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Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2017

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Lo sai che? Nuovo accesso agli atti amministrativi: come funziona il Foia

> Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2017

Legge sulla libertà di informazione e Freedom of information act: l’accesso agli atti della Pa è gratuito e non c’è bisogno di motivarne la richiesta. Introdotto il silenzio-assenso.

Il 23 dicembre 2016 è entrato in vigore il Foia (Freedom of information act), la nuova normativa italiana in tema di accesso agli atti amministrativi [1]. In pratica, da ora sarà possibile visionare dati e documenti in possesso della Pubblica amministrazione anche per semplice curiosità e senza bisogno di fornire una specifica motivazione. Chiunque può accedere agli atti della Pa, in nome della trasparenza e della lotta alla corruzione. Il sistema precedente viene quindi ribaltato: il diritto alla privacy diventa un’eccezione alla regola generale, ossia al libero accesso ai documenti pubblici. Vediamo nel dettaglio cosa dice la legge e quali sono i diritti dei cittadini.

Per quali atti si può fare accesso?

L’accesso è possibile per tutti gli atti delle amministrazioni pubbliche, statali, regionali o locali che siano: sono solo alcuni i documenti a cui non si può accedere (v. paragrafi successivi). Va precisato che, per le Pa, era già (ed è) previsto l’obbligo di pubblicare determinati documenti nella sezione «amministrazione trasparente» del proprio sito internet. Il diritto di accesso di cui si sta parlando si riferisce ad atti ulteriori rispetto a questi, ossia gli atti per cui non sussiste già l’obbligo di pubblicazione. La libertà di informazione, quindi, è garantita ancora di più.

La normativa si riferisce solo alle amministrazioni pubbliche e non agli enti privati (società, aziende, fondazioni ecc.), a cui queste disposizioni pertanto non si applicano.

Per quali atti l’accesso è vietato?

L’istanza di accesso agli atti amministrativi è rifiutata se ciò è necessario per evitare un pregiudizio a determinati interessi pubblici (segreto di Stato, sicurezza pubblica e ordine pubblico; sicurezza nazionale; difesa e questioni militari; relazioni internazionali; politica e stabilità finanziaria ed economica dello Stato; conduzione di indagini su reati e loro perseguimento; regolare svolgimento di attività ispettive) e privati (protezione dei dati personali; libertà e segretezza della corrispondenza; interessi economici e commerciali di una persona o di una società, compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e i segreti commerciali).

Chi può chiedere l’accesso?

Chiunque può fare richiesta d’accesso. Non occorre avere un determinato interesse ad esercitare questo diritto (ad esempio aver sostenuto un concorso pubblico per controllare tutti gli atti della gare). L’accesso può essere fatto anche per semplice curiosità. Sul punto, leggi Accesso agli atti amministrativi per curiosità.

Si deve motivare la richiesta?

Non bisogna motivare la richiesta di accesso. Il diritto è infatti garantito in nome della massima trasparenza e della prevenzione di fenomeni illeciti (come ad esempio la corruzione).

Si paga per effettuare l’accesso?

L’accesso agli atti è gratuito. Al massimo, l’amministrazione potrà addebitare al richiedente le spese per la riproduzione del documento su supporto cartaceo.

A chi va rivolta la richiesta d’accesso?

Ci sono tre uffici a cui ci si può rivolgere:

  1. l’ufficio che materialmente detiene i dati, le informazioni o i documenti;
  2. l’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp) della singola amministrazione;
  3. l’altro eventuale ufficio indicato dall’amministrazione sul proprio sito internet.

Se poi la richiesta ha ad oggetto dati, informazioni o documenti che l’amministrazione ha l’obbligo di pubblicare sul proprio sito (nella sezione «amministrazione trasparente»), ci si deve rivolgere al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. In ogni caso, l’istanza può essere presentata anche in via telematica.

Cosa succede dopo che si fa istanza d’accesso?

L’amministrazione ha l’obbligo di rispondere entro 30 giorni. Attenzione: può succedere che la nostra richiesta di accesso possa creare danno ad altri soggetti (i cosiddetti «controinteressati»). Ad esempio, se chiediamo di visionare i gli atti di un concorso pubblico, i controinteressati saranno coloro che ci precedono nella graduatoria. In questi casi, l’amministrazione ha l’obbligo di comunicare a questi soggetti che è stata fatta richiesta d’accesso: i controinteressati hanno quindi dieci giorni per fare opposizione alla nostra istanza. Durante questo periodo, il termine di 30 giorni (entro cui la Pa deve rispondere) viene sospeso: esso ricomincerà a decorrere solo una volta scaduti i suddetti dieci giorni.

Che succede se la Pa non risponde entro 30 giorni?

Se dalla richiesta di accesso passano 30 giorni (più l’eventuale sospensione per l’opposizione dei controinteressati) senza che l’amministrazione si sia pronunciata, l’istanza si considera automaticamente accolta (cosiddetto «silenzio-assenso»).

Che succede se la Pa rifiuta l’accesso?

Il rifiuto deve essere adeguatamente motivato dall’amministrazione. Contro il rifiuto o il differimento si può fare istanza di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, che si pronuncia con provvedimento motivato. Inoltre, per opporsi alla decisione dell’amministrazione o a quella del responsabile anti-corruzione, si può ricorrere al Tar (Tribunale amministrativo regionale), instaurando quindi una causa giudiziale.

Per le amministrazioni regionali o locali (provinciali o comunali) si può ricorrere al difensore civico competente per territorio. Se questo non è istituito nella propria località, si può ricorrere al difensore civico dell’ambito territoriale immediatamente superiore.

Accesso agli atti e accesso civico

Tutte le pubbliche amministrazioni devono dotarsi di un ufficio per l’accesso civico. Inoltre per l’accesso civico valgono i limiti della privacy: si devono dare i documenti con gli omissis, quando è in ballo la riservatezza delle persone. Sono queste alcune delle precisazioni contenute nelle Linee guida dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) d’intesa con il garante della privacy, recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico (Foia italiano, freedom of information act).

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