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Lo sai che? Pubblicato il 3 gennaio 2017

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Lo sai che? Coltello, quando mi fermano se la lama è troppo lunga

> Lo sai che? Pubblicato il 3 gennaio 2017

Dopo quanti centimetri di lunghezza non si può portare fuori casa un coltello da cucina, una catana o altra lama?

La legge non stabilisce una lunghezza determinata della lama, al di sotto della quale portare con sé un coltello sia lecito e oltre la quale sia invece reato. Ciò che conta è l’uso che del coltello, indipendentemente dalle sue dimensioni, si possa fare. Ci si spiega meglio.

Il coltello è considerato dalla legge uno strumento atto a offendere o arma impropria, con ciò intendendo che la sua naturale destinazione non è l’offesa, ma il taglio di materiali vari; tuttavia esso può anche essere utilizzato, impropriamente, come arma [1].

In quanto arma impropria, dunque, il coltello può essere liberamente tenuto in casa e, fuori casa, si può portare solo se esiste un giustificato motivo [2].

Per giustificato motivo si intendono le esigenze di chi porta con sé il coltello, esigenze che vanno valutate caso per caso, in base alle caratteristiche del coltello ed alla personalità del suo possessore [3].

Si pensi ad esempio al camionista che porta con sé un coltello da cucina per prepararsi il pranzo, oppure ad una famiglia che porta con sé un coltello per prepararsi dei panini durante un picnic: nessuno potrebbe contestare loro il possesso del coltello nell’abitacolo del camion, o nel cestino del picnic e ciò sia che si trattasse di un coltellino svizzero, sia che che si trattasse di un coltello da cucina con lama da 12-14 cm; diversamente non sarebbe altrettanto giustificabile il possesso degli stessi coltelli predetti nello zaino di un ragazzo che passeggia in città.

Ciò che dunque rende lecito o illecito il possesso di un coltello non è la lunghezza della sua lama, ma la ragione che lo giustifica.

Un tempo era considerato lecito il possesso di coltello con lama di lunghezza inferiore ai 4 cm [4]. Questa previsione è stata però superata la una legge introdotta nel 1975 e dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, che hanno imposto come unico parametro quello del giustificato motivo [5].

Diversamente dal coltello è considerato una vera e propria arma il pugnale [6]: esso infatti è dotato di doppia lama e di punta acuminata, dunque la sua destinazione è necessariamente l’offesa.

Il pugnale è dunque considerato arma propria, va sempre denunciato alle forse di Polizia e non ne è mai consentito il porto.

Vi sono solo due casi in cui è possibile portare con sé un pugnale:

  • quando si tratta di pugnale da sub, ovviamente quando il possesso è giustificato da attività di pesca subacquea;
  • quando è in dotazione alle Forze dell’ordine al pari di un’arma da sparo.

La distinzione tra pugnale e coltello è importantissima in quanto il possesso ingiustificato di coltello è considerato contravvenzione e punito con l’arresto da 6 mesi a 2 anni [7] e con il pagamento di un’ammenda da 1000 a 10.000 euro; il possesso di un pugnale, invece, è considerato porto abusivo d’armi [8], reato punito con l’arresto da 18 mesi a 3 anni.

note

[1] Art. 45, comma 2, Regolamento di attuazione del TULPS, R.D. 18/06/1931, n. 773

[2] Art. 4, L. 110/1975

[3] Cass. sent. n. 580/1996

[4] Art. 80, R.D. 635/1940

[5] Cass. sent. n. 580/1996

[6] Art. 45, Regolamento attuativo del TULPS, R.D. 18/06/1931, n. 773

[7] Art. 4, L. 110/1975

[8] Art. 699 c.p.

Cass., 24/06/1970, n. 0430: “Agli effetti dell’art. 80 R.D. 6 maggio 1940, n.635, che determina gli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere che non possono portarsi senza giustificato motivo a norma dell’art. 42 T.U. leggi di P.S., per lama di coltello deve intendersi non solo la parte tagliente, ma anche la parte non tagliente di raccordo al manico“.

Cass., 15/04/1975, n. 4143: “E’ punibile ai sensi dell’art. 699 C.P. il porto del tipo ‘molletta’, poiché esso assume le caratteristiche di un pugnale o di uno stiletto. Invero, agli effetti dell’art. 39 del T.U. legge di P.S., sono considerate armi proprie, oltre tutte le armi da sparo, tutte le altre la cui destinazione è l’offesa alla persona e l’art. 45 del regolamento comprende espressamente fra gli strumenti da punta e taglio la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona i pugnali e gli stiletti, per i quali non è ammessa licenza“.

Cass., 09/03/1981, n. 1967: “Il porto abusivo delle armi bianche proprie – ossia di quelle a punta e taglio la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona – è punito ai sensi dell’art. 699 del C.P., mentre il porto ingiustificato, fuori dalla propria abitazione e delle appartenenze di esse, delle armi bianche improprie – ossia di quelle la cui predetta destinazione sia secondaria od occasionale – è punito ai sensi dell’art. 4, commi secondo e terzo, dalla legge n. 110 del 1975“.

Cass., 20/03/1981, n. 2417: “L’art. 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110 stabilisce, abrogando il disposto dell’art. 42 della legge di P.S., che senza giustificato motivo non possano portarsi fuori della propria abitazione e della appartenenza di essa, fra l’altro, anche ‘strumenti da punta e da taglio atti ad offendere’. Non è perciò più necessario che un coltello per essere considerato arma presenti determinate dimensioni, così come era richiesto dalla precedente normativa. Trattandosi di uno strumento da punta o da taglio deve essere considerato alla luce della nuova legge arma impropria, poiché è oggetto che, pur non avendo come destinazione naturale l’offesa, è pur sempre idoneo a ledere e ad attentare all’incolumità personale“.

Cass., 18/01/96, n. 580: “Il reato di cui all’art. 4 legge 18 aprile 1975 n. 110 sussiste soltanto allorché sia, tra l’altro, provato che l’agente ha portato “senza giustificato motivo” fuori della propria abitazione qualcuno degli oggetti elencati nel detto articolo. E deve intendersi per motivo giustificativo del porto quello determinato da particolari esigenze dell’agente perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite relazionate alla natura dell’oggetto, alle modalità di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento, alla normale funzione dello oggetto. Ne consegue che il porto di coltello da caccia e di coltello con cavaturaccioli da parte di chi si reca per diporto in zona boschiva è pienamente giustificato atteso che detti oggetti sono tra quelli che normalmente un soggetto porta con sé, allorquando si reca in gita in zona boschiva di montagna ove gli stessi possono essere utilmente usati“.

Cass., 15/01/1987, n. 0254: “Il porto di un coltello a serramanico è da ritenersi legittimo se detto oggetto deve essere impiegato nell’uso suo proprio e rimane tale per tutto il tempo di durata della attività e, quindi, all’assenza della abitazione. Ne consegue che non risponde di reato di cui all’art. 4 legge n. 110 del 1975 colui il quale, avendo portato con sé un coltello per adempiere al suo lavoro nei boschi, successivamente, e prima del rientro a casa, si ubriachi e lo esibisca in pubblico perché il fatto non costituisce reato“.

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