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Lo sai che? Pubblicato il 25 dicembre 2016

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Lo sai che? Se va via la luce e si scongela il cibo mi spetta il risarcimento?

> Lo sai che? Pubblicato il 25 dicembre 2016

Come chiedere il risarcimento del danno per gli alimenti scongelati dal congelatore a causa del blackout: la responsabilità di Enel e delle compagnie della luce per i soldi buttati.

Possiamo chiedere il risarcimento e il rimborso dei soldi spesi per il cibo scongelato a causa di un guasto della luce che ha interessato la nostra zona e ci ha fatto perdere ciò che avevamo conservato nel congelatore? Di questo ci occuperemo in questa breve scheda.

Immaginiamo di aver fatto una grossa spesa e di aver acquistato pesce e carne in grande quantità da utilizzare, come scorte, nelle successive settimane. Abbiamo così riempito il congelatore del cibo più vario: bastoncini di pesce, gelati, hamburger, fettine di carne di primissima scelta, ecc.. Senonché, dopo pochi giorni, va via la luce per un blackout e la compagnia della luce con cui abbiamo firmato il contratto per la fornitura elettrica ritarda i lavori di riparazione. In circa 24 ore gran parte degli alimenti che avevamo stipato nel congelatore si scongela e siamo costretti a consumarli subito e, in gran parte, a buttarlo. Possiamo chiedere il risarcimento alla società della luce?

In prima battuta bisogna ricordare che il cibo, se ricongelato non appena si scongela, non fa male. Quindi, se la luce torna in tempo utile, in modo da non tenere troppo tempo gli alimenti in stato di decongelazione, il danno è scongiurato e a noi non spetta alcun risarcimento.

Tuttavia le cose non sempre vanno per il meglio e spesso ci si accorge dei danni quando, ad esempio, si torna dalle vacanze e gli alimenti sono ormai andati persi.

In questi casi, per i disservizi all’energia elettrica, la società della luce riconosce un risarcimento forfettario che varia a seconda del tempo durante il quale l’utenza è stata interrotta. Risarcimenti che vengono erogati in via automatica, con accrediti sulle successive bollette, e che, per le utenze domestiche, partono da 30 euro e possono arrivare a 300 euro (in caso di tre giorni di stop).

Per i clienti che abitano in Comuni con più di 50.000 abitanti, il tempo massimo di ripristino non deve superare le 8 ore consecutive o non consecutive se interviene una seconda interruzione entro un’ora dal ripristino provvisorio

L’abbonato che abbia subìto il guasto alla luce non è tenuto a dimostrare un danno specifico per ottenere tale risarcimento in quanto gli è dovuto per il semplice fatto di essere rimasto senza la luce.

Ecco lo schema che sintetizza l’entità dei risarcimenti.


Clienti BT uso domestico
Clienti BT e MT uso non domestico potenza fino a 100 kwh
Clienti BT uso non domestico potenza superiore a 100 kwh
Clienti MT uso non domestico potenza superiore a 100 kwh
Superamento standard

30 euro

150 euro
2 euro/kwh
1,5 euro/kwh
per ogni periodo ulteriore

15 euro

ogni 4 ore

75 euro

ogni 4 ore


1 euro/kwh

ogni 4 ore
0,75 euro/kwh

ogni 2 ore
Tetto massimo

300 euro

1.000 euro
3.000 euro
6.000 euro

Oltre a ciò, è possibile ottenere un ulteriore risarcimento qualora si dia prova di aver subito un danno specifico. Danno che va dimostrato in modo compiuto e per il quale, in caso di mancata adesione da parte della società della luce, bisognerà procedere davanti al giudice di pace con una causa ordinaria. Se il valore della controversia non supera 1.100 euro, è possibile avviare il giudizio senza bisogno dell’avvocato (anche se le insidie della procedura civile consigliano sempre di valersi di un tecnico).

Prima della causa è necessario avviare un tentativo di conciliazione presso uno degli organismi di mediazione.

Il vero nodo può essere l’onere della prova. Dimostrare la presenza del cibo nel congelatore potrebbe essere particolarmente difficile se non si è conservato lo scontrino e, soprattutto, non si hanno testimoni in grado di affermare di aver visto gli alimenti buttati nella spazzatura a causa dello scongelamento. Ma, se si riesce a dimostrare il fatto (ossia lo scongelamento) è possibile ottenere la quantificazione del risarcimento su base «equitativa», ossia sulla base di quanto appare giusto al giudice sulla scorta dei fatti di causa, della capienza del congelatore e delle prove fornite in causa.

Cosa è bene sapere, prima di mettere il cibo in frigorifero?

I cibi come i formaggi in particolare vanno conservati in contenitori chiusi o pellicole alimentari certificati o ancora nelle loro confezioni originali. Il frigorifero, inoltre, non deve mai essere troppo pieno perché la cattiva circolazione di aria al suo interno fa produrre condensa, dove idealmente si annidano i microrganismi e le muffe. il frigo è indispensabile per mantenere inalterate le caratteristiche nutrizionali degli alimenti e, soprattutto, per garantirne la sicurezza è necessario quindi che non si interrompa la cosiddetta “catena del freddo”. Tale catena assicura la giusta temperatura di conservazione dei prodotti in tutte le fasi dalla produzione fino al consumo. La catena inizia dal produttore, passa attraverso la fase di stoccaggio in piattaforme refrigerate, continua nel trasporto, arriva nei magazzini di vendita e prosegue fino ai congelatori e ai frigoriferi dei consumatori.

Ma sappiamo come “riempirlo” correttamente? Vediamo come regolarci “scomparto per scomparto” e “cibo per cibo”. Partiamo dal basso, siamo tra i 7 e i 10 gradi, il posto ideale per le verdure e per la frutta, la mensola appena sopra è il posto il più freddo (0/2 gradi) e il più adatto per conservare la carne e il pesce freschi non cotti. Le uova, i prodotti caseari, i salumi, gli avanzi di cibi precedentemente cotti, le torte e i prodotti contrassegnati con la scritta «dopo l’apertura conservare in frigorifero» sono da posizionare sulle mensole centrali, e nelle mensole più in alto che stanno tra i 4 e i 5 gradi. Gli scompartimenti o le mensole all’interno della porta sono i punti più caldi del frigorifero e sono destinati ai prodotti che necessitano solo di una leggera refrigerazione, come le bibite, le salse ed i grassi da condimento, il latte.

Quando queste norme non vengono rispettate si rischia una eccessiva proliferazione batterica, sia batteri innocui che patogeni, e le conseguenze sulla nostra salute sono le tossinfezioni alimentari. Le tossinfezioni si manifestano dopo poche ore dall’ingestione di alimenti contaminati e possono colpire più persone assieme se la consumazione è avvenuta in ristoranti, bar, mense, banchetti collettivi. La sintomatologia consiste in malessere generale, nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, mal di testa e a volte febbre. Il primo rimedio da attuare è bere e reidratarsi rapidamente. Si consiglia in questi casi di rivolgersi al medico o andare al pronto soccorso. Per prevenire le tossinfezioni alimentari è molto utile mangiare alimenti integrali e integrare la dieta con fermenti lattici.

In frigo abbiamo l’abitudine di metterci di tutto. Anche i cibi cotti. Ma spesso lo facciamo senza ben sapere come regolarci. Quali regole dobbiamo seguire per mettere in frigo i “cibi cotti” senza problemi? In generale è meglio consumare gli alimenti immediatamente dopo la cottura. Se ciò non fosse possibile, è meglio conservarli in frigorifero per un periodo limitato oppure, se si prevede un consumo dopo un lungo periodo di tempo, è preferibile congelarli. È meglio non mettere in frigorifero cibi ancora caldi ma farli rapidamente raffreddare prima di riporli. Nel periodo estivo bisogna aspettare al massimo mezz’ora, non di più prima di metterli in fresco, conservandoli nella mensola più in alto.

Un’altra buona norma è quella di conservare i cibi cotti sempre coperti o avvolti da una pellicola. Infine, i cibi precedentemente cotti, prima del consumo, vanno riscaldati rapidamente e ad alta temperatura.

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