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Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2017

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Lo sai che? Cartella di pagamento e ruolo devono essere firmati?

> Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2017

A differenza dell’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, la cartella esattoriale non deve essere necessariamente firmata dal capo ufficio.

Ricordate lo scandalo degli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate nulli perché non firmati dal capo ufficio? Ebbene, questa regola non vale anche per i ruoli e per le cartelle di pagamento che possono essere ritenuti comunque validi anche se non riportano la sottoscrizione del capo ufficio. È quanto chiarito dalla commissione tributaria provinciale di Caltanissetta in una recente sentenza [1]­

Che cos’è il ruolo?

Si tratta di un elenco che ciascun Ente impositore (ad esempio l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, ecc.) compila, indicando i contribuenti (con nominativo e codice fiscale) e le somme che l’ente stesso, sulla base della propria documentazione, ritiene siano dovute. Questo elenco viene inviato all’Agente della riscossione perché proceda a recuperare le somme con le misure di esecuzione forzata (pignoramento immobiliare, del conto corrente, stipendio, pensione, ecc.) o avvalendosi delle misure cautelari (fermo auto, ipoteca).

Cos’è la cartella di pagamento?

È l’atto successivo al ruolo, emesso non più dall’Ente impositore, ma dall’Agente della riscossione dopo aver ricevuto il ruolo. Con la cartella di pagamento si notifica al debitore l’avviso che, in caso di mancato pagamento nei termini di legge, si inizierà l’esecuzione forzata. Questi termini sono di 60 giorni per debiti tributari (ad es.: Irpef, Iva, Imu, Tasi, ecc.), di 40 giorni per i contributi previdenziali (Inps, Inail), di 30 giorni per le contravvenzioni del codice della strada (multe).

Il ruolo non va necessariamente firmato

A detta della Ctp siciliana, la firma del ruolo (cioè l’elenco dei debitori morosi con il fisco) può avvenire tanto con la materiale apposizione della firma da parte del dirigente responsabile, ma anche in via centralizzata, mediante il sistema informativo interno all’amministrazione creditrice, ossia in modalità telematica. Anche questa seconda forma è pienamente lecita e non costituisce un vizio di nullità del ruolo. Questa possibilità è stata introdotta solo nel 2005 [2], allo scopo di snellire le procedure di riscossione degli uffici finanziari, evitando la necessità della materiale sottoscrizione da parte del dirigente dell’ufficio. Ma la Cassazione ha ritenuto che tale principio si possa applicare anche per i ruoli emessi anteriormente a tale data [3].

Al contrario, la mancanza di firma del dirigente sull’avviso di accertamento fiscale – che è l’atto iniziale con il quale il fisco (o meglio l’Agenzia delle Entrate) contesta al contribuente l’evasione fiscale – comporta la nullità di tale atto. Tale norma – sostiene la Ctp – non si può applicare in via analogica anche al successivo ruolo. Per cui la mancanza della firma del capo ufficio sul ruolo non ha alcuna conseguenza sul piano pratico.

La cartella non va necessariamente firmata

Come il ruolo, anche la cartella esattoriale – che, come detto, è l’atto successivo a firma dell’Agente della riscossione – non deve contenere la firma autografa del capo ufficio, dovendo solo indicare il responsabile del procedimento [4].

note

[1] Ctp Caltanissetta sent. n. 1127/1/2016.

[2] Dl n. 106/2005.

[3] Cass. sent. n. 23550/15.

[4] Cass. sent. n. 9872/16.

Autore immagine: Laleggepertutti.it/Palumbo

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