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Lo sai che? Pubblicato il 27 dicembre 2016

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Lo sai che? Se il parrucchiere sbaglia taglio o tinta risarcisce il danno

> Lo sai che? Pubblicato il 27 dicembre 2016

La ditta o la società che gestisce il negozio di parrucchieri è responsabile per il taglio errato e non conforme a quanto chiesto dal cliente; stesso discorso se la tinta è di un colore diverso da quello inizialmente concordato.

Immaginiamo di recarci dal parrucchiere per ottenere un taglio di capelli per un’occasione importante o irripetibile come ad esempio il nostro matrimonio; con il coiffeur ci accordiamo per un modello di acconciatura e, magari, per una ripresa della tinta e, mentre lui fa il suo lavoro, prendiamo una rivista e ci mettiamo a leggere. Distratti dall’articolo del giornale non ci accorgiamo però che il parrucchiere ha, nel frattempo, tagliato troppo i capelli e ha sconvolto il tipo di pettinatura che avevamo intenzione di portare per l’occasione, in ragione della quale peraltro avevamo acquistato un apposito abito. Gli facciamo notare non solo che quello non il taglio che volevamo e che la tintura è troppo chiara rispetto a quella stabilita, ma che tutto ciò ci imporrà di rivedere il nostro abbigliamento. L’abito che avevamo già acquistato si adattava perfettamente a una chioma lunga, ma non invece a una corta.

Il parrucchiere, dal canto suo, ci fa rilevare che la colpa è anche un po’ nostra, per non essere stati attenti mentre lui tagliava e che se solo avessimo usato un po’ di scrupolo in più avremmo quantomeno limitato i danni.

Ribattiamo sostenendo che anche un solo ciuffo tagliato ha ormai pregiudicato la pettinatura che volevamo. E per questo gli chiediamo il risarcimento del danno non solo morale, per essere ora costretti a portare capelli più corti di quelli che volevamo (magari non in linea con la nostra personalità), ma anche del danno patrimoniale, visto che siamo obbligati a restituire il precedente vestito e acquistarne uno nuovo.

Chi ha ragione tra le parti? Noi che confidiamo nel fatto che, una volta affidato un mandato a un “professionista dei capelli” questi rispecchi gli accordi presi e li ricalchi alla lettera? O il parrucchiere, che invece sostiene che, tutto sommato, i capelli ricrescono e che non c’è un vero e proprio danno all’estetica?

Il caso, per quanto poco frequente, ha trovato una soluzione nelle aule giudiziarie. Il giudice di Pace di Catania, con una sentenza non troppo recente [1], ha stabilito che viola il dovere di eseguire la propria prestazione a regola d’arte il parrucchiere che non si attiene alle linee impartitegli dal cliente.

Pertanto egli dovrà risarcire tutti i danni per non aver prestato la dovuta diligenza [2] nell’esecuzione del proprio incarico, per come il codice civile impone. Norma, quest’ultima, secondo cui, nell’adempiere l’obbligazione, il debitore (ossia, nel nostro caso, il parrucchiere) deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. E, nel caso in cui si tratti di obblighi nascenti da attività professionali (come appunto quella del coiffeur), tale diligenza va valutata con riguardo alla natura dell’attività esercitata, tenendo conto non già dell’uomo medio, ma dell’accorto parrucchiere.

Il risarcimento andrà ovviamente rapportato al tipo di danno lamentato e dimostrato dal cliente. Così, se è vero che i capelli ricrescono e che il colore della tinta può sbiadire o essere ritoccato, è anche vero che le occasioni irripetibili non tornano una seconda volta. È appunto il caso di un matrimonio o di una festa in occasione della quale si è acquistato un determinato abito che si abbina con l’acconciatura.

Quindi, un taglio di capelli troppo corto o una tinta di colore diverso da quella concordata consentono al cliente di ottenere il risarcimento del danno subito, sia esso patrimoniale che morale.

note

[1] G.d.P. Catania, sent. n. 288/1999.

[2] Art. 1176 cod. civ.

Repubblica Italiana

In nome del popolo italiano

Il Giudice di Pace nella persona dell’Avv.Corrado Nigro ha pronunziato la seguente

Sentenza n. 288/99

nella causa iscritta al R.G.n.489/98 promossa

Da V.R. elettiv.dom.in CT-via V.Giuffrida, 37 presso lo studio dell’Avv.Lino Barreca che la rappr.e difende in una al Dott.Vincenza Lo Presti per mandato a margine dell’atto di citazione.= Attrice

Contro ……parrucchieri in persona del suo legale rappr. pro tempore ed elettiv.dom.in CT-via A.Mario,56 presso lo studio dell’Avv.Carmela Pucci che la rappr. e difende per mandato a margine della comparsa di risposta e domanda riconvenzionale.=Conv.ed attrice in ric.

RAS(Riunione adriatica di sicurtà) spa con sede in Milano-Corso ltalia,23 in persona dei suoi legali rappresentanti pro tempore ed elettiv.dom.in CT-Piazza V.Em. n.12 presso lo studio I del1 ‘Avv. Stefano Brancati che la rappr.e difende per mandato in calce all’atto di citazione notificata.= Terza chiamata in garanzia.

Oggetto:Risarcimento danni.

AlI ‘udienza del 17/03 /99 le parti precisavano 1e conclusioni come in atti. Svolgimento del processo con atto del 18/03/98 V.R. conveniva in giudizio dinanzi questo Giudice di Pace adito la …….. Parrucchieri per ivi sentirla condannare al pagamento in suo favore della somma di £.5.000.000 oppure di quella somma che si riterrà più giusta ed equa (successimente in sede di precisazione delle conclusioni ridotta a £.700.000.=) per come accertato dal nominato CTU, oltre agli interessi legali, svalutazione monetaria.Spese e compensi difensivi del giudizio.

Tanto chiedeva in domanda, in dipendenza del fatto che la soc.convenuta in data 7/02/98 le avrebbe eseguito il taglio dei capelli corto invece di quello lungo che aveva scelto, per cui aveva dovuto rinunziare all’abito di nozze, non adatto al taglio dei capelli corto e spostare la data delle nozze, a parte il danno biologico e di reIazione.

Resisteva in giudizio la soc.convenuta e con comparsa di risposta eccepiva il rigetto della domanda attrice perché del tutto infondata e pretestuosa stante che il suo dipendente parrucchiere, si era limitato ad accorciare soltanto le punte dei capelli, cioé ad eseguire il taglio lungo dei capelli per come gli era stato richiesto dall’istante. Pertanto eccepiva di nulla dovere a tale titolo all’istante e in via riconvenzionale chiedeva la condanna di quest’ultima al pagamento in suo favore della somma di £.5.000.000.= per il risarcimento dei danni che sua volta avrebbe subito per diffamazione al su _o buon nome di parrucchiere. Nel contempo chiedeva termine per chiamare in garanzia la RAS s.p.a che l’assicurava per eventuali danni arrecati a terzi ed in caso di eventuale condanna al risarcimento dei danni chiedeva di essere sollevata da ogni responsabilità.Spese e compensi difensivi del giudizio. La RAS spa chiamata in garanzia dalla soc.convenuta, si costituiva in giudizio e con comparsa di costituzione, chiedeva rigettarsi la domanda attrice perché del tutto infondata, non-provata e speculativa.Spese e compensi del giudizio.Raccolta la prova testimoniale,nonché disposta ed eseguita la CTU con l’ausilio di un esperto in materia,indi la causa veniva posta in decisione sulle conclusioni già precisate. Motivi della decisione La domanda attrice,ridotta a £.700-000, stante le risultanze istruttorie, é fondata e pertanto è meritevole di accoglimento.Invero parte attrice su cui incombeva l’onere della prova, ha dimostrato che in effetti il parrucchiere, dipendente della soc.convenuta, ha errato e sbagliato nell’esecuzione del taglio dei capelli della istante perché invece del taglio lungo dei capelli, per come scelto dall’istante e convenuto tra le parti, ebbe a farle un taglio corto con grave danno e pregiudizio dell’istante che a causa di tale grave inadempienza, non poté indossare l’abito da sposa, scelto in predenza, in quanto non adatto al taglio dei capelli corti, a parte lo spostamento della data delle nozze, ed il danno biologico d’immagine e di vita di relazione.

Tale circostanza é stata confermata dalla deposizione serena ed obiettiva resa dai testi escussi, Comis Francesca e Sapienza Girolamo e per come si evince senza alcun dubbio dal raffronto delle foto prodotte dalla istante ante e dopo il taglio dei capelli.

La soc. convenuta e la RAS spa chiamata in garanzia da quest’ultima, non hanno potuto dimostrare il contrario in quanto la deposizione dei testi escussi a discolpa ivi compreso il soggetto che ebbe ad eseguire il taglio sbagliato dei capelli, in.quanto ad avviso del Giudice di Pace adito, la loro deposizione non è attendibile, perché troppo compiacente e di favore ed in netto contrasto con le foto ante e dopo il taglio dei capelli dell’istante.

Tale circostanza è stata anche confermata dal CTU e dall’esperto,Basile Antonino munito di diploma di maestro d’arte parrucchiere prodotto e non un semplice barbíere, per come erroneamente in mala fede affermato dalla soc.convenuta.

Invero il Sig.Basile, maestro d’arte parrucchiere, non ha avuto dubbi nel riferire in seno alla relazione di consulenza che in effetti la soc.convenuta non ebbe ad eseguire un semplice ritocco delle punte dei capelli, per come si era convenuto tra le parti, ma invece ebbe ad accorciarli di circa 10 cm.Tale parere espresso dall’esperto Basile, previa autorizzazione del Giudice di Pace in seno al mandato conferito al CTU Mario Catania nominato, basato sul confronto delle foto ante e dopo il taglio dei capelli, viene condiviso ed accettato dal Giudice di Pace, perché espresso con scienza e coscienza.

Alla luce di quanto accertato riscontrato dal Giudice di Pace adito, non può revocarsi in dubbio che l’istante abbia diritto alla rifusione dei danni subiti (estetico biologico e di disagio nella vita di relazione, seppur temporaneo) ex art. 1176 comma 2 c.c. e che possono liquidarsi nella misura di £.700.000. per come accertato dal CTU con l’ausilio dell’ esperto, maestro d’arte parrucchiere, oltre agli interessi.legali dall’evento al soddisfo.

Le spese del giudizio come per legge vanno poste a carico della parte soccombente.

La domanda riconvenzionale proposta dalla soc. convenuta in seno alla comparsa di risposta nei confronti della attrice, và rigettata perché il presunto danno di £.5.000.000 non é stato provato.

Le spese del giudizio per motivi di equità vanno interamente compensate.

PQM Il Giudice di Pace adito,definitivamente pronunziando sulla causa promossa da V.R. nei confronti della …..Parrucchieri con l’intervento in causa della RAS spa chiamata in garanzia da quest’ul tima; con atto del 18/03/98, nonché sulla domanda riconvenzionale promossa dalla soc.convenuta nei confronti dell’attrice, respinta ogni contraria istanza difesa ed eccezione disattesa,così statuisce: a)Ritiene e dichiara la responsabilità della …. Parrucchieri in persona del suo legale rappresentante pro tempore, per avere eseguito taglio corto dei capelli invece di quello lungo, semplice ritocco delle punte, per come espressamente richiesto dall’ istante.

b) Di conseguenza ex art. 1176 comma 2 c.c. condanna detta società convenuta, nonché la RAS spa che ne garantiva i danni arrecati a terzi,al pagamento in solido in favore dell’istante, della somma di £.700.000 per rifusione danni subiti, oltre agli interessi legali dal 7/02/98 fino al soddisfo.

c)Rigetta la domanda riconvenzionale proposta dalla società convenuta in seno alla comparsa di risposta nei confronti dell’attrice, perché del tutto infondata e non provata. Per motivi di equità dichiara interamente compensate tra le parti le spese di giudizio. d)Altresì condanna la soc.convenuta in persona del suo legale rappresentante pro tempore nonché la RAS spa in persona del suo legale rappresentante pro tempore alle spese del giudizio che Iiquida in complessive £.650-000.=di cui £.150.000.=per spese; £.200.000.=per competenze e £.300.000.=per onorario oltre IVA e CPA.oltre alle spese della CTU dalla stessa anticipate di £.820.000.= Dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva come per legge.

Catania lì 24/03/99 DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 25.4.99

F.to Il Giudice di Pace

Avv. Corrado Nigro

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