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Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2016

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Lo sai che? Unioni civili e matrimonio: differenze e analogie

> Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2016

Unioni civili e matrimonio sono due istituti che prevedono il riconoscimento formale davanti alla legge della coppia, caratterizzati da differenze e molti punti in comune.

 

La legge disciplina in modo diverso le unioni civili – che riguardano solamente persone dello stesso sesso e che per tale motivo in Italia non possono sposarsi, ma desiderano regolamentare la loro unione con un vincolo molto simile a quello matrimoniale – e la convivenza di fatto, che è aperta a tutti e comporta solo il riconoscimento di alcuni diritti e doveri.

L’istituto dell’unione civile, così come il matrimonio, è fondato sulla Costituzione ma si tratta di un istituto diverso dal vincolo nuziale, non è equiparata al matrimonio civile negli aspetti formali e non prevede una cerimonia né adempimenti preliminari, ma tende a ricreare una regolamentazione analoga al matrimonio in relazione ai diritti e doveri che devono ispirare la vita di coppia. Per costituire un’unione civile la coppia semplicemente deve rendere una dichiarazione davanti all’ufficiale di stato civile del comune, alla presenza di due testimoni, e l’unione viene iscritta in un apposito registro.

La legge Cirinnà disciplina i diritti e doveri derivanti dall’unione civile omosessuale, riproducendo, con una eccezione, il contenuto codice civile [1] sul matrimonio. L’eccezione riguarda l’obbligo di fedeltà: tale distinzione è utilizzata per segnare la differenza tra matrimonio e unione civile. L’unione comporta l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione nonché di contribuire ai bisogni comuni.

Analogamente al matrimonio, il regime patrimoniale dell’unione civile consiste nella comunione dei beni, fatta salva la possibilità che le parti formino una convenzione patrimoniale o di optare per la separazione dei beni.

La legge Cirinnà prevede inoltre che la scelta dell’amministratore di sostegno ricada, se possibile, sulla parte dell’unione civile, così come per l’iniziativa di interdizione e di inabilitazione che, al cessare della causa, può essere revocata.

Infine, stabilisce che, in caso di morte del prestatore di lavoro (partner dell’unione civile) vada corrisposta anche all’altra parte dell’unione sia l’indennità dovuta dal datore di lavoro [2], che quella relativa al trattamento di fine rapporto.

Matrimonio ed unioni civili sono equiparati anche in relazione a quanto previsto dagli per il matrimonio dello straniero nello Stato, l’allontanamento dalla residenza familiare, la costituzione del fondo patrimoniale e separazione dei beni.

note

[1] Art. 143 codice civile.

[2] Art. 2118 codice civile.

[3] Art. 2120 codice civile.

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