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Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2016

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Lo sai che? Bufale su internet: cosa rischio a livello legale?

> Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2016

La diffusione di false notizie di disastri, attentati o altri pericoli inesistenti può portare all’incriminazione penale se suscita allarme presso l’autorità.

Pochi giorni fa andava rapidamente diffondendosi su whatsapp l’avvertimento a non recarsi, durante le festività natalizie, all’interno di un noto centro commerciale (stando a quanto è stato in seguito accertato per ciascuna località veniva indicato uno specifico centro commerciale)  perché, questo era il senso del messaggio, c’era il  rischio di un attentato terroristico di matrice arabo-musulmana.

La «notizia» era quella secondo la quale,  un soggetto di origine araba aveva perso all’interno del centro commerciale il portafogli contenente molto denaro in contante. Dei ragazzi lo avevano trovato e restituito al proprietario (l’arabo) che per gratitudine li avvisava di stare lontano dai centri commerciali in occasione delle feste natalizie, lasciando chiaramente intendere l’imminenza di un attacco (attentato) terroristico.

In poche ore, la notizia aveva una diffusione tale da divenire «virale», al punto che diversi organi di stampa si vedettero obbligati a informare i propri lettori che, in realtà, la notizia era assolutamente falsa. Si scopriva, in particolare, che  la «bufala» circola in rete da molti anni e, di volta in volta, a seconda del periodo e dei fatti che suscitano la maggiore attenzione dei media e del pubblico, viene arricchita di particolari e modificata in modo tale da renderla credibile, almeno ad una platea di lettori non particolarmente attenti.

Cosa c’è, infatti,  di più credibile in questo periodo, della possibilità di un attentato terroristico collegato all’estremismo islamico?. Dopo alcune ore di libera circolazione la «bufala» è stata scoperta e il pubblico tranquillizzato ma, forse, a quel punto il danno era stato già fatto.

Ma quand’è che la diffusione di una falsa notizia può ingenerare responsabilità di tipo penale?

Orbene, è ovvio che ingenerare ingiustificatamente il panico sia un comportamento da censurare ma, in alcuni casi, costituisce anche un reato. Da questo punto di vista, infatti, la legge [1] prevede, per casi di questo tipo, il reato del cosiddetto «procurato allarme». Il reato in oggetto  si configura quando, annunciando (in qualsiasi modo e con qualunque mezzo, purchè si raggiunga l’effetto di procurare il falso allarme) disastri, eventi di calamità o comunque pericoli inesistenti, si procuri allarme presso le autorità. Per procurato allarme deve intendersi, in buona sostanza, il compimento di atti che fanno scattare, da parte appunto delle autorità, le procedure per far fronte al paventato pericolo inesistente.

Volendo fare un esempio, immaginiamo che Tizio diffonda la falsa notizia che una casa sia stata data alle fiamme e che, in conseguenza di questa «bufala»  i vigli del fuoco si precipitino sul luogo dell’inesistente incendio per spegnere le fiamme.

Quello in oggetto è un reato di tipo contravvenzionale [2] punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da dieci euro a cinquecentosedici euro.

note

[1] Art. 658 cod.pen.

[2] La distinzione è tra delitti e contravvenzioni. Sono «delitti» quei reati puniti con la pena della reclusione e della multa. Sono «contravvenzioni» quelli puniti con la pena dell’arresto e dell’ammenda.

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