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Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2017

Lo sai che? Matrimonio non consumato: divorzio immediato

> Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2017

Le coppie che non hanno mai fatto sesso non hanno bisogno della separazione prima del divorzio. Ma come provare che non ci sono stati dei rapporti?

Il mal di testa non può durare in eterno. Ci sta la notte di nozze, complici la tensione e la confusione della giornata del matrimonio. Mettici pure la seconda. Ma dalla terza in poi, quando un coniuge dice all’altro che di avere un rapporto sessuale non se ne parla per colpa dell’emicrania, la cosa già diventa sospetta. Se poi c’è anche la quarta, la quinta e così via, dal sospetto si passa alla certezza: questo matrimonio non s’ha da consumare.

In un rapporto di coppia si tollerano molte cose. Ma la mancanza di un rapporto sessuale è dura da mandare giù. E’ più facile che il coniuge respinto finisca per perdere la pazienza e optare tra una delle due possibilità che gli restano: farsi un’amante (e non sempre è un affare) o decidere per il divorzio. Un divorzio immediato, perché il matrimonio non consumato prevede questa ipotesi. L’assenza di rapporti sessuali, insieme al cambio di sesso di uno dei coniugi, è uno dei rari casi in cui è possibile divorziare senza prima separarsi. Si può dire, insomma, che, come l’amore, anche il divorzio scatta a prima vista. Come si può avere un divorzio immediato per un matrimonio non consumato?

Ciascuno dei coniugi può rivolgersi al giudice per chiedere il divorzio quando il matrimonio non è stato consumato. Magari uno può denunciare il fatto che, appunto, non c’è mai stato un rapporto sessuale. E l’altro può allegare che non può o non desidera averli e che, quindi, tanto vale dirsi addio. Attenzione a questo passaggio: “Non può o non li desidera”. Un matrimonio non consumato, infatti, non equivale soltanto al rifiuto di uno dei coniugi (o di tutti e due) di avere dei rapporti sessuali ma anche all’impossibilità di fare sesso per un problema fisico (una malattia o una disfunzione come l’impotenza) o per un problema emotivo (una questione psicologica che impedisce a uno dei due di completare un rapporto intimo) [1].

Il giudice, con una sentenza, scioglie in modo definitivo , e in un unico atto, gli “effetti civili del matrimonio”. Ma solo da un punto di vista civile. Che cosa vuol dire?.

Significa che se il matrimonio è stato celebrato davanti ad un sacerdote, per la Chiesa cattolica l’unione è ancora valida. Ma la stessa Chiesa, in caso di matrimonio non consumato, può provvedere ad annullarlo tramite il tribunale ecclesiastico o la Sacra Rota. Il rifiuto di uno solo dei coniugi ad avere dei figli, infatti, è motivo più che sufficiente, secondo i princìpi della Chiesa, per dichiarare nullo un matrimonio.

Quanto è immediato il divorzio per un matrimonio non consumato? Lo dice la parola stessa: immediato. I coniugi, cioè, possono chiederlo senza limiti di tempo, vale a dire senza aspettare che decorra alcun termine [2].

Si può provare che il matrimonio non è stato consumato?

Provare che il matrimonio non è stato consumato per ottenere il divorzio immediato può essere estremamente semplice o assai difficile. Certo, il modo migliore è quello di provare la verginità della moglie tramite una visita ginecologica che verifichi la mancanza totale di rapporti sessuali. Metodo al quale si poteva pensare qualche decennio fa: oggi immaginare che una donna arrivi vergine al matrimonio (o che non abbia avuto dei rapporti con qualche fidanzato precedente) è piuttosto arduo.

Altro modo per provare che il matrimonio non può essere stato consumato è quello di dimostrare l’impossibilità del marito ad avere un rapporto sessuale completo, cioè che lui è impotente alla penetrazione. Da non confondere con l’impotenza a generare dei figli: quest’ultima non esclude il rapporto sessuale e, di conseguenza, non dimostra che il matrimonio non sia stato consumato.

Ci possono essere altri metodi di prova, più che altro indiziari. Quello che, sicuramente, il giudice non otterrà mai (anche se il mondo è bello perché e vario, quindi di gente strana in giro se ne trova) è una testimonianza diretta del fatto che il matrimonio non è stato consumato. In assenza di testimoni oculari (trovarne uno sarebbe il colmo), è possibile ascoltare un altro tipo di testimonianza, quella cosiddetta indiretta o de relato, basata sui racconti dei coniugi ad una persona fidata. La prova ha il peso che ha, perché deve essere, comunque, avvalorata da altri elementi. Ad esempio che chi ha raccolto la confidenza di uno dei coniugi confermi che la coppia ha vissuto separata sin dall’inizio [3].

In tal senso si è pronunciata la Cassazione nel valutare il caso di una coppia già in crisi il giorno stesso delle nozze [4]. La moglie aveva respinto il marito a letto quella notte e le altre successive. Lui si era confidato con un paio di persone amiche. Provare l’illibatezza della donna era assai improbabile, visto che era già stata sposata altre due volte. Ecco perché il giudice decise di sentire i confidenti del marito, i quali testimoniarono quanto l’uomo aveva detto a loro. Nel dubbio, fu chiamato in Tribunale il precedente marito della donna. E’ curioso: anche lui dichiarò di essere stato respinto da lei sin dal primo giorno. E ottenne il divorzio.

Che la donna avesse preso questo vizio per puntare all’assegno di mantenimento, sapendo che il matrimonio non consumato comporta il divorzio immediato? Se così è stato, forse ha fatto bene i conti. Perché la mancata consumazione del matrimonio non comporta l’invalidità dello stesso, ma solo il suo scioglimento. Nel primo caso non è possibile richiede un assegno di mantenimento, mentre nel caso di divorzio per mancata consumazione, qualora uno dei due coniugi guadagni molto meno rispetto all’altro e, quindi, si ponga in una condizione di maggiore debolezza economica, il giudice può attribuire un assegno periodico di mantenimento [5].

Matrimonio non consumato: è possibile chiedere i danni?

In qualche caso, il marito o la moglie che si vede sistematicamente rifiutare dal coniuge quando vuole avere un rapporto sessuale può chiedere il risarcimento dei danni. Così si è pronunciata la Cassazione con una sentenza [6] con la quale ha condannato un uomo per essersi opposto ad avere dei rapporti con la moglie per ben sette anni. Lui di tenacia ne ha avuta. A lei, però, la pazienza non è mancata.

Così facendo, secondo la Suprema Corte, il marito ha gravemente offeso la dignità e l’onore della moglie, violando i doveri morali e materiali sanciti dal codice civile [7].

Diverso il caso della donna che, dopo cinque anni di convivenza, si era rivolta al Tribunale di Roma per lo stesso motivo (matrimonio non consumato) chiedendo un risarcimento di 500.000 euro. Il marito si era difeso sostenendo che entrambi avevano avuto dei rapporti sessuali prima del matrimonio, ma che poi lei l’aveva sistematicamente respinto per un motivo ben preciso: secondo l’uomo, la moglie aveva un amante. Lui voleva il divorzio immediato, lei mezzo milione di euro. Il Tribunale rigettò entrambe le richieste [8] perché «non possono avere valore probatorio le dichiarazioni, pur concordi, dei coniugi in quanto, trattandosi si diritti e di obblighi sottratti dalla disponibilità delle parti, la circostanza del matrimonio non consumato non può costituire oggetto di confessione né di giuramento». Inoltre, conclude la sentenza, dopo cinque anni la causa dell’inesistenza dei rapporti sessuali, al di là delle reciproche accuse, non poteva essere individuata neanche dai coniugi stessi.

note

[1] Trib. S.M. Capua Vetere, sent. del 15.04.1999 – Trib. Napoli, sent. del 28.04.1998 e del 16.05.1984.

[2] Trib. Napoli, sent. del 28.04.1998.

[3] Trib. Palermo, sent. del 08.05. 1996 – Trib. Modena, sent. del 05.04.1973.

[4] Cass. sent. n. 2815 del 08.02.2006.

[5] Cass. sent. n. 2721/2009 e n. 9442/1998.

[6] Cass. sent. n. 6276 del 23 marzo 2005.

[7] L’art. 143 comma 2 c.c dispone: “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”.

[8] Trib. Roma, sent. n. 6829/2015.

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