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Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2017

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Lo sai che? Non è possibile violare il diritto all’eredità

> Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2017

Come difendere i propri diritti quando i familiari ci impediscono di godere dell’eredità dei genitori. Gli strumenti di difesa per l’erede vessato.

Come si divide l’eredità tra coniugi e figli in assenza del testamento

Se una persona muore senza lasciare testamento, la legge [1] stabilisce che al coniuge del defunto spetti 1/3 dell’eredità, mentre ai figli spettino i 2/3 dell’eredità da dividersi in parti uguali.

Facciamo un esempio: se muore una persona, sposata e genitore di quattro figli, e non ha lasciato testamento, a ciascun figlio spetta 1/6 dell’eredità, cioè ciascun figlio è comproprietario (a meno che non abbia rinunciato all’eredità) di 1/6 dei beni immobili (fabbricati e terreni ad esempio) e ha diritto ad un sesto dei beni mobili (compreso il danaro) di proprietà del defunto al momento del decesso.

Ciascun figlio, quindi, ha diritto di accedere a tali proprietà immobiliari, di conseguirne eventuali fitti (in proporzione alla quota di proprietà), di amministrarli, insomma, insieme agli altri comproprietari.

Se ad un coerede fosse impedito di esercitare i suoi diritti sui beni oggetto di successione, la legge gli consente di proporre:

  • le azioni di tutela del possesso (anche prima di accettare l’eredità) per poter, ad esempio, accedere ai fabbricati o ai terreni (trattasi della cosiddetta azione di reintegrazione nel possesso [2] che può essere proposta solo se lo spoglio del possesso – cioè la privazione del possesso del bene oggetto di successione – sia avvenuto da meno di un anno);
  • l’azione di petizione dell’eredità (che si può iniziare dopo aver accettato l’eredità), che ai sensi di legge [3] è sempre esercitabile non solo per farsi riconoscere erede (se tale qualità fosse contestata), ma anche per recuperare sia la disponibilità della quota di beni ereditari sia il loro valore (oltre a richiedere il rendiconto della gestione e corresponsione dei frutti dei beni).

Cosa succede, invece, se c’è un testamento?

Se, invece, il genitore avesse lasciato un testamento, ai figli spetterebbe (cosiddetta quota legittima) complessivamente la metà del patrimonio del defunto (da dividersi in quattro parti uguali e cioè 1/8 a ciascun figlio) e al coniuge 1/4 del patrimonio del defunto; il resto del patrimonio (cioè il restante quarto) il genitore, se avesse redatto testamento, sarebbe stato libero di destinarlo a chiunque avesse voluto e quindi anche ad altri parenti o ad estranei o anche aggiungerlo alla quota legittima (intoccabile) del coniuge o di uno solo o più figli.
Valgono anche nel caso di successione testamentaria le stesse considerazioni fatte sopra per quello che riguarda le azioni che spettano se i diritti di comproprietario fossero violati.

In aggiunta, se il genitore, nelle disposizioni del testamento ha lasciato ad un figlio meno di 1/8 (che rappresenta la quota di legittima nel caso di successione testamentaria, cioè di successione basata sul testamento redatto dal defunto), al figlio che vede violata la propria quota, spetta anche l’azione di riduzione, cioè l’azione che ha come scopo quello di ricostituire la quota di legittima se essa fosse stata lesa dalle disposizioni contenute nel testamento.

E se ci sono state donazioni di denaro in vita?

Se, invece, il genitore in vita ha donato delle somme di denaro solo ad alcuni dei figli, tali donazioni sono soggette alla cosiddetta collazione che ha la funzione di mantenere tra tutti gli eredi la proporzionalità delle quote stabilita dalla legge o dal testamento.

Con la collazione, quindi, l’erede che abbia ricevuto in dono dal defunto danaro (o altri beni) deve imputarli alla propria quota ereditaria (si deve quindi tener conto di ciò che si è ricevuto come donazione dal defunto per calcolare le quote ereditarie).

In parole più semplici, con la collazione l’erede addebita alla propria quota di eredità il valore del bene che gli fu donato.

Articolo tratta da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Art. 581 cod. civ.

[2] Art. 1168 cod. civ.

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