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Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2016

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Lo sai che? Il direttore dei lavori è responsabile degli errori del progetto?

> Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2016

Direttore lavori, progettista e ditta incaricata di eseguire i lavori: chi risponde degli errori?

Spesso, quando si commissionano dei lavori in casa o in un giardino, si ha a che fare con così tanti soggetti che, in caso di errori progettuali o nell’esecuzione degli stessi, l’uomo comune difficilmente è in grado di stabilire di chi siano le responsabilità. E ciò vale sia da un punto di vista tecnico che giuridico. Ad esempio, non è vero che la ditta esecutrice dell’appalto sia sempre responsabile, così come non è vero che il direttore dei lavori sia il parafulmine di qualsiasi errore commesso nel cantiere. A chiarire le cose ci ha pensato una recente sentenza della Cassazione [1].

La prima domanda che bisogna porsi è: quali responsabilità ha il direttore dei lavori? Dipende. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei casi in cui il committente – ossia il proprietario della casa o dell’immobile – ha limitato notevolmente il margine di manovra del direttore dei lavori, stabilendo da sé cosa debba essere fatto e in che modo – in sostanza, prendendo il controllo di fatto del cantiere – tanto basta per escludere ogni sua colpa nella realizzazione del progetto.

Il direttore lavori, difatti, è chiamato a esercitare un controllo sull’attuazione dell’appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona. Ma se i fatti dimostrano il contrario, ed è il committente a dirigere i lavori, non può egli diventare il parafulmine degli errori di quest’ultimo.

Se però il committente non gli impartisce istruzioni “serrate”, egli è tenuto a vigilare affinché l’opera sia eseguita in maniera conforme al progetto, al capitolato e alle regole della buona tecnica. Diversamente è responsabile.

Se invece gli errori nella costruzione dipendono da un difetto del progetto inziale, ad essere responsabile non è il direttore dei lavori ma il progettista. Il direttore difatti non può essere tenuto a valutare la correttezza di un progetto edilizio realizzato da altri incaricati e alla stesura del quale non ha partecipato. Ciò trova una sola eccezione: qualora il direttore dei lavori sia stato espressamente incaricato dal committente a svolgere anche un’ulteriore attività: quella di verificare la fattibilità e l’esattezza tecnica del progetto. In tal caso egli è responsabile per non aver sorvegliato affinché la realizzazione delle opere avvenisse senza errori costruttivi e per non aver riscontrato l’errore di progettazione.

Da quanto detto possiamo tracciare così sinteticamente le somme. Esistono due tipi di direttore dei lavori:

  • il direttore lavori per conto dell’appaltatore: egli collabora direttamente con l’impresa costruttrice e provvede alla realizzazione del progetto edilizio e alla vigilanza sullo svolgimento e realizzazione dell’opera in modo non pericoloso per gli addetti ai lavori e per i terzi;
  • il direttore dei lavori per conto del committente: egli è tenuto a verificare la corrispondenza dell’opera al progetto edilizio e al capitolato d’appalto. Inoltre deve controllare che i lavori vengano svolti a regola d’arte. «Egli diventa, in questo caso, la longa manus del titolare dell’immobile ed esercita per conto di questi i poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che quest’ultimo non può svolgere di persona non avendo le conoscenze tecniche necessarie. Egli dunque non è responsabile con l’appaltatore per gli errori di esecuzione dell’immobile [2], essendo diverso e più limitato il suo ambito di responsabilità. Una cosa infatti è vigilare affinché l’opera sia realizzata secondo le regole tecniche dell’arte e sia conforme al progetto edilizio, altra cosa è sindacare sul progetto stesso rilevandone eventuali vizi, carenze o inesattezze.

In sintesi, il direttore lavori del committente risponde dell’esattezza e della fattibilità del progetto solo se ed in quanto sia stato a ciò espressamente incaricato dal committente» [3].

note

[1] Cass. sent. n. 18285/16 del 19.09.2016.

[2] Cass. sent. n. 3051/80.

[3] A. Paganini in “Direttore lavori non responsabile per vizi progettuali se non aveva l’incarico di predisporre o verificare il progetto”, D&G del 20.11.2016.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 21 aprile – 19 settembre 2016, n. 18285
Presidente Matera – Relatore Manna

Svolgimento del processo

C.A.M. e M.W. , assegnatari di un alloggio della Cooperativa Edilizia Jonica a r.l., sito in (omissis), per il quale avevano già corrisposto più dei due terzi del prezzo, lamentando difetti di costruzione dell’immobile (che avevano determinato formazione di muffe e macchie di umidità) agivano nei confronti di detta cooperativa affinché fosse condannata a eliminarli e a risarcire il danno sofferto.
Nel resistere in giudizio la Cooperativa Edilizia Jonica a r.l. chiamava in garanzia impropria l’impresa costruttrice, Cospa s.r.l., e il direttore dei lavori, geom. P.A. .
Costituendosi in giudizio, entrambi eccepivano la decadenza della cooperativa dalla garanzia e contestavano, nel merito, la loro responsabilità. Inoltre, la Cospa s.r.l., per l’ipotesi di soccombenza, chiedeva di essere “manlevata” dal P. .
Con sentenza non definitiva n. 7309/02 l’adito Tribunale di Milano rigettava dette eccezioni preliminari e con sentenza definitiva n. 13000/05 condannava la cooperativa al pagamento in favore degli attori della somma di Euro 47.000,00, la Cospa s.r.l. a tenere indenne la cooperativa, mentre rigettava le domande proposte dalla cooperativa e da detta società nei confronti del P. .
Domande che la Corte d’appello di Milano, adita in via principale dalla Cospa s.r.l. e in via incidentale dalla Cooperativa Edificatrice Lombarda a r.l. (nuova denominazione della Cooperativa Edilizia Jonica a r.l.) accoglieva, invece, riformando in parte qua la sentenza di primo grado.
Osservava la Corte territoriale, limitatamente a quanto ancora rileva in questa sede di legittimità, che mentre il primo c.t.u. (geom. Mu. ) nominato aveva concluso nel senso di una corretta tecnica costruttiva, il secondo c.t.u. (ing. Co. ) aveva invece ascritto la formazione delle muffe e delle macchie di umidità ad un’errata valutazione in fase progettuale degli scambi igrotermici tra l’ambiente esterno e quello interno, e all’assenza di un corretto isolamento termico e/o alla totale assenza di materiale isolante nelle zone di discontinuità costruttiva, poiché nel calcolo di progetto dell’isolamento termico non era stato mai inserito uno strato di isolante termico, polistirene, polistirolo o lana di vetro. Ciò posto, alla responsabilità della società appaltatrice, che non aveva rilevato e segnalato alla cooperativa committente tali errori di progettazione, doveva aggiungersi in pari misura quella del direttore dei lavori, per non aver sorvegliato che le opere fossero realizzate senza difetti costruttivi e per non essersi reso conto dell’errore di progettazione.
Pertanto, la Corte territoriale, pur avendo nella motivazione qualificato inammissibile, perché proposto con comparsa di costituzione tardiva, l’appello incidentale svolto dalla cooperativa anche per ottenere, in subordine, la condanna dei terzi chiamati a tenerla indenne della soccombenza verso i M. -C. , nel dispositivo della sentenza “in accoglimento dell’appello proposto” dichiarava e condannava “P.A. , nella sua qualità di direttore dei lavori, a tenere indenne, in solido con Cospa s.r.l., la Cooperativa Edilizia Jonica, di tutto quanto dovrà corrispondere a titolo di risarcimento agli attori M. C. a titolo di risarcimento”.
Per la cassazione di tale sentenza R.T. e P.U. , quali eredi di P.A. , propongono ricorso, affidato a tre motivi.
Resiste con controricorso la Cooperativa Edificatrice Lombarda a r.l. (nuova denominazione della Cooperativa Edilizia Jonica a r.l.).
Annamaria C. e M.W. e la Cospa s.r.l. sono rimasti intimati.

Motivi della decisione

1. – Preliminarmente va esaminata l’eccezione d’inammissibilità del ricorso, che sarebbe stato notificato oltre il termine di cui all’art. 327 c.p.c. (nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche apportate dalla legge n. 69/09).
1.1. – L’eccezione è infondata.
Pubblicata il 25.11.2010, la sentenza d’appello doveva essere impugnata, considerato il periodo di sospensione feriale in allora vigente, pari a 46 gg., entro il 10.1.2012. Ed in tale data, infatti, il ricorso è stato inoltrato all’UNEP presso la Corte d’appello di Milano per la notifica.
2. – Il primo motivo denuncia la violazione degli artt. 1669 e 2236 c.c., in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.c.. Sostiene parte ricorrente che il principio di diritto richiamato nella sentenza impugnata, secondo cui il direttore dei lavori è tenuto a svolgere la sua attività per assicurare che l’opera sia realizzata in maniera conforme al capitolato e alle regole tecniche, è stato applicato oltre i suoi confini naturali. Affermare che il direttore dei lavori non progettista debba valutare anche la correttezza tecnica del progetto predisposto da altro professionista a ciò specificamente abilitato e incaricato, costituisce un’erronea interpretazione dell’art. 1669 c.c.. Infatti, il direttore dei lavori nominato dal committente è figura deputata alla sorveglianza delle opere conformemente a un progetto cui, però, egli resta estraneo e della cui correttezza non è chiamato a rispondere. Richiama, al riguardo Cass. n. 3051/80 (sui compiti del direttore dei lavori) e conclude che dei difetti dell’opera il direttore dei lavori può essere ritenuto responsabile solo per omessa vigilanza, non quando, come nello specifico, essi siano ascrivibili a un vizio di progettazione.
3. – Il secondo motivo lamenta il vizio d’insufficienza motivazionale, ai sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c. Dalla sentenza impugnata non emergerebbero i motivi in base ai quali la Corte d’appello ha deciso di discostarsi dalle valutazioni del giudice di primo grado. Pur richiamando le medesime valutazioni espresse dal c.t.u. e richiamate dal Tribunale, la Corte distrettuale è pervenuta a conclusioni del tutto diverse, senza esplicitare le ragioni del dissenso.
4. – Analogamente col terzo motivo è dedotta la contraddittorietà della motivazione, ai sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c., lì dove la sentenza impugnata da un lato ha accolto e fatto proprie le conclusioni del c.t.u. sulla responsabilità dell’impresa appaltatrice e del progettista, e dall’altro, però, se ne è discostata quanto alla posizione del direttore dei lavori.
5. – Il primo motivo è fondato.
Come esattamente sostiene parte ricorrente, questa Corte ha avuto modo di affermare che negli appalti di opere edilizie, la figura del direttore dei lavori per conto dell’appaltatore è diversa da quella del direttore dei lavori per conto del committente: mentre il primo, quale collaboratore professionale dell’imprenditore, ha il dovere di provvedere, dal punto di vista tecnico, all’esecuzione dell’opera, organizzando e vigilando che essa si svolga in modo non pericoloso per gli addetti ai lavori ed i terzi, il secondo ha soltanto il compito di controllare la corrispondenza dell’opera al progetto, rispondendo dell’adempimento di tale obbligo solo verso il committente a norma dell’art. 2236 c.c., e, pertanto, ove abbia esercitato il compito suddetto, non può essere ritenuto responsabile con l’appaltatore dei danni derivati al committente dalla difettosa esecuzione dell’opera e dall’imprudente svolgimento dei lavori diretti al compimento di essa (Cass. n. 3051/80).
Non sostiene, a ben leggere, cosa diversa Cass. n. 15124/01, secondo cui il direttore dei lavori è tenuto, in virtù delle competenze tecniche di cui deve essere in possesso per l’incarico affidatogli, ad una diligentia quam in concreto, da esplicare per l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto, sia delle modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica, con la conseguenza che egli non si sottrae a responsabilità ove ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l’ottemperanza da parte dell’appaltatore ed, in difetto, di riferirne al committente.
Nell’un caso come nell’altro, e sia pure sotto diversi angoli visuali, i suddetti precedenti lasciano intendere la medesima conclusione, vale a dire che il direttore dei lavori per conto del committente non risponde insieme con l’appaltatore del risultato finale, costituito dall’opus oggetto dell’appalto, diverso e più limitato essendo il suo ambito di responsabilità.
5.1. – Lungo questa medesima linea argomentativa va ulteriormente ribadito – ai fini che qui rilevano – che il direttore dei lavori esercita in luogo del committente quei medesimi poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona. La connotazione precipuamente tecnica di tale obbligazione di vigilanza non lo rende, però, corresponsabile della fattibilità dell’opera insieme con l’appaltatore, il quale soltanto ne risponde in base ai (e nei limiti dei) noti principi elaborati dalla giurisprudenza di questa Corte, anche quando il progetto da realizzare sia stato redatto da terzi (cfr. ex multis, Cass. nn. 1981/16 e 12995/06). Una cosa, infatti, è l’obbligo vigilare affinché l’opera sia realizzata in maniera conforme alle regole dell’arte, al progetto e al capitolato d’appalto; altra è l’obbligo di rilevare le eventuali carenze o i possibili difetti da cui sia affetto lo stesso progetto. Attività, quest’ultima, non riferibile al direttore dei lavori così come non si riferisce al committente, essendone specificamente onerato il solo appaltatore. Con la differenza che mentre il committente si auto-responsabilizza solo se, edotto delle carenze o degli errori del progetto, ne richieda egualmente l’esecuzione, riducendo così l’appaltatore a proprio mero nudus minister, il direttore dei lavori risponde della fattibilità e dell’esattezza tecnica del progetto solo se ed in quanto sia stato espressamente incaricato dal committente di svolgere anche tale attività di verifica, aggiuntiva rispetto a quella costituente l’oggetto della sua normale prestazione professionale.
Ne scaturisce il seguente principio di diritto: “il direttore dei lavori esercita in luogo del committente quei medesimi poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona. La connotazione precipuamente tecnica di tale obbligazione di sorveglianza lo obbliga a vigilare affinché l’opera sia eseguita in maniera conforme al progetto, al capitolato e alle regole della buona tecnica, ma non lo rende per ciò solo corresponsabile con l’appaltatore per i difetti dell’opera derivanti da vizi progettuali, salvo egli sia stato espressamente incaricato dal committente di svolgere anche l’attività, aggiuntiva rispetto a quella costituente l’oggetto della sua normale prestazione, di verificare la fattibilità e l’esattezza tecnica del progetto”.
5.2. – Nulla di tutto ciò è stato accertato o ad ogni modo dedotto nella presente controversia. La Corte d’appello, infatti, ritenuto che la causa esclusiva degli inconvenienti lamentati dagli attori dovesse ravvisarsi in un’erronea progettazione dell’isolamento termico, ha esteso in automatico al direttore dei lavori la medesima responsabilità dell’appaltatore per tali difetti del progetto, supponendo implicitamente che il primo ne dovesse rispondere al pari del secondo, sia pure in ragione del diverso rapporto contrattuale con la medesima cooperativa committente. Di qui la denunciata violazione del (solo) art. 2236 c.c..
6. – L’accoglimento del suddetto motivo assorbe l’esame delle restanti censure, che nel criticare le basi logiche dell’accertamento operato in punto di fatto dalla Corte territoriale suppongono configurabile in astratto ciò che si è appena escluso.
7. – In conclusione, la sentenza impugnata va cassata, in relazione al motivo accolto, e non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito, rigettando la domanda di condanna di P.A. proposta dalla Cooperativa Edificatrice Lombarda a r.l.
8. – Le spese dei due gradi merito e del presente giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della suddetta cooperativa.
8.1. – Per l’effetto espansivo interno della presente sentenza di cassazione (art. 336, 1 comma c.p.c.) è caducata anche la pronuncia di condanna del geom. P. alle spese in favore della Cospa s.r.l..
8.2. – Nulla per le spese quanto alle altre parti, dovendosi limitare la relativa condanna alla sola Cooperativa, che ha provocato la chiamata in causa del geom. P.A. .

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta la domanda di condanna di P.A. proposta dalla Cooperativa Edificatrice Lombarda a r.1.; condanna quest’ultima al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese dei due gradi merito e del presente giudizio di cassazione, che liquida per il primo grado in 4.000,00, di cui 2.000,00 per diritti, 1.800,00 per onorari ed il resto per esborsi, per il secondo grado in Euro 4.200,00, di cui 1.700,00 per diritti, 2.300,00 per onorari ed il resto per esborsi, e per il giudizio di cassazione in Euro 3.700,00, di cui 200,00 per esborsi, il tutto oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

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