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Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2016

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Lo sai che? Se mi licenzio perché l’azienda non mi paga devo dare il preavviso?

> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2016

Le dimissioni per giusta causa non necessitano del periodo di preavviso e consentono al dipendente di chiedere l’indennità di disoccupazione.

Come il licenziamento per giusta causa avviene in tronco, ossia senza che sia dovuto al lavoratore alcun preavviso, pure le dimissioni da parte di quest’ultimo, se giustificate da una valida ragione, non richiedono il preavviso (è il caso, ad esempio, del mancato pagamento dello stipendio). In buona sostanza, il dipendente può smettere di andare in azienda, dopo aver formalizzato la volontà di recedere dal contratto con l’azienda con la nuova procedura online, senza dover per forza rispettare il «preavviso lavorato» stabilito dai contratti collettivi e senza, per questo, dover pagare all’azienda l’indennità di preavviso. Ma procediamo con ordine.

Tanto nel caso di licenziamento, quanto nel caso di dimissioni, chi decide di interrompere il rapporto di lavoro deve dare un periodo di preavviso (stabilito dal contratto collettivo di categoria). Durante tale periodo, il rapporto di lavoro prosegue regolarmente ed entrambe le parti devono continuare a rispettare i propri obblighi. Così il lavoratore deve continuare a recarsi in azienda e quest’ultima gli deve pagare lo stipendio. Ecco perché si chiama anche «preavviso lavorato».

Si può tuttavia rinunciare al preavviso e interrompere immediatamente ogni rapporto con l’altra parte, pagando però un’indennità: la cosiddetta indennità di preavviso. Nel caso del dipendente, tale importo gli sarà scalato dall’ultima busta paga.

In un solo caso si può recedere, in tronco, dal rapporto di lavoro senza che sia dovuta l’indennità di preavviso: quando il licenziamento o le dimissioni avvengono per una giusta causa.

La «giusta causa» del licenziamento consiste in un comportamento del dipendente talmente grave da far perdere, all’azienda, qualsiasi fiducia sulla regolare prosecuzione della prestazione lavorativa o quando il comportamento è lesivo dell’immagine del datore, dell’azienda o può mettere a repentaglio la produzione (si pensi alla guardia giurata che lascia il proprio posto senza avvisare il superiore; il dipendente che tenti di picchiare il capo; il dipendente che esce dal lavoro senza timbrare il badge o che si rifiuti di tornare sul posto dopo la malattia o, ancora, che venga colto nell’atto di rubare dei prodotti dal magazzino).

Invece, la «giusta causa» delle dimissioni consiste, di norma, nel mancato pagamento dello stipendio: in tal caso, infatti, non ha senso parlare di preavviso visto che l’azienda non ha intenzione di corrispondere al proprio dipendente la regolare busta paga.

Un’altra ipotesi di dimissione per giusta causa è quando il lavoratore subisca un mobbing o venga denigrato e sminuito davanti agli altri colleghi dal suo superiore oppure venga demansionato, ossia assegnato a mansioni mortificanti e più basse delle competenze acquisite.

Se mi licenzio prendo la disoccupazione?

L’indennità di disoccupazione (oggi chiamata Naspi) spetta solo in caso di licenziamento, anche se questo è stato dovuto a giusta causa, ossia il licenziamento disciplinare per una grave condotta del lavoratore. Dunque, in caso di dimissioni volontarie non spetta l’assegno di disoccupazione. Tale regola, però, trova eccezione proprio nel caso in cui le dimissioni non siano “volontarie”, ma necessitate dalle circostanze, cioè da una giusta causa. Dunque, se l’azienda non paga lo stipendio al dipendente questi può:

  • dimettersi con effetto immediato, senza dover dare il preavviso lavorato;
  • ottenere l’assegno di disoccupazione (Naspi).

Per maggiori approfondimenti clicca su Se mi licenzio, mi spetta la disoccupazione?

Chi ha diritto alla Naspi?

L’assegno di disoccupazione (cosiddetta Naspi) spetta a tutti i lavoratori subordinati che abbiano perduto involontariamente l’occupazione. Sono ammessi anche gli apprendisti; i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato; il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; i dipendenti a tempo determinato delle Pa.
Non possono ricevere la Naspi i dipendenti a tempo indeterminato delle Pa; gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato; i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale; i lavoratori titolari di trattamento pensionistico diretto.

Entro quanto tempo va richiesta la Naspi?

L’interessato deve presentare istanza all’Inps, in via telematica,  entro 68 giorni dall’inizio dello stato di disoccupazione. Se l’inoltro dell’istanza avviene entro otto giorni non si perde nessuna giornata altrimenti, per le richieste successive, l’importo dell’indennizzo parte dalla giornata di presentazione.

Per quanto tempo dura la Naspi?

La Naspi è erogata per un numero di settimane pari alla metà di quelle oggetto di contribuzione negli ultimi quattro anni. Non sono computati i periodi contributivi per cui è già stata erogata la disoccupazione.

Quali sono le condizioni per avere la Naspi?

L’assegno di disoccupazione spetta se lo stato di disoccupazione è involontario. L’interessato deve avere inoltre 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti e quello lavorativo, cioè 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi antecedenti l’inizio della disoccupazione.

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