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Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2016

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Lo sai che? Se gli odori del ristorante del piano terra danno fastidio

> Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2016

La soglia della normale tollerabilità si misura anche dalla capacità della puzza di entrare in casa nonostante le finestre siano chiuse.

Se il ristorante o la pizzeria, posta al piano terra del nostro palazzo, produce odori molto forti di fritture, arrosti o di altri cibi cucinati, nonché puzza di stoviglie sporche e di spazzatura lasciata sul retro, possiamo chiedere il risarcimento del danno. Ma ciò solo a condizione che tali odori siano «superiori alla normale tollerabilità», ossia insopportabili. Un concetto molto elastico, quest’ultimo, stabilito dal codice in modo da contemperare, da un lato, l’esigenza di chi svolge un’attività commerciale a non vedersi completamente pregiudicato nello svolgimento del proprio lavoro; dall’altro chi vive nello stesso edificio che, per ovvie ragioni, non può essere costretto a vivere con le finestre chiuse o a fare i conti con i panni stesi dal balcone e puntualmente maleodoranti.

Chi decide se la puzza è intollerabile? Sicuramente il giudice, nel caso in cui tra le parti – il titolare del ristorante o della pizzeria da un lato, e il condomino dall’altro – nasca una contestazione e si finisca in Tribunale.

Sulla base di cosa, il giudice, decide se la puzza è intollerabile? Il magistrato è tenuto a valutare tutte le circostanze del caso, come ad esempio il tipo di attività commerciale e di odore, la distanza della finestra dal locale, ecc. Di recente, però, la Cassazione si è occupata del caso, stabilendo che si può considerare «intollerabile» la puzza che riesce ad entrare nonostante le finestre chiuse dell’appartamento. Facciamo un esempio per meglio comprendere la questione.

Immaginiamo di abitare sopra un ristorante che cucina carne,

a pranzo e a cena, fino a tarda sera. Peraltro, lo stesso locale ha anche un reparto pizzeria con forno a legna e, in questo caso, l’odore è ancora più forte. I fumi della griglia, ma soprattutto gli odori cattivi della spazzatura e degli avanzi di cibo sono molto forti, tanto da arrivarci fin dentro casa, anche d’inverno quando abbiamo le finestre chiuse. Siamo così costretti a tenere i panni dentro casa e questo, si sa, specie durante la stagione invernale, non consente di asciugarli rapidamente. Insomma, sia noi che la nostra biancheria abbiamo bisogno di aria e di luce.

Così protestiamo e chiediamo al proprietario del ristoratore di trovare una soluzione al problema: diversamente gli faremo causa e chiederemo al giudice di farci risarcire i danni subiti.

Lui non ci ascolta, dice che è suo diritto cucinare perché altrimenti dovrebbe chiudere. Anzi, si appella alla Costituzione che tutela l’iniziativa economica privata. E peraltro dice che non può cancellare l’odore di cibo dall’aria.

Chi ha ragione? Il ristoratore? Che non intende intervenire, ritendo quegli odori tollerabili? Oppure noi? Che, “molestati” dai fumi della cucina, non ce la facciamo più a resistere?

Secondo una sentenza della Cassazione dello scorso 26 ottobre, la ragione è del proprietario dell’appartamento quando, in casi come questi, fumi e odori riescono ad entrare in casa nonostante le finestre chiuse. In particolare, secondo la Corte, gli odori derivanti da fumi, gas e vapori, qualora risultino «non tollerabili», sono definibili come «molestia olfattiva». Nello specifico, si possono considerare «non tollerabili» gli odori che, nonostante le finestre chiuse, riescano comunque ad entrare in casa.

Per dimostrare la molestia olfattiva non è necessario nominare un consulente tecnico del giudice: basteranno anche dei testimoni che potranno confermare il fatto che gli odori si riescano a percepire con evidenza e che, anche con i balconi serrati, la casa “puzza” di cibo.

In definitiva, se i fumi maleodoranti ci arrivano in casa, anche con le finestre chiuse, si può parlare di molestie e possiamo chiedere il risarcimento del danno.

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