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Lo sai che? Pubblicato il 28 dicembre 2016

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Lo sai che? Modellismo, vendita del prodotto e tutela del marchio

> Lo sai che? Pubblicato il 28 dicembre 2016

Sono un appassionato di modellismo e vorrei costruire e vendere dei modellini che riproducono automobili. Devo chiedere il permesso alla casa automobilistica? 

Non sono pochi gli appassionati di modellismo. Tale attività, in particolare ad alti livelli, è considerata più un’arte che un hobby. Ciò in quanto senza una vera sensibilità artistica difficilmente è possibile raggiungere risultati soddisfacenti. Il creatore di modellini, infatti, per soddisfare i desideri dei collezionisti deve riprodurre minuziosamente tutti i dettagli del modello reale, comprese le indicazioni figuranti sull’originale, quali loghi e marchi. Inoltre, capita spesso che gli appassionati di modellismo, non si limitino a  costruire tali creazioni, ma vogliano anche scambiarle tra lo loro o venderle a terzi.

In tali casi, due sono le domande più frequenti:

  • Esiste una normativa che regolamenta la vendita di modellini?
  • Chi vende tali articoli deve chiedere il permesso all’azienda che produce il modello originale?

Scopo di questo articolo è cercare di chiarire le idee al riguardo.

Purtroppo, non esiste una normativa ad hoc che regolamenta la vendita di modellini. Più in generale, tuttavia, la legge disciplina l’attività degli operatori che vendono, propongono o espongono opere frutto della propria creatività o del proprio ingegno. Tale normativa disciplina la c.d. attività hobbistica e creativa, che può essere definita come l’attività commerciale svolta da colui il quale metta in vendita le creazioni frutto del proprio lavoro.

In linea generale, l’hobbista o il creativo è un soggetto che:

  • Vende, scambia o espone prodotti di propria creazione che non abbiano un valore superiore ad € 250;
  • Svolge l’attività in modo occasionale, cioè in modo saltuario (per non più di 30 giorni all’anno), in modo non professionale e senza vincolo di subordinazione e di mezzi;
  • Per tale attività non supera, in seguito alla vendita, l’importo di € 5.000 l’anno.

È bene tenere comunque presente che allo stato attuale non esistono regole generali in base alle quali sia possibile individuare in maniera netta le differenze che distinguono le attività abituali da quelle occasionali.

Ed infatti, lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze ha precisato che, essendo molto incerta la distinzione tra abitualità e occasionalità, la valutazione circa l’esistenza dell’uno o dell’altro elemento deve essere fatta caso per caso.

Pertanto, nessun problema si porrebbe nel caso in cui con l’attività intrapresa si superassero (sebbene non di molto) i limiti sopra descritti.

In tali ipotesi, tuttavia, è importante rivolgersi ad un commercialista di fiducia, affinché curi la parte fiscale.

Ciò posto, passiamo ad esaminare la questione che davvero preoccupa gli appassionati di modellismo che intendono mettere in vendita le proprie creazioni. A tal fine sarà necessario analizzare la natura e l’oggetto del prodotto.

La natura del prodotto

In considerazione del loro carattere creativo, le opere realizzate da un modellista possono essere qualificate  come opere del proprio ingegno.

Da un punto di vista giuridico, infatti, si considerano opere dell’ingegno a carattere creativo «tutte quelle opere frutto del proprio ingegno, prodotte non professionalmente, cioè non realizzate in serie, non classificabili come opere d’arte e vendute direttamente ai privati» [1].

Orbene, la legge riserva a favore di tali opere una protezione per il semplice fatto di averle create, a prescindere da eventuali registrazioni. Tuttavia, ciò che non è originale e rappresenta, invece, una copia, non può essere considerato opera del proprio ingegno ma dell’ingegno altrui, che deve essere a sua volta tutelato.

Diventa necessario, a questo punto, analizzare l’oggetto del prodotto che si intende commercializzare.

 

L’oggetto del prodotto

Il creatore di modellini realizza prodotti che tanto più sono pregiati quanto più riproducono fedelmente l’originale.

Ne consegue che non si può concepire questo tipo di articolo senza che vengano riprodotte non solo le caratteristiche più significative, ma anche quelle più minuziose dell’originale, comprese le indicazioni figuranti sul modello reale, quali loghi e marchi. Ad esempio, un soggetto che vuole realizzare un modellino di Ferrari, inevitabilmente dovrà riprodurre anche il famosissimo cavallino rampante, che rappresenta il  marchio della casa automobilistica.

Ebbene, il problema in tali ipotesi concerne proprio l’eventuale violazione della normativa che tutela il marchio. Ci si potrebbe, dunque, porre la seguente domanda. Nel caso in cui un soggetto costruisca e metta in vendita un modellino di automobile che riproduce in scala ridotta un modello realmente esistente, aggiungendovi anche i segni distintivi apposti sul veicolo originale, viola la normativa sul marchio?

La risposta è no. Vediamo perché alla luce della normativa vigente.

La materia in questione è disciplinata a livello comunitario dalla Direttiva 89/104 Cee, sostituita senza rilevanti modificazioni dalla Direttiva 2008/95/Ce. Secondo la legge, la registrazione di un marchio conferisce al titolare dello stesso (ad esempio la Ferrari S.p.A.) un diritto esclusivo, che gli consente di vietare a terzi l’uso del marchio stesso [2]. Tale divieto, tuttavia, non opera nel caso in cui l’impiego del logo sia utilizzato per usi estranei alla funzione propria dei marchi ed avvenga a fini meramente descrittivi [3]. Il problema, quindi, può essere superato precisando che «il modello è fedele all’originale, la riproduzione dei marchi ha solo funzione descrittiva».

C’è però un altro aspetto da tenere a mente. La legge, infatti, dispone anche che l’uso di un marchio altrui deve essere «conforme agli usi consueti di lealtà in campo industriale e commerciale» [4]. In altri termini, il soggetto che riproduce un marchio altrui ha un «obbligo di lealtà» nei confronti dei legittimi interessi del titolare del marchio. Secondo la giurisprudenza, l’uso del marchio altrui non è leale:

  • quando tale uso faccia pensare che esiste un legame commerciale tra il terzo (cioè tra il creatore del modellino) ed il titolare del marchio;
  • quando l’uso del marchio causi discredito o denigrazione del marchio stesso;
  • quando chi usa il marchio altrui voglia trarre indebitamente vantaggio dalla notorietà del marchio.

Escludendo che per gli appassionati di modellismo si possano verificare le prime due ipotesi, è importante fare attenzione alla terza. Orbene, se l’intenzione è semplicemente quella di produrre un numero ridotto di pezzi all’anno, non si dovrebbero porre particolari problemi. Se, invece, l’attività che si vuole intraprendere comporta la produzione di articoli in serie, non aventi quindi carattere artigianale, ma industriale, sarà necessario chiedere e ottenere prima della vendita un’apposita licenza dalla casa automobilistica.

 

In ogni caso, buona regola di condotta sarebbe quella di inviare sempre una comunicazione agli Uffici dell’Azienda madre, per esporre le linee generali dell’attività che si vuole intraprendere.

note

[1] Cfr. Risoluzione n. 224879 del 05.11.2015 del Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale per il Mercato, la Concorrenza e la Normativa tecnica.

[2] cfr. art. 5, 1 lett. a) della Direttiva 89/104 CEE rubricato “Diritti conferiti dal marchio di impresa“.

[3] cfr. art. 6, 1 lett. b) della Direttiva 89/104 CEE rubricato “Limitazione degli effetti del marchio di impresa“.

[4] cfr. art. 6, 1 lett. b) della Direttiva 89/104 CEE, cit.

Autore immagine: Pixabay

Il soggetto appassionato di modellismo che intenda vendere a livello artigianale gli articoli di propria creazione dovrebbe sempre precisare a corredo dei modellini che «il modello è fedele all’originale, la riproduzione dei marchi ha solo funzione descrittiva». In tali casi, inoltre, è sempre opportuno inviare una missiva agli Uffici dell’Azienda automobilistica, al fine di tutelarsi da spiacevoli sorprese per il futuro.  

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