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Lo sai che? Pubblicato il 25 dicembre 2016

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Lo sai che? Posso chiedere i danni morali a chi mi chiama in tribunale?

> Lo sai che? Pubblicato il 25 dicembre 2016

Ho ricevuto, per la seconda volta, la notifica di una citazione da parte della stessa persona per la medesima vicenda, nonostante la prima volta il giudice le abbia dato torto. È lecito questo accanimento? Posso ora chiederle i danni morali per avermi “chiamato” di nuovo in tribunale?

 

In astratto è possibile avviare due giudizi sulla medesima questione, a patto però che ricorrano determinate condizioni che qui di seguito vedremo. Essendo consentito dalla legge, quando ciò avviene non si può “chiamare ai danni” chi esercita il diritto costituzionale di difendere i propri interessi (economici e non), anche se lo fa con accanimento e più di una volta (beninteso, sempre che non abusi del processo e della giustizia). Se però chi agisce lo fa in malafede (ben sapendo, cioè, le proprie responsabilità nella vicenda) oppure con grave colpa (ad esempio calpestando le basilari regole del diritto), pur non essendo previsto uno specifico rimedio per vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni morali, è comunque possibile ottenere, nei suoi confronti, la condanna alle spese processuali. A ciò il giudice può aggiungere la condanna al pagamento di un ulteriore indennizzo liquidato a causa dell’avvio della lite temeraria (la causa, cioè, «persa in partenza»). Ma procediamo con ordine.

Per maggiori chiarimenti leggi Causa persa, cosa rischio?

 

 

Si può avviare una causa sulla medesima questione?

In teoria sì, purché la prima volta il giudice non abbia deciso sul merito della controversia ma si sia limitato a rigettare la domanda per via di vizi di procedura. Si pensi al caso di una notifica non correttamente eseguita o a un tentativo di mediazione non esperito.

Si può attivare una seconda causa sulla stessa vertenza anche quando la prima sia stata solo un giudizio d’urgenza in cui il giudice abbia adottato i provvedimenti provvisori, rinviando poi alla causa ordinaria per tutte le altre questioni, come quella del risarcimento del danno.

Per maggiori chiarimenti leggi Si possono avviare due cause sulla stessa questione?

Posso chiedere i danni morali a chi mi chiama in causa?

Assolutamente no, se questi agisce in buona fede o non commettendo gravi errori sull’interpretazione delle norme. Qui urge un chiarimento.

Chi perde, in generale, deve sempre pagare le spese processuali all’avversario (le tasse versate, l’onorario dell’avvocato, il compenso del consulente d’ufficio, ecc.) salvo alcuni rari casi (ad esempio quando entrambe le parti abbiano parzialmente perso/vinto o quando, su una determinata questione, è cambiato d’un tratto l’orientamento della giurisprudenza). Oltre a queste null’altro è dovuto poiché agire in giudizio è un diritto sacrosanto. Non avrebbe senso che la legge da un lato consenta anche due o tre cause sulla stessa vertenza e poi sanzioni chi lo fa. La sanzione però scatta nei confronti di chi:

  • è in malafede, ossia conosce bene le proprie responsabilità e, ciò nonostante, avvia una causa o resiste alla richiesta dell’avversario. Per esempio, un creditore notifica un decreto ingiuntivo a un tale che gli deve dei soldi e questi, pur di prendere tempo, fa opposizione;
  • commette colpa grave: è il caso di chi disconoscere le basilari regole del diritto e/o le interpretazioni orami uniformi dei giudici.

In entrambi questi casi è possibile chiedere al giudice, prima della conclusione della causa (e, nei casi più gravi, non c’è neanche bisogno di chiederlo) una ulteriore condanna – che viene quantificata dal giudice secondo quanto gli appare equo caso per caso – per la cosiddetta lite temeraria. Si tratta di un indennizzo che dovrebbe coprire appunto i “danni morali” per essere stati inutilmente trascinati in un giudizio, pur non essendovene necessità o i presupposti legali.

note

Autore immagine: 123rf com

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