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Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2017

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Lo sai che? Come dimostrare un credito

> Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2017

Recupero crediti, il creditore può dimostrare l’esistenza del proprio credito anche con testimoni o, in caso di ricorso al decreto ingiuntivo, con una fattura.

È ormai un luogo comune dire che la legge aiuta chi non vuole pagare ma, in realtà, non esistono limiti per dimostrare un credito: lo si può fare – come vedremo a breve – con qualsiasi documento, con indizi o anche con testimoni la cui attendibilità, tuttavia, deve essere valutata dal giudice. Nella pratica giudiziaria, chi esige un credito deve, al di là della prova dell’entità dello stesso, dimostrare innanzitutto la sua «causa», ossia da quale ragione (cosiddetta «obbligazione») è scaturito: un contratto, un risarcimento del danno, un prestito, una fornitura, un servizio reso, un ordine del giudice, una prestazione professionale. È proprio questo il principale scoglio cui si deve confrontare chi vuol dimostrare l’esistenza di un proprio credito, specie quando l’obbligazione è sorta oralmente come succede in gran parte dei casi.

C’è poi il secondo ostacolo: la prestazione era davvero conforme a quanto promesso o, invece, presentava difetti e vizi che l’hanno resa di qualità inferiore?

Lo scontro in causa tra debitore e creditore si svolge proprio su questi due punti:

  • l’esistenza del credito
  • l’entità del credito.

L’argomento che affronteremo in questa guida è, peraltro, speculare a quello che abbiamo già trattato in Come dimostrare l’esistenza di un debito, cui rinviamo per una più esaustiva trattazione del tema.

Come dimostrare un credito: l’onere della prova

Partiamo da un principio cardine del nostro processo: chi agisce per primo in giudizio deve fornire, al giudice, le prove del proprio diritto (cosiddetto principio dell’onere della prova). Questo significa che:

  • se ad agire è il creditore, questi deve dimostrare il proprio diritto di credito;
  • se, invece, ad agire è il debitore perché, ad esempio, sostiene di aver già pagato quanto richiestogli, dovrà dimostrare l’esecuzione della prestazione.

Quindi, in causa, il compito più difficile lo ha chi per prima impugna le armi (il cosiddetto attore): difatti questi, se non adempie all’onere della prova, si vedrà rigettare dal giudice la richiesta. Viceversa, all’avversario (il cosiddetto convenuto) non spetta altro che difendersi. Per usare una metafora calcistica, l’attore perde anche se pareggia.

Come dimostrare un credito: il contratto

Un credito può nascere, essenzialmente, da due diverse situazioni:

  • un contratto
  • un atto illecito.

Se nel primo caso (contratto), il creditore si può limitare a dimostrare il contratto stesso, nel secondo caso la prova è più complessa dovendo egli dimostrare due cose: il fatto illecito (ossia l’evento: ad esempio un incidente stradale) e il conseguente danno subito, danno che è appunto la fonte del diritto di credito (il risarcimento).

Quanto ai contratti, erroneamente si pensa che questi siano necessariamente dei documenti cartacei, ossia degli scritti con le firme di entrambe le parti. Nulla di più errato. Il contratto può anche essere verbale (cosiddetto contratto orale) o un comportamento concludente (ad esempio, quello di chi preleva della merce dallo scaffale del supermercato e si dirige verso l’uscita).

Nel caso, però, di contratto scritto, il creditore che voglia dimostrare il proprio credito sarà agevolato dal documento cartaceo ove è riportata la prestazione eseguita e l’entità del credito.

Invece, nel caso di contratto verbale sarà necessario ricorrere ad altre prove come, ad esempio, le testimonianze di chi era presente al momento dell’accordo o la stessa prestazione eseguita dal creditore e di cui il debitore si è avvantaggiato (ad esempio, la predisposizione di un sito internet in cui il committente abbia già iniziato a navigare e caricare contenuti).

Volendo schematizzare possiamo indicare, tra le prove scritte di un contratto di cui può valersi il creditore per ottenere il pagamento:

  • la scrittura privata firmata da entrambe le parti;
  • la bolla di consegna con la firma del destinatario;
  • uno scambio di fax con la proposta di vendita e l’accettazione dell’acquirente;
  • un ordine fatto per email o su internet: a riguardo bisogna però dire che i documenti informatici diversi dalla posta elettronica certificata (Pec) non hanno valore di prova se sono contestati dalla parte contro cui sono prodotti. Quindi è meglio non fare troppo affidamento su di essi;
  • una lettera del debitore, inviata al creditore, con cui chiede qualche giorno di tempo per pagare: si tratta di una tacita ammissione di debito;
  • la promessa di pagamento firmata dal debitore e rivolta al creditore, in cui indica l’importo dovuto e la prestazione che ne è causa;
  • un assegno o una cambiale rilasciata al creditore;
  • una fattura emessa dal creditore: questa, anche se si tratta di un documento formato unilateralmente, consente al creditore di ottenere un decreto ingiuntivo a carico del debitore; il debitore, però, nei successivi 40 giorni, può opporsi instaurando una causa ordinaria. Nel giudizio, benché formalmente iniziato dal debitore, l’onere della prova è a carico del creditore, il quale non potrà più basarsi sulla fattura prodotta nella prima fase (quella del decreto ingiuntivo), ma dovrà dimostrare il proprio credito con ulteriori elementi.

In questi casi, il presunto debitore potrà giustificarsi contestando la firma apposta sul documento. Gli basterà dire che la sottoscrizione non è la sua per onerare il creditore della prova del contrario. Prova che potrà essere fornita in vario modo, ma principalmente con altre scritture di raffronto su cui lo stesso soggetto ha già posto, in precedenza, la propria firma: l’eventuale coincidenza tra le sigle sarà valutata da un consulente grafologico nominato dal tribunale.

Altre prove per dimostrare il contratto e, quindi, il credito possono essere:

  • una o più testimonianze di soggetti terzi;
  • il comportamento del debitore che si sia valso della prestazione procuratagli dal creditore (l’esempio di poc’anzi del sito internet);
  • indizi (in gergo tecnico si chiamano «presunzioni») purché siano più di uno e tra loro precisi e concordanti.

 

Come dimostrare un credito: il fatto illecito

Quando la fonte del credito è un comportamento illecito di un’altra persona bisogna dimostrare due cose:

  • il fatto storico
  • il danno che è scaturito da tale fatto, ossia dal comportamento illecito della persona.

In questo caso, è probabile non essere in possesso di documenti e, quindi, le prove potranno essere verosimilmente solo i testimoni.

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