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Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2016

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Lo sai che? Il figlio può decidere di non voler vedere più il genitore

> Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2016

Stop agli incontri tra il padre e il figlio o la figlia se questi non vogliono più vederlo e ciò pregiudica la loro crescita.

Il figlio, superati i 14 anni, può decidere di non vedere più il proprio genitore se questi è poco amorevole e si disinteressa di lui: è vero che il giudice deve sempre tentare di salvaguardare il diritto alla bigenitorialità e tentare un riavvicinamento tra la prole e il padre o la madre, anche attraverso percorsi guidati dai servizi sociali, ma ciò solo se va nell’interesse del minore stesso e il genitore si manifesta meritevole di tale riavvicinamento. Viceversa, se quest’ultimo è assente, disinteressato e magari bugiardo, il giudice non può non tenere in considerazione la volontà del minore di allontanarsi dalla figura paterna o materna. A dirlo è la Cassazione con una recente sentenza [1].

Al centro della vicenda giudiziaria c’è una ragazza che aveva negato la propria disponibilità a intraprendere un percorso di riavvicinamento col papà in quanto – così riferiva ai servizi sociali – si sentiva « ferita dalla poca attenzione dedicatale dal padre che, in questi anni, si era limitato a mandarle alcuni sms ed a farle sporadiche telefonate». La giovane «ormai nel suo quindicesimo anno di età, aveva espresso una posizione, decisamente chiara ed argomentata, circa la sua indisponibilità, attuale, alla partecipazione ad un progetto di riavvicinamento con il padre».

Quando il giudice può negare al genitore di vedere il figlio?

La prima cosa che deve fare il giudice quando decide sulla necessità o meno di forzare il cancello della comunicazione padre/madre da un lato e figli dall’altro è quello di valutare attentamente l’interesse del minore. È vero: in linea generale, è sempre opportuno che ogni figlio conservi rapporti amorevoli con il proprio papà o mamma – un obiettivo a cui non può sottrarsi neanche l’altro genitore, il quale anzi deve adoperarsi (nonostante i dissapori e i litigi conseguenti alla separazione) per un riavvicinamento tra i due – ma è anche vero che ciò non può costituire una coartazione fisica e psicologica. Per cui, se il giudice rileva che il figlio ha superato l’età del discernimento e, quindi, è in grado di autodeterminarsi (età che può essere fatta coincidere con i 15 anni) deve anche tenere conto della volontà di quest’ultimo e dei meriti del genitore. Quindi, è legittima la volontà di un figlio quindicenne di non vedere un genitore poco sincero e poco amorevole. Quindi il giudice può anche disporre che genitore e figlio non si vedano, almeno fino a quando la situazione non sarà cambiata e, magari, si siano creati i presupposti per la riapertura del dialogo tra i due. In questo caso, dunque, dopo la separazione o il divorzio dei due genitori, il tribunale può negare che il genitore che vive altrove non veda più i propri bambini. Una decisione difficile da prendere, ma che non può non tenere conto della realtà dei fatti e delle oggettive difficoltà di comunicazione.

In questi casi, il giudice dovrà “alzare le mani” e sperare che il riavvicinamento genitore-figlio avvenga su basi spontanee e non perché imposto da magistrati e servizi sociali. Il tutto, ovviamente, tenendo conto del fatto che, nel decidere, il giudice deve avere di mira solo un obiettivo: l’interesse del minore, da valutare anche in base alla sua capacità di decidere per sé.

note

[1] Cass. sent. n. 20107/16.

Autore immagine: 123rf com

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