Professionisti Pubblicato il 30 dicembre 2016

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Professionisti Usufrutto

> Professionisti Pubblicato il 30 dicembre 2016

Diritti reali su cosa altrui: oggetto e durata dell’usufrutto. L’usufruttuario ha il diritto di godere e usare la cosa altrui, ottenendone tutti i vantaggi e trattenendo i frutti.

L’usufrutto si concreta nel diritto di godere ed usare della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può dare (compresi i frutti che essa produce), con l’obbligo di  non  mutarne  la  destinazione  economica  (artt. 981, 984 c.c.).

La situazione del proprietario del bene gravato da usufrutto è quella di colui al quale è tolto il potere di usare del bene stesso e di farne propri i frutti: il contenuto del suo diritto di proprietà è praticamente svuotato, perciò egli è chiamato nudo proprietario e la sua situazione nuda  proprietà.

 

Oggetto dell’usufrutto. Il «quasi usufrutto»

Oggetto dell’usufrutto può essere qualunque specie di bene (mobili o immobili, crediti, aziende etc.).

In linea generale, però, deve trattarsi di beni infungibili ed inconsumabili, stante l’obbligo per l’usufruttuario di restituire lo stesso bene alla fine dell’usufrutto.

Tuttavia l’art. 995 c.c. ha previsto anche la possibilità di un usufrutto avente ad oggetto cose consumabili: ed è questo il  quasi-usufrutto.

Nel quasi-usufrutto (a differenza che nell’usufrutto) i beni consumabili passano in proprietà all’usufruttuario, il quale ha l’obbligo di restituire non già gli stessi beni ricevuti (il che sarebbe impossibile: si pensi al denaro ormai speso), ma altrettanti beni dello stesso genere e qualità (tantundem eiusdem generis et  qualitatis).

Da non confondere con i beni consumabili sono i beni deteriorabili che sono quelli che possono essere usati più volte e, perciò sono inconsumabili, ma che subiscono una perdita di valore per l’uso continuato (es.: un abito).

Durata e modi d’acquisto dell’usufrutto

L’usufrutto, a differenza degli altri diritti reali, è caratterizzato dalla temporaneità: esso non può eccedere in nessun caso la vita dell’usufruttuario, se si tratta di persona fisica, o i trenta anni, se si tratta di persona giuridica. Coerentemente a tale principio, è vietato, se costituito con disposizione mortis causa, l’usufrutto successivo (art. 698 c.c.): cioè la costituzione di un usufrutto a favore di più soggetti per la vita di ciascuno di essi e uno dopo l’altro tra loro, secondo l’ordine fissato dal testatore.

L’usufrutto può acquistarsi:

  • per legge, quando la legge stessa ne determina la costituzione in capo ad un determinato soggetto (cd. usufrutto legale); ciò avviene, ad esempio, nel caso di cui all’art. 324 c.c. (usufrutto legale dei genitori);
  • per contratto a titolo oneroso o gratuito; i contratti costitutivi di usufrutto, se riguardano beni immobili, richiedono, a pena di nullità, la forma scritta e sono soggetti a trascrizione;
  • per testamento, anche l’accettazione del legato di usufrutto su bene immobile va trascritta;
  • per usucapione.

 

 

Diritti  dell’usufruttuario

Essi sono:

  1. il diritto di conseguire il possesso della cosa (salvi gli obblighi di inventario e di cauzione): egli, cioè, può mettersi in relazione immediata con la cosa stessa per servirsene, amministrarla e farne propri i frutti, senza che sia necessaria la collaborazione del nudo proprietario o di altri soggetti;
  2. il diritto di far suoi i frutti (naturali e civili) della cosa, per tutta la durata dell’usufrutto;
  3. l’usufruttuario ha diritto ad una indennità per i miglioramenti apportati al fondo, che sussistono alla data della cessazione, nella misura della minor somma, tra l’importo della spesa e il risultato utile conseguito. Gli spetta anche lo ius tollendi: cioè il diritto di portar via, alla cessazione dell’usufrutto, quelle addizioni la cui rimozione non muti la destinazione economica del bene, a meno che il proprietario decida di ritenerle corrispondendo una congrua indennità;
  4. il diritto di cedere il proprio  usufrutto  (ma non mortis  causa), di concedere  ipoteca sull’usufrutto e di locare il bene.

L’usufruttuario, a tutela del suo diritto, può esercitare: le azioni possessorie, l’azione di rivendica dell’usufrutto, l’azione negatoria, l’azione di mero accertamento, le azioni di nunciazione.

 

 

Obblighi nascenti dall’usufrutto

Gli obblighi dell’usufruttuario sono strettamente legati all’obbligo    fondamentale: restituire la cosa al termine  dell’usufrutto.

A tale fine l’usufruttuario  deve:

  • fare a sue spese l’inventario dei beni e prestare idonea cauzione per prendere possesso della cosa;
  • non modificare la destinazione economica del bene oggetto dell’usufrutto;
  • nell’esercizio del suo diritto, usare la diligenza del buon padre di famiglia;
  • sostenere le spese e gli oneri relativi alla custodia, all’amministrazione ed alla manutenzione ordinaria del bene;
  • pagare le imposte, i canoni, le rendite fondiarie e gli altri pesi annuali che gravano sulla cosa;
  • denunciare al proprietario le usurpazioni commesse da terzi sul fondo e sopportare, insieme al proprietario ed in proporzione al proprio interesse, le spese delle liti che riguardano sia la proprietà che l’usufrutto.

In costanza del diritto di usufrutto il nudo proprietario deve:

  • curare le riparazioni straordinarie del bene (indicate all’art. 1005 c.c.), salvo il diritto di pretendere dall’usufruttuario gli interessi delle somme spese;
  • far fronte a tutti quei carichi a carattere non annuale posti sulla proprietà (es.: contributi straordinari di miglioria);
  • concorrere, con l’usufruttuario, alle spese di lite che riguardano contemporaneamente proprietà ed usufrutto.

L’usufrutto si differenzia dagli altri diritti reali di godimento su cosa altrui per la particolare ripartizione di poteri e facoltà sul bene tra nudo proprietario e usufruttuario, competendo a quest’ultimo tutte le forme di utilizzazione non escluse dal titolo, con il duplice limite dalla temporaneità del diritto e del rispetto della destinazione economica del bene.

L’estinzione dell’usufrutto

L’usufrutto può estinguersi per:

  • morte dell’usufruttuario, se persona fisica; oppure col decorso di trenta anni, se l’usufruttuario è persona giuridica;
  • prescrizione, a seguito di non uso ventennale;
  • consolidazione: cioè riunione nella stessa persona della titolarità dell’usufrutto e della proprietà;
  • totale perimento del bene: se però il perimento è dovuto a fatto del terzo, l’usufrutto si trasferisce sull’indennità da questo pagata al proprietario (surrogazione reale);
  • abuso del diritto da parte dell’usufruttuario: per abuso deve intendersi una grave mancanza dell’usufruttuario ai suoi obblighi: come, per esempio, aver lasciato deperire il bene per le mancate operazioni di ordinaria manutenzione. L’abuso, però, deve essere dichiarato con sentenza costitutiva dal giudice cui è rimessa la valutazione del caso;
  • rinuncia dell’usufruttuario;
  • annullamento, rescissione, risoluzione del contratto costitutivo di usufrutto;
  • scadenza del termine, eventualmente indicato nel titolo costitutivo.

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