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Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2016

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Lo sai che? Costringere qualcuno a cancellarsi da Facebook è stalking

> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2016

Scatta il reato di atti persecutori (stalking) se la vittima, temendo per la propria incolumità, è costretta a cancellare il proprio profilo Facebook.

Perseguitare una persona tanto da costringerla a cancellare il proprio profilo da Facebook è stalking. Secondo infatti una recente sentenza della Cassazione [1], nel momento in cui si decide di chiudere un account social si dimostra in modo inequivocabile un forte timore per la propria sicurezza, che è condizione per poter incriminare il responsabile di ciò per il più grave reato di atti persecutori. Ma procediamo con ordine.

Il reato di stalking [2] ricorre quando un soggetto perseguita un altro tanto da:

  • procurargli un grave e continuo stato di ansia o di paura;
  • o, ancora, provocare il timore per la propria incolumità (o quella di un proprio caro);
  • o, in ultimo, costringerlo a cambiare le proprie abitudini di vita quotidiana.

Si tratta, quindi, di un comportamento talmente grave da incidere sulle abitudini e sulla serenità di una persona. E, di certo, la decisione di fare “qualcosa di drastico” come appunto cancellarsi da Facebook, è ritenuto, secondo la Cassazione, una spia dello «stato di ansia e di paura», richiesto dal codice penale, per far scattare il delitto di stalking.

I social network sono diventati terreno minato per chi vuol vivere in modo riservato. Le possibilità che eventuali malintenzionati possano indisturbatamente avvicinarsi alla vittima sono più frequenti. Proprio per questo il web è “sotto osservazione” da parte dei giudici, attenti a colpire severamente chi lo utilizza solo per infastidire gli altri.

Abbiamo già visto, in una precedente guida, come difendersi dallo Stalking su Facebook. A volte, lasciare l’account attivo serve anche, al soggetto molestato, per procurarsi le prove dell’altrui ossessività. Ma che succede se, invece, la vittima – ormai arrivata alle strette – non riuscendo più a tollerare le indebite invasioni nella propria privacy, è costretta a cancellarsi da Facebook? Ebbene, secondo i giudici anche questa è una «prova provata» dell’esistenza dello stalking, perché manifesta uno dei tre effetti – richiesti dal codice penale [2] – per poter arrivare a un giudizio di colpevolezza. In pratica si tratta di un evento che deve essere considerato significativo di un cambiamento delle abitudini di vita a cui la parte lesa viene costretta in ragione delle condotte dell’aggressore.

Nella sentenza in commento, secondo la Corte, lo stalking scatta anche se la vittima è tornata più volte insieme al suo persecutore e se il solo segnale di timore per la propria incolumità è la cancellazione del profilo Facebook.

note

[1] Cass. sent. n. 55041/16.

[2] Art. 612-bis cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

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