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Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2017

Lo sai che? Epatite presa nei bagni di scuola: spetta il risarcimento?

> Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2017

L’alunno riporta un danno biologico risarcibile, secondo la legge. Ma il Ministero ha delle responsabilità? Ecco cosa dice la Cassazione in merito.

Sull’igiene e sulla salute delle persone, specialmente quando si tratta dei bambini che frequentano un istituto scolastico, non si può giocare allo scaricabarile. Chi deve rispondere se un alunno torna a casa con il virus dell’epatite contratto nel bagno della scuola? Il singolo addetto alle pulizie o chi deve garantire il buon funzionamento della struttura non solo da un punto di vista didattico ma anche da quello della cura e della manutenzione? E, a danno fatto, alla famiglia dell’alunno spetta il risarcimento?

Non è così difficile rispondere a queste domande se si parte da un paio di concetti di base: il concetto della custodia di un luogo (e quindi di un bene) pubblico. Ed il conseguente concetto della responsabilità oggettiva. Li vedremo tra poco.

Iniziamo a dire che nel momento in cui un bambino viene iscritto ad un istituto scolastico, si crea un vincolo dal quale deriva l’obbligo per la scuola di vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità dell’alunno [1]. La scuola, quindi, deve predisporre qualsiasi tipo di accorgimento per evitare che il bambino procuri danno a se stesso [2] sia all’interno dell’edificio (quindi compresi i bagni della scuola) sia nelle pertinenze di cui la scuola abbia la custodia a qualsiasi titolo (il cortile di gioco, il giardino, ad esempio) [3].

Inoltre, la scuola ha i compiti di vigilanza e di controllo adottando ogni misura necessaria a prevenire e ad impedire la produzione di danni a terzi [4].

Già questi concetti, confermati dalle sentenze della Cassazione riportate in nota, sottolineano la responsabilità della scuola per quanto riguarda l’incolumità e la sicurezza dei bambini. Che non consistono solo nell’evitare che cadano dalle scale o che si gonfino gli occhi in una rissa: incolumità e sicurezza dei bambini riguardano anche la loro salute. Evitare che riportino dei danni, quindi, equivale anche ad evitare che possano essere contagiati all’interno dell’istituto da una malattia infettiva, come prendere l’epatite nei bagni della scuola, magari per una mancanza di igiene o per una banale distrazione.

Ma la Suprema Corte si è pronunciata anche sulla responsabilità del Ministero dell’Istruzione o dell’ente gestore di una scuola privata se gli alunni subiscono qualche danno durante il periodo in cui devono essere sorvegliati dal personale scolastico (periodo che comprende il momento in cui vanno nei bagni della scuola, anche se non sono fisicamente sotto gli occhi di insegnanti o collaboratori). Questo titolo di responsabilità, dice la Cassazione [5], può essere duplice e fatto valere in contemporanea:

  • responsabilità contrattuale, se vigilanza e controllo non sono stati eseguiti a dovere o sono stati completamente assenti;
  • responsabilità extracontrattuale se c’è violazione del dovere di non recare danno ad altri.

Il concetto della custodia

Per il codice civile [6], custode è colui che ha il potere di vigilanza e di controllo sulla cosa, e tale potere può essere di diritto ma anche solo di fatto. In altre parole, su di lui incombe l’obbligo dello stato di costituzione della cosa (parliamo, in questo caso della scuola) e della sua manutenzione in modo che non arrechi danno a qualcuno. Se ne deduce che il custode di una cosa, cioè di un luogo o di un bene, è chi ha la massima responsabilità su ciò che accade a quella cosa o in quel luogo. Nel caso della scuola, pertanto, la figura del custode viene rivestita dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. E’ il Miur, infatti, che risponde dell’operato dei suoi dipendenti (insegnanti o collaboratori scolastici) ma anche delle ditte che lavorano in appalto per la distribuzione del cibo, la gestione delle mense o la pulizia degli istituti scolastici, compresi i bagni. E se un bambino contrae l’epatite in bagno per mancanza di pulizia o di igiene, dovrà essere il custode (cioè la scuola e il ministero in quanto titolari della struttura), in quanto massimo responsabile, a pagare le eventuali conseguenze. Spetterà, poi, al Ministero prendersela con chi di dovere, anche in sede giudiziaria se lo ritiene opportuno: con il dirigente scolastico, con l’impresa di pulizie, con il bidello, con chi vorrà. Ma, intanto, è inevitabile che venga chiamato in causa.

Poniamo un esempio abbastanza comune. Se vado in ospedale a fare un banale intervento di appendicite in un ospedale pubblico e contraggo una grave infezione in corsia che mi provoca un danno irreversibile, chi chiamerò in causa? Naturalmente dovrà rispondere il ministero della Salute, in quanto custode della struttura in cui sono stato ricoverato. Il Ministero invierà i suoi ispettori e verificherà le eventuali responsabilità dei singoli addetti dell’Azienda ospedaliera. Ma, comunque, non potrà non affrontare in primis le conseguenze dell’obbligo di vigilanza e di controllo sulla cosa di cui parla il codice civile.

Il concetto di custodia, dunque, viene applicato in ogni caso ed a nulla serve, sempre secondo la legge, dimostrare l’ignoranza sullo stato delle cose di cui il custode è responsabile. Proprio perché, come suggerisce il codice, la vigilanza ed il controllo sulla cosa comporta un continuo monitoraggio ed una piena consapevolezza su come quella consa funziona e viene curata. Sarebbe troppo semplice scaricare le responsabilità sul singolo addetto alle pulizie: se non fa il suo dovere, lo si sostituisce. Se non si sa se fa davvero il suo dovere, vuol dire che l’azione di vigilanza e di controllo sulla cosa non viene fatta fino in fondo. E, quindi, è in difetto il massimo responsabile di quella cosa, in questo caso della scuola.

Semmai, il custode può, anzi deve, dimostrare che il fatto dannoso (nel caso di cui ci occupiamo vuol dire l’epatite presa nei bagni di scuola) è stato fortuito. Significa che non c’è un nesso tra la condotta del custode e l’evento dannoso: l’epatite presa nei bagni di scuola non dipende dalla mancanza di igiene o di cura dei locali ma da qualche altro fattore non imputabile a qualcuno (cosa non semplice da immaginare, peraltro). Se il custode – in questo caso, come abbiamo visto, il Ministero – non riesce a fornire questa prova, vige il principio di presunzione iuris et de iure, cioè di presunzione di responsabilità.

Il concetto di responsabilità oggettiva

Fin qui abbiamo visto come sia plausibile ritenere che il ministero dell’Istruzione riveste il ruolo di custode degli istituti scolastici in quanto massimo responsabile di ciò che succede all’interno degli istituti stessi e della sua manutenzione. Proprio per questo, nel caso di epatite presa nei bagni della scuola, è altrettanto plausibile che ci sia una responsabilità oggettiva del Miur, cioè del soggetto chiamato a rispondere di un illecito, civile o penale, senza che il fatto sia stato commesso con dolo o con colpa, come recita il diritto. In parole semplici: anche se nessuno ha intenzionalmente creato le condizioni che hanno provocato quel danno (l’epatite presa nei bagni della scuola), il custode è chiamato a rispondere del danno. Questo perché il concetto di responsabilità oggettiva rappresenta una deroga al principio generale di responsabilità, secondo cui ci deve essere un nesso tra il fatto ed il comportamento di un individuo. In questo caso, anche in mancanza di questo nesso, se un bambino si prende un’epatite a scuola qualcuno ne dovrà rispondere, a meno che, come detto prima, quel qualcuno non riesca a dimostrare che si è trattato di un caso fortuito. Ecco perché, nel parlare di responsabilità oggettiva, si parla anche di «responsabilità da rischio lecito» (il periculum, che direbbe Virgilio), contrapposta alla responsabilità ordinaria da fatto illecito.

Epatite presa nei bagni di scuola: cosa fare?

Alla luce di tutto ciò, si può chiedere un risarcimento per un’epatite presa nei bagni di scuola? Quando una persona (anche i bambini sono delle persone, ricordiamolo) subisce un danno biologico, quindi non patrimoniale, per cause non dipese da lei, ha diritto a chiedere un risarcimento [7]. Ed anche il bambino che prende l’epatite nei bagni della scuola riporta un danno biologico, poiché subisce una lesione all’integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale [8]. Il danno, secondo la legge, è risarcibile a prescindere dalle ripercussioni sulla capacità di produrre reddito del danneggiato. Pertanto, tra gli aventi diritto all’indennizzo ci sono anche i soggetti che non lavorano come i disoccupati, i pensionati e, appunto, i bambini.

L’entità del risarcimento è determinata dalla gravità del danno subìto. In ogni caso, se vostro figlio ha preso l’epatite nei bagni di scuola, per chiedere un risarcimento conviene:

  • documentare quanto accaduto, anche con eventuali testimonianze;
  • denunciare immediatamente l’accaduto alla scuola tramite raccomandata a/r;
  • tenere tutte le ricevute relative alle spese sostenute (compresi i ticket del parcheggio della struttura sanitaria) nonché le copie delle cartelle cliniche;
  • contattare un medico legale ed un avvocato non appena il danno si sarà stabilizzato.

Ricordiamo, infine, che il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi ha contratto per contagio una malattia decorre dal momento in cui la malattia stessa viene percepita o può essere percepita quale danno ingiusto conseguente al comportamento di un altro [9].

note

[1] Cass. sent. n. 3680/2011.

[2] Cass. sent. n. 1769/2012.

[3] Cass. sent. n. 3680/2011 e 19160/2012.

[4] Cass. sent. n. 8826/2007.

[5] Cass. sent. n. 3680/2011, n. 1562/2011 e 16947/2003.

[6] Art. 2051 cod. civ.

[7] Art. 2059 cod. civ.

[8] Art. 13, co. 1, Dlsg. n. 30/2000.

[9] Cass. sent. n. 581/2008.

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