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Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2016

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Lo sai che? Buche e marciapiedi dissestati: come avere il risarcimento

> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2016

Risarcimento del danno dopo lo scivolo su una buca o una lastra di ghiaccio: è necessaria la prova che la caduta sia dipesa proprio dall’insidia posta sulla strada o sulle scale; le foto non bastano.

Non basta la semplice fotografia di una fonte di pericolo sulla strada (una buca, un gradino pericolante, una lastra di ghiaccio) per ottenere il risarcimento del danno subito a seguito della caduta; è necessario anche dimostrare che lo scivolone sia stato determinato proprio da detto pericolo e non da altro; il che lo può dire, davanti al giudice, solo un testimone. È quanto si intuisce da una sentenza del Tribunale di Trento di fresca pubblicazione [1]. Ma procediamo con ordine.

Caduta per strada: cosa bisogna dimostrare per avere il risarcimento?

Chi cade per strada e si fa male può chiedere il risarcimento del danno fisico al proprietario della strada medesima, ma a due condizioni:

  • che la caduta sia stata dovuta non a sua imprudenza o leggerezza nel camminare, ma a un’insidia nascosta sulla strada (come, ad esempio, una buca, una lastra di ghiaccio, un gradino sconnesso, una mattonella divelta, ecc.);
  • che dia prova del fatto che la caduta sia stata determinata solo ed esclusivamente dall’insidia e non da altri fattori (ad esempio, la spinta di un’altra persona proveniente da dietro, un laccio di scarpe penzoloni, ecc.).

Analizziamo tali presupposti.

L’insidia sulla strada deve essere nascosta

Il risarcimento viene accordato solo se, sulla strada, è presente la cosiddetta «insidia o trabocchetto», ossia un ostacolo poco visibile. È tale ad esempio: la buca di piccole dimensioni, ma ugualmente insidiosa; la fossa coperta da acqua o da foglie, di cui è difficile accorgersi; un altro ostacolo in una strada che, di notte, è poco illuminata; una lastra di ghiaccio sottile e difficilmente distinguibile; un gradino pericolante non segnalato, ecc.

Pertanto, sebbene può sembrare paradossale, tanto più è grande una buca, tanto minori sono le possibilità di ottenere un risarcimento in quanto l’ostacolo è facilmente visibile.

L’infortunato deve prestare attenzione quando cammina

Il pedone non deve camminare con la testa tra le nuvole o mandando messaggi sul cellulare. Chi cade per terra, perché è distratto o sta correndo in un luogo ove si richiede maggiore prudenza, è responsabile di sé stesso e non può chiedere il risarcimento ad altri.

La prova dell’assenza di prudenza del pedone spetta, però, al proprietario della strada, per poter dimostrare la propria “innocenza”.

Serve la prova del rapporto di causa-effetto tra l’insidia e la caduta

Tutto ciò non basta. È necessario escludere che il pedone sia caduto per cause differenti dall’insidia posta sulla strada. Non si può chiedere il risarcimento al comune per una lastra di giaccio lasciata su strada se l’infortunato è invece caduto perché non aveva le scarpe ben allacciate o è stato spinto da un’altra persona che proveniva da dietro con fretta.

Certo, se è facilmente intuibile che, per ottenere un indennizzo, sia necessaria la prova della presenza dell’insidia sulla strada, e quindi la fotografia della buca, del ghiaccio, del gradino, ecc., è impossibile invece pretendere anche un filmato del momento della caduta, elemento che potrebbe da solo provare qual è stata l’effettiva causa dell’incidente. Dunque, come fare in questi casi? Come riuscire a dimostrare che l’infortunio è stato determinato solo dall’insidia presente sulla strada e non da altre ragioni? I testimoni! Non c’è metodo migliore per poter dare contezza di quello che i giuristi chiamano «rapporto di causalità», ossia la dipendenza tra causa ed effetto tra la buca e la caduta.

Caduta per strada, risarcimento solo coi testimoni?

È proprio quanto fa intuire il tribunale di Trento nella sentenza in commento. Il danneggiato si era limitato a produrre solo la fotografia di una lastra di ghiaccio formatasi sulla scala di accesso alla scuola: essa dimostrava sì la presenza del pericolo, ma non anche che l’infortunio era avvenuto proprio uscendo dalla struttura. Insomma: mancanza di prove!

Il danneggiato doveva provare «non solo l’effettiva sussistenza dell’asserita insidiosità della scala, ma anche un rapporto di causa ed effetto tra la stessa e l’evento lesivo; era, quindi, gravata dall’onere di dimostrare che la sua caduta per terra dipese proprio dalla dedotta formazione di ghiaccio sulla scala da lei percorsa nell’atto di uscire dalla struttura di proprietà della scuola di sci o comunque in uso alla stessa».

Nessuno dei testimoni ascoltati, pur ricordando di aver notato il ghiaccio, era presente al momento della caduta e le foto allegate erano state scattate il giorno seguente l’infortunio.

note

[1] Trib. Trento, sent. n. 907/2016 del 27.09.2016.

Autore immagine: 123rf com

TRIBUNALE ORDINARIO DI TRENTO

SEZIONE CIVILE

Udienza del giorno 27 settembre 2016

Alle ore sono comparse innanzi al giudice dr. G. Barbato l’avv. Ur., in sostituzione dell’avv. Ur., per parte attrice e l’avv. Be., in sostituzione dell’avv. Vi., per parte convenuta.

Le parti discutono la causa, riportandosi ai rispettivi allegati scritti difensivi e concludono come in atti. L’avv. Ur. insiste per la rimessione della causa in istruttoria.

L’avv. Be. si oppone.

Il giudice si ritira in camera di consiglio per deliberare.

All’esito la causa viene decisa come da sentenza che segue e di cui viene data lettura alle parti. REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Trento, nella persona del giudice dott. Giuseppe Barbato ha emesso la seguente SENTENZA

nella causa civile di I grado iscritta al n. r.g. 4900/2014 promossa da:

PE.LO., residente in Verucchio (RN), via (…) rappresentata e difesa dall’avv. St.Ur. del foro di Rimini per procura a margine dell’atto di citazione ATTRICE

CONTRO

FO.LU., residente in Canazei, via (…) rappresentato e difeso dall’avv. Ma.Vi. per procura a margine della comparsa di costituzione e risposta CONVENUTO

OGGETTO: risarcimento danni.

FATTO E DIRITTO

Premesso, fra l’altro, che il 26 dicembre 2010, all’atto di uscire dalla Scuola di Sci e Sn., dopo essersi iscritta a un “corso collettivo di sci per l’interasettimana” dietro pagamento dell’importo di Euro 180,00, era scivolata su una lastra di ghiaccio formatasi sulla scala di accesso alla detta struttura, e che nella successiva rovinosa caduta a terra si era procurata “l’infrazione della V vertebra sacrale con angolazione anteriore coccige” secondo diagnosi del personale medico del Pronto Soccorso dell’ospedale di Cavalese, ove nell’immediatezza era stata ricoverata, Pe.Lo., dopo aver dato atto che la società semplice Scuola di Sci e Snowboard Ca.Ma., responsabile del sinistro ai sensi degli artt. 2051 e/o 2043 c.c., nonché “in via alternativa e/o concorrente” ex contractu, era stata cancellata dal registro delle imprese, conveniva in giudizio Fo.Lu., Br.Da. e Ca.Ro. quali soci della stessa, in quanto personalmente e illimitatamente responsabili, per sentirli condannare al risarcimento di tutti danni da lei subiti, quantificabili nella complessiva somma di Euro 15.443,68, oltre interessi e rivalutazione monetaria.

Si costituiva in giudizio il solo Fo.Lu., il quale, in via preliminare, rappresentava che la società semplice Scuola Italiana di Sci e Snowboard Ca.Ma. era stata cancellata dal registro delle imprese non perché “cessata”, ma perché si era trasformata in “Associazione tra Professionisti” e che pertanto l’attrice avrebbe dovuto convenire in giudizio quest’ultimo soggetto giuridico, di talché eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva.

In punto di fatto il convenuto evidenziava che, in quanto costituiti da un grigliato elettrosaldato zincato, i gradini della scala menzionata in citazione non potevano essersi coperti di ghiaccio e neve; che pertanto la causa della caduta non era stata l’omessa pulizia della scala: che comunque non vi era alcuna prova che la dedotta caduta si era verificata mentre la Pe. scendeva lungo la scala in questione, e non piuttosto in altra zona del limitrofo piazzale non di proprietà della scuola di sci, né in godimento alla stessa.

Fo.Lu. concludeva chiedendo il rigetto della spiegata pretesa risarcitoria.

In data 26 gennaio 2015 parte attrice rinunciava agli atti del giudizio nei confronti di Br.Da. e Ca.Ro., di talché all’udienza del 28.1.2015 il precedente istruttore dichiarava l’estinzione del processo limitatamente alle domande proposte contro i detti convenuti.

Va in primo luogo disattesa l’istanza di “remissione in istruttoria della presente causa con riassunzione della svolta prova orale e ammissione delle prove non ammesse” formulata da parte attrice nella memoria difensiva del 12.9.2016.

Con riguardo alla dedotta violazione dell’art. 174 c.p.c., devesi rilevare che nella prassi giurisprudenziale di legittimità si è avuto modo di affermare che non occorre l’espressa esposizione dei motivi posti a fondamento della sostituzione del giudice istruttore (v. Cass. n. 6158/79); che la stessa inosservanza delle forme previste costituisce una mera irregolarità di carattere interno (v. Cass. n. 24783/05), non incidente sulla costituzione del giudice come disciplinata dall’art. 158 c.p.c. (v. Cass. n. 14982/00); che il provvedimento presidenziale di sostituzione dell’istruttore è insindacabile nell’ulteriore corso del giudizio (v. Cass. n. 447/82) e che comunque un eventuale esercizio scorretto, da parte del presidente, del potere di sostituzione conferitogli dall’art. 174 c.p.c. non incide sulla validità degli atti processuali e della sentenza (Cass. n. 6158/79).

In sostanza, l’inosservanza del principio della immutabilità del giudice istruttore, sancito dall’art. 174 cod. proc. civ., in difetto di una espressa sanzione di nullità, costituisce una mera irregolarità di carattere interno che non incide sulla validità degli atti e non è causa di nullità del giudizio o della sentenza (così, per tutte, Cass. n. 722/10).

Non occorre, quindi, disporre l’invocata rimessione della causa in istruttoria al fine di procedere, da parte di questo giudice, a una nuova audizione dei testimoni, che non è necessario risentire neppure ai fini e per gli effetti di cui all’ultima parte del 2 co. dell’art. 257 c.p.c..

Sempre in via preliminare va rigettata l’eccezione di “difetto di legittimazione passiva” sollevata da parte convenuta, in quanto, a prescindere da qualsivoglia considerazione in ordine al subentro dell’Associazione tra Professionisti costituita con l’allegato atto pubblico del 18.12.2013 nella stessa posizione giuridica della società semplice Scuola di Sci e Snowboard Ca.Ma., devesi considerare che la documentata trasformazione di quest’ultima nella prima non fa venir meno la responsabilità personale e illimitata dei suoi soci per i pregressi rapporti obbligatori, il che appare ex se sufficiente per ritenere che Fo.Lu. sia stato legittimamente convenuto in giudizio.

Ciò premesso, la domanda di parte attrice non appare comunque fondata e, pertanto, non può trovare accoglimento.

La pretesa risarcitoria in esame, si come prospettata nell’atto introduttivo del giudizio, risulta azionata, come già accennato, non solo ai sensi degli artt. 2051 e 2043 c.c. (essendosi riferito il danno all’azione causale asseritamente svolta dalle deteriori condizioni che avrebbero assunto i gradini della scala percorsa dall’attrice per la formazione di ghiaccio, per poi prospettarsi sia il potere di vigilanza sulla scala in questione in capo alla compagine societaria di cui era socio il convenuto, per esserne la stessa custode, sia la negligenza di tale società per non aver provveduto con la dovuta diligenza ai propri obblighi di manutenzione), ma anche in via contrattuale in ragione del rapporto negoziale che l’attrice ebbe a instaurare con la società semplice Scuola di Sci e Snowboard Ca.Ma. relativamente allo svolgimento di lezioni sciistiche.

Ai fini di una declaratoria di accoglimento dell’azionata pretesa risarcitoria, sia se ricondotta nel campo della responsabilità extracontrattuale, sia in quello della responsabilità ex contractu (al riguardo va però considerato che l’obbligo di manutenzione della scala in oggetto, ossia di un manufatto non certo funzionale allo svolgimento delle pattuite lezioni sciistiche, non rientrava nel sinallagma contrattuale, né sembra ravvisabile a carico della Scuola di Sci un obbligo di vigilanza e controllo sull’allieva in luogo e tempo non attinenti all’esecuzione della concordata prestazione), l’attrice era comunque tenuta a provare non solo l’effettiva sussistenza dell’asserita insidiosità della scala, ma anche un rapporto di causa ed effetto tra la stessa e l’evento lesivo; era, quindi, gravata dall’onere di dimostrare che la sua caduta per terra dipese proprio dalla dedotta formazione di ghiaccio sulla scala da lei percorsa nell’atto di uscire dalla struttura di proprietà della scuola di sci o comunque in uso alla stessa.

Tale onere probatorio non risulta adeguatamente assolto.

Nel deporre in udienza i testi Va.Ma. e Za.Gi., rispettivamente madre e marito di Pe.Lo., pur confermando di aver notato la presenza di ghiaccio sui gradini della scala di accesso alla scuola di sci nel giorno del sinistro, hanno comunque dichiarato di non essersi trovati in compagnia dell’attrice all’atto della sua caduta a terra, di talché le loro deposizioni non consentono di ricostruire la dinamica dell’incidente nei termini prospettati in citazione.

Al riguardo non appare ascrivibile decisivo rilievo neppure alla deposizione di Ca.Ma., compagno della madre dell’attrice, il quale, al pari degli altri due testi, non ha avuto modo di assistere al sinistro, e neppure ha serbato ricordo della presenza di ghiaccio sulla scala il giorno in cui l’infortunio si è verificato, limitandosi a rammentare di aver provveduto a scattare le allegate fotografie della scala il giorno successivo.

Tale documentazione fotografica, raffigurando, quindi, lo stato degli scalini non nell’immediatezza del fatto, appare priva di apprezzabile valenza probatoria.

Le dette risultanze istruttorie non consentono, dunque, di ritenere accertato in termini sufficientemente chiari e univoci un nesso causale tra le insidiose condizioni che la scala di accesso alla scuoia di sci avrebbe assunto per la presenza di ghiaccio e la caduta a terra della Pe., non potendosi ciò desumere neppure dalle sole dichiarazioni rese in tal senso dall’attrice nell’immediatezza del fatto alla madre e al marito e da costoro riferite in udienza, venendo al riguardo in rilievo deposizioni de relato ex parte actoris, come tali prive di decisivo rilievo probatorio, tanto più ove si consideri che lo stretto rapporto di parentela che lega i detti testi alla pretesa danneggiata costituisce elemento di fatto che ne attenua l’intrinseca attendibilità; che nessuno dei soggetti escussi in udienza ha riferito di aver rinvenuto l’attrice distesa per terra a ridosso dei gradini; che, stando all’allegata documentazione fotografica, vi era neve anche sul limitrofo piazzale, incontestatamente di proprietà e/o in uso a soggetti (Ma. S.r.l. e Comune di Canazei) diversi dalla Scuola di Sci e Snowboard Ca.Ma.

I rilievi svolti inducono, dunque, a rigettare la domanda di parte attrice. L’effettiva verificazione del sinistro dedotto in citazione, i danni che ne sono verosimilmente conseguiti e la valenza indiziaria comunque ascrivibile al menzionato quadro probatorio appaiono valorizzabili ai fini dell’integrale compensazione delle spese di lite tra le parti ai sensi dell’art. 92 c.p.c. nella sua previgente formulazione, applicabile ratione temporis nella fattispecie in esame.

P.Q.M.

Il Tribunale, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando nella causa proposta da Pe.Lo. nei confronti di Fo.Lu. disattesa ogni diversa istanza, domanda, eccezione e deduzione, così provvede:

– rigetta la domanda di parte attrice;

– compensa le spese di lite tra le parti.

Così deciso in Trento il 27 settembre 2016. Depositata in Cancelleria il 27 settembre 2016.

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