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Lo sai che? Pubblicato il 13 gennaio 2017

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Lo sai che? Cos’è il floor bancario?

> Lo sai che? Pubblicato il 13 gennaio 2017

Mutui a tasso variabile: negli ultimi anni le banche fanno sempre più spesso ricorso alle clausole floor. Cosa sono? Perché si pensa siano vessatorie? Come difendersi?

Quando si parla di floor bancario vengono subito in mente in contratti di mutuo a tasso variabile, quelli cioè, che cambiano in base all’andamento del mercato finanziario e, in particolare, dell’indice di riferimento Euribor (il tasso medio a cui avvengono le transazioni finanziarie in Euro tra le grandi banche europee) o il tasso stabilito dalla Banca Centrale d’Europa (o Mro): in pratica, se quest’ultimo sale la rata aumenta; se, invece, scende anche il costo del mutuo diminuisce. Al tasso Euribor bisogna aggiungere lo spread, termine con cui si intende una maggiorazione del tasso di interesse: in parole povere, il guadagno della banca (per un approfondimento completo sul tema, si legga Scegliere il mutuo migliore: Eurirs, Euribor, TAN, TAEG).

Facciamo un esempio: se l’Euribor è all’1% e lo spread è al 2%, allora il totale del tasso applicato dovrebbe essere del 3%. Ma se l’Euribor è a -0,4% mentre lo spread resta al 2%, allora il tasso di interesse totale da pagare dovrebbe essere l’1,6% (cioè 2% – 0,4%).

Floor bancario: di cosa si tratta?

Quando si deve stipulare un contratto di mutuo a tasso variabile, per tutelarsi dall’eccessivo o improvviso rialzo dei tassi di interesse, si inserisce una clausola che prevede un tetto massimo al tasso di interesse. Si tratta della cosiddetta clausola cap. Tuttavia, alcuni contratti di mutuo prevedono, al contrario, la fissazione di un tasso minimo, denominato floor.

Mentre la clausola cap (cioè il limite massimo oltre il quale il tasso di interesse da corrispondere sul mutuo non può andare) è in genere ampiamente pubblicizzata dalle banche, non è lo stesso per la presenza della clausola floor: proprio per i contratti di mutuo a tasso variabile, le banche hanno fatto ricorso a clausole floor che prevedono un limite percentuale al di sotto del quale gli interessi dovuti dal mutuatario non possono scendere. In questo modo, il mutuante è garantito da eventuali flessioni significative del tasso Euribor. In sostanza, gli istituti di credito si assicurano una minima redditività nelle operazioni di finanziamento anche in presenza di un futuro forte ribasso dei tassi. Che significa?

Il mutuante riceverà dal mutuatario interessi almeno pari alla valore percentuale individuato dalle clausole floor: e questa regola vale anche nel caso in cui la somma del tasso Euribor e dello spread sia inferiore a tale percentuale. In buona sostanza, lo scopo della banca, inserendo in un contratto di mutuo questa clausola, sarebbe quello di garantirsi, in ogni caso, un rendimento minimo in termini di interessi corrisposti dal mutuatario senza dover gravare il risparmiatore finanziato con uno spread eccessivamente penalizzante.

Floor bancario: clausole vessatorie?

Soprattutto negli ultimi anni, malgrado i tassi bassissimi, le rate dei mutui non scendono mai al di sotto della percentuale inserita nella clausola floor. Si comprende perché i consumatori siano scesi sul piede di guerra, con numerosi giudizi iniziati nei confronti degli istituti di credito proprio per cercare di rendere nulla o inefficace la clausola in questione.

In particolare se ne sostiene la vessatorietà: le clausole di un contratto tra consumatore e professionista sono vessatorie se comportano a carico del primo un significativo squilibro dei diritti ed obblighi derivanti dal contratto stesso [1].

Tale tesi è stata smentita dall’Arbitro Bancario e Finanziario, un sistema alternativo e più rapido rispetto al ricorso al giudice per la risoluzione delle controversie tra i clienti e le banche e gli altri intermediari in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari: se le clausole sono chiare e comprensibili non possono essere vessatorie [2]. Solo in caso contrario, si potrebbe parlare di vessatorietà ma in relazione all’oggetto del contratto ed all’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi [3].

Ma non è tutto: occorre considerare che, a fronte della limitazione (floor) il mutuatario può contare su una agevolazione consistente in uno spread meno penalizzante che rappresenterebbe, quindi, la contropartita per l’accettazione della clausola.

Alla luce di quanto detto, ciò che conta davvero è che la clausola in questione sia debitamente pubblicizzata sotto il profilo della trasparenza: la sua indicazione dovrà emergere tanto nel foglio informativo quanto nel documento di sintesi dove vengono riportate le condizioni economiche del finanziamento e, in particolare, il tasso minimo di ammortamento globale.

Floor bancario: le indicazioni della Banca d’Italia

Sulla questione è intervenuta anche la Banca d’Italia che ha ammonito le banche ad applicare correttamente i tassi di interesse molto spesso non allineati con le rispettive previsioni contrattuali. A dare manforte a Bankitalia anche Confconsumatori, la quale ha aggiunto che chi avesse avuto tale trattamento dovrebbe poter richiedere il rimborso di quanto pagato indebitamente.

Floor bancario e tassi minimi: come richiedere il rimborso?

A tal fine, occorre prima di tutto verificare che siano stati applicati dei tassi minimi senza prevederli nel contratto. Se così non fosse, l’utente può chiedere la restituzione di quanto ingiustamente corrisposto, mettendo in mora la banca e intimandola a ricalcolare le rate da quando l’Euribor è sceso sotto allo zero. In caso di rifiuto, sarà necessario procedere per vie legali.

note

[1] Art. 33 d. lgs. n. 206 del 06.09.2005 (Codice del Consumo).

[2] Art. 34, co. 2, d. lgs. n. 206 del 06.09.2005 (Codice del Consumo).

[3] Le motivazioni sono espresse chiaramente nella decisione 668/2011 presa dal Collegio Nord dell’Arbitro che ha respinto il ricorso di un cliente che riteneva tale clausola illegittima.

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