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Le Guide Pubblicato il 5 gennaio 2017

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Le Guide Integrazione al trattamento minimo 2017

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Integrazione al trattamento minimo: che cos’è, chi ne ha diritto, quali sono i requisiti, a quanto ammonta nel 2017.

L’integrazione al trattamento minimo è una prestazione che l’Inps riconosce a chi ha una pensione molto bassa, al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2017, a 501,89 euro mensili. In pratica, con l’integrazione al minimo, l’importo della pensione viene alzato sino ad arrivare a 501,89 euro mensili, per 13 mensilità.

Non tutte le prestazioni sotto la soglia minima possono essere, però, integrate, perché per alcuni trattamenti l’integrazione al minimo è esclusa. Inoltre, per aver diritto all’incremento è necessario rispettare determinati requisiti di reddito.

Integrazione al minimo: requisiti di reddito personale

In particolare, chi non è sposato, o risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione al minimo:

  • in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 524,07 euro;
  • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6.524,07 euro, sino a 13.049,14 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se il reddito supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Facciamo un esempio per capire meglio:

  • se il pensionato ha un reddito complessivo di 5.000 euro annui ed una pensione di 200 euro mensili, ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 501,89 euro;
  • se, invece, il reddito complessivo dell’interessato è pari a 10.000 euro, l’integrazione della pensione non può essere totale, ma parziale, ossia pari alla differenza tra il limite di reddito di 13.049,14 euro ed il reddito complessivo.

Per calcolare l’integrazione mensile, si deve dunque:

  • sottrarre il reddito totale del pensionato dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

Nel caso preso ad esempio dobbiamo eseguire la seguente operazione: (13.049,14-10.000)/13. Otteniamo dunque un’integrazione mensile pari a circa 235 euro, che dà luogo ad una pensione di 435 euro al mese.

Integrazione al minimo: requisiti di reddito familiare

Chi risulta sposato ha dei limiti di reddito più alti, ai fini dell’integrazione al minimo, ma deve considerare anche il reddito del coniuge. In particolare si ha diritto all’integrazione:

  • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 573,71 euro ed il reddito del pensionato non supera i 6.524,07 euro;
  • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 19.573,71 euro, ma non supera i 26.098,28 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito del pensionato non supera i 13.049,14 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite personale e coniugale: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.098,28 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Facciamo alcuni esempi per capire meglio:

  • se il reddito complessivo della coppia è pari a 10.000 euro annui, il reddito personale non supera i 6.524,07 euro e la pensione dell’interessato è pari a 200 euro mensili, questi ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 501,89 euro;
  • se, invece, il reddito complessivo della coppia risulta pari a 25.000 euro, l’integrazione della pensione non può essere totale, ma parziale, pari alla differenza tra il limite di reddito di 26.098,28 ed il reddito complessivo.

Per calcolare l’integrazione mensile, si deve dunque:

  • sottrarre il reddito totale dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

In questo caso dobbiamo eseguire la seguente operazione: (26.098,28 -25.000)/13. Otteniamo dunque un’integrazione mensile pari a circa 25 euro, che dà luogo ad una pensione di 225 euro al mese.

Attenzione, in questo caso, alla doppia soglia: se il reddito della coppia non supera i 26.098,28,ma il reddito del pensionato supera il limite individuale di 13.049, 14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Va poi applicata l’integrazione minore risultante dal confronto tra limite e reddito della coppia e limite e reddito personale.

Nessun limite di reddito coniugale, invece, può essere applicato alle integrazioni al minimo per le pensioni con decorrenza anteriore al 1994.

Integrazione al minimo: quali redditi entrano nel limite

Non tutti i redditi, ad ogni modo, devono essere contati nella soglia limite, in quanto sono esclusi:

  • il reddito della casa di abitazione;
  • la pensione da integrare al minimo;
  • il Tfr ed i trattamenti assimilati (Tfs, Ips), comprese le relative anticipazioni;
  • i redditi esenti da Irpef, come le pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, etc.

Tutti gli altri redditi, invece, devono essere inclusi nel conteggio.

Integrazione al minimo: cristallizzazione dell’importo

Se il pensionato perde il diritto all’integrazione, mantiene comunque lo stesso assegno di pensione integrato, ma cristallizzato (cioè fermo) all’ultimo importo: il rateo di pensione resta uguale sino al suo superamento ad opera della perequazione automatica, cioè degli adeguamenti della pensione effettuati ogni anno.

Integrazione al minimo: pensione contributiva

Nessuna integrazione al minimo è prevista, purtroppo, per le pensioni interamente calcolate col sistema contributivo, ad esclusione dell’Opzione donna, che è sempre integrabile al minimo.

Sono calcolate integralmente con tale sistema:

  • le pensioni di chi non possiede contributi versati prima del 1996;
  • le pensioni degli aderenti all’Opzione contributiva Dini;
  • le pensioni degli iscritti alla Gestione Separata, comprese quelle ottenute con il computo da altre gestioni.
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