HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2017

Lo sai che? Se fingo che i ladri sono venuti a casa cosa rischio?

> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2017

Denunciare un falso furto comporta la simulazione di reato, punita fino a 3 anni di reclusione. Ma quando e come è possibile ritrattare?

Fingere che i ladri sono venuti a casa mia e mi hanno portato via qualcosa equivale a denunciare un falso furto. E denunciare un falso furto equivale ad una simulazione di reato, punibile con la reclusione da 1 a 3 anni [1]. Ecco cosa si rischia per giocare malamente a guardie e ladri nella speranza, magari, di incassare la polizza assicurativa stipulata contro il furto o di passarla liscia dopo aver portato via i tesori di famiglia dando la colpa ai malviventi. Per la legge, infatti, la simulazione di reato viene commessa da «chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta dall’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, afferma falsamente essere avvenuto un reato, ovvero simula le tracce di un reato, in modo che si possa iniziare un procedimento penale per accertarlo». Come il caso, appunto, di chi sostiene che i ladri sono venuti a casa ma, in realtà, ha organizzato il tutto a tavolino, forse prende spunto da qualche telefilm. Ed agendo in una di queste due maniere (se non, addirittura, in tutti e due i modi):

  • attraverso la simulazione formale. Significa che il finto derubato presenta una denuncia, oppure una querela o un’istanza all’autorità (anche attraverso una telefonata) affermando che i ladri sono venuti a casa oppure mette gli investigatori nelle condizioni di agire per un presunto reato di furto in abitazione (per esempio con una denuncia anonima o sotto falso nome) [2];
  • attraverso la simulazione materiale. Consiste nell’agire, appunto, come nei telefilm: si rompe il vetro di una finestra, magari di una di quelle che si vedono bene dalla strada, per far credere che i ladri sono venuti a casa. In questo caso, la denuncia può presentarla anche un passante, insospettito dalla finestra rotta ma ignaro della trama ordita da chi ha simulato il furto.

Il reato, dunque, si materializza quando viene comunicato all’Autorità un falso avvenimento che impegna sia la polizia giudiziaria sia l’attività giudiziaria che dà inizio ad un procedimento penale. In parole povere, quando si scomoda per nulla un carabiniere, un poliziotto o un magistrato inquirente. Il reato è procedibile d’ufficio ed è di competenza del tribunale monocratico.

Falso furto in casa: come si può rimediare

«Va bene, era uno scherzo, non lo farò più». Non bastano le solite scuse per cavarsela bene dopo avere finto che i ladri sono venuti a casa, cioè dopo avere commesso una simulazione di reato, magari accompagnata dal falso allarme. Il delitto può essere scriminato dalla ritrattazione solo se questa avviene in modo pieno, spontaneo ed immediato e nello stesso contesto della denuncia, per escludere la possibilità di investigazioni e di accertamenti preliminari. Questo comportamento fa venir meno il carattere lesivo della simulazione [3] e può favorire il riconoscimento dell’attenuante del ravvedimento attuoso [4]. In caso contrario, se la ritrattazione avviene quando ormai le indagini sono iniziate, l’attenuante non verrebbe più concessa [5].

note

[1] Art. 367 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 16277/2015.

[3] Cass. sent. 45067/2014.

[4] Ex. art. 62 n. 6 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 38111/2009.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK