Professionisti Pubblicato il 23 dicembre 2016

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Professionisti Le parti di un negozio giuridico

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Concetto di parte: parti plurisoggettive. Parte in senso formale e sostanziale. La quietanza di pagamento. Negozi unilaterali, bilaterali e plurilaterali.

Concetto di parte: parti plurisoggettive

Il negozio giuridico è espressione della volontà di uno o più soggetti. Per parte, però, non è da intendere il singolo, ma ciascun centro di interessi. Peraltro, autorevole dottrina (BIANCA) afferma che la parte è il soggetto del rapporto (persona fisica o ente collettivo) e non il centro di interessi, poiché tutte le questioni relative al rapporto giuridico (legittimazione, rimedi etc.) riguardano i soggetti titolari del rapporto stesso e non il centro di interessi astrattamente considerato: ad es., quando l’art. 1428 c.c. richiede che l’errore deve essere riconoscibile dall’altro contraente, fa riferimento alla persona della controparte e non al centro di interessi.

In rapporto al numero di parti e al numero di soggetti che compongono la parte, abbiamo:

Negozi unilaterali

I negozi unilaterali si distinguono in:

  1. negozi soggettivamente semplici o unipersonali, se la manifestazione di volontà proviene da una sola persona fisica;
  2. negozi unilaterali pluripersonali, che promanano da più persone, le quali costituiscono, però, una parte Nell’ambito di tale categoria si distinguono le seguenti figure:
    • atto collettivo: le dichiarazioni di volontà, provenienti da più persone e tendenti a un comune effetto giuridico si fondono in un unico atto; all’interno esse restano distinte perché riferibili a interessi facenti capo a più soggetti, anche se eventualmente identici (es., art. 479, co. 2);
    • atto collegiale, in cui le dichiarazioni di volontà si fondono e formano la volontà di un soggetto diverso (es., deliberazione dell’assemblea di una società per azioni). Esso si forma sulla base del principio maggioritario, a differenza dell’atto collettivo e di quello complesso che esigono la volontà concorde di tutti i soggetti;
    • atto complesso: più manifestazioni di volontà che, aventi lo stesso contenuto ed espressione di un unico interesse, si fondono in una sola volontà unitaria; si distingue:
      • atto complesso eguale, se le diverse volontà sono poste sullo stesso piano (es.: gli assensi di cui agli artt. 296 e 297 nel procedimento di adozione);
      • atto complesso ineguale, se una volontà prevale sull’altra (es., la volontà dell’inabilitato rispetto a quella del suo curatore).

La rilevanza della distinzione tra atto collettivo e complesso risiede nel fatto che mentre nell’atto collettivo le volontà non si fondono, e quindi il vizio di una dichiarazione non vizia la deliberazione collettiva, nell’atto complesso le volontà si fondono, ne consegue che il vizio di una dichiarazione vizia tutta la deliberazione.

I negozi unilaterali, inoltre, si distinguono in:

  1. negozi recettizi i quali, per produrre effetti, devono essere portati a conoscenza di una determinata persona, alla quale devono essere comunicati o notificati (es., una disdetta);
  2. negozi non recettizi: sono quelli che producono effetti in virtù della sola manifestazione di volontà (es., il testamento).

Il caso della quietanza

Cass. S.U. 19888/2014 si è pronunciata sulla questione dell’efficacia probatoria di un particolare tipo di atto unilaterale: la quietanza. La quietanza rilasciata dal creditore a colui che ha pagato ha natura di atto unilaterale recettizio contenente il riconoscimento dell’avvenuto pagamento, con la conseguenza che, di regola, non è legittimo desumere dal suo rilascio l’esistenza di una volontà transattiva o di rinuncia ad altre pretese da parte del creditore, salvo che ciò emerga da specifici elementi di fatto e dal complessivo contenuto del documento.

La dichiarazione di quietanza rilasciata al solvens, ossia a colui che ha effettuato il pagamento, ha efficacia di piena prova del fatto del ricevuto pagamento dalla stessa attestato, con la conseguenza che, se la quietanza viene prodotta in giudizio, il creditore quietanzante non può essere ammesso a provare per testi il contrario, e cioè che il pagamento non è in effetti avvenuto, a meno che dimostri, in applicazione analogica della disciplina dettata per la confessione dall’art. 2732 c.c., che la quietanza è stata rilasciata nella convinzione, fondata su errore di fatto, che la dichiarazione rispondesse al vero ovvero a seguito di violenza.

Tuttavia, tale efficacia di piena prova della quietanza «tipica» non ricorre nel caso in cui l’asseverazione di ricevuto pagamento sia contenuta quietanza automobilistica firmata dal venditore la quale, in caso di vendita di autoveicolo avvenuta verbalmente, supplisce all’atto scritto ai fini dell’annotazione nel pubblico registro automobilistico, e ciò trattandosi di quietanza indirizzata a un terzo, ossia al conservatore di quel registro, per escludere che, in sede di formalità rivolte a dare pubblicità al trasferimento, si debba procedere all’iscrizione del privilegio legale; con la conseguenza che essa è, al pari della confessione stragiudiziale fatta a un terzo, liberamente apprezzata dal giudice e non soggiace al solo mezzo della «revoca» di cui al cit. art. 2732 c.c.

Negozi bilaterali o plurilaterali

Se le parti sono più di una si ha un negozio bilaterale (se sono due) o plurilaterale (se sono più di due).

Esempi di negozi bilaterali sono la compravendita, il mandato etc.

Esempio di negozio plurilaterale è, invece, il contratto di società.

La differenza tra negozi bi-plurilaterali e i negozi unilaterali riguarda:

— la formazione della volontà: i negozi unilaterali si perfezionano quando la manifestazione di consenso ha avuto luogo (negozi non recettizi) o è giunta a conoscenza del destinatario (negozi recettizi), mentre quelli bi-plurilaterali si perfezionano a seguito dell’incontro della volontà delle parti;

l’interpretazione del negozio: nei negozi unilaterali si deve indagare sulla volontà di una parte, negli altri sulla volontà comune;

la disciplina dei singoli negozi: nei casi in cui manca una controparte o un destinatario dell’atto viene a mancare la ragione di essere di taluni istituti (es.: requisito di riconoscibilità dell’errore, simulazione etc.);

la tipicità: le parti possono dar vita a contratti atipici (art. 1322) in quanto il contratto per perfezionarsi richiede l’accordo, cosicché gli effetti che si producono nella sfera giuridica degli interessati derivano da una loro manifestazione di volontà.

Nel negozio giuridico unilaterale, invece, gli effetti si producono anche nella sfera di terzi estranei al perfezionamento del negozio, che non è frutto di accordo. Perciò la dottrina dominante in passato non riconosceva l’ammissibilità di negozi unilaterali atipici. La dottrina più moderna è invece di contrario avviso, purché gli effetti del negozio siano incrementativi del patrimonio del terzo, e in ogni caso siano da questi rifiutabili.

Parte in senso formale e sostanziale

Dall’identificazione della parte con il centro di interessi di cui il negozio è espressione deriva la distinzione tra:

parte in senso formale, con la quale si indica l’autore del negozio, cioè colui che emette le dichiarazioni negoziali con le quali si costituisce il rapporto;

parte in senso sostanziale, che designa il destinatario degli effetti, il titolare dell’interesse.

La parte in senso formale deve essere determinata, pena l’inesistenza del negozio.

La parte in senso sostanziale è sufficiente che sia determinabile, come avviene, ad esempio, nel contratto a favore del terzo; deve, invece, essere determinata fin dall’inizio nei negozi cd. intuitu personae (GAZZONI).

Normalmente il negozio giuridico è posto in essere dal soggetto nella cui sfera giuridica è destinato a produrre effetti giuridici e, pertanto, parte formale e parte sostanziale coincidono.

Ricorrono, però, dei casi in cui al soggetto interessato si affianca o si sostituisce un’altra persona che collabora con lui.

Si parla genericamente di cooperazione per indicare le ipotesi in cui il soggetto che si affianca resta estraneo al rapporto che si costituisce, senza cioè divenirne parte (CARIOTAFERRARA).

Tale cooperazione si esplica sia in attività meramente materiali che in attività giuridiche e può assumere varie forme:

a) la più comune è quella del nuncius, che costituisce un semplice portavoce del soggetto, una sua longa manus per il compimento dell’atto. Ciò spiega perché al nuncius non è richiesta né capacità di agire, né capacità di intendere e di volere, basta solo che egli sia in grado di riferire quanto voluto dalla parte sostanziale;

b) altra ipotesi è quella del mediatore, soggetto che, mettendo in contatto le parti rende possibile il compimento dell’atto al quale, tuttavia, rimane estraneo;

c) cooperazione si ha, infine, nell’attività del curatore, il quale integra soltanto la volontà dell’inabilitato, senza prendere il posto di questa.

Si parla invece di sostituzione nell’attività giuridica nei casi in cui un soggetto ha il potere di sostituirsi ad un altro nel compimento di un negozio, divenendo parte (in senso formale) del negozio stesso ma rimanendo estraneo agli effetti che da questo scaturiscono.

Il potere di agire in un rapporto altrui può essere conferito dalla legge o dal soggetto interessato.

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