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Lo sai che? Pubblicato il 5 gennaio 2017

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Lo sai che? Medici e orario di lavoro illegittimo

> Lo sai che? Pubblicato il 5 gennaio 2017

Mondo medico: orari di lavoro e turni di pronta disponibilità massacranti.

I principi e le norme che regolamentano, nel mondo medico, la materia dell’orario massimo di lavoro, dei turni di pronta disponibilità, dei riposi, delle pause e delle ferie sono stati oggetto di grande dibattito.

Per molti anni, infatti, il legislatore italiano ha cercato di negare ai dirigenti medici ed ai sanitari dipendenti delle Aziende Sanitarie Pubbliche il diritto ad evitare eccessi lavorativi prolungati e ad usufruire dei riposi nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, con il risultato che i medici erano costretti a turni di lavoro spesso e volentieri “massacranti“.

Solo a partire dal 2014, il Governo italiano è riuscito ad apportare le necessarie modifiche legislative a tutela del personale medico-sanitario [1].

Cosa prevede attualmente la legge?

La legge è molto chiara e prevede, in particolare, quanto segue:

  • Durata massima dell’orario di lavoro: non si può lavorare per più di 48 ore a settimana, straordinari compresi [2];
  • Riposo giornaliero: il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore [3].

La legge precisa, poi, che il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo, salvo che per le attività caratterizzate da periodi di lavoro  frazionati durante la giornata, ossia per quelle attività che per loro natura sono svolte in modo discontinuo.

L’esempio più tipico è quello della c.d. reperibilità o pronta disponibilità medica.

Il servizio di pronta disponibilità è caratterizzato dalla immediata reperibilità del medico e dall’obbligo per lo stesso di raggiungere la struttura sanitaria nel più breve tempo possibile dalla chiamata.

La legge [4] prevede che:

  • L’istituto della pronta disponibilità può essere utilizzato solo per coprire turni notturni o festivi;
  • La regola è che i turni di pronta disponibilità coperti dal singolo dirigente medico non siano più di dieci al mese.

Il rispetto dei predetti limiti è importantissimo. Specialmente per la professione sanitaria, infatti, orari di lavoro “umani” alternati a riposi sufficienti servono proprio ad evitare che l’eccessivo affaticamento del personale medico-sanitario possa costituire  un pericolo per la salute e l’incolumità dei pazienti.

Cosa succede nella realtà?

Purtroppo, nel mondo medico, la realtà dei fatti si discosta molto dal dettato normativo.

Nell’attuale contesto sanitario, caratterizzato dal contenimento delle spese e dal c.d. blocco del turn-over, la corretta applicazione della legge risulta quasi impossibile e potrebbe comportare problematiche non indifferenti.

Per sopperire a tali problematiche si sono rese necessarie delle deroghe, soprattutto per far fronte alle sempre più numerose situazioni di carenza di organico.

A tal proposito, tuttavia, si deve tenere a mente che la previsione di tali deroghe deve rispettare il dettato della normativa Europea [5].

Con un’importantissima direttiva, intatti, il  Consiglio d’Europa ha precisato che le norme in materia di riposo giornaliero, pause, riposo settimanale, durata massima dell’orario di lavoro e durata del lavoro notturno possano essere derogate soltanto a condizione che ai lavoratori interessati siano accordati periodi equivalenti di riposo compensativo o, in casi eccezionali, in cui la concessione di tali periodi equivalenti di riposo compensativo non sia possibile per motivi oggettivi, a condizione che ai lavoratori interessati sia accordata una protezione appropriata.

Ed invero, adottare delle specifiche tutele in un settore così delicato qual è quello della assistenza medica costituisce per l’azienda sanitaria un dovere etico, prima ancora che un obbligo formale di legge.

L’inerzia dei soggetti istituzionali che dovrebbero provvedervi, infatti, comporta per i medici la sopportazione di “turni massacranti” che aumentano i rischi di  c.d. errore clinico ai danni dei pazienti.

Ciò posto, pensando di fare cosa utile, si elencano qui di seguito alcune situazioni che, sebbene molto diffuse nella prassi, si rivelano illegittime o tali da esporre di fatto il medico al rischio di un affaticamento che può risultare dannoso per la salute e pericoloso per il paziente:

  • l’istituto della pronta disponibilità può essere utilizzato solo per coprire turni notturni o festivi. Opzioni diverse, pur se notoriamente diffuse, quali la pronta disponibilità pomeridiana dalle 16 alle 20, costituiscono una violazione della legge;
  • la regola è che i turni di pronta disponibilità coperti dal singolo dirigente medico non siano più di dieci al mese. In tale ambito, tuttavia, le eccezioni sono diventate la regola e in molte realtà il numero dei turni mensili di pronta disponibilità coperti dai singoli medici supera non sole le 10, ma anche le 15 unità;
  • la previsione di due o più turni consecutivi di pronta disponibilità di 12 ore è illegittima;
  • a fronte di un turno di guardia notturna deve essere lasciato libero il giorno prima ed il giorno dopo di guardia stesso. Opzioni diverse sono contrarie al dettato normativo;
  • non si può affidare un turno di pronta disponibilità che va dalle 20 alle 8 del mattino al dirigente medico che sia stato in servizio dalle 14 alle 20 del giorno precedente;
  • a fronte di un turno notturno di pronta disponibilità deve essere lasciato libero il pomeriggio precedente ed il mattino successivo. Si profilerebbe in caso contrario una turnazione “massacrante”.

Al riguardo, preme sottolineare che sarebbe consigliabile la segnalazione delle eventuali violazioni, al fine di una loro eliminazione o quanto meno per cercare di correggere le cause (prima tra tutte la carenza di organico) che le hanno determinate.

note

[1] Art. 14 della l. n. 161 del 30.10.2014.

[2] Art. 4 del D. Lgs n. 66 del 08.04.2003, la cui applicabilità è stata ripristinata per la dirigenza medica in forza del comma 1 dell’art. 14 della l. n. 161 del 30.10.2014. Tale articolo è rubricato “Durata massima dell’orario di lavoro” e dispone, al comma 2, che “la durata media dell’orario di lavoro non può in ogni caso superare, per ogni periodo di sette giorni, le quarantotto ore, comprese le ore di lavoro straordinario”.

[3] Art. 7 del D. Lgs n. 66 del 08.04.2003. Tale norma statuisce che “il lavoratore ha diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore. Il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata o da regimi di reperibilità“.

[4] Cfr. Art. 17 del Ccnl 2002_2005.

[5] Direttiva 93/104/CE del 23.11.1993.

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1 Commento

  1. Ricordo che il “lavoro frazionato” è previsto per attività lavorative di ristorazione o pulizia” in cui vi siano attività distribuite nell’arco della giornata lavorativa con sospensioni e riposi previste.
    Il nostro lavoro non è da annoverare tra le attività descritte.

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