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Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2017

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Lo sai che? Giardino condominiale a parcheggio: quale maggioranza?

> Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2017

Per il mutamento del giardino in parcheggio condominiale ci vuole il consenso della maggioranza dei voti che rappresentino i due terzi dei millesimi. Si tratta di innovazione non vietata.

Per votare il mutamento di destinazione del giardino condominiale ad area di parcheggio è necessario il consenso della maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresentino almeno i due terzi dei millesimi dell’edificio [1]: si tratta, infatti, di una innovazione per la quale il codice civile prescrive delle maggioranze più consistenti.

È vero: in generale, la legge [2] vieta le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino. Ma, quando la destinazione a parcheggio del giardino riguardi solo una minima parte di quest’ultimo non c’è alcun apprezzabile deterioramento del decoro architettonico, né alcuna significativa menomazione del godimento e dell’uso del bene comune; al contrario, da essa deriva una valorizzazione economica di ciascuno degli appartamenti e una maggiore utilità per i condomini. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [3].

La Suprema Corte ha deciso il caso di una delibera concernente la trasformazione a parcheggio di una limitata sezione del giardino, interessata solo in minima parte da alberi di alto fusto e di ridotta estensione rispetto alla superficie complessiva. Secondo i giudici, in tal caso, non si può parlare neanche più di innovazione.

L’interpretazione prevalente, in ogni caso, considera sempre lecita la modifica del giardino in area parcheggio, non vertendosi in ipotesi di innovazione vietata dal codice civile: si tratta infatti innovazioni dirette al miglioramento o all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni. Detta modifica, tuttavia, restando pur sempre una innovazione, richiede la maggioranza qualificata dei voti (50%+1 degli intervenuti e 2/3 dei millesimi dell’intero edificio).

È stato chiarito che la delibera con cui un bene comune viene adibito a parcheggio, purché ciò non comporti una menomazione nell’esercizio dei diritti spettanti agli altri condomini, permette un migliore o diverso godimento a beneficio di tutti i comproprietari e, pertanto, essa può essere validamente assunta dall’assemblea [4].

Secondo la Suprema Corte, la destinazione di parte del cortile condominiale a parcheggio di autovetture allorché l’intervento riguardi una parte minima dell’area comune non può mai essere vietata atteso che ai fini della qualificazione dell’opera come innovazione deve aversi riguardo anche alla effettiva rilevanza ed apprezzabilità della modificazione che essa produce. In pratica non si configura una innovazione vietata qualora l’oggetto dell’intervento riguardi una modesta porzione di spazio da cui vengono ricavati posti auto, poco significativa rispetto alla superficie totale del parcheggio comune.

Sempre la Cassazione ha stabilito che l’assemblea di condominio può decidere di realizzare dei posti auto nel cortile condominiale; l’assemblea, però, non può escludere alcuni condòmini da tale assegnazione [5].

Ciò che è vietato è invece l’assegnazione nominativa da parte del condominio a favore di singoli condomini di posti fissi nel cortile comune per il parcheggio della seconda autovettura, in quanto tale delibera, da un lato, sottrae “utilizzazione” del bene comune a coloro che non posseggono la seconda autovettura [6].

note

[1] Art. 1136 co. 5 cod. civ. e art. 1120 cod. civ.

[2] Art. 1120 co. 3 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 24960/16 del 6.12.2016.

[4] Cass. sent. n. 26295/14 del 15.12.2014; n. 24146/2004.

[5] Cass. sent. n. 23660/2016.

[6] Cass. sent. n. 1004/2004.

Autore immagine: 123rf com

Cass. sent. n. 24960/16 del 6.12.2016.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere Dott. GRASSO Massimo – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19538-2012 proposto da:

(OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS);

– ricorrenti –

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);

– controricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 34/2012 della CORTE D’APPELLO di TRENTO, depositata il 02/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/10/2016 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;

udito l’Avvocato (OMISSIS) con delega orale dell’Avvocato (OMISSIS), difensore dei ricorrenti che ha chiesto l’accoglimento delle difese in atti;

udito l’Avvocato (OMISSIS) difensore della resistente che si e’ riportato agli atti depositati;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.

RITENUTO IN FATTO

1- Con atto 20.4.2007 (OMISSIS) impugno’ davanti al Tribunale di Rovereto la Delib. assembleare 7 dicembre 2006 adottata dal Condominio (OMISSIS) con riferimento a vari argomenti, tra cui, per quanto ancora interessa, i punti 11 (relativo all’assegnazione dei parcheggi) e 8 (accesso alle aree non comuni per ispezioni e riparazioni).

Nel giudizio si costituirono, opponendosi alla domanda, i convenuti (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), nonche’ (OMISSIS), (OMISSIS) e il Condominio in persona dell’amministratore.

2 Il Tribunale adito rigetto’ l’impugnazione sui predetti punti del’ordine del giorno, accogliendola invece su altre questioni, che qui non rilevano, mentre la Corte d’appello di Trento, con sentenza 3.2.2012, decidendo sui gravami proposti in via principale (dalla Prati) ed incidentale (dagli altri condomini e dall’amministratore) ha dichiarato la parziale nullita’ della Delib. 7 dicembre 2006 anche con riferimento al punto 11 nella parte in cui ha disposto il mutamento il mutamento di destinazione dello spazio comune adibito a giardino (p.f. (OMISSIS)) prevedendo su di esso la possibilita’ di parcheggio. Ha quindi confermato nel resto la sentenza gravata, rigettando le ulteriori doglianze delle parti, tra cui quella – formulata dall’appellante – sul mancato annullamento della delibera in relazione al punto (che, sempre ad avviso, dell’appellante, avrebbe imposto una vera e propria servitu’ di accesso alle aree non comuni, senza il filtro del provvedimento giudiziale autorizzativo di cui all’articolo 843 c.c.).

Per giungere a tale soluzione, la Corte d’Appello ha osservato, sempre per quanto ancora interessa in questa sede:

che il punto 11 della delibera aveva destinato a parcheggio anche la p.f 2029 destinata a giardino con conseguente mutamento della destinazione dell’area;

che tale mutamento di destinazione comportava una innovazione vietata ex articolo 1120 c.c. sicche’ occorreva il consenso unanime di tutti i condomini;

che sul punto 8 della delibera (riguardante la previsione dell’accesso alle aree non comuni per ispezioni e riparazioni alle tubazioni condominiali), al di la della terminologia adoperata, si era in presenza non di una imposizione di servitu’, ma di una limitazione legale della proprieta’ e pertanto la relativa doglianza andava respinta.

3 Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), nonche’ (OMISSIS), (OMISSIS) e il Condominio sulla base di 2 motivi a cui resiste (OMISSIS) con controricorso contenente a sua volta ricorso incidentale articolato su tre censure.

In data 20.9.2016 il difensore dei ricorrenti ha depositato documentazione ai sensi dell’articolo 372 c.p.c..

Entrambe le parti hanno depositato memorie. CONSIDERATO IN DIRITTO

RICORSO PRINCIPALE.

1 Occorre innanzitutto rilevare che in data 20.9.2016 il difensore dei ricorrenti ha depositato una delibera adottata nella seduta del 12.9.2014, ma che non rientra nella previsione dell’articolo 372 c.p.c.: la sua produzione in cassazione dunque non e’ consentita.

Con il primo motivo (OMISSIS) e gli altri ricorrenti denunciano violazione dell’articolo 345 c.p.c. nonche’ motivazione omessa, insufficiente o erronea, rilevando che (OMISSIS), nel giudizio di appello, con riferimento al tema dell’assegnazione dei posti auto, aveva proposto una domanda nuova, inammissibile, avendo dedotto per la prima volta la nullita’ della delibera per avere disposto, in assenza di approvazione all’unanimita’, una modifica della destinazione d’uso della p.f. (OMISSIS) da giardino a parcheggio, mentre invece in primo grado, a sostegno della nullita’ (sempre per mancanza di approvazione unanime), aveva dedotto la creazione di servitu’ e la limitazione dei diritti dei singoli condomini.

Il motivo e’ infondato perche’ non considera il principio di diritto affermato anche dalle sezioni unite secondo cui il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullita’ contrattuale deve rilevare di ufficio l’esistenza di una causa di quest’ultima diversa da quella allegata dall’istante, essendo quella domanda pertinente ad un diritto autodetermina o, sicche’ e’ individuata indipendentemente dallo specifico vizio dedotto in giudizio Sez. U, Sentenza n. 26242 del 12/12/2014 Rv. 633505; Sez. 1, Sentenza n. 15408 del 26/07/2016 Rv. 640705). Ora, tale principio – gia’ dichiarato estensibile alla materia delle impugnazioni di delibere societarie (Sez. 1, Sentenza n. 8795 del 04/05/2016 Rv. 639560) – deve ritenersi senz’altro applicabile anche in materia di impugnazioni di delibere condominiali Sez. 2, Sentenza n. 12582 del 17/06/2015 Rv. 635891 secondo cui alle deliberazioni prese dall’assemblea condominiale si applica il principio dettato in materia di contratti dall’articolo 1421 c.c.., secondo cui e’ attribuito al giudice il potere di rilevarne d’ufficio la nullita’.

Di conseguenza, se poteva la Corte d’Appello dichiarare anche di ufficio la nullita’ della delibera per un motivo non espressamente dedotto in primo grado, poteva anche provvedervi su una base di una prospettazione introdotta per la pria volta in appello e quindi sotto questo profilo la sentenza impugnata si sottrae a censura.

2 Col secondo motivo, sempre in relazione al tema dell’assegnazione dei posti auto, i ricorrenti denunziano violazione dell’articolo 1120 c.c. e il vizio di omessa, erronea o insufficiente motivazione su un punto decisivo con riferimento al concetto di innovazione vietata. A loro avviso non e’ dato comprendere da quale fonte la Corte territoriale abbia tratto il convincimento che il mutamento di destinazione d’uso di una piccola parte della p.f. (OMISSIS) a parcheggio (60 mq su circa 800, cioe’ meno di un decimo dell’intero) avesse concretamente impedito a (OMISSIS) di usare e godere della restante e predominante porzione di giardino insistente sulla predetta particella.

La censura e’ fondata.

Come gia’ affermato questa Corte, la delibera assembleare di destinazione a parcheggio di un’area di giardino condominiale, interessata solo in piccola parte da alberi di alto fusto di ridotta estensione rispetto alla superficie complessiva, non luogo ad una innovazione vietata dall’articolo 1120 c.c., non comportando tale destinazione alcun apprezzabile deterioramento del decoro architettonico, ne’ alcuna significativa menomazione del godimento e dell’uso del bene comune, ed anzi, da essa derivando una valorizzazione economica di ciascuna unita’ abitativa e una maggiore utilita’ per i condomini (v. Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 15319 del 12/07/2011 Rv. 618640).

La Corte d’Appello avrebbe dovuto considerare innanzitutto le dimensioni dell’area adibita a parcheggio rispetto all’intera particella destinata a giardino e poi valutare, sulla scorta dell’esposto principio, se in concreto il godimento del singolo avesse subito una significativa menomazione: solo in caso di risposta positiva a tale quesito avrebbe dovuto ritenere sussistente l’operativita’ del divieto di cui all’articolo 1120 c.c., comma 2.

Dalla sentenza impugnata un tale passaggio argomentativo non risulta, essendosi la Corte d’Appello limitata a verificare la sola modifica di destinazione senza compiere alcuna verifica sulla portata della trasformazione in rapporto all’intera estensione della particella e al concreto pregiudizio che al singolo condomino potesse derivare.

La sentenza deve pertanto essere cassata con rinvio per un nuovo esame che tenga conto dell’esposto principio.

RICORSO INCIDENTALE DI (OMISSIS).

In via preliminare va rilevato che sia l’originale che le copie del controricorso contenente ricorso incidentale mancano delle pagine 11, 12, 13 e 14: a pag. 10 infatti il controricorso inizia svolgere deduzioni avverso il primo motivo del ricorso principale per poi saltare direttamente a pag. 15 ove riprende con una argomentazione che sembrerebbe riferirsi al dedotto “vizio di motivazione della sentenza”, (il secondo motivo di ricorso principale: v. primo rigo pag. 15 controricorso e pag. 12 ricorso principale).

Si rivela pertanto del tutto monca la parte espositiva sulla confutazione del primo motivo di ricorso, ma cio’ non comporta l’inammissibilita’ del ricorso incidentale che, invece, risulta trattato alle pagg. 17 e ss.

Cio’ premesso, il ricorso incidentale di Manuela Prati si articola in tre censure: con la prima di esse, deducendosi la violazione dell’articolo 1102 c.c. e il vizio di motivazione omessa, insufficiente o erronea, si rimprovera alla Corte d’Appello di essersi limitata a dichiarare la nullita’ della delibera sui parcheggi solo con riferimento a quelli individuati all’interno dell’area a giardino, senza considerare che detta imposizione avrebbe limitato il diritto di proprieta’ del singolo comunista. La ricorrente richiama in proposito l’atto di donazione dell’originario dante causa (OMISSIS) con cui si stabiliva che talune particelle edifici ali e/o fondiarie venivano cedute in nuda comproprieta’ indivisa. Ritiene che condomini non assegnatari di singoli spazi a parcheggio sono stati spossessati a favore del singolo assegnatario che invece puo’ avvalersi anche dell’acquisto per usucapione delle quote altrui anche perche’ in nessuna parte del regolamento si fa cenno alla eventuale provvisorieta’ della disposizione impugnata.

Il motivo e’ inammissibile perche’ introduce questioni di diritto (limiti all’utilizzo del bene comune) implicanti tipici accertamenti in fatto, di cui pero’ non risulta la sottoposizione al giudice di appello.

Secondo la costante giurisprudenza di legittimita’, qualora una determinata questione giuridica che implichi un accertamento di fatto – non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata ne’ indicata nelle conclusioni ivi epigrafate, il ricorrente che riproponga la questione in sede di legittimita’, al fine di evitare una statuizione di inammissibilita’, per novita’ della censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale scritto difensivo o atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di cassazione di controllare actis” la veridicita’ di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa (tra le varie, v. sez. 1, Sentenza n. 25546 del 30/11/2006 Rv. 593077; Sez. 3, Sentenza n. 15422 del 22/07/2005 Rv. 584872 Sez. 3, Sentenza n. 5070 del 03/03/2009 Rv. 606945).

La ricorrente aveva pertanto l’onere di dimostrare di avere devoluto la questione al giudice di appello, ma non l’ha fatto.

2 Col secondo motivo la Prati denunzia in subordine nullita’ della sentenza per contrasto tra motivazione e dispositivo ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 4. Rileva in particolare che sul tema delle assegnazione dei parcheggi la Corte d’Appello avrebbe dovuto dichiarare la nullita’ del punto 11 in tutta la sua estensione in quanto la nullita’ della delibera relativamente alla destinazione a parcheggio dell’area adibita a giardino comporta di conseguenza l’alterazione dell’equilibrio di tutta la delibera sul punto, come peraltro riconosciuto in parte motiva.

Tale censura e’ strettamente collegata alla precedente e pertanto il suo esame resta logicamente assorbito dall’esito di quella.

3 Col terzo motivo, infine, la Prati denunzia infine la violazione dell’articolo 843 c.c. e il vizio di motivazione omessa, insufficiente o erronea. Secondo la tesi della ricorrente, la Corte d’Appello avrebbe dovuto annullare anche il punto riguardante l’accesso alle aree provate ispezioni e riparazioni alle cose comuni perche’ con tale clausola era stata imposta una servitu’ di passaggio e quindi per la sua approvazione occorreva il consenso unanime dei partecipanti. Precisa che, a differenza della previsione dell’articolo 843 cc, l’accesso previsto nella clausola regolamentare prescindeva da qualunque “filtro autorizzativo”.

Il motivo e’ inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse (articolo 100 c.p.c.) perche’ con la successiva Delib. 12 settembre 2014 (prodotta il 20.9.2016 dal difensore dei ricorrenti), l’assemblea ha apportato una modifica all’articolo 8 facendo espresso richiamo alla norma dell’art 843 c.c. dissipando ogni dubbio sulla imposizione di una servitu’.

Le esposte considerazioni rendono rituale ex articolo 372 c.p.c. il deposito del predetto documento, essendo finalizzato appunto alla ammissibilita’ del controricorso.

In conclusione, in relazione all’unico motivo accolto, la sentenza va cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Trento che pronuncera’ anche sulle spese del giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

rigetta il primo motivo di ricorso principale e accoglie il secondo; dichiara inammissibile il primo e terzo motivo di ricorso incidentale ed assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimita’, ad altra sezione della Corte d’Appello di Trento.


Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 3 novembre – 15 dicembre 2014, n. 26295

Presidente/Relatore Triola

Fatto

Con ricorso ex art. 1137, ultimo comma, cod. civ., depositato in data 31 ottobre 2001, P.R. e S.A. , condomini del Condominio (omissis) impugnavano la delibera assunta dall’assemblea in data 5 ottobre 2001 con la quale si era deciso di destinare a parcheggio un’area condominiale.

A fondamento della impugnazione veniva dedotto che la delibera in questione, in considerazione del suo oggetto, avrebbe dovuto essere approvata, con una maggioranza qualificata.

Il condominio, costituitosi tardivamente, contestava il fondamento della impugnazione.

All’udienza del 1 aprile 2003 la difesa degli attori, attuali ricorrenti, chiedeva che venisse dichiarata la cessazione delle materia del contendere, in quanto gli attori in data 30 gennaio 2003 avevano venduto l’appartamento di loro proprietà.

Con sentenza in data 4 febbraio 2004 n. 339/2004 il Tribunale di Verona aderiva a tale richiesta, ma, in applicazione del principio della soccombenza virtuale, condannava gli attori alle spese di causa.

Contro tale decisione P.R. e S.A. proponevano appello, che veniva rigettato dalla Corte di appello di Venezia con sentenza in data 19 novembre 2009, in base alle seguenti considerazioni:

– non era contestata l’allegazione del condominio appellato secondo la quale l’area oggetto della delibera era stata adibita a parcheggio sin dall’insorgenza del condominio;

– anzi, gli stessi appellanti avevano affermato che l’area era stata già in precedenza adibita a parcheggio e con precedenti delibere ne era stato disciplinato l’utilizzo “segnando gli spazi non utilizzabili a parcheggio”; infine, con delibera del 20 marzo 2001 (antecedente a quella impugnata), l’area era stata destinata a parcheggio;

– la delibera impugnata, avente ad oggetto “segnalazione posti auto nel parcheggio condominiale e regolamentazione per l’uso del parcheggio”, che non implicava l’esecuzione di alcuna opera edilizia, era semplicemente attuativa di pregresse delibere (mai impugnate) e pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dagli appellanti, non aveva ad oggetto una innovazione e non era necessaria una maggioranza qualificata.

P.R. e S.A. proponevano ricorso per cassazione, deducendo, tra l’altro che le precedenti delibere richiamate dal giudice di appello non avevano destinato a parcheggio le aree oggetto della delibera impugnata e che la destinazione a parcheggio era intervenuta solo con la delibera impugnata.

Il ricorso veniva dichiarato inammissibile con ordinanza n. 30297 in data 30 dicembre 2011, in base alla seguente motivazione: si deve rilevare che la censura è inammissibile perché completamente priva di autosufficienza, non essendo riportato integralmente l’oggetto delle delibere che si assume essere difforme rispetto a quanto ritenuto dal giudice di appello.

P.R. e S.A. proponevano ricorso per revocazione che veniva dichiarato ammissibile con ordinanza n. 12570 del 4 giugno 2014, in base alla seguente motivazione:

I ricorrenti denunciano un errore percettivo, consistito nell’avere ritenuto privo di autosufficienza il ricorso per mancata riproduzione delle risultanze istruttorie da cui sarebbe emersa la destinazione a parcheggio delle aree oggetto della delibera impugnata – come sostenuto dai P. – S. , delibazione che erroneamente la corte territoriale aveva riferito a precedenti delibere.

Il consigliere relatore all’esito dell’esame preliminare ex art. 380 bis c.p.c., ha proposto la reiezione del ricorso, la difesa dei ricorrenti ha contro dedotto con memoria, ribadendo con memoria illustrativa la tesi. La Corte, all’esito di più accurato esame degli atti del pregresso giudizio di legittimità, in particolare dell’originale del ricorso, ha rilevato che, diversamente da quanto ritenuto dal precedente collegio e dal relatore, risulta di difficile riproduzione il contenuto delle asserite altre delibere, ai fini e per gli effetti di cui all’art. 366 n. 6 c.p.c., soprattutto tenendo conto che si tratta di documenti sui quali è stato fondato il convincimento dei giudici del merito.

Non resta, pertanto, nella presente fase, che dare atto della sussistenza dell’evidente errore revocatorio e, pertanto, dichiarare ammissibile il ricorso ex art. 395 c.p.c. n. 4 e rinviare la decisione in ordine a quello alla pubblica udienza.

Motivi della decisione

Con il ricorso si contesta l’esattezza della affermazione della Corte di appello di Venezia secondo la quale la destinazione a parcheggio delle aree di cui si discute doveva considerarsi definitivamente stabilita a seguito delle precedenti delibere in data 14 luglio 1999, 30 maggio 2000, 20 marzo 2001, senza, tra l’altro, che tale circostanza decisiva fosse stata mai invocata dal condominio. Il ricorso è fondato.

Come dedotto dai ricorrenti, infatti, dall’esame degli atti di causa risulta che:

a) la delibera in data 14 luglio 1999 aveva avuto un oggetto del tutto diverso e cioè quello di segnare gli spazi non utilizzabili a parcheggio, tra cui quelli per cui è causa;

b) la delibera in data 20 marzo 2001 aveva approvato la planimetria per posti auto, al fine di deliberare la destinazione a parcheggio delle aree su cui tale parcheggio doveva ritenersi consentito, e quindi con esclusione di quella per cui causa;

c) che l’illegittima destinazione parcheggio, in contrasto con la previsione del regolamento contrattuale, delle aree di cui si discute era avvenuta solo con la delibera in data 5 ottobre 2001, impugnata dagli attuali ricorrenti.

Ciò chiarito, la questione della virtuale soccombenza, ai fini della liquidazione delle spese di giudizio, avrebbe dovuto essere decisa in relazione alle posizioni in concreto assunte dalle parti.

Sotto tale profilo gli attuali ricorrenti sostenevano che la delibera impugnata era illegittima, in quanto, anche volendo ammettere che essa mutando la destinazione di un’area condominiale rispetto alle previsioni del regolamento di condominio, aveva attuato una innovazione conforme alla legge, avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza prevista dall’art. 1136, quinto comma, cod. civ., nella specie non raggiunta.

Il condominio aveva tentato di sostenere la tesi secondo la quale la delibera impugnata, non comportando opere di carattere edilizio, non aveva ad oggetto una innovazione e quindi non avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza qualificata di cui all’art. 1136, quinto comma, cod. civ..

Dalla più recente giurisprudenza di questa S.C. in tema di condominio negli edifici è desumibile implicitamente che le deliberazioni assembleari di mutamento di destinazione una parte comune non danno luogo ad una innovazione vietata dall’art. 1120 cod. civ., ma costituiscono pure sempre innovazioni, da approvarsi con la maggioranza qualificata (cfr., in tal senso, sent.: 12 luglio 2011 n. 15319; 5 marzo 2008 n. 5997).

Poiché nella specie non era contestato che, con riferimento ai millesimi, non era stata raggiunta la maggioranza qualificata prevista per l’approvazione delle innovazioni, la delibera in questione era da considerare invalida, con le inevitabili conseguenze in ordine alla soccombenza virtuale ai fini della liquidazione delle spese di giudizio.

In definitiva, quindi, vanno accolti sia il ricorso per revocazione, che il ricorso contro la sentenza la sentenza della Corte di appello di Venezia in data 19 novembre 2009, con rinvio alla Corte di appello di Brescia, che provvederà anche in ordine alle spese della presente fase di giudizio.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso per revocazione e il ricorso contro la sentenza la sentenza della Corte di appello di Venezia in data 19 novembre 2009, con rinvio alla Corte di appello di Brescia, che provvederà anche in ordine alle spese della presente fase di giudizio.

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