Professionisti Pubblicato il 30 dicembre 2016

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Professionisti Il diritto di uso e di abitazione

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Diritti reali su cosa altrui: il titolare del diritto d’uso può servirsi di un bene ed eventualmente trattenere i frutti; il titolare del diritto di abitazione può abitare una casa per i propri bisogni e della propria famiglia.

Analoghe al diritto di usufrutto, ma con contenuto più ristretto, sono le due figure previste dagli artt. 1021-1026 c.c.

Esaminiamole:

  1. il diritto di uso (art. 1021 c.c.) attribuisce al suo titolare (cd. usuario) il potere di servirsi di un bene e, se esso è fruttifero, di raccoglierne i frutti, ma solo limitatamente a quanto occorre ai bisogni suoi e della sua famiglia;
  2. il diritto di abitazione (art. 1022 c.c.) conferisce al titolare il diritto di abitare una casa limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia. L’abitazione si connota rispetto all’uso, per il fatto che non attribuisce al titolare alcun diritto ai frutti, limitando le sue facoltà ai bisogni suoi e della sua famiglia.

I diritti di uso e di abitazione, oltre il contenuto più limitato, hanno carattere personalissimo e, quindi, non possono essere ceduti o locati: la regola dell’inalienabilità è, però, ritenuta, dalla dottrina e giurisprudenza prevalenti, derogabile con il consenso del nudo proprietario poiché è posta nel suo interesse e non è una norma di ordine pubblico.

Per il resto trovano applicazione, in quanto compatibili, le norme che disciplinano l’usufrutto  (art.  1026 c.c.).

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