Professionisti Pubblicato il 25 dicembre 2016

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Professionisti Il termine

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Gli elementi accidentali del contratto: effetti del termine iniziale e finale, ambito di applicazione.

Concetto e caratteri del termine

Il «termine» nel negozio giuridico indica il momento a partire dal quale (dies a quo o termine iniziale) o fino al quale (dies ad quem o termine finale) il negozio stesso avrà efficacia. Esso può definirsi come quell’avvenimento futuro e certo dal quale le parti fanno dipendere l’inizio o la cessazione di efficacia del negozio giuridico.

L’evento cui fa riferimento il termine deve dunque essere:

  • futuro, e cioè non ancora verificatosi;
  • certo, e cioè un evento che immancabilmente dovrà verificarsi; la certezza, però, inerisce solo al fatto che l’evento si verificherà, mentre può essere incerto il momento del suo verificarsi; sotto tale profilo si distingue perciò tra:
    • dies certus an et certus quando, se è certo anche il momento del verificarsi dell’even- to (il 1° gennaio 1987);
    • dies certus an et incertus quando, se è incerto il momento del verificarsi dell’evento (il giorno della morte di Tizio).

È proprio in relazione al carattere della certezza dell’evento che si distingue tra condizione e termine; tale carattere, inoltre, agisce sulla funzione dei due istituti: mentre, infatti, la condizione sospensiva sospende l’efficacia del negozio, il termine iniziale la differisce soltanto.

 

Ambito di applicazione del termine

In generale, il termine è una delle clausole che i soggetti possono liberamente apporre  al negozio nell’esercizio dei poteri dell’autonomia privata. Come per la condizione, vi sono però alcuni negozi che non ammettono l’apposizione di un termine (detti actus legittimi).

Essi sono:

  • il matrimonio ed i negozi di diritto familiare (es.: il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio, l’atto di adozione);
  • l’istituzione di erede (art. 637), in base al principio semel heres semper heres (è ammessa invece l’istituzione di erede sub condicione e il legato a termine iniziale o finale: vedi gli artt. 633 e 640);
  • l’accettazione (art. 475, co. 2) e la rinuncia all’eredità (art. 520).

In alcuni casi il termine, una volta apposto, rende nullo il negozio (vitiatur et vitiat): è il caso dell’accettazione e della rinuncia all’eredità. In altri casi, il negozio resta valido e il termine si considera non apposto (vitiatur sed non vitiat): è questo il caso dell’istituzione di erede e del matrimonio (in queste ipotesi l’ufficiale dello stato civile deve opporsi alla celebrazione ma, se il matrimonio è ciò nonostante celebrato, il termine — così come la condizione — si ha per non apposto: art. 108).

A differenza della condizione, invece, ammettono il termine (anzi trattasi di elemento necessario per essi), i negozi cambiari.

 

Tipi di termine

Del termine possono farsi varie classificazioni.

A seconda che il termine riguardi l’efficacia del negozio o la scadenza dell’obbligazione, si parla di:

termine di efficacia: è quello da cui si fanno dipendere gli effetti del negozio (ed in questo senso è inteso il termine come elemento accidentale). Si distingue tra termine iniziale, che consiste nell’avvenimento futuro e certo dal quale debbono prodursi gli effetti del negozio e termine finale, concretantesi nell’avvenimento futuro e certo fino al quale debbono prodursi gli effetti del negozio;

—  termine di scadenza: è quello che riguarda il momento in cui un’obbligazione deve essere eseguita.

Del termine di scadenza ci occuperemo quando tratteremo dell’adempimento dell’obbligazione. In questa sede occorre rilevare che il legislatore si occupa solo del termine di scadenza (o di adempimento) mentre manca una disciplina generale dei termini di efficacia del negozio, parallela alla disciplina della condizione.

 

Gli effetti del termine

La disciplina degli effetti del termine è parzialmente diversa da quella della condizione e ciò si spiega tenendo presente che il termine (consistendo in un avvenimento certo), a differenza della condizione, non mette in dubbio gli effetti del negozio ma li differisce solo ad un momento successivo. Si distingue, pertanto:

  1. pendenza del termine: si ha finché l’avvenimento non si è ancora verificato. Il diritto non può essere esercitato, ma se una parte adempie la sua obbligazione, non può chiederne la restituzione (art. 1185), e potrà solo essere rimborsata del vantaggio arrecato all’altra parte adempiendo prima;
  2. scadenza del termine: è in questo momento che si verificano gli effetti del negozio; essi non retroagiscono,

perché è stata proprio la volontà delle parti a volerli differire. Il termine, pertanto, esplica la sua efficacia ex nunc.

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