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Lo sai che? Pubblicato il 25 dicembre 2016

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Lo sai che? Che valore ha la raccomandata col servizio postale privato?

> Lo sai che? Pubblicato il 25 dicembre 2016

Il timbro postale dei servizi di spedizione privata non garantisce la possibilità, a chi spedisce, di dimostrare la data certa.

Se devi inviare una raccomandata a una persona ed è essenziale, per te, avere la prova della data di spedizione, magari per dimostrare un giorno di aver rispettato un termine di legge o stabilito da un contratto, non usare mai i servizi di posta privata. Questo perché, secondo una sentenza della Cassazione di qualche giorno fa [1], il timbro depositato da corrieri e postini privati non garantisce la cosiddetta «data certa». In altre parole, se tu volessi provare di aver spedito “per tempo” la lettera di disdetta di un affitto o di interruzione del rinnovo automatico di una pay-tv o la diffida di richiesta di un pagamento volta a interrompere i termini della prescrizione, non potresti farlo. Solo il postino di Poste Italiane è difatti considerato “pubblico ufficiale” e, quindi, autorizzato a dare piena prova al timbro attestante la data della spedizione. Invece i servizi di posta privata sono privi di tale forza. Qualche esempio ci servirà per comprendere meglio come stanno le cose.

La lettera di disdetta di un servizio o un’utenza con le poste private

Come spesso succede, molti contratti hanno un termine di scadenza annuale con previsione di rinnovo automatico per un ulteriore anno se, entro una data prestabilita, non viene inviata la lettera di disdetta. Così, chi intende interrompere il contratto deve fare in modo che il destinatario riceva la missiva entro (e non oltre) detto giorno e, per fornire la dimostrazione di aver fatto ciò, è necessario che il timbro postale possa certificare la data certa di spedizione.

Ammettiamo, dunque, che il destinatario – per qualsiasi ragione che non possiamo prevedere in partenza – contesti il fatto di aver ricevuto la lettera in tempo utile per la disdetta (magari perché firmata da un soggetto non delegato alla posta o perché spedita a una sede secondaria). In questo caso, per vincere la sua eccezione, dovremo depositare, davanti al giudice, la cartolina con l’avviso di ricevimento della raccomandata, attestante la «data certa», che ci è stata consegnata dopo che il postino ha recapitato la busta. Senonché questo servizio non è proprio fornito, in alcuni casi, dalle poste private; ma anche qualora dovesse esserlo, non avrebbe alcun valore, in quanto il timbro di corrieri e società private non ha valore legale.

Il recupero del credito con le poste private

Mettiamo che Tizio abbia eseguito una prestazione professionale a favore di Caio e che questi gli debba pagare il compenso. Tizio attende molto tempo, ma i soldi non arrivano; finché decide, dopo ben due lunghi anni, di ricordare a Caio il suo obbligo e di inviargli una diffida. Lo fa in tutta fretta perché sa bene che, dopo il terzo anno, il suo credito cadrà in prescrizione e nulla gli sarà più dovuto. Anche in questo caso, è necessario che la data della raccomandata possa considerarsi “certa” e quindi opponibile. Dunque, se Caio riceve, da parte di Tizio, una diffida con un servizio di Poste private potrà anche contestare la data di ricezione e, quindi, avvalersi della prescrizione per non pagare più quanto dovuto.

La diffida all’assicurazione con le poste private

Un automobilista fa un incidente stradale, ma prima di raccogliere la documentazione medica per poter dimostrare i danni e chiedere l’indennizzo all’assicurazione, attende quasi due anni. Anche in questo caso, egli dovrà inviare una raccomandata che possa garantire la data certa poiché, dopo il secondo anno, il suo diritto si prescriverà. Vale quanto abbiamo detto sopra: l’unico sistema per evitare di decadere dal diritto al risarcimento del danno è spedire una raccomandata a.r. (ossia con avviso di ricevimento) spedita tramite Poste Italiane.

La cessazione dell’affitto con le poste private

Per la disdetta dell’affitto vale quanto abbiamo appena detto per i normali contratti e le utenze. Anche in questo caso bisogna inviare la missiva prima del termine indicato in contratto per evitare di rimanere legati al padrone di casa – e di pagargli l’affitto – per altri 4 o 3 anni (a seconda del contratto). Attenzione: come in tutti gli atti stragiudiziali, per impedire il rinnovo del contratto è necessario che, prima dell’ultimo giorno previsto dal contratto per la disdetta, la lettera sia arrivata nelle mani del destinatario; non fa fede, quindi, la data di spedizione, ma quella di ricevimento.

Gli atti giudiziari con le poste private

Più severa è la sanzione che la legge prevede nel caso in cui la notifica degli atti giudiziari avvenga attraverso le poste private: in questo caso non si parla più soltanto di impossibilità di dimostrare la data certa, bensì di nullità assoluta della notifica stessa.

I cosiddetti atti giudiziari – quelli cioè provenienti dal Tribunale o da un avvocato che si sia valso dell’attività di un ufficiale giudiziario dell’Ufficio Notifiche del Tribunale medesimo – non possono mai avvenire con forme diverse da quelle previste dalla legge. Tali forme sono essenzialmente due:

  • la consegna diretta a mani del destinatario, che viene effettuata dall’ufficiale giudiziario;
  • la spedizione tramite raccomandata a.r. di Poste Italiane.

Tutte le notifiche fatte in modo differente da queste (ad esempio corriere privato, ecc.) sono nulle.

Le poste private: che valore ha il timbro sulla raccomandata?

Nella sentenza della Cassazione che abbiamo citato in premessa, si fa un’importante distinzione. Anche imprese di poste private, munite di apposita licenza dell’Amministrazione, possono svolgere servizi per la spedizione e consegna della corrispondenza – ad eccezione degli atti giudiziari – ma in questo caso il timbro con la data di spedizione e consegna, apposto sul plico consegnato dal mittente. non può valere a rendere certa la data di ricezione, trattandosi di un’attività resa da un soggetto privato il cui personale dipendente non risulta munito di poteri pubblicistici di certificazione della data di ricezione della corrispondenza trattata.

In passato infatti il servizio postale era espletato in via esclusiva dallo Stato e le persone addette erano considerate pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio [2]. La loro timbratura era dunque giudicata equivalente a un’attestazione autentica. Successivamente però un decreto del 1999 [3] ha liberalizzato i servizi postali consentendo anche ad aziende private, munite di apposita licenza, di svolgere attività di fornitore di servizi postali (ad eccezione delle comunicazioni e notificazioni di atti giudiziari che sono riservate unicamente ancora a Poste Italiane s.p.a.). Di conseguenza i soggetti privati che svolgono tale attività non possono essere equiparati a pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, pertanto i timbri datari da loro apposti non valgono a rendere “certa” la data di ricezione.

note

[1] Cass. sent. n. 26778/16 del 22.12.2016

[2] Art. 12 codice postale

[3] D.lgs. 22.7.1999, n. 261.

Autore immagine: 123rf com

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