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Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2016

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Lo sai che? Già condannato in via definitiva si scopre essere innocente

> Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2016

Cosa succede se si scoprono nuove prove della innocenza dopo che la condanna è già definitiva? Qualche riflessione sulla revisione del processo penale.

Può capitare, e talvolta capita, che, dopo che la sentenza di condanna sia già divenuta esecutiva, si scoprano nuove prove che dimostrano l’innocenza del condannato. Può succedere, in altri termini, che si scopra che la condanna dell’imputato (meglio: del condannato) è stata in realtà pronunciata per un «errore giudiziario». Ma procediamo con ordine e cerchiamo anzitutto di comprendere cosa significa che la sentenza è esecutiva.

Nel processo penale, a differenza di quello civile, dove anche la sentenza di primo grado è, come si dice, «provvisoriamente esecutiva»,  la sentenza di condanna non è «immediatamente esecutiva» ma lo diviene, per dirla in soldoni e con una certa approssimazione, a conclusione dei cosiddetti tre gradi di giudizio (processo di primo grado, appello, cassazione). È solo a seguito della definitività della sentenza di condanna (quando sono cioè stati celebrati i tre gradi di giudizio [1]) che il condannato inizierà l’espiazione della pena.

 

Una delle principali caratteristiche della sentenza definitiva è la impossibilità di impugnarla attraverso i cosiddetti «mezzi di impugnazione ordinaria». Mi spiego meglio. Essenziale per il corretto regolamento del vivere civile e dei rapporti tra le persone, è che, ad un certo punto, un accertamento giudiziario non possa più essere messo in discussione. Facciamo un esempio.

Poniamo il caso che Tizio sia accusato di aver ucciso Caio. Il sistema processuale deve, necessariamente, prevedere che ad un certo momento,  la «colpevolezza» o «l’innocenza» di Tizio non possa più essere messa in discussione. Ad un certo momento, in altri termini, Tizio dovrà essere «assolto» o «condannato» in via definitiva.

Per il caso di assoluzione in via definitiva, anche se dovessero in seguito scoprirsi nuove prove (immaginiamo che a seguito dell’assoluzione definitiva venga a scoprirsi la presenza di un testimone decisivo) che dimostrano che, in realtà, Tizio doveva essere condannato e non assolto (anche in questo caso, in un certo senso, si tratta di un errore giudiziario) Tizio non potrà più essere processato e condannato per quel fatto [2].

Che succede se sorgono prove secondo cui  la condanna è stata emessa per errore?

Mentre l’ordinamento penale (ordinamento inteso quale sistema delle leggi in materia penale) può tollerare che un colpevole non sia condannato, non può sopportare la situazione opposta, ovvero, che sia condannato e privato della libertà personale (recluso) un innocente.

Fino a quando la sentenza non è definitiva la stessa può essere sempre «impugnata» e modificata attraverso il «giudizio di impugnazione» (ad esempio la sentenza di primo grado può essere modificata in grado di appello). Quando, invece, la sentenza è, come si dice in gergo tecnico, «passata in giudicato», può essere solo annullata a seguito del processo di revisione.

La revisione del processo, che può essere richiesta solo per l’assoluzione (non può richiedersi, ad esempio, per ottenere diminuzioni di pena) si avvia presentendo la cosiddetta «istanza di revisione» [3]. Nella richiesta (l’istanza) il condannato, dovrà indicare specificamente i motivi per i quali la richiede ed indicare le prove a sostegno della stessa e la loro importanza ai fini della decisione. Non è sufficiente, in altri termini,  una generica affermazione di innocenza se non attraverso l’indicazione e l’allegazione delle nuove prove che dimostrano l’innocenza e, quindi, la fondatezza della stessa richiesta di revisione.

I motivi per i quali la legge ammette la «revisione del processo»  sono specifici e tassativi (costituiscono cioè un numero chiuso di casi) tra i quali, appunto, rientra quello della la scoperta di nuove prove che, anche insieme a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto.

A seguito di presentazione della istanza (della richiesta) di revisione, se la stessa non deve dichiararsi «inammissibile»  (ad esempio perché non sono specificamente indicate le nuove prove e le ragioni della loro importanza) si avvierà un nuovo processo finalizzato, com’è evidente, alla pronuncia di una sentenza di assoluzione del condannato al quale, spetterà, in caso di accoglimento,  anche un indennizzo per l’ingiusta detenzione sofferta a causa della sentenza di condanna annullata perché,  in sostanza, ritenuta ingiusta.

note

[1] Per maggiore completezza occorre tenere presente che l’esecutività della sentenza deriva, oltre che dalla celebrazione dei detti gradi di giudizio, anche quando decorre il termine previsto dalla legge per impugnare la sentenza. Com’è ovvio, infatti, la proposizione dell’appello o del ricorso per cassazione, è sottoposto a precisi limiti temporali (ad esempio 30 giorni) decorsi i quali, si produce l’effetto della definitività della sentenza e del suo passaggio in giudicato.

[2] Art. 649 cod.proc.pen. Divieto di un secondo giudizio.

[3] Art. 630 cod.proc.pen.

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