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Lo sai che? Pubblicato il 5 gennaio 2017

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Lo sai che? Spese sanitarie, come avere il rimborso per cure all’estero

> Lo sai che? Pubblicato il 5 gennaio 2017

Spese sanitarie all’estero, al malato spetta il rimborso se dimostra che il ricovero è avvenuto d’urgenza.

Il malato costretto ad effettuare un ricovero d’urgenza presso un ospedale situato all’estero può chiedere all’Asl il rimborso per le spese sanitarie sostenute, senza bisogno di una preventiva autorizzazione in tal senso. Difatti, così come stabilito dalla Costituzione, la tutela della salute costituisce uno dei diritti inviolabili del cittadino e obiettivo primario del nostro ordinamento, che non può essere sottoposto a condizioni. Pertanto, se il paziente si trova in pericolo di vita o in una situazione di aggravamento della malattia evitabile solo con cure tempestive, la Pubblica Amministrazione non ha alcun potere di autorizzare dette cure e il malato è libero di provvedere, anticipando le spese, attraverso strutture ospedaliere estere, salvo poi chiedere il rimborso dei costi sanitari. È quanto chiarito da una recente sentenza del Tribunale di Bari [1].

Liste d’attesa degli ospedali troppo lunghe: è vero, la legge prevede tempi massimi di attesa pari a 30 giorni per le visite specialistiche e 60 per gli accertamenti diagnostici; peraltro il cittadino che non può aspettare ha la possibilità di chiedere lo stesso servizio sanitario in intramoenia (ossia in regime privato), senza dover attendere troppo tempo e dover pagare costi aggiuntivi oltre al ticket (qui il modulo da compilare). Tuttavia, quando l’urgenza diventi talmente impellente da porsi come condizione salvavita, allora il Servizio Sanitario non può sindacare la decisione del paziente di ricorrere a una struttura ospedaliera fuori dall’Italia e, successivamente, farsi risarcire.

La vicenda

Un uomo, a causa di un aggravamento repentino del proprio stato di salute, veniva ricoverato d’urgenza presso un ospedale situato all’estero. Lì subiva un intervento chirurgico di «laminectomia e artrodesi cervicale per via anteriore» con successivo trattamento riabilitativo presso il centro di riabilitazione della stessa struttura, durato poco più di 3 mesi. A seguito di ciò, il malato presentava all’Asl istanza di rimborso delle spese sanitarie sostenute per l’intervento effettuato all’estero, esponendo che non aveva potuto chiedere preventivamente l’autorizzazione alla stessa Asl per via dell’urgenza e della indifferibilità del ricovero. Al diniego dell’amministrazione l’uomo si vedeva costretto a ricorrere al Tribunale.

Possibile il rimborso delle cure mediche all’estero?

Secondo il giudice è possibile ottenere il rimborso per le spese sostenute per il ricovero presso strutture ospedaliere estere. Se è vero che, di norma, in tali casi, è necessario prima ottenere il preventivo consenso dell’Asl, tuttavia, quando sussistano ragioni di urgenza si può procedere autonomamente, senza alcuna comunicazione e autorizzazione. Ciò perché il diritto alla salute «rientra fra quelli inviolabili della persona ed è oggetto, pertanto, di incondizionata protezione».

Cosa si intende per un ricovero d’urgenza? L’urgenza che giustifica la mancata richiesta di autorizzazione è quella situazione nella quale sussistono per il paziente «pericoli di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione, evitabili soltanto con cure tempestive». In tal caso, afferma il giudice, «manca ogni potere autorizzatorio discrezionale della pubblica amministrazione non essendo rilevante in contrario l’eventuale discrezionalità tecnica nell’apprezzamento dei motivi di urgenza».

Ovviamente, la gravità della situazione clinica del paziente dovrà essere valutata dal giudice tenendo conto del suo quadro clinico e delle condizioni al momento del ricovero all’estero nonché dei tempi assicurati dalla sanità italiana.

Nel caso di specie, il giudice non ha riconosciuto il rimborso delle sole spese per la riabilitazione che ben potevano essere effettuate in Italia una volta superato il periodo dell’immediato post-operatorio e ottenuta la stabilizzazione delle condizioni cliniche tale da consentire il trasferimento del paziente senza rischi.

note

[1] Trib. Bari, sent. n. 4810/16 del 14.10.2016.

Aurore immagine: 123rf com

Tribunale di Bari – Sezione lavoro – Sentenza 14 ottobre 2016 n. 4810

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Bari, dr.ssa Antonia Salamida, nella controversia in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie

tra

Sa.Ma., Sp.Gr., Sp.Ma. nella qualità di eredi di Sp.Do. (avv. S.Ca.);

e

A.S.L. Bari, in persona del Direttore Generale p.t.;

all’udienza del 14/10/16, al termine della discussione, ha emesso la seguente sentenza con lettura del dispositivo e della motivazione:

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda attorea merita accoglimento nei termini che di seguito si espongono. Con il ricorso introduttivo del giudizio, depositato in data 16.04.2009, Sp.Do. chiedeva il rimborso delle spese sanitarie sostenute per un intervento effettuato all’estero; esponeva che, non avendo potuto chiedere preventivamente l’autorizzazione alla ASL BA, a causa dell’urgenza, aveva successivamente richiesto il rimborso delle spese sostenute per sé e per la moglie, in qualità di accompagnatrice, ma che la Asl aveva rigettato tale richiesta, per carenza di preventiva autorizzazione. La Asl convenuta non si costituiva.

Nelle more del giudizio, il ricorrente – decedeva e si costituivano in prosecuzione gli eredi indicati in epigrafe.

Ammessa ed espletata CTU medica, all’odierna udienza la causa è decisa con sentenza resa ex art. 429 c.p.c.

In primo luogo, si evidenzia che con riferimento ai rimborso delle spese sanitarie può ovviarsi alla preventiva autorizzazione quando vi siano motivate ragioni di urgenza. Sui punto sancisce la S.C, Sez. Lav. Sentenza del 18.06.2012 n. 9969, che “il diritto primario alla tutela della salute, quale fondamentale diritto dell’individuo, rientra fra quelli inviolabili della persona ed è oggetto, pertanto, di incondizionata protezione. Sulla base di tale presupposto, la giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente affermato (ex plurimis, Cass. S.U. 10 marzo 1999 n. 117) che nell’ipotesi in cui a fondamento della domanda di un assistito del servizio sanitario nazionale, rivolta ad ottenere il rimborso di spese ospedaliere non preventivamente autorizzate dalla Regione, vengano dedotte ragioni di urgenza – che comportano per l’assistito pericoli di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione, evitabili soltanto con cure tempestive non ottenibili dalla struttura pubblica – manca ogni potere autorizzatorio discrezionale della pubblica amministrazione non essendo rilevante in contrario l’eventuale discrezionalità tecnica nell’apprezzamento dei motivi di urgenza, atteso

che oggetto della domanda è il diritto primario e fondamentale alla salute, il cui necessario temperamento con altri interessi, pure costituzionalmente protetti – quali l’esistenza di risorse del Servizio sanitario nazionale con le conseguenti legittime limitazioni con leggi, regolamenti ed atti amministrativi generali – non vale a privarlo della consistenza di diritto soggettivo perfetto tutelabile dinanzi al giudice ordinario. Si è ulteriormente precisato che la mancanza di preventiva autorizzazione amministrativa ad avvalersi per un intervento chirurgico di una struttura ospedaliera non convenzionata non incide sul diritto al rimborso delle spese sostenute, ove il giudice del merito accerti che l’intervento sia avvenuto in stato di necessità, cioè sia sta effettuato sollecitamente per non compromettere in maniera definitiva il risultato (Cass. n. 2444/2001 cit.). È peraltro da segnalare che anche la più recente giurisprudenza ha avuto modo di confermare che gli unici parametri, sulla base dei quali è legittimo valutare il diritto al rimborso delle spese mediche, siano quelli relativi alla urgenza e alla impossibilità di ottenere il medesimo trattamento presso centri italiani – Costituisce jus receptum il principio secondo cui “con riguardo ai l’assistenza sanitaria indiretta per ricoveri ospedalieri all’estero – quale disciplinata in generale dal D.M. sanità 3 novembre 1989 (poi modificato dal D.M. sanità 30 agosto 1993), la cui violazione è censurabile in Cassazione stanze il carattere normativo del decreto – il rimborso delle spese sostenute per cure mediche e chirurgiche è posslbile, in mancanza di preventiva autorizzazione, solo a condizione dell’eccezionale gravità ed urgenza delle cure stesse” (Cass. n. 11462/2007″).

Analogamente Cass. Civ. Lav. n. 11462/2007, evidenzia, in particolare,, come: “In tema di assistenza sanitaria del cittadino italiano all’estero, la legge n. 595 del 1995 (e la normativa secondaria emanata in attuazione di essa), ove correttamente interpretate, garantiscono ai cittadini italiani un’assistenza sanitaria estera di carattere esclusivamente sussidiario, in presenza di determinati presupposti, ma non prevedono il diritto del cittadino all’assistenza sanitaria globale usufruibile anche nel caso di urgenza derivata da infortunio non professionale. Né è fondato il dubbio di legittimità costituzionale per la disparità di trattamento con figurabile tra quest’ultimo caso e la situazione di chi si ricovera all’estero per prestazioni urgenti di altissima specializzazione, in quanto, salvo il nucleo irriducibile di tutela del diritto alla salute sancito dall’art. 32 Cost. in difesa degli indigenti, il legislatore incontra il limite delle risorse finanziarie disponibili. Con riguardo all’assistenza sanitaria indiretta per ricoveri ospedalieri all’estero – quale disciplinata in generale dal D.M. sanità 3 novembre 1989 (poi modificato dai D.M. sanità 30.agosto 1.99.11 la cui violazione è censurabile in Cassazione stante il carattere normativo del decreto – il rimborso delle spese sostenute per cure mediche e chirurgiche è possibile, in mancanza di preventiva autorizzazione, solo a condizione dell’eccezionale gravità ed urgenza delle cure stesse. (Nella fattispecie, in cui il rifiuto dell’assistito di sottoporsi ad intervento chirurgico presso le strutture italiane era dipeso dal tipo di tecnica operatoria praticata in Italia, rispetto a quella praticata all’estero e da lui preferita perché conservativa della valvola aortica – tecnica che, a giudizio del CTU, presenta vantaggi e svantaggi rispetto alle tecniche praticate in Italia, – è stato affermato che la normativa vigente non legittima ai fini della risarcibilità dell’intervento, la libera scelta del paziente; ma esige che la scelta stessa sia dettata dalla non adeguatezza dell’intervento eseguibile o dalla esigenza obiettiva di procedure o tecniche non praticate in Italia).

Orbene, sotto il profilo della indifferibilità ed urgenza delle cure, così ha concluso il CTU: “Il sig. Do.Sp. nato (…) in data 21.8.2007 venne ricoverato presso l’Ho. per eseguire intervento di laminectomia e artrodesi cervicale per via anteriore.

L’intervento, benché eseguibile in via teorica anche in Centri di Alta specializzazione presenti in Italia fu eseguito in urgenza per l’improvviso e severo (“brutal”) aggravamento del quadro clinico e può pertanto essere considerato indifferibile.

Nel post operatorio il paziente non recuperò il suo deficit neurologico definito di vecchia data e brutalmente scompensato.

Il paziente fu ricoverato in Centro di Riabilitazione dai 29.8 al 15.12.2007: si ritiene che lo stesso trattamento riabilitativo potesse essere facilmente e proficuamente eseguito presso Centri di Riabilitazione presenti numerosi in tutto il territorio nazionale, una volta superato il periodo dell’immediato post – operatorio e ottenuta la stabilizzazione delle condizioni cliniche tale da consentire il trasferimento del paziente senza rischi. Tale periodo può essere fissato indicativamente in 15-20 giorni”.

Ne consegue che l’elaborato peritale ha messo in evidenza l’urgenza dell’intervento e l’indifferibilità dello stesso, mentre per quanto concerne il periodo di degenza post operatorio ha limitato lo stesso a 15-20 giorni, potendo per il prosieguo essere eseguito in Italia. Orbene, le conclusioni del nominato ctu appaiono condivisibili in quanto operate sulla base di una valutazione fondata sull’accurata anamnesi delle condizioni di salute della parte ricorrente e motivata in maniera coerente, esaustiva ed immune da contraddizioni.

Ne consegne che la domanda di parte ricorrente potrà trovare accoglimento nei limiti del rimborso delle spese sanitarie sopportate da Sp.Do. con riferimento all’intervento e per il periodo di giorni 20 successivi all’intervento eseguito.

L’accoglimento solo parziale della domanda giustifica la compensazione per un terzo delle spese di lite, con condanna della Asl – prevalentemente soccombente – al pagamento di quelle residue, liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

disattesa ogni diversa istanza, deduzione ed eccezione così definitivamente provvede:

– accoglie la domanda per quanto di ragione e per, l’effetto, condanna l’Asl Bari, in persona del Direttore Generale p.t. al rimborso in favore degli eredi di Sp.Do. come in epigrafe indicati delle spese sanitarie sostenute dal de cuius per le cure mediche effettuate presso l’Ho. per l’intervento del 23.08.2007 e per il periodo di giorni venti successivi all’intervento medesimo, importo da maggiorarsi degli accessori come per legge dal dovuto al saldo;

– previa compensazione per un terzo delle spese di lite, condanna l’Asl Bari, in persona del Direttore Generale p.t., al pagamento delle spese di lite residue, all’uopo liquidando complessivamente e per l’intero Euro 3.000,00 oltre rimborso forfetario nella misura del 15%, iva e cpa nella misura di legge, cori distrazione.

Pone le spese di ctu, liquidate con separati decreti, definitivamente a carico dell’Asl Bari. Così deciso in Bari il 14 ottobre 2016.
Depositata in Cancelleria il 14 ottobre 2016.

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