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Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2017

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Lo sai che? Non si può affidare un cane ad un figlio minore

> Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2017

Se entriamo in un negozio lasciando fuori, da soli, nostro figlio minore con il cane di famiglia commettiamo varie violazioni, anche di natura penale.

Obblighi e responsabilità dei padroni di cani

Per prima cosa esaminiamo la normativa vigente in materia di obblighi e responsabilità gravanti su coloro che detengono animali domestici ed, in particolare, dei proprietari di cani.
Al riguardo la fonte normativa di riferimento è rappresentata dall’ordinanza del ministero della Salute [1].

L’ordinanza del 2013 indica quali sono i doveri del proprietario di un cane stabilendo che il proprietario del cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale.
La responsabilità gravante sul proprietario dell’animale opera sia sul piano civile che su quello penale dovendo questi rispondere dei danni o delle lesioni cagionati dall’animale stesso a persone, altri animali o cose.

Peraltro, l’ordinanza aggiunge che chiunque, a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane non di sua proprietà ne assume la responsabilità per il relativo periodo: da ciò si può desumere che responsabile della condotta e del benessere del cane è non solo il proprietario ma anche colui che, sebbene per un breve periodo, si occupi dell’animale.

L’ordinanza richiamata elenca le misure precauzionali che il proprietario di un cane deve adottare al fine di prevenire danni o lesioni a persone, animali o cose.

In particolare è fatto obbligo di:

  • utilizzare sempre il guinzaglio a una misura non superiore a mt 1,50 durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni;
  • portare con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle autorità competenti;
  • affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamente;
  • acquisire un cane assumendo informazioni sulle sue caratteristiche fisiche ed etologiche nonché sulle norme in vigore;
  • assicurare che il cane abbia un comportamento adeguato alle specifiche esigenze di convivenza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive.

Inoltre è obbligo, per chiunque conduca il cane in ambito urbano, raccoglierne le feci e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse.

La responsabilità gravante sul proprietario di un cane è direttamente riconducibile alla previsione normativa contenuta nel codice civile [2] il quale rappresenta l’altra fonte normativa di riferimento e che dispone: «Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui l’ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto custodia, sia che fosse smarrito o sfuggito, salvo che provi il caso fortuito».

Con maggior impegno esplicativo, l’articolo appena richiamato configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva in forza della quale il proprietario di un cane o chi lo ha in custodia è responsabile dei danni da quest’ultimo cagionati a terzi per il fatto stesso di esserne il padrone o il custode a prescindere da un suo comportamento colposo o addirittura doloso.

Ad esempio: se il cane, pur al guinzaglio, azzanna un passante, a quest’ultimo spetta il risarcimento oppure se il cane, pur legato nel cortile, scappa e morde un’altra persona il proprietario sarà chiamato a risarcire il danno.

L’unica possibilità di evitare la condanna al risarcimento del danno cagionato è di dimostrare che il fatto si è verificato per caso fortuito.

Con questa espressione s’intende un evento imprevedibile che si inserisce all’improvviso nell’azione dell’animale, superando ogni possibilità di resistenza o contrasto da parte dell’uomo: in altre parole il proprietario non può limitarsi a provare di essere stato diligente nell’occuparsi del proprio cane, ma deve dimostrare che il danno è stato causato da un evento assolutamente straordinario ed imprevedibile che non avrebbe potuto né prevedere né evitare. Ovviamente si tratta di una prova estremamente difficile da dimostrare posto che la giurisprudenza adotta un’interpretazione molto rigida e restrittiva al riguardo e che, per esempio, esclude che costituisca un caso fortuito il fatto che un cane dall’indole mansueta possa all’improvviso avere un comportamento aggressivo: infatti, la Corte di Cassazione ritiene che anche gli animali più mansueti posseggono un fondo di selvatichezza che dev’essere previsto dal proprietario.

Inoltre, qualora dal comportamento del cane derivino conseguenze penali (il reato di lesioni personali o addirittura la morte di una persona), il proprietario del cane sarà chiamato a risponderne potendo essere sottoposto a condanna penale.

Responsabilità dei genitori nei confronti dei figli

Altra norma importante per la nostra ipotesi è quella che disciplina la responsabilità dei genitori di figli minorenni.

Sui genitori, infatti, incombe l’obbligo di cura e di vigilanza dei propri figli i quali non devono (a maggior ragione se minori di quattordici anni) essere esposti a situazioni di pericolo.

Più nel dettaglio, la legge prevede che: «chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni».

La norma del codice penale ha come scopo non solo quello di tutelare le persone minorenni e quelle incapaci, ma anche di responsabilizzare coloro che hanno l’obbligo di prendersene cura.

Più in particolare è bene precisare cosa intende il legislatore per abbandono.

Con il termine abbandono si fa riferimento a due ipotesi:

  • l’ipotesi di chi lascia il minore o la persona incapace non solo in balia di se stessi, ma anche di terze persone che, tuttavia, non siano in grado di assisterli (per esempio un bambino in fasce o un anziano incapace non possono essere affidati a chi non abbia la sia pur minima preparazione per prestarvi assistenza);
  • il caso di colui che omette, pur restando accanto al soggetto, di far intervenire persone capaci di evitare il pericolo per la sua incolumità (per esempio il genitore che, dinanzi ad un incidente domestico, presti al figlio cure inadeguate anziché chiamare un medico).

Il reato di abbandono di minore o di persone incapaci è un reato di pericolo poiché si configura a prescindere dal fatto che dalla condotta sia derivato un danno, ma per il fatto stesso di aver posto in essere il comportamento vietato. E ciò anche se il minore è stato lasciato da solo per pochissimo tempo: infatti, la Suprema Corte ha ritenuto sussistere la responsabilità dei genitori per aver lasciato da soli i figli per il tempo di un’ora.

Peraltro, poiché la legge non quantifica quale sia il tempo minimo entro cui il minore può essere lasciato da solo, anche pochi minuti potrebbero essere sufficienti per far sorgere la responsabilità penale.

Un comportamento comune può nascondere un reato

Tanto premesso quanto alla disciplina generale vigente (sia pure per grandi linee) in materia di responsabilità dei proprietari verso i cani e di responsabilità dei genitori verso i figli minori, è ora possibile rispondere al quesito iniziale.

Nel quadro normativo vigente non vi è alcuna norma che preveda espressamente il divieto di lasciare un minore da solo con un cane.

Tuttavia il genitore ha l’obbligo di vegliare costantemente sul proprio figlio minore degli anni quattordici non potendolo lasciare in una via pubblica al fine di sbrigare un’incombenza e ciò neppure se accanto al bimbo c’è il cane di famiglia. In questo caso, infatti, il genitore va incontro ad una doppia responsabilità:

  • la responsabilità per aver lasciato da solo il minore di quattordici anni;
  • la responsabilità per non aver prestato la dovuta custodia al cane il quale non può essere legato e lasciato da solo.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Ordinanza del 06 agosto 2013, prorogata annualmente mediante successive ordinanze e da ultimo con l’ordinanza del 13 luglio 2016.

[2] Art. 2052 cod. civ.

[3] Art. 591 cod. pen.

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