati in 41,2 milioni di euro per l’anno 2018, si provvede, quanto a 20 milioni di euro per l’anno 2017 e a 31,2 milioni di euro per l’anno 2018, mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

  1. Con riferimento ai nati a decorrere dal 1º gennaio 2016, per

il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, nonche’ per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni, affetti da gravi patologie croniche, e’ attribuito, a partire dall’anno 2017, un buono di 1.000 euro su base annua e parametrato a undici mensilita’. Il buono e’ corrisposto dall’INPS al genitore richiedente, previa presentazione di idonea documentazione attestante l’iscrizione e il pagamento della retta a strutture pubbliche o private. Il beneficio di cui ai primi due periodi del presente comma e’ riconosciuto nel limite massimo di 144 milioni di euro per l’anno 2017, 250 milioni di euro per l’anno 2018, 300 milioni di euro per l’anno 2019 e 330 milioni di euro annui a decorrere dal 2020. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro con delega in materia di politiche per la famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le disposizioni necessarie per l’attuazione del presente comma. L’INPS provvede al monitoraggio dei maggiori oneri derivanti dalle disposizioni di cui al presente comma inviando relazioni mensili alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze. Nel caso in cui, in sede di attuazione del presente comma, si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al limite di spesa programmato, l’INPS non prende in esame ulteriori domande finalizzate ad usufruire del beneficio di cui al presente comma. Il beneficio di cui al presente comma non e’ cumulabile con la detrazione prevista dall’articolo 1, comma 335, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e dall’articolo 2, comma 6, della legge 22 dicembre 2008, n. 203; il beneficio di cui al presente comma non e’ altresi’ fruibile contestualmente con il beneficio di cui ai commi 356 e 357 del presente articolo.

  1. Al fine di sostenere la genitorialita’, verificato il buon

risultato del periodo sperimentale, il beneficio di cui all’articolo 4, comma 24, lettera b), della legge 28 giugno 2012, n. 92, e’ riconosciuto nel limite di spesa di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, ferme restando le relative disposizioni attuative.

  1. Ai medesimi fini di cui al comma 356 del presente articolo, il

beneficio di cui all’articolo 4, comma 24, lettera b), della legge 28 giugno 2012, n. 92, e’ riconosciuto, nel limite di spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, ferme restando le relative disposizioni attuative, anche alle madri lavoratrici autonome o imprenditrici.

  1. Al finanziamento delle iniziative per l’attuazione delle

politiche in materia di pari opportunita’ e non discriminazione, oltre alle risorse destinate alle predette iniziative gia’ stanziate nella parte II (sezione II) della presente legge, per l’anno 2017 possono concorrere ulteriori risorse, fino a complessivi 20 milioni di euro, a valere sulle risorse dei pertinenti programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali e di investimento europei 2014/2020.

  1. Al fine di sostenere le attivita’ di assistenza e sostegno

alle donne vittime di violenza e ai loro figli, di cui all’articolo 5, comma 2, lettera d), del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, sono destinati a favore del Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza, di cui agli articoli 5 e 5-bis del medesimo decreto-legge

  1. 93 del 2013, 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018

e 2019, a valere sulle risorse del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunita’. A tal fine la dotazione del Fondo di cui al periodo precedente e’ incrementata di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019.

  1. Le risorse del Fondo per la cura dei soggetti con disturbo

dello spettro autistico, di cui all’articolo 1, comma 401, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, non utilizzate per l’anno 2016 confluiscono per l’anno 2017 nel Fondo medesimo.

  1. Il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non

previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e’ ridotto di 5 milioni di euro nell’anno 2017.

  1. In relazione agli interventi per la riparazione, la

ricostruzione, l’assistenza alla popolazione e la ripresa economica nei territori interessati dagli eventi sismici del 24 agosto 2016:

  1. a) e’ autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per l’anno 2017

e 200 milioni di euro annui dall’anno 2018 all’anno 2047, per la concessione del credito d’imposta maturato in relazione all’accesso ai finanziamenti agevolati, di durata venticinquennale, per la ricostruzione privata di cui all’articolo 5 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189;

  1. b) e’ autorizzata la spesa di 200 milioni di euro per l’anno

2017, di 300 milioni di euro per l’anno 2018, di 350 milioni di euro per l’anno 2019 e di 150 milioni di euro per l’anno 2020 per la concessione dei contributi di cui all’articolo 14 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189.

  1. Le regioni colpite, in coerenza con la programmazione del

Commissario per la ricostruzione dei territori interessati dall’evento sismico del 24 agosto 2016 nominato con decreto del Presidente della Repubblica 9 settembre 2016, di cui al comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 228 del 29 settembre 2016, possono destinare, nell’ambito dei pertinenti programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali e di investimento europei 2014/2020 e per il conseguimento delle finalita’ dagli stessi previste, ulteriori risorse, incluso il cofinanziamento nazionale, per un importo pari a 300 milioni di euro, anche a valere su quelle aggiuntive destinate dall’Unione europea all’Italia ai sensi dell’articolo 92, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013.

  1. Per il pubblico impiego sono complessivamente stanziati, per

le finalita’ di cui ai commi 365 e 366, 1.920,8 milioni di euro per l’anno 2017 e 2.633 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018.

  1. Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle

finanze e’ istituito un fondo da ripartire con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti il Ministro dell’interno e il Ministro della difesa, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con una dotazione di 1.480 milioni di euro per l’anno 2017 e di 1.930 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018, per le seguenti finalita’:

  1. a) determinazione, per l’anno 2017 e a decorrere dal 2018, degli

oneri aggiuntivi, rispetto a quelli previsti dall’articolo 1, comma 466, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e pari a 300 milioni di euro annui, posti a carico del bilancio dello Stato per la contrattazione collettiva relativa al triennio 2016-2018 in applicazione dell’articolo 48, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e per i miglioramenti economici del personale dipendente dalle amministrazioni statali in regime di diritto pubblico;

  1. b) definizione, per l’anno 2017 e a decorrere dall’anno 2018, del

finanziamento da destinare ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, in aggiunta alle facolta’ assunzionali previste a legislazione vigente, nell’ambito delle amministrazioni dello Stato, ivi compresi i Corpi di polizia ed il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le agenzie, incluse le agenzie fiscali di cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, gli enti pubblici non economici e gli enti pubblici di cui all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, tenuto conto delle specifiche richieste volte a fronteggiare indifferibili esigenze di servizio di particolare rilevanza e urgenza in relazione agli effettivi fabbisogni, nei limiti delle vacanze di organico nonche’ nel rispetto dell’articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e dell’articolo 4 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125. Le assunzioni sono autorizzate con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

  1. c) definizione, dall’anno 2017, dell’incremento del finanziamento

previsto a legislazione vigente per garantire la piena attuazione di quanto previsto dall’articolo 8, comma 1, lettera a), numeri 1) e 4), della legge 7 agosto 2015, n. 124, e dall’articolo 1, comma 5, della legge 31 dicembre 2012, n. 244, ovvero, per il solo anno 2017, proroga del contributo straordinario di cui all’articolo 1, comma 972, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, con la disciplina e le modalita’ ivi previste. Al riordino delle carriere del personale non dirigente del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e alla valorizzazione delle peculiari condizioni di impiego professionale del personale medesimo nelle attivita’ di soccorso pubblico, rese anche in contesti emergenziali, sono altresi’ destinati una quota parte delle risorse disponibili nei fondi incentivanti del predetto personale aventi carattere di certezza, continuita’ e stabilita’, per un importo massimo annuo di 5,3 milioni di euro, i risparmi strutturali di spesa corrente gia’ conseguiti, derivanti dall’ottimizzazione e dalla razionalizzazione dei settori di spesa del Corpo nazionale dei vigili del fuoco relativi alle locazioni passive delle sedi di servizio, ai servizi di mensa al personale e ai servizi assicurativi finalizzati alla copertura dei rischi aeronautici, nonche’ una quota parte del fondo istituito dall’articolo 1, comma 1328, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In sede di prima applicazione, le risorse destinate alle finalita’ di cui al precedente periodo sono determinate in misura non inferiore a 10 milioni di euro.

  1. Per il concorso alle finalita’ di cui al comma 364 del

presente articolo, nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, e’ iscritto un fondo con una autonoma dotazione di 140 milioni di euro per l’anno 2017 e 400 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018, da destinare all’incremento dell’organico dell’autonomia di cui all’articolo 1, comma 201, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Al riparto del fondo si provvede con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

  1. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di

cui al comma 365 del presente articolo si provvede ad aggiornare i criteri di determinazione degli oneri di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 aprile 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 132 dell’8 giugno 2016, in coerenza con quanto previsto dalla lettera a) del medesimo comma 365.

  1. All’articolo 4, comma 4, del decreto-legge 31 agosto 2013, n.

101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, la parola: «2016» e’ sostituita dalla seguente: «2017». Sono altresi’ prorogate, fino al 31 dicembre 2017, le graduatorie vigenti del personale dei corpi di cui all’articolo 66, comma 9-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

  1. All’articolo 1, comma 466, della legge 28 dicembre 2015, n.

208, dopo le parole: «30 marzo 2001, n. 165,» sono inserite le seguenti: «e per i miglioramenti economici del personale dipendente dalle amministrazioni statali in regime di diritto pubblico,» e sono soppresse le parole da: «, di cui 74 milioni» fino alla fine del comma.

  1. Per gli enti di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n.

509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, che non hanno assolto per gli anni 2011-2014 ai vincoli in materia di personale ai sensi dell’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il riversamento di cui all’articolo 1, comma 417, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, per l’anno 2017, e’ pari al 16 per cento e soddisfa gli obblighi di cui al predetto articolo 9.

  1. La dotazione del Fondo per le misure anti-tratta di cui

all’articolo 12 della legge 11 agosto 2003, n. 228, e’ incrementata di 5 milioni di euro per l’anno 2017.

  1. Nelle more della conclusione dei processi di mobilita’ di cui

all’articolo 1, comma 425, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente, il Ministero della giustizia, per il triennio 2017-2019, e’ autorizzato ad assumere con contratto di lavoro a tempo indeterminato un contingente di personale amministrativo non dirigenziale per un massimo di 1.000 unita’ da inquadrare nei ruoli dell’Amministrazione giudiziaria, nei limiti delle dotazioni organiche, mediante procedure concorsuali pubbliche ed eventualmente anche mediante l’utilizzo di graduatorie in corso di validita’ alla data di entrata in vigore della presente legge.

  1. L’incremento della dotazione dell’organico dell’autonomia di

cui al comma 366 avviene in misura corrispondente ad una quota di posti derivante, in applicazione dei vigenti ordinamenti didattici e quadri orari, dall’accorpamento degli spezzoni di orario aggregabili fino a formare una cattedra o un posto interi, anche costituiti tra piu’ scuole. La predetta quota di posti viene sottratta in misura numericamente pari dal contingente previsto in organico di fatto all’articolo 1, comma 69, della legge 13 luglio 2015, n. 107.

  1. Resta fermo quanto previsto dai regolamenti adottati con

decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, sulla formazione e costituzione delle classi e sull’utilizzo del personale, e con decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 2016, n. 19, sulla razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, tenuto conto del mantenimento delle economie previste dall’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

  1. L’articolo 1, comma 131, della legge 13 luglio 2015, n. 107,

si interpreta nel senso che i contratti di cui tenere conto per il computo della durata complessiva del servizio gia’ maturato sono quelli sottoscritti a decorrere dal 1º settembre 2016.

  1. Il fondo di cui all’articolo 1, comma 132, della legge 13

luglio 2015, n. 107, e’ rifinanziato nella misura di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2019.

  1. Al fine di assicurare, anche in relazione alle straordinarie

esigenze di prevenzione e contrasto della criminalita’ e del terrorismo e alle ulteriori esigenze connesse allo svolgimento del prossimo vertice tra i sette maggiori Paesi industrializzati (G7), la prosecuzione degli interventi di cui all’articolo 24, commi 74 e 75, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nonche’ di quelli previsti dall’articolo 3, comma 2, del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 2014, n. 6, e’ prorogato fino al 31 dicembre 2017, limitatamente ai servizi di vigilanza di siti e obiettivi sensibili, l’impiego di un contingente pari a 7.050 unita’ di personale delle Forze armate. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 7-bis, commi 1, 2 e 3, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125. Per l’attuazione del presente comma e’ autorizzata la spesa di euro 123.000.000 per l’anno 2017, con specifica destinazione di euro 120.536.797 per il personale di cui al comma 74 e di euro 2.463.203 per il personale di cui al comma 75 dell’articolo 24 del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.

  1. Al fine di sostenere le prospettive di crescita del settore

aereo e di ridurre gli oneri a carico dei passeggeri, l’incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco stabilita ai sensi dell’articolo 13, comma 23, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, e’ soppresso a decorrere dal 1º gennaio 2017. Al ristoro della diminuzione di entrate derivante all’INPS dal primo periodo del presente comma provvede il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nel cui stato di previsione e’ iscritto l’importo di 184 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2017 e 2018.

  1. Al comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge 29 marzo 2016, n.

42, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2016, n. 89, le parole: «30 novembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «31 agosto 2017» e dopo le parole: «per l’anno 2016» sono aggiunte le seguenti: «e di 128 milioni di euro per l’anno 2017».

  1. Al comma 1 dell’articolo 2 del decreto-legge 7 aprile 2014, n.

58, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2014, n. 87, le parole: «e comunque fino a non oltre il 31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «e comunque fino a non oltre il 31 agosto 2017».

  1. Per l’attuazione degli interventi relativi all’organizzazione

e allo svolgimento del vertice tra i sette maggiori Paesi industrializzati (G7), anche per adeguamenti di natura infrastrutturale e per le esigenze di sicurezza, e’ istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze un fondo da trasferire alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Per le finalita’ di cui al primo periodo e’ autorizzata la spesa di 45 milioni di euro per l’anno 2017.

  1. All’articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,

convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 15, le parole: «ovvero partecipare alla definizione,

realizzazione ed utilizzo dell’infrastruttura nazionale per l’interoperabilita’ per il FSE conforme ai criteri stabiliti dai decreti di cui al comma 7, resa disponibile dall’Agenzia per l’Italia digitale» sono sostituite dalle seguenti: «ovvero utilizzare l’infrastruttura nazionale di cui al comma 15-ter, da rendere conforme ai criteri stabiliti dai decreti di cui al comma 7»;

  1. b) il comma 15-ter e’ sostituito dal seguente:

«15-ter. Ferme restando le funzioni del Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale di cui all’articolo 63 del decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, l’Agenzia per l’Italia digitale, sulla base delle esigenze avanzate dalle regioni e dalle province autonome, nell’ambito dei rispettivi piani, cura, in accordo con il Ministero della salute e il Ministero dell’economia e delle finanze e con le regioni e le province autonome, la progettazione dell’infrastruttura nazionale necessaria a garantire l’interoperabilita’ dei FSE, la cui realizzazione e’ curata dal Ministero dell’economia e delle finanze attraverso l’utilizzo dell’infrastruttura del Sistema Tessera sanitaria realizzato in attuazione dell’articolo 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 2 novembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 264 del 12 novembre 2011, garantendo: 1) l’interoperabilita’ dei FSE e dei dossier farmaceutici regionali; 2) l’identificazione dell’assistito, attraverso l’allineamento con l’Anagrafe nazionale degli assistiti (ANA), di cui all’articolo 62-ter del codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, istituita nell’ambito del Sistema Tessera sanitaria. Nelle more della realizzazione dell’ANA, l’identificazione dell’assistito e’ assicurata attraverso l’allineamento con l’elenco degli assistiti gestito dal Sistema Tessera sanitaria, ai sensi dell’articolo 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326; 3) per le regioni e province autonome che, entro il 31 marzo 2017, comunicano al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero della salute di volersi avvalere dell’infrastruttura nazionale ai sensi del comma 15, l’interconnessione dei soggetti di cui al presente articolo per la trasmissione telematica dei dati di cui ai decreti attuativi del comma 7, ad esclusione dei dati di cui al comma 15-septies, per la successiva alimentazione e consultazione del FSE da parte delle medesime regioni e province autonome, secondo le modalita’ da stabilire con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della salute; 4) a partire dal 30 aprile 2017, la gestione delle codifiche nazionali e regionali stabilite dai decreti di cui al comma 7, rese disponibili dalle amministrazioni ed enti che le detengono, secondo le modalita’ da stabilire con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della salute»;

  1. c) al comma 15-quater, le parole: «e il Ministero della salute»

sono sostituite dalle seguenti: «, il Ministero della salute e il Ministero dell’economia e delle finanze» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, congiuntamente con il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti di cui all’articolo 12 della predetta intesa del 23 marzo 2005»;

  1. d) dopo il comma 15-quinquies sono aggiunti i seguenti:

«15-sexies. Qualora la regione, sulla base della valutazione del Comitato e del Tavolo tecnico di cui al comma 15-quater, non abbia adempiuto nei termini previsti dal medesimo comma 15-quater, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Agenzia per l’Italia digitale, diffida la regione ad adempiere entro i successivi trenta giorni. Qualora, sulla base delle valutazioni operate dai medesimi Comitato e Tavolo tecnico, la regione non abbia adempiuto, il Presidente della regione, nei successivi trenta giorni in qualita’ di commissario ad acta, adotta gli atti necessari all’adempimento e ne da’ comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ai citati Comitato e Tavolo tecnico. 15-septies. Il Sistema Tessera sanitaria realizzato in attuazione dell’articolo 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, entro il 30 aprile 2017, rende disponibile ai FSE e ai dossier farmaceutici regionali, attraverso l’infrastruttura nazionale di cui al comma 15-ter, i dati risultanti negli archivi del medesimo Sistema Tessera sanitaria relativi alle esenzioni dell’assistito, alle prescrizioni e prestazioni erogate di farmaceutica e specialistica a carico del Servizio sanitario nazionale, ai certificati di malattia telematici e alle prestazioni di assistenza protesica, termale e integrativa».

  1. Per l’attuazione del comma 15-ter dell’articolo 12 del

decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, come modificato dal comma 382 del presente articolo, e’ autorizzata la spesa di 2,5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017.

  1. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 12, comma

15-quinquies, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e’ ridotta di 5 milioni di euro per l’anno 2017, di 4,92 milioni di euro per l’anno 2018 e di 5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019.

  1. Ferme restando le disposizioni inerenti all’accesso alla quota

premiale del Servizio sanitario nazionale di cui all’articolo 15, comma 24, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, nonche’ le disposizioni in materia di piani di rientro, di cui all’articolo 2, commi da 77 a 97, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, al fine di promuovere e conseguire una maggiore efficienza ed efficacia dei servizi sanitari regionali, in coerenza con gli obiettivi di crescita e di sviluppo del Servizio sanitario nazionale, la quota di premialita’ di cui all’articolo 2, comma 68, lettera c), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e’ incrementata, a livello sperimentale per l’anno 2017, di una quota pari allo 0,1 per cento del livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale. Sempre a livello sperimentale per l’anno 2017, ogni regione puo’ proporre al Comitato paritetico permanente per la verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, di seguito denominato «Comitato LEA», di cui all’articolo 9 dell’intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 23 marzo 2005, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, un programma di miglioramento e riqualificazione di determinate aree del servizio sanitario regionale, anche sulla base delle valutazioni operate dal Comitato stesso in ordine all’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e tenuto conto delle valutazioni del sistema di garanzia di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56.

  1. I programmi di cui al comma 385, di durata annuale, da

presentare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e da approvare entro i successivi trenta giorni da parte del Comitato LEA, individuano aree prioritarie d’intervento specifiche di ciascun contesto regionale, definendo i relativi indicatori di valutazione. Per le regioni sottoposte a piano di rientro, tali programmi integrano, ove necessario, il programma operativo di prosecuzione del piano di rientro e sono approvati dal Comitato LEA congiuntamente con il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti di cui all’articolo 12 dell’intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 23 marzo 2005.

  1. I programmi di cui al comma 385 recano altresi’:
  2. a) le modalita’ e i tempi per la verifica della realizzazione

degli obiettivi indicati;

  1. b) le forme di monitoraggio degli obiettivi intermedi e finali da

effettuare da parte del Comitato LEA e, per le regioni sottoposte a piano di rientro, da parte del Comitato LEA congiuntamente con il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti.

  1. Con accordo da sancire, entro il 31 gennaio 2017, in sede di

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono disciplinate le modalita’ di riparto tra le regioni dell’incremento sperimentale della quota di premialita’ per il 2017 di cui al comma 385 e l’accesso alle forme premiali in attuazione dei programmi di cui al medesimo comma. La mancata presentazione del programma ovvero la verifica negativa annuale dell’attuazione del programma medesimo determina, per la regione interessata, la perdita, per il medesimo anno 2017, del diritto di accesso alla quota prevista. Le somme eventualmente rese disponibili in conseguenza dell’applicazione della disposizione del periodo precedente sono integralmente riattribuite alle restanti regioni in maniera proporzionale all’accesso previsto.

  1. Il Comitato LEA redige una relazione in ordine all’attivita’

sperimentale di cui ai commi da 385 a 388.

  1. Al fine di migliorare le performance e di perseguire

l’efficienza dei fattori produttivi e dell’allocazione delle risorse delle aziende ospedaliere, delle aziende ospedaliere universitarie, degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici o degli altri enti pubblici che erogano prestazioni di ricovero e cura, all’articolo 1, comma 524, lettera a), della legge 28 dicembre 2015,

  1. 208, le parole: «pari o superiore al 10 per cento dei suddetti

ricavi, o, in valore assoluto, pari ad almeno 10 milioni di euro» sono sostituite dalle seguenti: «pari o superiore al 7 per cento dei suddetti ricavi, o, in valore assoluto, pari ad almeno 7 milioni di euro».

  1. Le disposizioni di cui ai commi da 524 a 536 dell’articolo 1

della legge 28 dicembre 2015, n. 208, si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano, che provvedono al finanziamento del servizio sanitario esclusivamente con risorse dei propri bilanci, compatibilmente con le disposizioni dei rispettivi statuti e delle conseguenti norme di attuazione.

  1. Per gli anni 2017 e 2018, il livello del finanziamento del

fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato, indicato dall’intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano dell’11 febbraio 2016 (Rep. Atti n. 21/CSR), in attuazione dell’articolo 1, comma 680, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e’ rideterminato rispettivamente in 113.000 milioni di euro e in 114.000 milioni di euro. Per l’anno 2019 il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato e’ stabilito in 115.000 milioni di euro. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano assicurano gli effetti finanziari previsti dal presente comma, mediante la sottoscrizione di singoli accordi con lo Stato, da stipulare entro il 31 gennaio 2017. Per la regione Trentino-Alto Adige e per le province autonome di Trento e di Bolzano l’applicazione del presente comma avviene nel rispetto dell’accordo sottoscritto tra il Governo e i predetti enti in data 15 ottobre 2014 e recepito con legge 23 dicembre 2014, n. 190, con il concorso agli obiettivi di finanza pubblica previsto dai commi da 406 a 413 dell’articolo 1 della medesima legge.

  1. A decorrere dall’anno 2017 una quota del livello del

finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato ai sensi del comma 392, pari a 1.000 milioni di euro, e’ destinata alle finalita’ di cui ai commi 400, 401, 408 e 409.

  1. Con i medesimi accordi di cui al comma 392 le regioni a

statuto speciale assicurano il contributo a loro carico previsto dall’intesa dell’11 febbraio 2016; decorso il termine del 31 gennaio 2017, all’esito degli accordi sottoscritti, il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, entro i successivi trenta giorni, con proprio decreto attua quanto previsto per gli anni 2017 e successivi dalla citata intesa dell’11 febbraio 2016, al fine di garantire il conseguimento dell’obiettivo programmatico di finanza pubblica per il settore sanitario.

  1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente

legge, le disposizioni di cui al comma 569 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, non si applicano alle regioni commissariate ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del decreto-legge 1º ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222. Il Comitato e il Tavolo tecnico di cui rispettivamente agli articoli 9 e 12 dell’intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 23 marzo 2005, con cadenza semestrale, in occasione delle periodiche riunioni di verifica, predispongono, per le medesime regioni, una relazione ai Ministri della salute e dell’economia e delle finanze, da trasmettere al Consiglio dei ministri, con particolare riferimento al monitoraggio dell’equilibrio di bilancio e dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, anche al fine delle determinazioni di cui all’articolo 2, comma 84, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.

  1. Il comma 570 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n.

190, e’ abrogato.

  1. In considerazione di quanto previsto dall’articolo 21, comma

1, del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, e di quanto convenuto nell’intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano il 2 luglio 2015 (Rep. Atti n. 113/CSR), fermi restando gli equilibri di finanza pubblica previsti a legislazione vigente, al governo del settore farmaceutico si applicano i commi da 398 a 407 del presente articolo.

  1. A decorrere dall’anno 2017, il tetto della spesa farmaceutica

ospedaliera di cui all’articolo 5, comma 5, del decreto-legge 1º ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, e’ calcolato al lordo della spesa per i farmaci di classe A in distribuzione diretta e distribuzione per conto, ed e’ rideterminato nella misura del 6,89 per cento. Conseguentemente il tetto della spesa farmaceutica ospedaliera assume la denominazione di «tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti».

  1. Ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dal comma 398

del presente articolo, il tetto della spesa farmaceutica territoriale, di cui all’articolo 5 del decreto-legge 1º ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, e’ rideterminato nella misura del 7,96 per cento. Conseguentemente il tetto della spesa farmaceutica territoriale assume la denominazione di «tetto della spesa farmaceutica convenzionata».

  1. A decorrere dal 1º gennaio 2017, nello stato di previsione del

Ministero della salute e’ istituito un Fondo per il concorso al rimborso alle regioni per l’acquisto dei medicinali innovativi, con una dotazione di 500 milioni di euro annui. Tale Fondo e’ finanziato rispettivamente per 325 milioni di euro per l’anno 2017, 223 milioni di euro per l’anno 2018, 164 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019, mediante utilizzo delle risorse del comma 393 del presente articolo, e per 175 milioni di euro per l’anno 2017, 277 milioni di euro per l’anno 2018, 336 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019, mediante utilizzo delle risorse destinate alla realizzazione di specifici obiettivi del Piano sanitario nazionale, ai sensi dell’articolo 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

  1. A decorrere dal 1º gennaio 2017, nello stato di previsione del

Ministero della salute e’ istituito un Fondo per il concorso al rimborso alle regioni per l’acquisto dei medicinali oncologici innovativi, con una dotazione di 500 milioni di euro annui, mediante utilizzo delle risorse del comma 393.

  1. Per gli effetti di quanto previsto ai commi 400 e 401, con

determinazione del direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), previo parere della Commissione consultiva tecnico-scientifica, da adottare entro il 31 marzo 2017, sono stabiliti i criteri per la classificazione dei farmaci innovativi e a innovativita’ condizionata e dei farmaci oncologici innovativi. Con la medesima determinazione sono definite le modalita’ per la valutazione degli effetti dei predetti farmaci ai fini della permanenza del requisito di innovativita’ e le modalita’ per la eventuale riduzione del prezzo di rimborso a carico del Servizio sanitario nazionale. Nelle more dell’adozione della determinazione di cui al presente comma e comunque entro e non oltre il 31 marzo 2017, i farmaci innovativi e i farmaci oncologici innovativi validi ai fini della presente procedura sono quelli gia’ individuati dall’AIFA.

  1. Il requisito di innovativita’ permane per un periodo massimo

di 36 mesi.

  1. I farmaci di cui al comma 402 sono soggetti a monitoraggio dei

registri AIFA.

  1. Le risorse dei fondi di cui ai commi 400 e 401 sono versate in

favore delle regioni in proporzione alla spesa sostenuta dalle regioni medesime per l’acquisto dei medicinali di cui ai citati commi 400 e 401, secondo le modalita’ individuate con apposito decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

  1. La spesa per l’acquisto dei farmaci innovativi e dei farmaci

oncologici innovativi concorre al raggiungimento del tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti di cui al comma 398 per l’ammontare eccedente annualmente l’importo di ciascuno dei fondi di cui ai commi 400 e 401.

  1. All’articolo 15 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,

convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dopo il comma 11-ter e’ inserito il seguente: «11-quater. L’esistenza di un rapporto di biosimilarita’ tra un farmaco biosimilare e il suo biologico di riferimento sussiste solo ove accertato dalla European Medicine Agency (EMA) o dall’Agenzia italiana del farmaco, tenuto conto delle rispettive competenze. Non e’ consentita la sostituibilita’ automatica tra farmaco biologico di riferimento e un suo biosimilare ne’ tra biosimilari. Nelle procedure pubbliche di acquisto per i farmaci biosimilari non possono essere posti in gara nel medesimo lotto principi attivi differenti, anche se aventi le stesse indicazioni terapeutiche. Al fine di razionalizzare la spesa per l’acquisto di farmaci biologici a brevetto scaduto e per i quali siano presenti sul mercato i relativi farmaci biosimilari, si applicano le seguenti disposizioni:

  1. a) le procedure pubbliche di acquisto devono svolgersi mediante

utilizzo di accordi-quadro con tutti gli operatori economici quando i medicinali sono piu’ di tre a base del medesimo principio attivo. A tal fine le centrali regionali d’acquisto predispongono un lotto unico per la costituzione del quale si devono considerare lo specifico principio attivo (ATC di V livello), i medesimi dosaggio e via di somministrazione;

  1. b) al fine di garantire un’effettiva razionalizzazione della

spesa e nel contempo un’ampia disponibilita’ delle terapie, i pazienti devono essere trattati con uno dei primi tre farmaci nella graduatoria dell’accordo-quadro, classificati secondo il criterio del minor prezzo o dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa. Il medico e’ comunque libero di prescrivere il farmaco, tra quelli inclusi nella procedura di cui alla lettera a), ritenuto idoneo a garantire la continuita’ terapeutica ai pazienti;

  1. c) in caso di scadenza del brevetto o del certificato di

protezione complementare di un farmaco biologico durante il periodo di validita’ del contratto di fornitura, l’ente appaltante, entro sessanta giorni dal momento dell’immissione in commercio di uno o piu’ farmaci biosimilari contenenti il medesimo principio attivo, apre il confronto concorrenziale tra questi e il farmaco originatore di riferimento nel rispetto di quanto prescritto dalle lettere a) e b);

  1. d) l’ente appaltante e’ tenuto ad erogare ai centri prescrittori

i prodotti aggiudicati con le procedure previste dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;

  1. e) eventuali oneri economici aggiuntivi, derivanti dal mancato

rispetto delle disposizioni del presente comma, non possono essere posti a carico del Servizio sanitario nazionale».

  1. A decorrere dall’anno 2017, nell’ambito del finanziamento del

Servizio sanitario nazionale e’ prevista una specifica finalizzazione, pari a 100 milioni di euro per l’anno 2017, a 127 milioni di euro per l’anno 2018 e a 186 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019, per il concorso al rimborso alle regioni per l’acquisto di vaccini ricompresi nel nuovo piano nazionale vaccini (NPNV) di cui all’intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano il 7 settembre 2016 (Rep. Atti n. 157/CSR). Le somme di cui al presente comma sono ripartite a favore delle regioni sulla base dei criteri individuati con intesa da sancire in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano entro il 31 gennaio 2017.

  1. Nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 1, comma 541,

della legge 28 dicembre 2015, n. 208, a decorrere dall’anno 2017, nell’ambito del finanziamento del Servizio sanitario nazionale e’ prevista una specifica finalizzazione, pari a 75 milioni di euro per l’anno 2017 e a 150 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018, per il concorso al rimborso alle regioni per gli oneri derivanti dai processi di assunzione e stabilizzazione del personale del Servizio sanitario nazionale da svolgere ai sensi delle disposizioni recate dal primo e secondo periodo del comma 543 del medesimo articolo 1 della legge n. 208 del 2015. Le somme di cui al presente comma sono ripartite a favore delle regioni sulla base dei criteri individuati con intesa da sancire in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano entro il 31 gennaio 2017.

  1. Al fine di garantire la continuita’ delle attivita’ di

ricerca, in deroga a quanto disposto dall’articolo 2, comma 4, secondo periodo, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e gli Istituti zooprofilattici sperimentali possono continuare ad avvalersi del personale addetto alla ricerca, sia con qualifica di ricercatore, sia con qualifiche afferenti alle professionalita’ della ricerca, assunto con contratti flessibili, in servizio presso tali istituti alla data del 31 dicembre 2016.

  1. In sede di revisione dei criteri di riparto del Fondo per le

non autosufficienze, di cui all’articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, previsti dall’articolo 1, comma 3, del decreto ministeriale di riparto del Fondo per il 2016 e’ compresa la condizione delle persone affette dal morbo di Alzheimer.

  1. Ai fini della copertura degli oneri per i rinnovi contrattuali

del personale dipendente e convenzionato del Servizio sanitario nazionale, come determinati a seguito dell’aggiornamento dei criteri di cui al comma 367, e’ vincolata, a decorrere dalla data di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 365, una quota del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato ai sensi del comma 392.

  1. Il Ministero dell’economia e delle finanze, nell’ambito del

Programma di razionalizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione, avvia, tramite la societa’ Consip Spa, un’analisi volta ad individuare nuovi strumenti di acquisto centralizzato di beni e correlati servizi, anche mediante modelli organizzativi che prevedano l’acquisizione di beni durevoli e la concessione dell’utilizzo degli stessi da parte delle amministrazioni o dei soggetti pubblici interessati senza che dai suddetti modelli organizzativi derivino discriminazioni o esclusioni per le micro e le piccole imprese.

  1. Dalla disposizione di cui al comma 413 non devono derivare

nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

  1. Al fine di migliorare l’efficienza, la rapidita’ e il

monitoraggio dei processi di approvvigionamento di beni e servizi delle amministrazioni dello Stato, il Ministero dell’economia e delle finanze, nell’ambito del Programma di razionalizzazione degli acquisti, avvia una sperimentazione, che non deve comportare discriminazioni o esclusioni per le micro e le piccole imprese, sulla cui base procede come acquirente unico per le merceologie dell’energia elettrica e del servizio sostitutivo di mensa mediante buoni pasto, per il medesimo Ministero e per il Ministero dell’interno e le loro rispettive articolazioni territoriali.

  1. Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze sono

definiti le modalita’ e i tempi di attuazione, nonche’ le strutture dei Ministeri coinvolte nella sperimentazione di cui al comma 415.

  1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su

proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti i Ministri interessati, possono essere individuate ulteriori amministrazioni e ulteriori categorie merceologiche cui e’ applicata la sperimentazione di cui al comma 415.

  1. Dalle disposizioni di cui ai commi da 415 a 417 non devono

derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

  1. All’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, sono

apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 512, le parole: «provvedono ai propri

approvvigionamenti esclusivamente tramite Consip SpA o i soggetti aggregatori» sono sostituite dalle seguenti: «provvedono ai propri approvvigionamenti esclusivamente tramite gli strumenti di acquisto e di negoziazione di Consip Spa o dei soggetti aggregatori»;

  1. b) dopo il comma 514 e’ inserito il seguente:

«514-bis. Per i beni e servizi la cui acquisizione riveste particolare rilevanza strategica secondo quanto indicato nel Piano triennale di cui al comma 513, le amministrazioni statali, centrali e periferiche, ad esclusione degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e delle istituzioni universitarie, nonche’ gli enti nazionali di previdenza ed assistenza sociale pubblici e le agenzie fiscali di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, ricorrono a Consip Spa, nell’ambito del Programma di razionalizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione del Ministero dell’economia e delle finanze. A tal fine Consip Spa puo’ supportare i soggetti di cui al periodo precedente nell’individuazione di specifici interventi di semplificazione, innovazione e riduzione dei costi dei processi amministrativi. Per le attivita’ di cui al presente comma e’ previsto un incremento delle dotazioni destinate al finanziamento del Programma di razionalizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione del Ministero dell’economia e delle finanze pari a euro 3.000.000 per l’anno 2017 e a euro 7.000.000 a decorrere dal 2018»;

  1. c) al comma 515, dopo le parole: «di cui al comma 513,» sono

inserite le seguenti: «compresa quella relativa alle acquisizioni di particolare rilevanza strategica di cui al comma 514-bis,».

  1. All’articolo 9 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66,

convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: «2-bis. Nell’ambito del Tavolo tecnico dei soggetti aggregatori opera un Comitato guida, disciplinato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 2, il quale, oltre ai compiti previsti dal medesimo decreto, fornisce attraverso linee guida indicazioni utili per favorire lo sviluppo delle migliori pratiche con riferimento alle procedure di cui al comma 3 da parte dei soggetti aggregatori di cui ai commi 1 e 2, ivi inclusa la determinazione delle fasce di valori da porre a base d’asta e delle modalita’ per non discriminare o escludere le micro e le piccole imprese. I soggetti aggregatori di cui ai commi 1 e 2 trasmettono al Comitato guida, nel caso di non allineamento alle linee guida di cui al periodo precedente, una preventiva comunicazione specificamente motivata sulla quale il Comitato guida puo’ esprimere proprie osservazioni».

  1. All’articolo 9 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66,

convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, dopo il comma 3 e’ inserito il seguente: «3-bis. Le amministrazioni pubbliche obbligate a ricorrere a Consip Spa o agli altri soggetti aggregatori ai sensi del comma 3 possono procedere, qualora non siano disponibili i relativi contratti di Consip Spa o dei soggetti aggregatori di cui ai commi 1 e 2 e in caso di motivata urgenza, allo svolgimento di autonome procedure di acquisto dirette alla stipula di contratti aventi durata e misura strettamente necessaria. In tale caso l’Autorita’ nazionale anticorruzione rilascia il codice identificativo di gara (CIG)».

  1. All’articolo 9, comma 9, del decreto-legge 24 aprile 2014, n.

66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, che tengono conto anche dell’allineamento, da parte dei soggetti aggregatori di cui ai commi 1 e 2, delle indicazioni del Comitato guida fornite ai sensi del comma 2-bis del presente articolo».

  1. Con Accordo da sancire in sede di Conferenza permanente tra lo

Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano entro il 28 febbraio 2017 sono definite le attivita’ da porre in essere per pervenire alla definizione di linee di indirizzo per l’efficientamento e la definizione di standard con riferimento ai magazzini e alla logistica distributiva, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nonche’ alle politiche e ai processi di gestione delle risorse umane.

  1. L’obbligo di approvazione del programma biennale degli

acquisti di beni e servizi, di cui all’articolo 21 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, in deroga alla vigente normativa sugli allegati al bilancio degli enti locali, stabilita dal testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, si applica a decorrere dal bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2018.

  1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su

proposta dei Ministri competenti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, le riduzioni di spesa apportate con la presente legge, quale concorso dei Ministeri agli obiettivi di finanza pubblica, possono essere rimodulate nell’ambito dei pertinenti stati di previsione della spesa, fermo restando il conseguimento dei risparmi di spesa realizzati in termini di indebitamento netto della pubblica amministrazione.

  1. All’articolo 1, comma 624, della legge 28 dicembre 2015, n.

208, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) le parole: «ed euro 10 milioni per ciascuno degli anni 2017 e

2018» sono sostituite dalle seguenti: «, euro 26 milioni per ciascuno degli anni 2017 e 2018 ed euro 16 milioni per l’anno 2019»;

  1. b) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nelle more del

versamento delle predette risorse all’entrata del bilancio dello Stato, il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad accantonare e a rendere indisponibile per gli anni 2017, 2018 e 2019, nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, a valere sulle disponibilita’ di cui all’articolo 18, comma 2, lettera c), della legge 11 agosto 2014, n. 125, la somma di 26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 e di 16 milioni di euro per l’anno 2019, al netto di quanto effettivamente versato per ciascun anno del triennio 2017-2019».

  1. All’articolo 1, comma 623, della legge 28 dicembre 2015, n.

208, le parole: «per ciascuno degli anni dal 2016 al 2018» sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere dal 2016».

  1. Le maggiori entrate accertate e riscosse dagli uffici

all’estero del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, rispetto all’esercizio finanziario 2014, derivanti dall’applicazione della tariffa dei diritti consolari di cui al decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, e dall’articolo 41-bis, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, pari a 4 milioni di euro a decorrere dal 2017, rimangono acquisite all’entrata e non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 568, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nonche’ all’articolo 2, comma 58, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e all’articolo 41-bis, comma 2, del citato decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83. Nelle more del versamento delle predette risorse all’entrata del bilancio dello Stato, il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad accantonare e a rendere indisponibile a decorrere dal 2017, nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, a valere sulle disponibilita’ di cui all’articolo 18, comma 2, lettera c), della legge 11 agosto 2014, n. 125, la somma di 4 milioni di euro al netto di quanto effettivamente versato in ciascun anno dal 2017.

  1. I proventi derivanti dal versamento di 300 euro effettuato da

persona maggiorenne a corredo della domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana, di cui all’articolo 7-bis della sezione I della tabella dei diritti consolari da riscuotersi dagli uffici diplomatici e consolari, allegata al decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, introdotto dall’articolo 5-bis del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, sono riassegnati nella misura del 30 per cento, a decorrere dall’anno 2017, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, allo stato di previsione della spesa dell’esercizio in corso del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con proprio decreto, trasferisce le risorse ricevute dal Ministero dell’economia e delle finanze agli uffici dei consolati di ciascuna circoscrizione consolare che hanno ricevuto il versamento del contributo di 300 euro di cui al primo periodo in proporzione ai versamenti ricevuti. Le somme accreditate ai consolati sono destinate al rafforzamento dei servizi consolari per i cittadini italiani residenti o presenti all’estero, con priorita’ per la contrattualizzazione di personale locale da adibire, sotto le direttive e il controllo dei funzionari consolari, allo smaltimento dell’arretrato riguardante le pratiche di cittadinanza presentate presso i medesimi uffici consolari.

  1. Il finanziamento di cui all’articolo 18, comma 2, lettera c),

della legge 11 agosto 2014, n. 125, e’ ridotto di 0,8 milioni di euro per l’anno 2017 e di 3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2018.

  1. A decorrere dall’anno 2017 i benefici di cui all’articolo 6

del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, sono corrisposti nel limite del 48,7 per cento.

  1. Ai fini della razionalizzazione della spesa del Ministero dei

beni e delle attivita’ culturali e del turismo e dell’efficientamento delle modalita’ di bigliettazione degli istituti e luoghi della cultura di rilevante interesse nazionale, le Soprintendenze speciali di cui all’articolo 30, comma 2, lettera a), del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014,

  1. 171, si adeguano, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza

pubblica, agli standard internazionali in materia di musei e luoghi della cultura, di cui all’articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge sono apportate, con le modalita’ di cui all’articolo 1, comma 327, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, le necessarie modificazioni al decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo 23 gennaio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell’11 marzo 2016, nei limiti delle dotazioni organiche del Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di cui alle tabelle A e B allegate al citato regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 171 del 2014.

  1. Nello stato di previsione della spesa del Ministero

dell’economia e delle finanze e’ istituito un fondo, denominato «Fondo da ripartire per il finanziamento di interventi a favore degli Enti territoriali solo in termini di saldo netto da finanziare», alimentato dalle seguenti risorse:

  1. a) le risorse in conto residui di cui al comma 13 dell’articolo

11 del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, non erogate alla data di entrata in vigore della presente legge;

  1. b) le risorse in conto residui di cui all’articolo 2 del

decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, e successivi modificazioni e rifinanziamenti, ivi comprese le somme di cui al comma 2 dell’articolo 8 del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, non erogate alla data di entrata in vigore della presente legge;

  1. c) le risorse in conto residui di cui all’articolo 3 del

decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, e rifinanziamenti, ivi comprese le quote funzionali all’attuazione dell’articolo 35 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, non erogate alla data di entrata in vigore della presente legge;

  1. d) le somme disponibili sulla contabilita’ speciale di cui

all’articolo 45, comma 2, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, non utilizzate per le finalita’ di cui al medesimo articolo nonche’ di cui al comma 2 dell’articolo 11 del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, alla data del 31 dicembre 2016.

  1. Il comma 714 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n.

208, e’ sostituito dal seguente: «714. Fermi restando i tempi di pagamento dei creditori, gli enti locali che hanno presentato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale o ne hanno conseguito l’approvazione ai sensi dell’articolo 243-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, prima dell’approvazione del rendiconto per l’esercizio 2014, se alla data della presentazione o dell’approvazione del medesimo piano di riequilibrio finanziario pluriennale non avevano ancora provveduto ad effettuare il riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi di cui all’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, possono rimodulare o riformulare il predetto piano, entro il 31 maggio 2017, scorporando la quota di disavanzo risultante dalla revisione straordinaria dei residui di cui all’articolo 243-bis, comma 8, lettera e), limitatamente ai residui antecedenti al 1º gennaio 2015, e ripianando tale quota secondo le modalita’ previste dal decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 2 aprile 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17 aprile 2015. La restituzione delle anticipazioni di liquidita’ erogate agli enti di cui al periodo precedente, ai sensi degli articoli 243-ter e 243-quinquies del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, e’ effettuata in un periodo massimo di trenta anni decorrente dall’anno successivo a quello in cui e’ stata erogata l’anticipazione. A decorrere dalla data di rimodulazione o riformulazione del piano, gli enti di cui ai periodi precedenti presentano alla Commissione di cui all’articolo 155 del medesimo testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 apposita attestazione del rispetto dei tempi di pagamento di cui alla direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011».

  1. Fermi restando i tempi di pagamento dei creditori, gli enti

locali che hanno proceduto alla revisione dei residui, per effetto di espressa pronuncia della Corte dei conti, nel corso degli esercizi 2012, 2013 o 2014, antecedentemente al riaccertamento straordinario di cui all’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, determinando un piano triennale di copertura del disavanzo riscontrato, ai sensi dell’articolo 193 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, possono riformulare tale piano, entro il 31 marzo 2017, per la parte non ancora attuata, secondo le modalita’ e nell’arco temporale previsti dal decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 2 aprile 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17 aprile 2015. A decorrere dalla data di riformulazione del piano, gli enti di cui al periodo precedente presentano alla sezione regionale della Corte dei conti apposita attestazione del rispetto dei tempi di pagamento di cui alla direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011.

  1. Al comma 9 dell’articolo 243-bis del testo unico di cui al

decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) le lettere b) e c) sono sostituite dalle seguenti:

«b) entro il termine di un quinquennio, riduzione almeno del 10 per cento delle spese per acquisti di beni e prestazioni di servizi di cui al macroaggregato 03 della spesa corrente, finanziate attraverso risorse proprie. Ai fini del computo della percentuale di riduzione, dalla base di calcolo sono esclusi gli stanziamenti destinati: 1) alla copertura dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani; 2) alla copertura dei costi di gestione del servizio di acquedotto; 3) al servizio di trasporto pubblico locale; 4) al servizio di illuminazione pubblica; 5) al finanziamento delle spese relative all’accoglienza, su disposizione della competente autorita’ giudiziaria, di minori in strutture protette in regime di convitto e semiconvitto;

  1. c) entro il termine di un quinquennio, riduzione almeno del 25

per cento delle spese per trasferimenti di cui al macroaggregato 04 della spesa corrente, finanziate attraverso risorse proprie. Ai fini del computo della percentuale di riduzione, dalla base di calcolo sono escluse le somme relative a trasferimenti destinati ad altri livelli istituzionali, a enti, agenzie o fondazioni lirico-sinfoniche»;

  1. b) dopo la lettera c) e’ inserita la seguente:

«c-bis) ferma restando l’obbligatorieta’ delle riduzioni indicate nelle lettere b) e c), l’ente locale ha facolta’ di procedere a compensazioni, in valore assoluto e mantenendo la piena equivalenza delle somme, tra importi di spesa corrente, ad eccezione della spesa per il personale e ferme restando le esclusioni di cui alle medesime lettere b) e c) del presente comma. Tali compensazioni sono puntualmente evidenziate nel piano di riequilibrio approvato».

  1. Le risorse di cui al comma 433 sono versate all’entrata del

bilancio dello Stato nell’anno 2017 per essere riassegnate al Fondo di cui al comma 433. Ciascun ente territoriale beneficiario del Fondo, ai sensi dell’articolo 9, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, consegue un valore positivo del saldo di cui al comma 466 del presente articolo in misura pari al Fondo stesso.

  1. Nello stato di previsione della spesa del Ministero

dell’economia e delle finanze e’ istituito un fondo, denominato «Fondo da ripartire per il finanziamento di interventi a favore degli Enti territoriali», con una dotazione di 969,6 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2026, di 935 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2046 e di 925 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2047.

  1. I beneficiari, le finalita’, i criteri e le modalita’ di

riparto dei fondi di cui ai commi 433 e 438 sono disciplinati con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro il 31 gennaio 2017, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

  1. All’articolo 7, comma 2, del decreto-legge 19 giugno 2015, n.

78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, le parole: «Per gli anni 2015 e 2016» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli anni 2015, 2016 e 2017».

  1. Per l’anno 2017 gli enti locali possono realizzare le

operazioni di rinegoziazione di mutui di cui all’articolo 1, commi 430 e 537, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, anche nel corso dell’esercizio provvisorio di cui all’articolo 163 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, fermo restando l’obbligo, a carico dei medesimi enti, di effettuare le relative iscrizioni nel bilancio di previsione.

  1. All’articolo 1, comma 430, della legge 23 dicembre 2014, n.

190, le parole: «negli anni 2015 e 2016» sono sostituite dalle seguenti: «negli anni 2015, 2016 e 2017».

  1. I commi 433, 437, 438, 439 e il presente comma entrano in

vigore il giorno stesso della pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale.

  1. Al comma 6 dell’articolo 16 del decreto-legge 6 luglio 2012,
  2. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.

135, il quarto periodo e’ sostituito dai seguenti: «Le riduzioni da applicare a ciascun comune a decorrere dall’anno 2013 sono determinate, con decreto del Ministero dell’interno, d’intesa con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali. In caso di mancata intesa entro quarantacinque giorni dalla data di prima iscrizione all’ordine del giorno della Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali della proposta di riparto delle riduzioni di cui al periodo precedente, il decreto del Ministero dell’interno puo’, comunque, essere adottato ripartendo le riduzioni in proporzione alla media delle spese sostenute per consumi intermedi nel triennio 2010-2012, desunte dal SIOPE, fermo restando che la riduzione per abitante di ciascun ente non puo’ assumere valore superiore al 250 per cento della media costituita dal rapporto fra riduzioni calcolate sulla base dei dati SIOPE 2010-2012 e la popolazione residente di tutti i comuni, relativamente a ciascuna classe demografica di cui all’articolo 156 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267».

  1. All’articolo 1, comma 347, della legge 28 dicembre 2015, n.

208, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Alle spese relative al personale assunto con contratto a tempo determinato ai fini dell’attuazione del presente comma, fermo restando il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica previsti per gli enti territoriali, fino al 31 dicembre 2019 non si applicano i limiti di cui all’articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e le vigenti disposizioni in materia di contenimento della spesa di personale».

  1. All’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dopo il

comma 380-octies e’ inserito il seguente: «380-novies. Le disposizioni di cui ai commi da 380 a 380-octies che riguardano i criteri di ripartizione del Fondo di solidarieta’ comunale, ad eccezione di quelle di cui al comma 380-ter, lettera a), riguardanti il contributo di 30 milioni di euro annui spettante alle unioni di comuni ai sensi dell’articolo 53, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nonche’ il contributo di 30 milioni di euro annui destinato, ai sensi dell’articolo 20 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, ai comuni istituiti a seguito di fusione, trovano applicazione sino alla determinazione del Fondo stesso relativo all’anno 2016».

  1. All’articolo 20, comma 1-bis, primo periodo, del decreto-legge

6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dopo le parole: «commisurato al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010,» sono inserite le seguenti: «elevato al 50 per cento a decorrere dall’anno 2017,».

  1. A decorrere dall’anno 2017, la dotazione del Fondo di

solidarieta’ comunale di cui al comma 380-ter dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, al netto dell’eventuale quota dell’imposta municipale propria (IMU) di spettanza dei comuni connessa alla regolazione dei rapporti finanziari e’ stabilita in euro 6.197.184.364,87, di cui 2.768.800.000 assicurata attraverso una quota dell’IMU, di spettanza dei comuni, di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, eventualmente variata della quota derivante dalla regolazione dei rapporti finanziari connessi con la metodologia di riparto tra i comuni interessati del Fondo stesso.

  1. Il Fondo di solidarieta’ comunale di cui al comma 448 e’:
  2. a) ripartito, quanto a euro 3.767.450.000, tra i comuni

interessati sulla base del gettito effettivo dell’IMU e del tributo per i servizi indivisibili (TASI), relativo all’anno 2015 derivante dall’applicazione dei commi da 10 a 16, e dei commi 53 e 54 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208;

  1. b) ripartito, nell’importo massimo di 80 milioni di euro, tra i

comuni per i quali il riparto dell’importo di cui alla lettera a) non assicura il ristoro di un importo equivalente al gettito della TASI sull’abitazione principale stimato ad aliquota di base. Tale importo e’ ripartito in modo da garantire a ciascuno dei comuni di cui al precedente periodo l’equivalente del gettito della TASI sull’abitazione principale stimato ad aliquota di base;

  1. c) destinato, per euro 1.885.643.345,70, eventualmente

incrementati della quota di cui alla lettera b) non distribuita e della quota dell’imposta municipale propria di spettanza dei comuni connessa alla regolazione dei rapporti finanziari, ai comuni delle regioni a statuto ordinario, di cui il 40 per cento per l’anno 2017, il 55 per cento per l’anno 2018, il 70 per cento per l’anno 2019, l’85 per cento per l’anno 2020 e il 100 per cento a decorrere dall’anno 2021, da distribuire tra i predetti comuni sulla base della differenza tra le capacita’ fiscali e i fabbisogni standard approvati dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard entro il 30 settembre dell’anno precedente a quello di riferimento. L’ammontare complessivo della capacita’ fiscale perequabile dei comuni delle regioni a statuto ordinario e’ determinata in misura pari al 50 per cento dell’ammontare complessivo della capacita’ fiscale da perequare. La restante quota e’, invece, distribuita assicurando a ciascun comune un importo pari all’ammontare algebrico della medesima componente del Fondo di solidarieta’ comunale dell’anno precedente, eventualmente rettificata, variato in misura corrispondente alla variazione della quota di fondo non ripartita secondo i criteri di cui al primo periodo;

  1. d) destinato, per euro 464.091.019,18, eventualmente incrementati

della quota di cui alla lettera b) non distribuita e della quota dell’IMU di spettanza dei comuni dovuta alla regolazione dei rapporti finanziari, ai comuni delle regioni Sicilia e Sardegna. Tale importo e’ ripartito assicurando a ciascun comune una somma pari all’ammontare algebrico del medesimo Fondo di solidarieta’ comunale dell’anno precedente, eventualmente rettificato, variata in misura corrispondente alla variazione del Fondo di solidarieta’ comunale complessivo.

  1. Con riferimento ai comuni delle regioni a statuto ordinario,

nel caso in cui l’applicazione dei criteri di riparto di cui alla lettera c) del comma 449 determini una variazione delle risorse di riferimento, tra un anno e l’altro, superiore a +8 per cento o inferiore a -8 per cento rispetto all’ammontare delle risorse storiche di riferimento, si puo’ applicare un correttivo finalizzato a limitare le predette variazioni. Le risorse di riferimento sono definite dai gettiti dell’IMU e della TASI, entrambi valutati ad aliquota di base, e dalla dotazione netta del Fondo di solidarieta’ comunale. Per il calcolo delle risorse storiche di riferimento la dotazione netta del Fondo di solidarieta’ comunale e’ calcolata considerando pari a zero la percentuale di applicazione della differenza tra capacita’ fiscali e fabbisogni standard di cui alla lettera c) del comma 449. Ai fini di cui al primo periodo, nell’ambito del Fondo di solidarieta’ comunale, e’ costituito un accantonamento alimentato dai comuni che registrano un incremento delle risorse complessive rispetto all’anno precedente superiore all’8 per cento. I predetti enti contribuiscono in modo proporzionale all’accantonamento in misura non superiore all’eccedenza di risorse rispetto alla soglia dell’8 per cento e, comunque, nel limite complessivo delle risorse necessarie per ridurre le variazioni negative dei comuni con una perdita superiore all’8 per cento. Il predetto accantonamento e’ ripartito proporzionalmente tra i comuni che registrano una riduzione delle risorse complessive rispetto all’anno precedente superiore all’8 per cento nei limiti delle risorse accantonate.

  1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su

proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, previo accordo da sancire in sede di Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali entro il 15 ottobre dell’anno precedente a quello di riferimento e da emanare entro il 31 ottobre dell’anno precedente a quello di riferimento, sono stabiliti i criteri di riparto del Fondo di solidarieta’ comunale di cui al comma 449. In caso di mancato accordo, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al periodo precedente e’, comunque, emanato entro il 15 novembre dell’anno precedente a quello di riferimento.

  1. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di

cui al comma 451, puo’ essere previsto un accantonamento sul Fondo di solidarieta’ comunale nell’importo massimo di 15 milioni di euro, da destinare per eventuali conguagli a singoli comuni derivanti da rettifiche dei valori utilizzati ai fini del riparto del fondo. Le rettifiche decorrono dall’anno di riferimento del Fondo di solidarieta’ comunale cui si riferiscono.

  1. L’articolo 14, comma 7, del decreto legislativo 23 maggio

2000, n. 164, si interpreta nel senso che il gestore uscente resta obbligato al pagamento del canone di concessione previsto dal contratto. Le risorse derivanti dall’applicazione della presente disposizione concorrono al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica da parte degli enti locali.

  1. Il termine per la deliberazione del bilancio annuale di

previsione degli enti locali per l’esercizio 2017, di cui all’articolo 151 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e’ differito al 28 febbraio 2017.

  1. Per l’esercizio finanziario 2017, il termine per la

deliberazione della nota di aggiornamento del Documento unico di programmazione degli enti locali, di cui all’articolo 170 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e’ differito al 31 dicembre 2016.

  1. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2, comma 186,

lettera e), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, i consorzi di cui all’articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, possono essere costituiti tra gli enti locali al fine della gestione associata dei servizi sociali assicurando comunque risparmi di spesa.

  1. In deroga a quanto previsto dall’articolo 255, comma 10, del

testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per i comuni in stato di dissesto, l’amministrazione dei residui attivi e passivi relativi ai fondi a gestione vincolata compete all’organo straordinario di liquidazione.

  1. All’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 26 novembre

2010, n. 216, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) le parole: «Societa’ per gli studi di settore-Sose s.p.a.»,

ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «Societa’ Soluzioni per il sistema economico – Sose s.p.a.»;

  1. b) alla lettera a), le parole: «Comuni e Province» sono

sostituite dalle seguenti: «Enti locali»;

  1. c) la lettera c) e’ sostituita dalla seguente:

«c) ai fini di cui alle lettere a) e b), la Societa’ Soluzioni per il sistema economico – Sose s.p.a. puo’ predisporre appositi sistemi di rilevazione di informazioni funzionali a raccogliere i dati necessari per il calcolo dei fabbisogni standard degli Enti locali. Ove predisposti e somministrati, gli Enti locali restituiscono per via telematica, entro sessanta giorni dalla pubblicazione, le informazioni richieste. Il mancato invio, nel termine predetto, delle informazioni e’ sanzionato con la sospensione, sino all’adempimento dell’obbligo di invio delle informazioni, dei trasferimenti a qualunque titolo erogati all’Ente locale e la pubblicazione dell’ente inadempiente nel sito internet del Ministero dell’interno. Agli stessi fini di cui alle lettere a) e b), anche il certificato di conto consuntivo di cui all’articolo 161 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, contiene i dati necessari per il calcolo del fabbisogno standard»;

  1. d) alla lettera d), la parola: «questionari» e’ sostituita dalle

seguenti: «sistemi di rilevazione di informazioni» e le parole: «ai Comuni e alle Province» sono sostituite dalle seguenti: «agli Enti locali»;

  1. e) alla lettera e), primo periodo, dopo le parole: «Commissione

tecnica per i fabbisogni standard» sono inserite le seguenti: «, istituita ai sensi dell’articolo 1, comma 29, della legge 28 dicembre 2015, n. 208,» e, al secondo periodo, dopo le parole: «Commissione tecnica» sono inserite le seguenti: «per i fabbisogni standard»;

  1. f) la lettera f) e’ sostituita dalla seguente:

«f) i dati raccolti ed elaborati per le attivita’ di cui al presente articolo, ai sensi dell’articolo 60 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, confluiscono nella banca dati delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonche’ in quella di cui all’articolo 5, comma 1, lettera g), della legge 5 maggio 2009, n. 42, e sono, altresi’, pubblicati nel sito “www.opencivitas.it”, il quale consente ai cittadini ed agli Enti locali di accedere ai dati monitorati e alle elaborazioni relative, ai sensi degli articoli 50 e 52 del citato codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. L’invio delle informazioni di cui alla lettera c) costituisce espressa adozione di una licenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettere e) e h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36».

  1. All’articolo 47, comma 9, lettera a), del decreto-legge 24

aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, dopo le parole: «relativa ai codici SIOPE indicati nella tabella A allegata al presente decreto.» sono inseriti i seguenti periodi: «A decorrere dall’anno 2018, qualora la spesa relativa ai codici SIOPE di cui alla tabella A sia stata sostenuta da comuni che gestiscono, in quanto capofila, funzioni e servizi in forma associata per conto dei comuni facenti parte della stessa gestione associata, le riduzioni di cui alla presente lettera sono applicate a tutti i comuni compresi nella gestione associata, proporzionalmente alla quota di spesa ad essi riferibile. A tal fine, la regione acquisisce dal comune capofila idonea certificazione della quota di spesa riferibile ai comuni facenti parte della gestione associata e la trasmette, entro il 30 aprile dell’anno precedente a quello di riferimento, al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero dell’interno, che ne tengono conto in sede di predisposizione del decreto annuale del Presidente del Consiglio dei ministri per la determinazione del Fondo di solidarieta’ comunale. In caso di mancata comunicazione da parte della regione entro il predetto termine del 30 aprile, il riparto non tiene conto della ripartizione proporzionale tra i comuni compresi nella gestione associata; restano in tal caso confermate le modalita’ di riparto di cui al presente articolo».

  1. A decorrere dal 1º gennaio 2018, i proventi dei titoli

abilitativi edilizi e delle sanzioni previste dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono destinati esclusivamente e senza vincoli temporali alla realizzazione e alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, al risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici e nelle periferie degradate, a interventi di riuso e di rigenerazione, a interventi di demolizione di costruzioni abusive, all’acquisizione e alla realizzazione di aree verdi destinate a uso pubblico, a interventi di tutela e riqualificazione dell’ambiente e del paesaggio, anche ai fini della prevenzione e della mitigazione del rischio idrogeologico e sismico e della tutela e riqualificazione del patrimonio rurale pubblico, nonche’ a interventi volti a favorire l’insediamento di attivita’ di agricoltura nell’ambito urbano.

  1. Il comma 8 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n.

244, e’ abrogato alla data indicata al comma 460 del presente articolo.

  1. In attuazione della sentenza della terza sezione del Consiglio

di Stato n. 1291 del 12 marzo 2015 e in riferimento al ricorso n. 7234 del 2014 pendente innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio, e’ istituito nello stato di previsione del Ministero dell’interno un fondo con una dotazione di 8,52 milioni di euro per l’anno 2017 e di 2,8 milioni di euro per l’anno 2018. Le risorse del predetto fondo sono erogate dal Ministero dell’interno subordinatamente alla rinuncia al contenzioso amministrativo pendente.

  1. A decorrere dall’anno 2017 cessano di avere applicazione i

commi da 709 a 712 e da 719 a 734 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Restano fermi gli adempimenti degli enti territoriali relativi al monitoraggio e alla certificazione del saldo di cui all’articolo 1, comma 710, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, nonche’ l’applicazione delle sanzioni in caso di mancato conseguimento del saldo 2016, di cui al medesimo comma 710, accertato ai sensi dei commi da 720 a 727 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Sono fatti salvi gli effetti connessi all’applicazione nell’anno 2016 dei patti di solidarieta’ di cui ai commi da 728 a 732 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

  1. L’ultimo periodo del comma 721 dell’articolo 1 della legge 28

dicembre 2015, n. 208, e’ soppresso.

  1. Ai fini della tutela dell’unita’ economica della Repubblica e

ai sensi dell’articolo 9 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le citta’ metropolitane, le province e i comuni concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica nel rispetto delle disposizioni di cui ai commi da 463 a 484 del presente articolo, che costituiscono principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, ai sensi degli articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione.

  1. A decorrere dall’anno 2017 gli enti di cui al comma 465 del

presente articolo devono conseguire il saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali, ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 243. Ai sensi del comma 1-bis del medesimo articolo 9, le entrate finali sono quelle ascrivibili ai titoli 1, 2, 3, 4 e 5 dello schema di bilancio previsto dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e le spese finali sono quelle ascrivibili ai titoli 1, 2 e 3 del medesimo schema di bilancio. Per gli anni 2017-2019, nelle entrate e nelle spese finali in termini di competenza e’ considerato il fondo pluriennale vincolato, di entrata e di spesa, al netto della quota riveniente dal ricorso all’indebitamento. A decorrere dall’esercizio 2020, tra le entrate e le spese finali e’ incluso il fondo pluriennale vincolato di entrata e di spesa, finanziato dalle entrate finali. Non rileva la quota del fondo pluriennale vincolato di entrata che finanzia gli impegni cancellati definitivamente dopo l’approvazione del rendiconto dell’anno precedente.

  1. Le risorse accantonate nel fondo pluriennale di spesa

dell’esercizio 2015 in applicazione del punto 5.4 del principio contabile applicato concernente la contabilita’ finanziaria di cui all’allegato n. 4/2 annesso al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, per finanziare le spese contenute nei quadri economici relative a investimenti per lavori pubblici e quelle per procedure di affidamento gia’ attivate, se non utilizzate possono essere conservate nel fondo pluriennale vincolato di spesa dell’esercizio 2016 purche’ riguardanti opere per le quali l’ente disponga del progetto esecutivo degli investimenti redatto e validato in conformita’ alla vigente normativa, completo del cronoprogramma di spesa e a condizione che il bilancio di previsione 2017-2019 sia approvato entro il 31 gennaio 2017. Tali risorse confluiscono nel risultato di amministrazione se entro l’esercizio 2017 non sono assunti i relativi impegni di spesa.

  1. Al fine di garantire l’equilibrio di cui al comma 466 del

presente articolo, nella fase di previsione, in attuazione del comma 1 dell’articolo 9 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, al bilancio di previsione e’ allegato il prospetto dimostrativo del rispetto del saldo di cui al citato comma 466, previsto nell’allegato n. 9 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, vigente alla data dell’approvazione di tale documento contabile. A tal fine, il prospetto allegato al bilancio di previsione non considera gli stanziamenti non finanziati dall’avanzo di amministrazione del fondo crediti di dubbia esigibilita’ e dei fondi spese e rischi futuri concernenti accantonamenti destinati a confluire nel risultato di amministrazione. Il prospetto e’ aggiornato dal Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato a seguito di successivi interventi normativi volti a modificare le regole vigenti di riferimento, dandone comunicazione alla Commissione per l’armonizzazione degli enti territoriali. Entro sessanta giorni dall’aggiornamento, il Consiglio approva le necessarie variazioni al bilancio di previsione. Nel corso dell’esercizio, ai fini della verifica del rispetto del saldo, il prospetto di cui al terzo periodo e’ allegato alle variazioni di bilancio approvate dal Consiglio e a quelle di cui:

  1. a) all’articolo 175, comma 5-bis, lettera e), del testo unico di

cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;

  1. b) all’articolo 175, comma 5-quater, lettera b), del testo unico

di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, se relativa al Fondo pluriennale vincolato non rilevante ai fini del saldo di cui al comma 466 del presente articolo;

  1. c) all’articolo 175, comma 5-quater, lettera e-bis), del testo

unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, riguardanti le operazioni di indebitamento;

  1. d) all’articolo 51, comma 2, lettere a) e g), del decreto

legislativo 23 giugno 2011, n. 118;

  1. e) all’articolo 51, comma 4, del decreto legislativo 23 giugno

2011, n. 118, riguardanti la reiscrizione di economie di spesa e il fondo pluriennale vincolato.

  1. Per il monitoraggio degli adempimenti relativi a quanto

disposto dai commi da 463 a 484 e per l’acquisizione di elementi informativi utili per la finanza pubblica, gli enti di cui al comma 465 trasmettono al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato le informazioni riguardanti le risultanze del saldo di cui al comma 466, con tempi e modalita’ definiti con decreti del predetto Ministero sentite, rispettivamente, la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

  1. Ai fini della verifica del rispetto dell’obiettivo di saldo,

ciascun ente e’ tenuto a inviare, utilizzando il sistema web, appositamente previsto nel sito «http://pareggiobilancio.mef.gov.it», entro il termine perentorio del 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento, al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato una certificazione dei risultati conseguiti, firmata digitalmente, ai sensi dell’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, dal rappresentante legale, dal responsabile del servizio finanziario e dall’organo di revisione economico-finanziaria, ove previsto, secondo un prospetto e con le modalita’ definiti dai decreti di cui al comma 469 del presente articolo. La trasmissione per via telematica della certificazione ha valore giuridico ai sensi dell’articolo 45, comma 1, del medesimo codice di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005. La mancata trasmissione della certificazione entro il termine perentorio del 31 marzo costituisce inadempimento all’obbligo del pareggio di bilancio. Nel caso in cui la certificazione, sebbene in ritardo, sia trasmessa entro il successivo 30 aprile e attesti il conseguimento dell’obiettivo di saldo di cui al comma 466, si applicano, nei dodici mesi successivi al ritardato invio, le sole disposizioni di cui al comma 475, lettera e), limitatamente alle assunzioni di personale a tempo indeterminato.

  1. Decorsi trenta giorni dal termine stabilito per l’approvazione

del rendiconto di gestione, in caso di mancata trasmissione da parte dell’ente locale della certificazione, il presidente dell’organo di revisione economico-finanziaria nel caso di organo collegiale ovvero l’unico revisore nel caso di organo monocratico, in qualita’ di commissario ad acta, provvede, pena la decadenza dal ruolo di revisore, ad assicurare l’assolvimento dell’adempimento e a trasmettere la predetta certificazione entro i successivi trenta giorni. Nel caso in cui la certificazione sia trasmessa dal commissario ad acta entro sessanta giorni dal termine stabilito per l’approvazione del rendiconto di gestione e attesti il conseguimento dell’obiettivo di saldo di cui al comma 466, si applicano le sole disposizioni di cui al comma 475, lettere e) e f), tenendo conto della gradualita’ prevista al comma 476. Sino alla data di trasmissione da parte del commissario ad acta, le erogazioni di risorse o trasferimenti da parte del Ministero dell’interno relative all’anno successivo a quello di riferimento sono sospese e, a tal fine, il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato provvede a trasmettere apposita comunicazione al predetto Ministero.

  1. Decorsi trenta giorni dal termine stabilito per l’approvazione

del rendiconto di gestione, in caso di mancata trasmissione da parte delle regioni e delle province autonome della certificazione si procede al blocco di qualsiasi prelievo dai conti della tesoreria statale sino a quando la certificazione non e’ acquisita.

  1. I dati contabili rilevanti ai fini del conseguimento del saldo

di cui al comma 466, trasmessi con la certificazione dei risultati di cui al comma 470, devono corrispondere alle risultanze del rendiconto di gestione. A tal fine, qualora la certificazione trasmessa entro il termine perentorio di cui al comma 470 sia difforme dalle risultanze del rendiconto di gestione, gli enti sono tenuti ad inviare una nuova certificazione, a rettifica della precedente, entro il termine perentorio di sessanta giorni dall’approvazione del rendiconto e, comunque, non oltre il 30 giugno del medesimo anno per gli enti locali e il 30 settembre per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

  1. Decorsi i termini previsti dal comma 473, sono comunque tenuti

ad inviare una nuova certificazione, a rettifica della precedente, solo gli enti che rilevano, rispetto a quanto gia’ certificato, un peggioramento del proprio posizionamento rispetto all’obiettivo di saldo di cui al comma 466.

  1. Ai sensi dell’articolo 9, comma 4, della legge 24 dicembre

2012, n. 243, in caso di mancato conseguimento del saldo di cui al comma 466 del presente articolo:

  1. a) l’ente locale e’ assoggettato ad una riduzione del fondo

sperimentale di riequilibrio o del fondo di solidarieta’ comunale in misura pari all’importo corrispondente allo scostamento registrato. Le province della Regione siciliana e della regione Sardegna sono assoggettate alla riduzione dei trasferimenti erariali nella misura indicata al primo periodo. Gli enti locali delle regioni Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta e delle province autonome di Trento e di Bolzano sono assoggettati ad una riduzione dei trasferimenti correnti erogati dalle medesime regioni o province autonome in misura pari all’importo corrispondente allo scostamento registrato. Le riduzioni di cui ai precedenti periodi assicurano il recupero di cui all’articolo 9, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, e sono applicate nel triennio successivo a quello di inadempienza in quote costanti. In caso di incapienza, per uno o piu’ anni del triennio di riferimento, gli enti locali sono tenuti a versare all’entrata del bilancio dello Stato le somme residue di ciascuna quota annuale, entro l’anno di competenza delle medesime quote, presso la competente sezione di tesoreria provinciale dello Stato, al capo X dell’entrata del bilancio dello Stato, al capitolo 3509, articolo 2. In caso di mancato versamento delle predette somme residue nell’anno successivo, il recupero e’ operato con le procedure di cui ai commi 128 e 129 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228;

  1. b) nel triennio successivo la regione o la provincia autonoma e’

tenuta ad effettuare un versamento all’entrata del bilancio dello Stato, di importo corrispondente a un terzo dello scostamento registrato, che assicura il recupero di cui all’articolo 9, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 243. Il versamento e’ effettuato entro il 31 maggio di ciascun anno del triennio successivo a quello di inadempienza. In caso di mancato versamento si procede al recupero di detto scostamento a valere sulle giacenze depositate a qualsiasi titolo nei conti aperti presso la tesoreria statale;

  1. c) nell’anno successivo a quello di inadempienza l’ente non puo’

impegnare spese correnti, per le regioni al netto delle spese per la sanita’, in misura superiore all’importo dei corrispondenti impegni dell’anno precedente ridotti dell’1 per cento. La sanzione si applica con riferimento agli impegni riguardanti le funzioni esercitate in entrambi gli esercizi. A tal fine, l’importo degli impegni correnti dell’anno precedente e quello dell’anno in cui si applica la sanzione sono determinati al netto di quelli connessi a funzioni non esercitate in entrambi gli esercizi, nonche’ al netto degli impegni relativi ai versamenti al bilancio dello Stato effettuati come contributo alla finanza pubblica;

  1. d) nell’anno successivo a quello di inadempienza l’ente non puo’

ricorrere all’indebitamento per gli investimenti. Per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, restano esclusi i mutui gia’ autorizzati e non ancora contratti. I mutui e i prestiti obbligazionari posti in essere con istituzioni creditizie o finanziarie per il finanziamento degli investimenti o le aperture di linee di credito devono essere corredati di apposita attestazione da cui risulti il rispetto del saldo di cui al comma 466. L’istituto finanziatore o l’intermediario finanziario non puo’ procedere al finanziamento o al collocamento del prestito in assenza della predetta attestazione;

  1. e) nell’anno successivo a quello di inadempienza l’ente non puo’

procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E’ fatto altresi’ divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione. Le regioni, le citta’ metropolitane e i comuni possono comunque procedere ad assunzioni di personale a tempo determinato, con contratti di durata massima fino al 31 dicembre del medesimo esercizio, necessari a garantire l’esercizio delle funzioni di protezione civile, di polizia locale, di istruzione pubblica e del settore sociale nel rispetto del limite di spesa di cui al primo periodo del comma 28 dell’articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;

  1. f) nell’anno successivo a quello di inadempienza, il presidente,

il sindaco e i componenti della giunta in carica nell’esercizio in cui e’ avvenuta la violazione sono tenuti a versare al bilancio dell’ente il 30 per cento delle indennita’ di funzione e dei gettoni di presenza spettanti nell’esercizio della violazione.

  1. Nel caso in cui il mancato conseguimento del saldo di cui al

comma 466 risulti inferiore al 3 per cento degli accertamenti delle entrate finali dell’esercizio del mancato conseguimento del saldo, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza la sanzione di cui al comma 475, lettera c), e’ applicata imponendo agli impegni di parte corrente, per le regioni al netto della sanita’, un limite pari all’importo dei corrispondenti impegni dell’anno precedente; la sanzione di cui al comma 475, lettera e), e’ applicata solo per assunzioni di personale a tempo indeterminato; la sanzione di cui al comma 475, lettera f), e’ applicata dal presidente, dal sindaco e dai componenti della giunta in carica nell’esercizio in cui e’ avvenuta la violazione versando al bilancio dell’ente il 10 per cento delle indennita’ di funzione e dei gettoni di presenza spettanti nell’esercizio della violazione. Resta ferma l’applicazione delle restanti sanzioni di cui al comma 475.

  1. Agli enti per i quali il mancato conseguimento del saldo di

cui al comma 466 sia accertato dalla Corte dei conti successivamente all’anno seguente a quello cui la violazione si riferisce, le sanzioni di cui al comma 475 si applicano nell’anno successivo a quello della comunicazione del mancato conseguimento del saldo, di cui al comma 478.

  1. Gli enti di cui al comma 477 sono tenuti a comunicare

l’inadempienza entro trenta giorni dall’accertamento della violazione mediante l’invio di una nuova certificazione al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

  1. Ai sensi dell’articolo 9, comma 4, della legge 24 dicembre

2012, n. 243, a decorrere dall’anno 2018, con riferimento ai risultati dell’anno precedente e a condizione del rispetto dei termini perentori di certificazione di cui ai commi 470 e 473:

  1. a) alle regioni che rispettano il saldo di cui al comma 466 e che

conseguono un saldo finale di cassa non negativo fra le entrate e le spese finali, sono assegnate, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, entro il 30 luglio di ciascun anno, le eventuali risorse incassate dal bilancio dello Stato alla data del 30 giugno ai sensi del comma 475, lettera b), per essere destinate alla realizzazione di investimenti. L’ammontare delle risorse per ciascuna regione e’ determinato mediante intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Le regioni che conseguono il saldo finale di cassa non negativo trasmettono al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato le informazioni concernenti il monitoraggio al 31 dicembre del saldo di cui al comma 466 e la certificazione dei relativi risultati, in termini di competenza e in termini di cassa, secondo le modalita’ previste dai decreti di cui al comma 469. Ai fini del saldo di cassa rileva l’anticipazione erogata dalla tesoreria statale nel corso dell’esercizio per il finanziamento della sanita’ registrata nell’apposita voce delle partite di giro, al netto delle relative regolazioni contabili imputate al medesimo esercizio;

  1. b) alle citta’ metropolitane, alle province e ai comuni, che

rispettano il saldo di cui al comma 466 e che conseguono un saldo finale di cassa non negativo fra le entrate finali e le spese finali, sono assegnate, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, entro il 30 luglio di ciascun anno, le eventuali risorse derivanti dalla riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio o del fondo di solidarieta’ comunale e dai versamenti e recuperi, effettivamente incassati, di cui al comma 475, lettera a), per essere destinate alla realizzazione di investimenti. L’ammontare delle risorse per ciascuna citta’ metropolitana, provincia e comune e’ determinato d’intesa con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali. Le citta’ metropolitane, le province e i comuni che conseguono il saldo finale di cassa non negativo trasmettono al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato le informazioni concernenti il monitoraggio al 31 dicembre del saldo di cui al comma 466 e la certificazione dei relativi risultati, in termini di competenza e in termini di cassa, secondo le modalita’ previste dai decreti di cui al comma 469;

  1. c) per le regioni e le citta’ metropolitane che rispettano il

saldo di cui al comma 466, lasciando spazi finanziari inutilizzati inferiori all’1 per cento degli accertamenti delle entrate finali dell’esercizio nel quale e’ rispettato il medesimo saldo, nell’anno successivo la spesa per rapporti di lavoro flessibile di cui all’articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, puo’ essere innalzata del 10 per cento della spesa sostenibile ai sensi del predetto comma 28;

  1. d) per i comuni che rispettano il saldo di cui al comma 466,

lasciando spazi finanziari inutilizzati inferiori all’1 per cento degli accertamenti delle entrate finali dell’esercizio nel quale e’ rispettato il medesimo saldo, nell’anno successivo la percentuale stabilita al primo periodo del comma 228 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e’ innalzata al 75 per cento qualora il rapporto dipendenti-popolazione dell’anno precedente sia inferiore al rapporto medio dipendenti-popolazione per classe demografica, come definito triennalmente con il decreto del Ministro dell’interno di cui all’articolo 263, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

  1. I contratti di servizio e gli altri atti posti in essere dagli

enti, che si configurano come elusivi delle regole di cui ai commi da 463 a 484, sono nulli.

  1. Qualora le sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei

conti accertino che il rispetto delle regole di cui ai commi da 463 a 484 e’ stato artificiosamente conseguito mediante una non corretta applicazione dei principi contabili di cui al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, o altre forme elusive, le stesse irrogano agli amministratori che hanno posto in essere atti elusivi delle predette regole la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a un massimo di dieci volte l’indennita’ di carica percepita al momento in cui e’ stata commessa l’elusione e al responsabile amministrativo, individuato dalla stessa sezione giurisdizionale regionale della Corte dei conti, una sanzione pecuniaria fino a tre mensilita’ del trattamento retributivo, al netto degli oneri fiscali e previdenziali. Gli importi di cui al periodo precedente sono acquisiti al bilancio dell’ente.

  1. Qualora risultino, anche sulla base dei dati del monitoraggio

di cui al comma 469, andamenti di spesa degli enti non coerenti con gli impegni finanziari assunti con l’Unione europea, il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, propone adeguate misure di contenimento della predetta spesa.

  1. Per le regioni Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige,

nonche’ per le province autonome di Trento e di Bolzano, non si applicano le disposizioni di cui ai commi 475 e 479 del presente articolo e resta ferma la disciplina del patto di stabilita’ interno recata dall’articolo 1, commi 454 e seguenti, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, come attuata dagli accordi sottoscritti con lo Stato. Ai fini del saldo di competenza mista previsto per la regione Trentino-Alto Adige e le province autonome di Trento e di Bolzano, e’ considerato il fondo pluriennale vincolato, di entrata e di spesa, al netto della quota riveniente dal ricorso all’indebitamento.

  1. Alla regione Valle d’Aosta non si applicano le disposizioni in

materia di patto di stabilita’ interno di cui all’articolo 1, commi 454 e seguenti, della legge 24 dicembre 2012, n. 228.

  1. Al fine di favorire gli investimenti, da realizzare attraverso

l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti e il ricorso al debito, per gli anni 2017, 2018 e 2019, sono assegnati agli enti locali spazi finanziari nell’ambito dei patti nazionali, di cui all’articolo 10, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, nel limite complessivo di 700 milioni di euro annui, di cui 300 milioni di euro destinati a interventi di edilizia scolastica.

  1. Gli enti locali non possono richiedere spazi finanziari per le

finalita’ di investimento di cui ai commi da 463 a 508, qualora le operazioni di investimento, realizzate con il ricorso all’indebitamento e all’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti, possano essere effettuate nel rispetto del proprio saldo di cui al comma 1 dell’articolo 9 della legge 24 dicembre 2012, n. 243.

  1. Gli enti locali comunicano gli spazi finanziari di cui

necessitano, entro il termine perentorio del 20 gennaio di ciascun anno, alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Struttura di missione per il coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica.

  1. La Presidenza del Consiglio dei ministri – Struttura di

missione per il coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica attribuisce a ciascun ente locale gli spazi finanziari, tenendo conto del seguente ordine prioritario:

  1. a) interventi di edilizia scolastica gia’ avviati, a valere su

risorse acquisite mediante contrazione di mutuo, e per i quali sono stati attribuiti spazi finanziari nell’anno 2016 ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 aprile 2016;

  1. b) interventi di nuova costruzione di edifici scolastici per i

quali gli enti dispongono del progetto esecutivo redatto e validato in conformita’ alla vigente normativa, completo del cronoprogramma della spesa e che non abbiano pubblicato il bando alla data di entrata in vigore della presente legge;

  1. c) interventi di edilizia scolastica per i quali gli enti

dispongono del progetto esecutivo redatto e validato in conformita’ alla vigente normativa, completo del cronoprogramma della spesa e che non abbiano pubblicato il bando di gara alla data di entrata in vigore della presente legge.

  1. La Presidenza del Consiglio dei ministri – Struttura di

missione per il coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica comunica, entro il termine perentorio del 5 febbraio di ciascun anno, al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, gli spazi finanziari da attribuire a ciascun ente locale.

  1. Gli enti locali comunicano gli spazi finanziari di cui

necessitano per gli investimenti, entro il termine perentorio del 20 gennaio di ciascun anno, al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, mediante l’applicativo web appositamente previsto nel sito «http://pareggiobilancio.mef.gov.it».

  1. Le richieste di spazi finanziari di cui al comma 490, per la

quota non riferita agli interventi di edilizia scolastica di cui ai commi da 487 a 489, sono completi delle informazioni relative:

  1. a) al fondo di cassa al 31 dicembre dell’anno precedente;
  2. b) all’avanzo di amministrazione, al netto della quota

accantonata del Fondo crediti di dubbia esigibilita’, risultante dal rendiconto o dal preconsuntivo dell’anno precedente.

  1. L’ammontare dello spazio finanziario attribuito a ciascun ente

locale e’ determinato, entro il 15 febbraio di ciascun anno, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, tenendo conto del seguente ordine prioritario:

  1. a) investimenti finanziati con avanzo di amministrazione o

mediante operazioni di indebitamento: 1) dei comuni istituiti, nel quinquennio precedente all’anno di riferimento, a seguito dei processi di fusione previsti dalla legislazione vigente; per ciascun esercizio del triennio 2017-2019, sono considerati esclusivamente i comuni per i quali i processi di fusione si sono conclusi entro il 1º gennaio dell’esercizio di riferimento; 2) dei comuni con popolazione inferiore a 1.000 abitanti, per i quali gli enti dispongono di progetti esecutivi redatti e validati in conformita’ alla vigente normativa, completi del cronoprogramma della spesa;

  1. b) interventi di edilizia scolastica non soddisfatti dagli spazi

finanziari concessi ai sensi dei commi da 487 a 489;

  1. c) investimenti finalizzati all’adeguamento e al miglioramento

sismico degli immobili, finanziati con avanzo di amministrazione, per i quali gli enti dispongono del progetto esecutivo redatto e validato in conformita’ alla vigente normativa, completo del cronoprogramma della spesa;

  1. d) investimenti finalizzati alla prevenzione del rischio

idrogeologico e alla messa in sicurezza e alla bonifica di siti inquinati ad alto rischio ambientale, individuati come prioritari per il loro rilevante impatto sanitario, finanziati con avanzo di amministrazione, per i quali gli enti dispongono del progetto esecutivo redatto e validato in conformita’ alla vigente normativa, completo del cronoprogramma della spesa.

  1. Ferme restando le priorita’ di cui alle lettere a), b), c) e
  2. d) del comma 492, qualora l’entita’ delle richieste pervenute dagli

enti locali superi l’ammontare degli spazi disponibili, l’attribuzione e’ effettuata a favore degli enti che presentano la maggiore incidenza del fondo di cassa rispetto all’avanzo di amministrazione.

  1. In sede di prima applicazione, nell’anno 2017, i termini di

cui ai commi 487, 489, 490 e 492 sono, rispettivamente, il 20 febbraio, il 5 marzo, il 20 febbraio e il 15 marzo.

  1. Al fine di favorire gli investimenti, da realizzare attraverso

l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti e il ricorso al debito, per gli anni 2017, 2018 e 2019, sono assegnati alle regioni spazi finanziari nell’ambito dei patti nazionali, di cui all’articolo 10, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, nel limite complessivo di 500 milioni di euro annui.

  1. Le regioni non possono richiedere spazi finanziari per le

finalita’ di investimento di cui al comma 495, qualora le operazioni di investimento, realizzate con il ricorso all’indebitamento e all’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti, possano essere effettuate nel rispetto del proprio saldo di cui al comma 1 dell’articolo 9 della legge 24 dicembre 2012, n. 243.

  1. Gli enti di cui al comma 495 comunicano gli spazi finanziari

di cui necessitano per gli investimenti, entro il termine perentorio del 20 gennaio di ciascun anno, al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, mediante l’applicativo web appositamente previsto nel sito «http://pareggiobilancio.mef.gov.it».

  1. Le richieste di spazi finanziari di cui al comma 497 sono

complete delle informazioni relative:

  1. a) al fondo di cassa al 31 dicembre dell’anno precedente;
  2. b) all’avanzo di amministrazione, al netto della quota

accantonata del Fondo crediti di dubbia esigibilita’, risultante dal rendiconto o dal preconsuntivo dell’anno precedente.

  1. L’ammontare dello spazio finanziario attribuito a ciascuna

regione e’ determinato, entro il 15 febbraio di ciascun anno, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, tenendo conto del seguente ordine prioritario:

  1. a) investimenti finalizzati all’adeguamento e al miglioramento

sismico degli immobili, finanziati con avanzo di amministrazione, per i quali gli enti dispongono del progetto esecutivo redatto e validato in conformita’ alla vigente normativa, completo del cronoprogramma della spesa;

  1. b) investimenti finalizzati alla prevenzione del rischio

idrogeologico e alla messa in sicurezza e alla bonifica di siti inquinati ad alto rischio ambientale, individuati come prioritari per il loro rilevante impatto sanitario, finanziati con avanzo di amministrazione, per i quali gli enti dispongono del progetto esecutivo redatto e validato in conformita’ alla vigente normativa, completo del cronoprogramma della spesa.

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