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Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2017

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Lo sai che? Multa, l’ingiunzione del Comune non può essere il primo atto

> Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2017

Per importi fino a mille euro l’ingiunzione di pagamento, anche per verbali conseguenti a violazioni del codice stradale, va preceduta dalla comunicazione con il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.

Nel recuperare le somme per multe non pagate, il Comune può inviare all’automobilista una ingiunzione di pagamento, ma questa non può essere il primo atto di riscossione: l’automobilista deve prima ricevere una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo. È quanto chiarito dal giudice di Pace di Taranto con una recente sentenza [1].

A partire dal 23.08.2011 i Comuni che debbano procedere al recupero delle somme dovute a titolo di multe (o meglio, contravvenzioni stradali) hanno la facoltà di utilizzare, piuttosto che i normali mezzi di riscossione esattoriale, la cosiddetta ingiunzione di pagamento [2]. Questa procedura di recupero, quale strumento legittimo per la riscossione delle sanzioni amministrative e delle altre entrate con risparmio degli aggi esattoriali, è stata di recente ritenuta legittima dalla giurisprudenza intera.

Per effetto di tale possibilità, in tutti i casi di riscossione coattiva di debiti sino a 1.000,00 euro [3], intrapresa dopo il 1 gennaio 2013 (ossia l’entrata in vigore della legge), prima di procedere all’avvio del fermo auto o del pignoramento deve essere inviata, all’automobilista, una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo. Dopo tale comunicazione devono poi decorrere almeno 120 giorni. Pertanto è nulla la multa se il suddetto dettaglio della posizione debitoria viene inviato con un unico documento insieme alla ingiunzione di pagamento della multa, invece di precederla.

Dettaglio debitorio e ingiunzione di pagamento devono quindi essere separati da una distanza di 120 giorni e non possono essere emanati con un unico atto, altrimenti viene meno lo scopo della legge. Se tale disposizione viene violata, l’ingiunzione può essere impugnata davanti al giudice di pace, con conseguente possibilità di non pagare più la multa.

note

[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 1220/16 dell’8.04.2016.

[2] Art. 1 co. 544 L. 24.12.2012 n. 228.

[3] Ai sensi del DPR 602/73.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO-SEZ.1

nella persona del dott. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente

SENTENZA n.1220

nella causa civile iscritta in prima istanza al R.G. n. 3682/2014 avente per oggetto: Opposizione a ingiunzione per € 320,95 a seguito di sanzione amministrativa, promossa da:

N.L. elettivamente domiciliato in Massafra alla piazza Vittorio Emanuele n. 18, presso lo studio legale dell’avv. Vito Miccolis         opponente

contro

COMUNE DI T., in persona del l.r.p.t., difeso dal proprio FUNZIONARIO giusta delega in atti                                           resistente

Conclusioni per l’opponente:

“ Preliminarmente sospendere l’esecuzione del provvedimento impugnato;

-nel merito dichiarare nullo ed improduttivo di effetti l’atto d’ingiunzione n. 18585/2014 emesso dal Comune di T. ed il richiamato verbale di contestazione del Comando di Polizia Urbana di T., emessi nei confronti della ricorrente e, per l’effetto, revocarli;

-In subordine ridurre al minimo la sanzione amministrativa; -condannare il Comune di T. al pagamento delle spese e competenze del presente giudizio, con distrazione in favore dell’avv. Vito Miccolis anticipatario.”

Conclusioni per il Comune opposto:

“ Voglia l’On.le Giudice di Pace adito, contrariis reiectis, rigettare la domanda proposta dall’attore perché assolutamente infondata in fatto e diritto.”

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione depositato il 18.06.2014 l’opponente impugnava l’ingiunzione n. 18585 del 04.03.2014 per la somma di €.320,95 a seguito del mancato pagamento della sanzione di cui al verbale di violazione al Codice della Strada commessa con l’autovettura targata n.DP…GR e precisamente verbale n. 64463708 del 20.12.2008, assunto notificato il 15.04.2009 dalla Polizia Municipale del Comune di T..

L’odierno attore, con il menzionato atto di citazione, presentava una serie di eccezioni a sostegno delle proprie conclusioni:

-Violazione del 3° comma dell’art. 203 del C.d.S.;

-violazione della Legge n. 241/1990;

-mancanza di motivazione;

-mancanza di titolo del Dirigente la P.M. e del responsabile del procedimento per emettere ingiunzione di pagamento;

-l’ingiunzione di pagamento non è strumento previsto per la riscossione coatta delle sanzioni amministrative;

-inesistenza della notifica;

-nullità dell’ingiunzione perché sottoscritta solo dal Dirigente la P.M. e dal responsabile del procedimento;

-il verbale indicato nell’ingiunzione non era stato regolarmente notificato al ricorrente pertanto il Comune di T. non aveva titolo per procedere per inesistenza del titolo, inoltre doveva essere messa in esecuzione la sentenza e non richiedere un nuovo titolo esecutivo;

-mancanza di notifica del verbale di contestazione entro il termine di 150 giorni dalla violazione;

-intervenuta prescrizione della pretesa da parte dell’esattore;

-illegittima applicazione delle maggiorazioni di cui all’art. 27 della L. 689/81;

-mancata indicazione nell’ingiunzione dalla cifra globale degli interessi dovuti;

-difetto di notifica.

Si costituiva il convenuto Comune di T., come sopra rappresentato e difeso, il quale contestava le domande, eccezioni, deduzioni ed affermazioni attoree tutte, contenute nell’atto di citazione e proposte nei suoi confronti, in quanto infondate in fatto ed in diritto per motivi specificamente trattati.

Da tutto quanto sopra argomentato e dedotto ne conseguiva, pertanto, proseguiva il difensore del Comune, la fondatezza della contestazione in parola e la piena legittimità dell’operato della Polizia Municipale di T., per cui l’Ente convenuto chiedeva accogliersi le conclusioni riportate in epigrafe.

Subentrato l’attuale GDP al precedente dimesso per limiti di età, e sulla base della documentazione depositata (Ingiunzione notificata del Comune di T.; Copia dei due verbali, ricevute delle notifiche dei due verbali, ecc ) e della prova testimoniale, espletata precisate le conclusioni e discussa la causa, la stessa era riservata per la decisione all’udienza del 04.12.2015.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare è opportuno precisare di quali poteri può disporre il Giudice nell’ambito delle opposizioni alle sanzioni amministrative, quale procedimento speciale.

Il 6° comma dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981, espressamente prevedeva: ” Nel corso del giudizio il giudice dispone, anche d’ufficio, i mezzi di prova che ritiene necessari e puo’ disporre   la   citazione   di testimoni anche senza la formulazione di capitoli.”

L’art. 2 d.lgs n. 150/2011 che ha modificato tale norma prevede:

1.Nelle controversie disciplinate dal Capo II, non si applicano, salvo che siano espressamente richiamati, gli articoli 413, 415, settimo comma, 417, 417-bis, 420-bis, 421, terzo comma, 425, 426, 427, 429, terzo comma, 431, dal primo al quarto comma e sesto comma, 433, 438, secondo comma, e 439 del codice di procedura civile.

2.L’ordinanza prevista dall’articolo 423, secondo comma, del codice di procedura civile puo’ essere concessa su istanza di ciascuna parte.

3.L’articolo 431, quinto comma, si applica alle sentenze di condanna a favore di ciascuna delle parti.

  1. Salvo che sia diversamente disposto, i poteri istruttori previsti dall’articolo 421, secondo comma, del codice di procedura civile non vengono esercitati al di fuori dei limiti previsti dal codice civile.

Quindi, attualmente la disposizione del 6° comma dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981 è stata sostituita dall’art. 421 c.p.c. il quale, salvo la non applicazione del 3° comma prevede:

1) Il giudice indica alle parti in ogni momento le irregolarità degli atti e dei documenti che possono essere sanate assegnando un termine per provvedervi, salvo gli eventuali diritti quesiti.

2) Può altresì disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché la richiesta di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle associazioni sindacali indicate dalle parti. Si osserva la disposizione del comma sesto dell’articolo 420.

Passando all’esame nel merito, si osserva che relativamente alla facoltà della P.A. di ricorrere all’ingiunzione fiscale, il recente art. 32 del D.L.T. nr. 150/2011, relativamente all’opposizione a procedura coattiva per la riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici, ha ridato implicitamente vigore alla legge del 1910, prevedendo:

“1. Le controversie in materia di opposizione all’ingiunzione per il pagamento delle entrate patrimoniali degli enti pubblici di cui all’articolo 3 del testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici approvato con regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, sono regolate dal rito ordinario di cognizione.

  1. È competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento opposto.
  2. L’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5.”

E’ quindi pacifico che a partire dal 23.08.2011 i Comuni hanno la facoltà di utilizzare questa procedura di recupero, quale strumento legittimo per la riscossione delle sanzioni amministrative e delle altre entrate con risparmio degli aggi esattoriali, rigettandosi di conseguenza l’eccezione in tal senso sollevata dall’opponente.

Si richiama ora il principio fondamentale stabilito dalla Cass Sez. Unite secondo il quale: “ le preclusioni o le decadenze processuali non possono limitare il potere del Giudice diretto a controllare la legalità degli atti, altrimenti, se così non fosse, ci si troverebbe – quanto meno – in presenza di un’ipotesi di sanatoria dell’invalidità di un atto nullo non prevista dall’ordinamento, ma, soprattutto, sarebbe svilito il ruolo e la funzione del Giudice ( Cass Sez Un. 04.09.2012 n. 14828).

Sulla base di tale principio d’Ufficio si rileva la violazione di legge in merito al mancato invio da parte dell’Esattore della comunicazione ex comma 544 dell’art. 1 della legge 24.12.2012 n. 228.

Per effetto di tale normativa, in tutti i casi di riscossione coattiva di debiti sino a 1.000,00 euro ai sensi del DPR 602/73, intrapresa successivamente all’entrata in vigore della legge (1.1.2013), non si procede all’avvio delle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di 120 giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.

Detta innovazione appare utile nel caso dei fermi delle auto disposti per crediti di esiguo ammontare. L’art. 86 del DPR 602/73, infatti, non prescrive che, prima dell’adozione del fermo, debba essere data comunicazione al contribuente; non a caso, tale necessità è stata introdotta dall’Amministrazione finanziaria .

Esattamente il comma suddetto prevede: “In tutti i casi di riscossione coattiva di debiti fino a mille euro ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, intrapresa successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo il caso in cui l’ente creditore abbia notificato al debitore la comunicazione di inidoneita’ della documentazione ai sensi del comma 539, non si procede alle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di centoventi giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.” ( cfr. G.d.P. di Taranto, sent. n. 3111 del 7.10.2015 – La Legge Per Tutti).

E’ evidente la violazione commessa dal Comune di T. nell’aver emesso l’ingiunzione per la somma pretesa senza la preventiva comunicazione del dettaglio della posizione debitoria. A tal riguardo si osserva che il dettaglio della posizione debitoria deve precedere l’ingiunzione e i due atti ( dettaglio debitorio e ingiunzione) non possono essere emanate con un unico atto, altrimenti viene meno la ratio del comma 544 sopra riportato.

Altra considerazione consiste nella circostanza che l’Amministrazione ha sostanzialmente emesso l’ingiunzione di pagamento opposta al fine di costituirsi un titolo esecutivo per procedere alla riscossione delle somme vantate nei confronti dell’odierno contravventore in spregio tanto al citato art. 203, III comma, Codice della Strada (il titolo esecutivo era già costituito dal verbale di accertamento non opposto e pagato in ritardo), quanto all’art. 36, II comma, D.L. n. 248/2007 il quale, in relazione al termine entro cui il Comune è tenuto alla notifica del titolo esecutivo al contribuente, ha stabilito che tale titolo deve essere notificato – a pene di decadenza – “entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo”.

Secondo quest’ultimo dettato normativo, l’Ente Comunale è, peraltro, decaduto dal diritto di procedere alla riscossione delle somme in quanto l’ingiunzione veniva notificata 12.03.2014, cioè ben oltre il termine fissato, incorrendo nella eccepita preclusione.

Se il Dirigente Comunale ha cercato di porre rimedio ad una evidente decadenza (per giunta, in danno dell’amministrazione), ricorrendo ad un rimedio qualsiasi piuttosto che a quello ormai affetto da decadenza, non può certo dirsi che a farne le spese debba essere il cittadino.

Si esamina infine la legittimità o meno della maggiorazione del 10 % prevista semestralmente e di cui all’art. 27 della legge 689/81.

Invero, tale maggiorazione non é dovuta poiché la suindicata previsione normativa che la parte opposta ha ritenuto di poter applicare al caso di specie e approfonditamente sostenuta nelle proprie note difensive, prevede una fattispecie diversa: essa infatti riguarda l’ipotesi in cui sia stata emessa una ordinanza della Prefettura di Pesaro, ordinanza che a seguito della definitività del verbale per mancata riassunzione nei 60 giorni non risulta sia stata emessa.

La Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 308 del 14 luglio 1999, in riferimento all’articolo 206 del codice della strada e dei suoi rapporti con l’articolo 27 della legge 24 novembre 1981, n. 689, relativamente alle maggiorazioni, ha precisato che “la maggiorazione per ritardo prevista dall’art. 27, sesto comma, della legge n. 689 del 1981 a carico dell’autore dell’illecito amministrativo, cui sia stata inflitta una sanzione pecuniaria, ha funzione, non già risarcitoria o corrispettiva, bensì di sanzione aggiuntiva, nascente al momento in cui diviene esigibile la sanzione principale.”

Occorre esaminare altresì da quando la sanzione principale diventa esigibile.

La Legge 24/11/1981 n. 689, entrata in vigore il 01.12.1981, fu emanata in un periodo in cui, vigendo ancora il D.P.R. 15.06.1959 n. 393 (il vecchio codice della strada), la contravvenzione non oblata nei termini non aveva valore di titolo esecutivo e pertanto, affinché l’ente creditore potesse procedere alla riscossione della medesima, doveva instaurarsi un procedimento consistente nella presentazione da parte della autorità irrogante la contravvenzione di un rapporto al Pretore (art. 142 vecchio c.d.s.) e nella successiva inflizione da parte del Pretore della sanzione mediante emissione di decreto penale di condanna (art. 143 vecchio c.d.s.). Tale disciplina è poi stata modificata proprio dalla entrata in vigore della Legge 689/81 che agli artt. 17 e 18 ha previsto la presentazione da parte del funzionario o dell’agente accertatore del rapporto al Prefetto (art. 17 comma 1) e la eventuale successiva emissione di ordinanza-ingiunzione da parte del Prefetto (art. 18 comma 2) che costituisce titolo esecutivo per la somma ingiunta (art. 18 ultimo comma) sulla quale, in mancanza di pagamento nei termini, è dovuta la maggiorazione prevista dall’art. 27 comma 6 della legge 24.11.81 n. 689.

Appare quindi chiaro che la ragione della rivisitazione del procedimento deputato alla riscossione delle contravvenzioni operata dalla Legge 689/81, oltre ovviamente alla depenalizzazione delle contravvenzioni, era quella di rendere più semplice la procedura per la riscossione, che si concludeva con la applicazione della esosa maggiorazione prevista dall’art. 27 comma 6 della Legge 24/11/1981 n. 681.

Il suddetto procedimento, che inizialmente non consentiva al ricorrente di adire direttamente l’Autorità giudiziaria, se non dopo l’esito-rigetto del ricorso amministrativo al Prefetto, più volte oggetto di censura da parte della Corte di Cassazione, in quanto procedimento che impediva in effetti di adire direttamente la giurisdizione, violando l’art. 24 della Cost., è stato poi semplificato dal Decreto legislativo 30/04/1992 n. 285 (il nuovo codice della strada), che, entrato in vigore il 1.01.1993, ha derogato alle disposizioni di cui all’art. 17 della Legge 689/81, attribuendo automaticamente valore di titolo esecutivo al verbale di accertamento di violazione non impugnato e non oblato nei termini (art. 203 CDS).

II legislatore ha, pertanto, deciso di differenziare la fattispecie della ordinanza-ingiunzione prefettizia per i verbali impugnati, per la quale è senz’altro applicabile anche la maggiorazione ex art. 27 comma 6 della Legge 24/11/1981 n. 689, dalla fattispecie del mancato pagamento in misura ridotta del verbale di accertamento, per la quale la sanzione prevista è soltanto quella stabilita dall’art. 203 comma 3 c.d.s. (pagamento della metà del massimo edittale più le spese) e non anche la maggiorazione ex art. 27 comma 6 della Legge 24/II/1951 n. 689, che dovrebbe applicarsi quale sanzione aggiuntiva nell’ipotesi di ulteriore resistenza del trasgressore e/o di mancato pagamento a seguito dell’emissione dell’ordinanza-ingiunzione da parte del Prefetto e/o del provvedimento di condanna del Giudice adito.

Riassumendo, l’art. 203 comma 3 c.d.s., in deroga alla disciplina prevista dall’art. 17 della Legge 689/81 che prevedeva l’emissione di una ordinanza-ingiunzione, ha una maggiorazione pari al 20 % annua, avendosi nel caso di specie a seguito dei cinque anni trascorsi dal giorno del verbale, il raddoppio della somma già raddoppiata.

Per tutto quanto sin qui dedotto, anche sotto questo ulteriotre profilo, l’ingiunzione di pagamento deve ritenersi illegittima e manifestamente infondato è il diritto dell’Ente Comunale di procedere alla riscossione delle somme portate dall’atto opposto che, pertanto, deve essere annullato.

Inoltre, il Comune opposto non ha esibito le ricevute delle seconde raccomandate a conferma della notifica dei due verbali ai familiari dello stesso opponente, non più domiciliato presso di loro, come risulta dalla prova testimoniale.

Non essendoci prova di quanto sopra, le notifiche devono ritenersi non valide.

Il 6° comma dell’art. 7 della legge 890/82 che regola le notifiche tramite il servizio postale, aggiunto dal comma 2-quater dell’art. 36, D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione, prevede:

“ Se il piego non viene consegnato personalmente al destinatario dell’atto, l’agente postale dà notizia al destinatario medesimo dell’avvenuta notificazione dell’atto a mezzo di lettera raccomandata .”

Non si può omettere di rilevare che le notifiche dei plichi in colore “verde” inerisce una materia depenalizzata che a volte può comportare gravi danni a carico del destinatario.

Nella fattispecie, il postino, ha certificato di avere consegnato i due uno al padre ed uno alla madre dell’opponente, ma senza averli identificati, come avviene invece normalmente nella procedura di notifica presso l’Ufficio Postale, dove occorre esibire anche la delega con la copia del documento di identificazione ( cfr Corte di Cassazione, ordinanza 11/6/2014).

Di conseguenza illegittima risulta la ingiunzione notificata all’opponente, non potendo la stessa che essere annullata, ritenendo assorbiti tutti gli altri numerosi motivi eccepiti dalla parte attrice.

Per quanto riguarda le spese processuali richieste, si osserva che il Comune di Taranto, avendo ricevuto l’atto di citazione avrebbe dovuto immediatamente annullare in autotutela l’ingiunzione, evitando di far sopportare all’opponente ulteriori spese proseguita con l’attività processuale.

Con la Sentenza n. 23993/2007 del 19/11/2007 la Suprema Corte di Cassazione ha affermato il principio fondamentale, sancito dalla Carta Costituzionale, del diritto al riconoscimento delle spese legali a favore del cittadino che abbia impugnato una cartella esattoriale o una sanzione amministrativa. Se, infatti, il giudice riconosce l’illegittimità della cartella o della sanzione elevata o di un conseguente provvedimento della P.A., altrettanto dovrà riconoscere al cittadino, ingiustamente sanzionato, il diritto al ristoro delle spese legali che questi ha necessariamente dovuto sostenere, non essendo esperto di norme sostanziali e procedurali. Lasciare a carico del cittadino il costo delle spese legali significherebbe comunque sanzionarlo anche in caso del riconoscimento del proprio diritto all’annullamento della sanzione stessa. Le spese legali, in conclusione, non possono essere compensate (vedasi anche: Cass. Civ. n. 7044 del 7/7/1999; Cass. civ. n. 13505 del 21/7/2004).

Pertanto, il Comune di T. va condannato al parziale ristoro in favore del difensore dell’opponente delle spese e competenze di lite che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

il giudice di Pace di Taranto, dr. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sull’opposizione depositata il 18.06.2014 all’ ingiunzione n. 18585 del 04.03.2014 per la somma di €.320,95 a seguito del mancato pagamento della sanzione di cui al verbale di violazione al Codice della Strada commessa con l’autovettura targata n.DP668GR e precisamente verbale n. 64463/08 del 20.12.2008 dalla Polizia Municipale del Comune di T., rigettate e/o ritenute assorbite le altre deduzioni, così decide:

1)annulla l’ingiunzione impugnata;

2)condanna il Comune di T. in p.l.r.p.t. al rimborso a favore del difensore della parte opponente, delle spese e competenze di lite che liquida in complessivi € 137,00 di cui € 37,00 per spese ed € 100,00 per competenze professionali, oltre IVA e CAP come per legge, compensando tutte le altre spese ed onorari.

Così deciso a Taranto il 08.04.2015

Il Giudice di Pace

( dott. Martino Giacovelli)

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