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Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

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Lo sai che? Volume dello stereo alto, è ancora reato

> Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2016

È reato, e fa scattare un procedimento penale, il tenere la musica ad alto volume. Se la colpa è del figlio, ne rispondono i genitori.

Musica ad alto volume: se dà fastidio non solo ai condomini che vivono negli appartamenti di sopra e di sotto, ma anche a quelli più distanti, si considera non solo un illecito civile ma anche un reato, quello di «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone» [1]. Non solo: se il comportamento viene posto più volte e il fastidio ai vicini di casa viene reiterato nel tempo, non è possibile neanche beneficiare dell’archiviazione del procedimento penale per «tenuità del fatto». È quanto chiarito dalla Cassazione con una recentissima sentenza [2].

Il disturbo della quiete pubblica è stato depenalizzato?

Il primo punto su cui si sofferma la sentenza è quello della depenalizzazione, intervenuta quest’anno, di numerosi illeciti penali. Tra questi però non figura quello del disturbo alla quiete pubblica o, come meglio chiamato dal codice, del disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone, condotta che, pertanto, continua a rivestire rilevanza penale.

Quando scatta il reato per il rumore prodotto?

Tuttavia, come giustamente ricorda la Cassazione, il semplice rumore, anche quello che dà fastidio al vicino di casa, non fa sempre scattare il reato. Per poter denunciare il condomino che alza “a palla” il volume della radio è necessario che la musica e il conseguente frastuono sia udibile da un «numero indeterminato di persone o comunque potenzialmente idoneo a infastidire tutto lo stabile e anche oltre». Nella sentenza si chiarisce infatti che il reato scatta solo se il disturbo non sia limitato agli appartamenti di sopra e di sotto a quello del disturbatore.

Se, invece, ad essere disturbato è solo l’appartamento che confina con quello del molestatore, allora può scattare il semplice illecito civile, quello previsto quando le immissioni di rumore siano «superiori alla normale tollerabilità» [3], ma l’unica conseguenza è il risarcimento del danno.

Inutile quindi chiamare i Carabinieri se il rumore si limita ad un ambito spaziale limitato e definibile. Se, invece, le onde sonore sono percepibili da un numero illimitato di soggetti è ben possibile la querela.

Come si dimostra il rumore?

La sentenza basa la condanna del vicino rumoroso, solo sulla base delle testimonianze dei vicini di casa: se questi confermano di aver sentito la musica a volume alto, tanto da risultare intollerabile e da dover lasciare l’appartamento per poter studiare, dormire o comunque riposarsi, la prova può essere ritenuta sufficiente per arrivare al giudizio finale di colpevolezza. Certo, la presenza di un verbale delle autorità, polizia o carabinieri, intervenuti su richiesta delle vittime del rumore, ha forza pubblica e difficilmente potrebbe essere contestato. Lo stesso carabiniere, accorso sul luogo, potrebbe un domani testimoniare in tribunale di aver effettivamente sentito il frastuono provocato dal volume alto.

I giudici della Cassazione spiegano che «l’intensità dei rumori, che ha portato intere famiglie a uscire dalla casa per trovare un po’ di pace induce a ritenere che il disturbo sia avvenuto nei confronti di un numero indeterminato di persone o comunque potenzialmente idoneo a infastidire tutto lo stabile e anche oltre».

Inoltre, la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere applicata quando il reato viene commesso più volte, ossia reiteratamente, per un periodo di tempo prolungato.

Se la colpa è del figlio ne rispondono i genitori

Con una recente sentenza la Cassazione ha precisato che, ad essere responsabile per la musica ad alto volume dello stereo del ragazzo minorenne sono responsabili i genitori. Un esempio ci chiarirà le idee.

Immaginiamo che in un appartamento di un condominio abiti una famiglia composta da padre, madre e figlio adolescente. Il figlio minorenne, quando torna dalla scuola, rimane da solo a casa: tutti i pomeriggi, quando torna da scuola e i genitori sono ancora al lavoro, dopo pranzo si chiude in stanza e alza lo stereo a tutto volume.

L’anziana signora del piano di sotto – che di pomeriggio vorrebbe riposare – prova a richiamarlo più volte, ma lui fa finta di niente e continua a tenere la musica “a palla”. Anche il padre, saputo dell’accaduto, chiede al figlio di farla finita, ma senza successo. Così, un bel giorno, proprio il genitore si vede querelato dagli altri condomini e, insieme al procedimento penale, gli viene avanzata una richiesta di risarcimento del danno per gli schiamazzi prodotti dal figlio.

La responsabilità penale è personale? Si, ma non in questo caso. Secondo infatti la Cassazione, spetta ai genitori la diligente supervisione sui figli attraverso una costante educazione, finalizzata a correggere i comportamenti non corretti e realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità e della protezione della propria ed altrui persona. Pertanto, anche se il padre non era presente nei momenti in cui il figlio ha alzato il volume della musica, e nonostante questi lo abbia più volte redarguito per la sua condotta poco rispettosa, dovrà comunque risarcire i vicini di casa e risponderà anche del reato di disturbo della quiete.

note

[1] Art. 659 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 55096/2016.

[3] Art. 844 cod. civ.

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