HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 13 gennaio 2017

Lo sai che? Nuova famiglia: possibile ridurre l’assegno di mantenimento?

> Lo sai che? Pubblicato il 13 gennaio 2017

Dopo la separazione o il divorzio è diritto di ciascuno formare una nuova famiglia: per ottenere però la riduzione dell’assegno per i figli nati dalla precedente unione occorre  provare la riduzione del reddito.

Sono separato da oltre 10 anni da una convivenza di fatto e verso alla mia ex per nostra figlia (adolescente) circa 700 euro al mese, oltre alla metà delle spese straordinarie. Entrambi abbiamo avuto dei figli da nuovi compagni con i quali conviviamo. Ho chiesto alla mia ex una riduzione dell’assegno, ma lei non vuole saperne: potrei ottenerla dal giudice?

La risposta al quesito è affermativa se pur con le dovute precisazioni.

Nuova famiglia: nessuna riduzione automatica dell’assegno di mantenimento

La formazione di una nuova famiglia mantiene comunque sempre fermi per i genitori gli obblighi di mantenimento dei figli nati da una unione precedente (coniugale o meno che sia). Così che, la necessità di far fronte alle esigenze di un figlio nato da una nuova unione non basta per ottenere dal giudice, in via automatica, una riduzione del mantenimento per il figlio (ancorché maggiorenne) nato da una precedente relazione.

Domanda di riduzione dell’assegno per i figli: quali i presupposti?

Al contrario, per vedere accolta la propria istanza il genitore obbligato deve provare la concreta diminuzione delle sostanze o della propria capacità di reddito. Diminuzione che, ad esempio, non può ritenersi concretizzata se il convivente, con i propri mezzi, contribuisca alle spese della nuova famiglia, riequilibrando così le capacità di spesa del partner.

Tale principio è stato affermato dalla Cassazione in una pronuncia di qualche tempo fa [1]; pronuncia in cui la Corte ha negato la domanda di riduzione dell’assegno per il figlio nato dalla precedente unione da parte di un padre separato il quale aveva creato una nuova famiglia. Secondo i giudici, infatti, l’uomo non aveva provato la riduzione delle proprie capacità economiche. Anzi, poiché la sua compagna contribuiva in modo determinante alle spese del nuovo nucleo familiare, anche la costituzione di una nuova famiglia lasciava inalterate le capacità di reddito del genitore tenuto al mantenimento per i figli nati dalla prima unione [2].

Ciò lascia comprendere come nella materia del diritto di famiglia (e tanto più quando si decide nell’interesse di figli) non esistono regole predefinite, ma è sempre necessario valutare caso per caso quali sono le condizioni di reddito dei genitori e rapportarle al tenore di vita dato al figlio quando la famiglia era unita. Dunque, la valutazione del giudice va fatta con riferimento al caso concreto, verificando che la creazione della nuova famiglia abbia peggiorato effettivamente la situazione economica dell’obbligato.

Poter creare una nuova famiglia: solo una libera scelta o un diritto?

In linea generale, comunque, la giurisprudenza ha mostrato una sempre maggiore apertura sul tema, affermando il diritto di ogni persona a costruirsi una nuova famiglia e ad ottenere la modifica delle condizioni di separazione se queste non sono più attuabili rispetto alla nuova realtà [3]. Tale principio, se valevole per le ex coppie di coniugi, può essere senz’altro trasposto anche a quelle degli ex conviventi dalla cui relazione siano nati dei figli, atteso che questi ultimi sono ormai, per legge [4], parificati sotto ogni profilo, a nulla rilevando che essi siano nati fuori o dentro il matrimonio.

Il principio espresso, tuttavia, non ha nulla di scontato. Anzi, può definirsi un principio innovativo in quanto sino a non molti anni fa la Cassazione aveva ritenuto che la costituzione di una famiglia fosse espressione di una «libera scelta e non di una necessità» che non legittimava di per sé la domanda di revisione del contributo per il mantenimento. In altri termini era come se si dicesse: «nessuno ti ha obbligato a crearti una nuova famiglia e perciò non puoi far ricadere sul vecchio nucleo familiare gli effetti delle tue scelte». Al contrario, secondo l’orientamento formatosi negli ultimi anni [5] la nascita di un figlio da una nuova relazione rappresenta l’espressione del diritto costituzionale fondamentale alla creazione di una famiglia [6], riconosciuto anche dalle norme sovranazionali [7]. Per tale motivo,  secondo le più recenti pronunce, la famiglia va tutelata senza distinzioni tra il nuovo ed il vecchio nucleo.

Cosa occorre provare per ottenere la riduzione dell’assegno per i figli

Ciò non toglie però che, pur partendo dal presupposto che la creazione di una nuova famiglia è un vero e proprio diritto, la richiesta di riduzione dell’assegno per i figli (come pure per il coniuge) non può trovare accoglimento in modo automatico, cioè semplicemente attestando al magistrato di avere avuto dei figli da una nuova relazione. Il tribunale, infatti, dovrà sì tener conto delle maggiori spese derivanti da tale sopravvenuta situazione, ma, in ogni caso, se il patrimonio complessivo dell’obbligato al versamento dell’assegno ha una consistenza tale da rendere irrilevanti i nuovi oneri (come nel caso di soggetto con un consistente patrimonio), la richiesta di riduzione del mantenimento non potrà essere accolta.

A riguardo, ad esempio, si è pronunciata proprio di recente la Suprema corte [8], richiamandosi proprio ad un principio espresso nella sentenza prima citata. Ossia: «se è vero che la libertà di formare una nuova famiglia dopo la separazione o il divorzio costituisce l’espressione di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e dall’ordinamento sovranazionale e se è vero altresì che la stessa giurisprudenza non riconduce automaticamente alla formazione di un nuovo nucleo familiare l’effetto di determinare una riduzione degli oneri di mantenimento dei figli nati precedentemente alla nuova unione familiare, è altresì pacifico che la formazione di una nuova famiglia e la nascita di figli dal nuovo partner, determinando la nascita di nuovi obblighi di carattere economico, deve essere valutata come circostanza sopravvenuta che può portare alla modifica delle condizioni stabilite nella separazione o nel divorzio ovvero nel provvedimento del giudice in merito al mantenimento dei figli nati da una unione di fatto».

Così, all’atto pratico sarà fondamentale ai fini dell’accoglimento della domanda di riduzione dell’assegno, riuscire a documentare quanto le circostanze sopravvenute abbiano concretamente inciso sul  proprio reddito. Ad esempio, nella pronuncia in questione la Corte ha verificato una serie di circostanze quali: l’aumento del reddito della moglie in proporzione maggiore rispetto all’aumento del reddito del marito, la nascita di due figli dal nuovo matrimonio dell’uomo con conseguenti nuovi obblighi di mantenimento, l’incremento delle esigenze di spesa da parte dell’uomo. E così, in base alla motivata comparazione delle suddette circostanze, ha rideterminato l’obbligo contributivo del padre a favore della figlia riducendolo del 20%.

Richiesta di riduzione dell’assegno: il consiglio pratico

In conclusione, nella situazione descritta, il lettore ha pieno titolo per rivolgersi al Tribunale e chiedere la riduzione dell’assegno di mantenimento per  la figlia. E’ però essenziale, ai fini dell’accoglimento dell’ istanza, che questa sia anche supportata da idonea documentazione che attesti la concreta riduzione del suo reddito da un lato, come pure l’eventuale l’ aumento delle capacità economiche dell’altro genitore (la ex compagna) dall’altro. Fermo restando però che, in alcun modo, il contributo economico fornito dal nuovo compagno della donna potrà essere considerato integrativo di quello da lui dovuto alla figlia. Sul nuovo partner non possono infatti gravare gli oneri genitoriali (seppur di natura solo economica) per un figlio non proprio.

Il giudice però dovrà anche tenere conto delle attuali esigenze della minore; esigenze che, prevedibilmente, saranno aumentate in proporzione alla sua crescita rispetto alla data del provvedimento del  tribunale. Cosa questa che, d’altro canto, potrebbe comportare il diritto per la madre di chiedere un aumento dell’assegno stesso (si legga a riguardo: Aumento dell’assegno per i figli: quando si può chiedere?).

La decisione del tribunale dovrà, allora, tenere conto anche di quanto verrà (eventualmente) dichiarato a sua volta dalla madre della ragazza qualora decida di costituirsi in giudizio opponendosi alla richiesta dell’ex compagno.

E’ naturale quindi che, nell’ottica di un risparmio sia delle spese processuali che di tempo, non potrà che convenire ad entrambi i genitori sforzarsi nella ricerca di una soluzione condivisa anche eventualmente avvalendosi di un percorso di mediazione familiare o di pratica collaborativa.

note

[1] Cass. sent. n. 23090/13.

[2] Cass. ord. n. 9661/2014.

[3] Cass. sent. n.4551/2012.

[4] L.219/2012.

[5] Cass. sent. n. 6289/2014.

[6] Art. 29 Cost.

[7] Art. 12 Convenz. Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo; art. 9 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

[8] Cass. sent. n. 14175/16.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK