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Le Guide Pubblicato il 27 dicembre 2016

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Le Guide Cosa il fisco non può pignorare?

> Le Guide Pubblicato il 27 dicembre 2016

Pignoramento dello stipendio, della pensione, della casa, del conto corrente, dei mobili a casa e dell’affitto: ecco i limiti che incontra l’Agenzia delle Entrate e l’Agente della riscossione nell’esecuzione forzata.

Anche chi è indebitato “fino al collo” conserva il diritto a una esistenza dignitosa: grazie a questo principio, che viene desunto dalla nostra Costituzione, la legge stabilisce una serie di beni che il creditore non può mai pignorare. In altre parole, non c’è bisogno di risultare completamente nullatenente per poter sfuggire all’esecuzione forzata. E ciò vale anche quando il creditore è l’Agenzia delle Entrate o l’Agente della riscossione. Il fatto che i debiti siano di natura tributaria non toglie – anzi addirittura aumenta – determinate garanzie che il nostro ordinamento riconosce al debitore. Se, dunque, il tuo problema è sapere cosa il fisco non può pignorare, ecco questa rapida scheda che farà al caso tuo.

Come fare se ho debiti con il fisco e non posso pagare?

Se hai ricevuto una intimazione di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate o una cartella esattoriale da parte dell’Agente della riscossione (Equitalia o altro esattore) e non hai i soldi per pagare in un’unica soluzione, l’unica cosa che puoi fare per evitare il pignoramento è chiedere la rateazione: pagando infatti in modo dilazionato, il fisco non potrà agire con l’esecuzione forzata nei tuoi confronti finché sei in regola con i pagamenti; così non rischierai nulla.

Ma se anche questa soluzione è incompatibile con il tuo stipendio, non ti resta che valutare, insieme a un avvocato, se sussistono i presupposti per chiedere un «saldo e stralcio» grazie alla cosiddetta legge Salva Suicidi. Secondo, infatti, la giurisprudenza, chi ha un’esposizione debitoria anche con un solo creditore, come ad esempio l’Agenzia delle Entrate o qualsiasi altra amministrazione finanziaria (il Comune, ecc.), può ugualmente accedere a questo beneficio. In particolare:

  • se i debiti non sono di origine imprenditoriale, si può chiedere il cosiddetto piano del consumatore: si presenta un ricorso al giudice grazie a un organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento. Il giudice valuta la meritevolezza del debitore (non deve aver contratto i debiti in modo colpevole e non deve aver già ottenuto il beneficio in commento). Quindi, se del caso, autorizza un taglio del debito secondo la percentuale richiesta dal debitore, senza bisogno di consultare i creditori, che restano obbligati a quanto deciso dal tribunale;
  • se i debiti sono prevalentemente di origine imprenditoriale, si può chiedere l’accordo con i creditori: in tal caso, per ottenere il «saldo e stralcio» c’è bisogno del voto favorevole del 60% dei creditori.

Se, tuttavia, neanche questa soluzione fa al caso tuo (in entrambi i casi, infatti, bisognerà pagare anche una minima parte del debito), non ti resta che soccombere al pignoramento e sperare che il fisco si muova il più tardi possibile, facendo così leva sulla prescrizione.

Diversamente, qualora l’Agente per la Riscossione dovesse muoversi con il pignoramento, ecco la lista dei beni che non ti potrà mai pignorare.

Quali beni immobili il fisco non può pignorare?

Come noto, il decreto del fare del 2013 [1] ha reso impossibile il pignoramento della casa a condizione che questa sia:

  • l’unico immobile di proprietà del debitore: per cui se questi è titolare di altri immobili, anche terreni, o solo in quota di proprietà (non deve cioè essere avere l’intera proprietà), è possibile il pignoramento per tutti quanti. È errato quindi sostenere – come in molti fanno – che vige il divieto di pignoramento della prima casa; piuttosto vale il divieto di pignoramento dell’unica casa. Si può porre il problema per chi, prima intestatario di un unico immobile, ne erediti un altro: con l’acquisto della seconda proprietà, anche il primo diventa pignorabile;
  • l’immobile deve essere adibito a civile abitazione (quindi non vale se a uso commerciale o per studio professionale);
  • l’immobile non deve essere di lusso;
  • il debitore deve aver fissato, nell’immobile in questione, la propria residenza. Pertanto se il debitore vive in affitto e la sua casa di proprietà è lasciata vuota o data a un inquilino, essa è pignorabile.

Questa norma vale solo se il creditore è il fisco. Non vale invece se ad agire è un creditore privato come la banca.

In teoria il fisco non potrebbe toccare neanche la/le casa/e inserita/e nel fondo patrimoniale se il debito è estraneo alle necessità familiari. Senonché questo concetto è stato via via allargato dalla giurisprudenza, sino a comportare una progressiva demolizione (di fatto un’abrogazione) del fondo patrimoniale. Oggi, infatti, molti giudici, compresa la Cassazione, ritengono il fondo patrimoniale pignorabile per debiti tributari se questi – come quasi sempre succede – derivano dal mancato pagamento delle tasse sulla casa o sul reddito della persona fisica (Irpef) o sull’attività economica o professionale svolta dal contribuente (Iva, Irap, ecc.).

Quali beni mobili il fisco non può pignorare?

L’ufficiale giudiziario può entrare in casa del debitore, o dove questi risiede, e pignorare tutti i beni mobili che trova, sempre che, in quell’occasione, non gli venga fornita prova documentale – e non orale – dell’appartenenza dei beni ad altri soggetti. Così se il debitore vive a casa dei genitori, questi ultimi dovranno mostrare scontrini e fatture che attestino il pagamento di tali beni con le proprie tasche. Diversamente, i beni saranno pignorabili ed eventualmente essi potranno agire facendo successivamente opposizione.

In ogni caso, l’ufficiale giudiziario non può pignorare una serie di beni come: letti, tavoli da pranzo con le relative sedie, armadi guardaroba, cassettoni, frigorifero, stufe, fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, lavatrice, utensili di casa e di cucina insieme ad un mobile idoneo a contenerli.

Se il fisco entra dentro la tua impresa, non può pignorare tutti i beni che servono all’esercizio dell’attività commerciale. Se però non ci sono altri beni che possono essere pignorati, li può prelevare ma solo nei limiti di un quinto.

Il fisco può pignorare l’automobile?

Il fisco non solo può pignorare l’automobile del debitore, ma può anche preventivamente sottoporla a fermo amministrativo, una misura che impedisce al proprietario di circolarvi o rottamarla, finché non paghi completamente il debito (in caso di rateazione è consentito sospendere il fermo al pagamento della prima rata).

Il fermo deve essere anticipato con raccomandata a.r. almeno 30 giorni prima, durante i quali il debitore può dimostrare che il mezzo gli serve per l’esercizio dell’attività di libero professionista o imprenditoriale. In tal caso, il fermo auto viene bloccato.

 

Se l’automobile è cointestata può sì essere pignorata per metà del valore, ma non può essere soggetta a fermo.

 

 

Il fisco può pignorare il conto corrente in banca?

Il fisco può prelevare tutti i risparmi che hai in banca, dal primo all’ultimo euro. Con due sole eccezioni:

  • se il conto corrente è stato acceso per accreditarvi lo stipendio o la pensione, il pignoramento delle somme già depositate in banca si estende solo agli importi che superano 1.345,56 euro [2] (in altre parole, se nel conto ci sono 2.000 euro, vengono bloccati solo 654,44 euro, pari alla differenza tra 2.000 e 1.3455,56). Invece, per tutti gli accrediti di stipendio o pensione successivi alla data del pignoramento, il blocco arriva massimo a 1/5 (un quinto);
  • l’ultimo emolumento dello stipendio in banca.

Il fisco può però pignorare tutto ciò che possiedi nelle cassette di sicurezza.

Il fisco può pignorare la polizza vita?

La legge ha stabilito che le polizze vita non possono mai essere pignorate da qualsiasi creditore, anche dal fisco.

Il fisco può pignorare lo stipendio?

Fermo quanto abbiamo appena detto per quanto riguarda il caso dello stipendio depositato in banca, se il pignoramento avviene presso il datore di lavoro, esso può solo riguardare massimo un quinto delle somme.

Il fisco può pignorare la pensione?

Fermo quanto abbiamo detto sopra per il caso della pensione accreditata in banca, se il pignoramento avviene presso l’ente previdenziale esso non può toccare più di un quinto della pensione stessa, ma fatto salvo il cosiddetto minimo vitale che, attualmente, è pari a 672,76 euro. Quindi, tutte le somme che eccedono tale importo possono essere pignorate nella misura massima di un quinto; se invece la pensione non supera 672,76 euro non può mai essere pignorata.

Il fisco può pignorare la pensione di invalidità?

Astrattamente la pensione di invalidità è pignorabile; si ritiene tuttavia che il giudice possa limitare tale pignoramento entro i limiti necessari a garantire al pensionato una esistenza dignitosa e in modo da tutelare il diritto alla salute.

Il fisco può pignorare i beni cointestati?

Il fisco può pignorare e mettere in vendita i beni cointestati come la casa o l’automobile, ma la metà del ricavato dalla vendita andrà restituita all’altro contitolare non debitore.

Anche il conto corrente cointestato può essere pignorato ma nei limiti del 50%.

note

[1] Dl 69/13.

[2] Ossia il triplo dell’assegno sociale che, ad oggi, ammonta a 448,52 euro.

Autore immagine: 123rf com

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