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Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2017

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Lo sai che? Diritto di cronaca, limiti

> Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2017

Quando è possibile pubblicare una notizia e quando invece va cancellata: uno sguardo particolare ai siti internet e ai blog. Il diritto all’oblio.

Se hai un giornale online, un sito, un blog o una pagina social che aggiorni costantemente (ad esempio una fanpage su Facebook) e, in questa tua attività, ti occupi spesso di fatti di cronaca, è necessario che tu conosca i limiti oltre i quali non puoi spingerti nel commentare le notizie e i fatti quotidiani. Perché, se è vero che la Cassazione ha ormai detto che un sito internet non può essere equiparato a un normale giornale se non ha tutti gli aspetti di questo (continuità delle pubblicazioni, presenza di un direttore responsabile, rilevanza pubblica delle notizie, ecc.), dall’altro lato è anche vero che chi esagera con un commento, un giudizio o un semplice aggettivo su internet rischia una condanna penale, anche con l’aggravante (vista la forte diffusione che ha il messaggio online). Circostanza, quest’ultima, chiarita proprio di recente dalla Cassazione.

Dunque, se il reato di diffamazione con l’aggravante della pubblicità è sempre dietro l’angolo, non ci si può trincerare ideologicamente dietro un asserito, e spesso equivocato, diritto di cronaca nell’ostinarsi, ad esempio, a non riconoscere l’altrui diritto all’oblio o a non aggiornare una notizia con gli sviluppi giudiziari. La realtà è che, prima o poi, la condanna penale per chi ignora – o finge di ignorare – le norme giuridiche, scatta sempre.

Ma è soprattutto la “giusta misura” del commento che, spesso, i novelli editori di internet ignorano, quella che la giurisprudenza chiama continenza dell’esposizione. Ed ecco perché, secondo la Cassazione, anche chiamare «pregiudicato» una persona con la fedina penale macchiata da una condanna può integrare il reato di diffamazione. Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono i limiti del diritto di cronaca [1].

La verità della notizia

Il primo limite che incontra chi pubblica una notizia è quello della «verità» del fatto. Fatto che non può essere inventato o esagerato. La cronaca non può far uso di iperboli o di modi di dire. Né si può scaricare la colpa sulle proprie fonti se queste non sono serie. Chi riporta “voci di corridoio” si assume tutta la responsabilità di ciò che dice. La fonte giornalistica deve essere sempre affidabile. Se si pubblica una notizia falsa, ma l’errore del giornalista è scusabile per aver questi pubblicato un fatto che, all’esito di attente ricerche, riteneva essere vero, non si configura la diffamazione.

Anche nel riportare l’accusa formulata da un giudice – ad esempio quella contenuta in un rinvio a giudizio, in un mandato d’arresto o in un avviso di garanzia – bisogna prestare massima attenzione. L’accusa è una cosa, la verità (giudiziale) un’altra. Verità che si avrà solo al momento della sentenza definitiva. Quindi, bisogna fare attenzione a «virgolettare» ogni frase ripresa da documenti giudiziali, citando la fonte e specificando che, al momento, il processo è ancora in corso. Nel nostro ordinamento vige il principio di presunzione di innocenza fino a condanna irrevocabile. Dunque, la persona di cui si sta parlando non può essere bollata come colpevole prima della fine del processo.

La continenza nell’esposizione della notizia

Anche una notizia vera può essere diffamatoria se riportata in termini denigratori, di disprezzo verso la persona, con insulti gratuiti e arbitrari. Le valutazioni non possono risolversi in attacchi ingiustificati alla persona, ma devono limitarsi a commentare i fatti.

Nel riportare una notizia è necessario improntare la cronaca a serena obiettività. È il cosiddetto requisito della “continenza”, cioè il rispetto della forma dell’espressione che deve caratterizzare sempre la cronaca (quindi assenza di termini insultanti). Non bisogna sconfinare mai nel “personale”: bisogna ricordare che l’oggetto dell’articolo giornalistico possono essere solo i fatti e non la morale delle persone.

Il pubblico interesse sulla notizia pubblicata

Una notizia vera ed esposta in modo sobrio può ugualmente risultare illecita e violare i limiti del diritto di cronaca se non riguarda una questione di pubblico interesse. Su questo concetto, in realtà, la giurisprudenza è piuttosto larga, ritenendo che possa essere d’interesse anche il fatto di gossip, il pettegolezzo o un aspetto della vita privata di una persona pubblica.

Tuttavia, se ad esempio il telegiornale dovesse fare un servizio su un automobilista qualunque per la violazione del limite di velocità, con conseguente multa per autovelox, ci si troverebbe dinanzi a un’eco spropositato rispetto all’interesse che il fatto assume. La diffusione della notizia, in tal caso, non avrebbe che lo scopo di diffamare una persona e dovrebbe considerarsi illecita.

Attualità della notizia pubblicata

Anche il rispetto dei tre elementi appena citati non mette al sicuro il giornalista dalla pubblicazione di una notizia se questa riguarda un fatto ormai vecchio e, quindi, non più di pubblico interesse. La vecchia condanna di svariati anni fa non può tornare a galla senza una ragione. Così come, su internet, è vietato tenere troppo tempo online i nomi (e i tag) di persone che, sebbene hanno commesso un reato o qualsiasi altro illecito, hanno nel frattempo scontato la pena e si stanno riabilitando. Equivarrebbe a non consentire a questi ultimi – così come invece la Costituzione garantisce – di rifarsi una vita (è la cosiddetta funzione sociale della pena che deve tendere al reinserimento del colpevole nella società).

Quanto appena detto viene sintetizzato con un concetto: diritto all’oblio. Diritto che spetta anche ai criminali, sempre che la notizia non sia ancora di interesse collettivo o non venga ripescata, ad esempio, da un prosieguo delle indagini o dei processi.

note

[1] I limiti del diritto di cronaca, secondo la giurisprudenza, sono:

– la verità della notizia pubblicata e la conseguente esigenza che il giornalista sottoponga a verifica rigorosa la fonte della sua notizia (Cass. 9.7.2009, n. 28258; Cass. 30.9.2008, n. 37124; Cass.12.7.2007, n. 27283; Cass. 14.11.2007, n. 42067; Cass. 14.10.2005, n. 37463; Cass. 14.12.2004, n. 48095; Cass. 15.10.2004, n. 40415; Cass. 31.5.2004, n. 24711);

– l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti riferiti in relazione alla loro attualità e utilità sociale (Cass. 17.12.2008, n. 46528; Cass. 12.12.2007, n. 46295; Cass. 14.11.2007, n. 42067; Cass. 7.3.2006, n. 8042);

– massima obiettività nell’esposizione dell’informazione (Cass. 4.2.2005, n. 4009; Cass. 13.3.2001, n. 10337; Cass. 12.2.1999, n. 1847).

Autore immagine: 123rf com

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