Professionisti Pubblicato il 23 dicembre 2016

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Professionisti Liti tra i genitori su mantenimento e crescita dei figli

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Gravi inadempienze dei genitori verso i figli: soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni.

L’art. 709ter c.p.c. stabilisce che «per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale o delle modalità dell’affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore».

 

A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:

  • ammonire il genitore inadempiente;
  • disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;
  • disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;
  • condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari». La ratio della norma consiste:

  • nell’agevolare la soluzione dei contrasti relativi all’attuazione (e dunque anche all’interpretazione) dei provvedimenti adottati nell’interesse della prole;
  • nel consentire il ricorso alle misure di coazione indiretta (da alcuni definite sanzionatorie) previste dal 2° comma;
  • nel porre rimedio agli inconvenienti determinati da una inappropriata o non più adeguata regolamentazione dei rapporti. Tali provvedimenti possono essere chiesti nel corso di un giudizio di separazione o di divorzio e nei procedimenti di modifica dei provvedimenti relativi alla separazione o al divorzio di cui agli artt. 710 c.p.c. e 9 l. div. (se del caso, a tal fine appositamente instaurati). Per quanto riguarda la competenza, le controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale o delle modalità dell’affidamento sono decise (co. 1):
  • in pendenza del giudizio di separazione, dal giudice del procedimento in corso, dal tribunale in composizione collegiale e non dal giudice istruttore; difatti, il giudizio di separazione è di attribuzione collegiale e non monocratica, con la conseguenza che il collegio è il dominus del procedimento, mentre il giudice istruttore è titolare di poteri limitati, circoscritti allo svolgimento dell’istruttoria o all’adozione di provvedimenti urgenti;
  • se l’istanza per la risoluzione di tali controversie è presentata nel contesto di una richiesta di modifica delle condizioni della separazione (art. 710 c.p.c.), dal tribunale del luogo di residenza del minore;
  • in caso di controversia relativa ai figli naturali, dal tribunale per i minorenni del luogo di residenza del minore.

La norma, inoltre, nel comma 2, introduce un sistema progressivo di misure coercitive volte ad assicurare il rispetto di tutti i provvedimenti relativi ai figli, sanzionando le «gravi inadempienze» e gli «atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità di affidamento».

Ad esempio, rientrano nel campo applicativo della norma il rifiuto del genitore non affidatario di consegnare i figli all’altro, la violazione del diritto di visita del genitore non affidatario, l’aver assunto decisioni rilevanti per i figli all’insaputa dell’altro genitore, l’avere allontanato i figli dal luogo di residenza senza il consenso dell’altro genitore o l’autorizzazione del giudice, e tutti i comportamenti volti ad ostacolare le disposizioni non patrimoniali relative ai figli contenute nelle sentenze di separazione o di divorzio, nel verbale di separazione consensuale o nell’ordinanza presidenziale.

Tra le «gravi inadempienze» rientrano anche gli inadempimenti di ordine economico (ad es., mancato versamento dell’assegno di mantenimento dei figli), che rilevano anche sub specie di atti che arrecano pregiudizio al minore od ostacolano il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, poiché la sufficienza di risorse economiche è condizione indispensabile di esplicazione e sviluppo della personalità del minore e, al tempo stesso, condizione indispensabile di indipendenza del genitore affidatario nell’interesse del minore stesso; si deve ritenere, d’altra parte, che in una materia così delicata, se effettivamente il legislatore avesse voluto escludere la sanzionabilità di condotte pregiudizievoli delle condizioni economico-patrimoniali del minore, lo avrebbe espressamente disposto con una formulazione letterale precisa e ben diversa da quella adottata, che è lessicalmente riferibile ad ogni grave violazione e ad ogni modalità di condotta che sia di pregiudizio al minore. Le sanzioni sono l’ammonizione del genitore inadempiente (invito a non ripetere quel comportamento), la condanna del genitore inadempiente al risarcimento dei danni nei confronti del minore o dell’altro genitore o al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria. Tali provvedimenti possono essere emanati in presenza di qualsiasi tipo di rapporto di filiazione.

L’art. 709ter non si applica in mancanza di figli o quando questi sono maggiorenni (a meno che siano portatori di handicap grave ex art. 3, co. 3°, L. 104/92, i quali sono equiparati, dall’art. 337 septies c.c., ai figli minori).

I provvedimenti adottati ex art. 709ter c.p.c. assumeranno forma di ordinanza (e contenuto di provvedimento provvisorio) se chiesti al giudice istruttore (al quale in via generale spetta il potere di modifica o revoca dei provvedimenti provvisori); se chiesti al collegio, e cioè al termine del giudizio di separazione o divorzio oppure in sede di revisione ex artt. 710 c.p.c. o 9 l. div., saranno contenuti in una sentenza (magari a conferma di quanto stabilito in via provvisoria dal giudice istruttore) oppure in un decreto camerale.

I modi ordinari di impugnazione (art. 709ter, co. 3°, c.c.) saranno quelli propri del tipo di provvedimento emesso. In altri termini, se la controversia tra i genitori riguarda provvedimenti contenuti in una sentenza passata in giudicato (o in un decreto di omologa di separazione consensuale o in un decreto di revisione non più soggetto a reclamo) il ricorso andrà proposto a norma dell’art. 710 c.p.c. (o dell’art. 9. l. div.).

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