HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2017

Articolo di

Lo sai che? Esame avvocato 2017: tutte le novità

> Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2017

Dal 2017 cambiano le regole di svolgimento dell’esame di abilitazione alla professione forense. Cosa prevede la riforma? Come affrontare le prove al meglio?

Esame avvocato 2017: novità in arrivo

Nuove procedure, nuove modalità di svolgimento, nuovi criteri di valutazione delle prove: dopo l’arrivo delle nuove regole per la pratica forense (si veda Pratica forense: cosa cambia?), regole diverse anche per l’esame di abilitazione all’esercizio della professione. I candidati che il prossimo dicembre si accingeranno a sostenerlo dovranno mettere in conto che qualcosa cambierà, sia per le prove scritte sia per quelle orali [1].

Aspiranti avvocati state pronti, quindi!

L’obiettivo della riforma è, soprattutto, quello di garantire procedure più rigide di svolgimento delle prove, attraverso forme di controllo preventivo del materiale ammesso in sede d’esame (i famosi codici commentati con la giurisprudenza). Proprio per questo, si pensa di adottare strumenti tecnologici di tipo informatico che rendano meno agevole introdurre nelle aule supporti vietati dalla legge (compendi, manuali tascabili, formulari, cellulari, ecc…). Già ora si cerca di limitare tali consuetudini attraverso la schermatura delle aule d’esame (in pratica, si usano appositi mezzi elettronici con i quali si percorrono aule, corridoi e bagni. Essi sono in grado di rilevare l’eventuale presenza di cellulari, tablet, ecc…) la quale, molto probabilmente, sarà potenziata tramite l’inoltro delle tracce d’esame via posta elettronica crittografata.

Esame avvocato 2017: come cambia lo svolgimento delle prove?

Cambiano anche le modalità di svolgimento delle prove scritte ed orali.

Quanto alla prova scritta, si svolgerà sempre nell’arco di tre giornate, proprio come è accaduto finora, durante le quali al candidato saranno sottoposti tre temi da svolgere:

  • nel corso delle prime due giornate sarà richiesto di sviluppare un parere motivato in relazione ad un caso concreto (uno in materia di diritto civile e uno in materia di diritto penale), esaminandone profili di interdisciplinarietà, approfondendo i fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati ed accennando agli orientamenti giurisprudenziali che concorrono a delinearne la struttura essenziale;
  • nella terza prova il candidato, dovrà cimentarsi con la redazione di un atto processuale (ad esempio, un atto di citazione, un atto di appello, una comparsa di costituzione e risposta, una richiesta di riesame), dimostrando la conoscenza del diritto processuale e la sua applicazione pratica anche attraverso le conoscenze generali di diritto sostanziale, il tutto con una capacità argomentativa di fondo.

Esame avvocato 2017: codici addio

La novità che più preoccupa e più interessa, però, i candidati è l’uso dei codici commentati con la giurisprudenza (cioè le sentenze più rilevanti della Cassazione e, a volte, dei giudici di merito) che, fino a dicembre scorso, hanno costituito un valido aiuto per chi sedeva su quei banchetti alla ricerca della soluzione del caso. Da 2017, ahimè, il divieto di consultarli in sede di esame diverrà tassativo e l’aspirante avvocato potrà fare i conti solo con testi di legge stampati e pubblicati a cura di un editore, incluso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. In questo modo, ci sta cercando di far emergere la capacità del candidato di ragionare che vada al di là di una ricerca (talvolta spasmodica, oltre che incongrua o imprecisa rispetto al tema assegnato) della sentenza più “vicina” all’argomento d’esame.

Esame avvocato 2017: modalità di valutazione

La valutazione della prova scritta si incentrerà, infatti:

  • sulla verifica della coerenza dell’elaborato con il tema assegnato,
  • sulla conoscenza da parte del candidato degli orientamenti giurisprudenziali che concorrono a delineare la struttura essenziale degli istituti giuridici,
  • sulla corretta applicazione delle regole processuali.

Quanto alla prova orale, la novità più rilevante consiste nella scelta delle domande da sottoporre al candidato, che non saranno più a discrezione del commissario esaminatore, ma estratte, alla presenza del candidato stesso, con modalità informatiche tra quelle contenute in un apposito database creato, in precedenza, dai commissari medesimi.

Esame avvocato: come affrontarlo al meglio

Si sa: l’ansia “da foglio bianco” c’è eccome. E ci sarà sempre, indipendentemente da consigli, corsi di preparazione, lettura di interi manuali di atti e pareri svolti. Perciò non ci sono regole valide in assoluto, consigli d’eccezione. Il vero segreto per affrontare al meglio questo esame così particolare è la serenità e l’esercizio pratico. Quelle di seguito sono delle raccomandazioni molto generali, una specie di linea guida da tenere presente e da adeguare alla propria personalità, al proprio carattere e alla propria preparazione.

  1. DISTRIBUIRE BENE IL TEMPO

Sicuramente fondamentale è la capacità del candidato di distribuire bene il tempo a sua disposizione: sette ore (almeno finora) per ciascuna delle tre prove scritte. Sembrano tante, almeno sufficienti per stare tranquilli. In realtà, chi ha già esperienza (tra cui chi scrive) vi dirà di non sedervi sugli allori. Passano in un soffio per cui è necessario organizzare il lavoro in modo ottimale.

La prima ora dovrebbe essere utilizzata per:

  • leggere con attenzione ed analizzare le 2 tracce proposte (che diventano 3 nel caso dell’atto giudiziario);
  • scegliere quella che, pur apparendo eventualmente più complessa, dà modo di esaminare una materia meglio conosciuta;
  • effettuare l’inquadramento del caso ed individuarne la possibile soluzione;
  • redigere una scaletta degli argomenti e dei riferimenti (normativi, dottrinali e giurisprudenziali) da richiamare.

Nelle successive sei ore si passa alla materiale redazione dell’elaborato (parere o atto), sviluppando e integrando la scaletta in precedenza predisposta, tenendo conto che occorre riservarsi del tempo – almeno un’ora – per copiare l’elaborato in bella copia. Da ricordare che nelle ultime due ore si è di regola abbastanza stanchi e, pertanto, non conviene rimandare a tale momento la trattazione dei punti più complessi dell’elaborato.

  1. SCEGLIERE LA TRACCIA CON COGNIZIONE DI CAUSA

Al candidato è data la possibilità di scegliere tra due tracce per il parere e tra tre per l’atto, un’opportunità preziosa che, però, deve essere esercitata entro un termine ragionevole, tenendo conto sia della propria preparazione, sia delle esercitazioni in concreto effettuate durante i 18 mesi di pratica. Il consiglio è di scegliere in un tempo massimo di una ventina di minuti: più tempo si perde per la scelta, meno se ne avrà per tutto il lavoro di redazione.

Sempre più spesso capita di sentire di candidati che, in corso di svolgimento della prova, cambiano traccia: ciò è dannoso perché significa aver bruciato tutto il tempo dedicato a quella scelta in precedenza.

  1. ESAMININARE LA TRACCIA SCELTA

Scelta la traccia, occorre esaminarne con attenzione il testo, leggendolo almeno 2 volte per assicurarsi di averne ben compreso il senso: molto importante è concentrarsi sulle singole parole utilizzate, sui periodi incidentali (che, spesso, indicano ulteriori elementi di valutazione o sono posti a mo’ di trabocchetto), effettuando un’analisi corretta dei fatti in essa esposti. Solo così, si potranno individuare le questioni di diritto che dovranno essere esaminate e affrontate.

  1. FARE UNA SCALETTA

In genere, più le ore passano, più il brusio nelle aule aumenta, aumenta la stanchezza, diminuisce la lucidità e, soprattutto, la capacità di ricordare l’impostazione che all’inizio è stata pensata. Ecco perché è fondamentale fissare lo schema mentale in una classica ‘‘scaletta’’, indicando sinteticamente i diversi argomenti che si intende svolgere e i riferimenti normativi corrispondenti agli istituti giuridici che si intende trattare. In pratica un promemoria – che può essere eventualmente modificato o integrato durante la redazione dell’elaborato – che agevola il lavoro del candidato, ricordandogli gli argomenti da svolgere ed aiutandolo a non andare ‘‘fuori traccia’’.

Mai fidarsi ciecamente delle voci che circolano nell’aula di esame, tra i candidati o tra gli stessi commissari: spesso si tratta di notizie imprecise o, addirittura, errate ma anche perché, più semplicemente, si potrebbe rischiare di concentrarsi su un singolo aspetto, oggetto della ‘‘voce’’, sottovalutando il materiale autonomamente raccolto. Quindi, ascoltare l’opinione degli altri sì, ma sempre verificandola poi autonomamente.

  1. ARGOMENTARE BENE

Dare la soluzione corretta non significa sostenere la tesi esatta, generalmente condivisa in giurisprudenza (e in dottrina) o quella che i commissari si aspettano, ma essere in grado di sostenere, con argomenti convincenti sotto il profilo logico e giuridico, una determinata tesi, anche se minoritaria. Da evitare, invece, la ricerca di soluzioni originali o la elaborazione di nuove teorie.

Il candidato non deve solo prospettare le differenti ipotesi risolutive, ma anche effettuare tra le stesse una scelta, dimostrando le sue attitudini giuridiche.

  1. SCRIVERE L’ELABORATO

Si tenga conto che il lavoro dei commissari consiste nel leggere centinaia e centinaia di compiti più o meno tutti uguali. Ecco perché è importante distinguersi: e il primo aspetto che aiuta in questo è la comprensibilità dell’elaborato, sia sotto il profilo della grafia, sia sotto quello della grammatica e della sintassi, scrivendo in forma chiara e scorrevole e con grafia facilmente leggibile. Se, infatti, il commissario deve interrompere continuamente la lettura, soffermarsi su parole indecifrabili o su espressioni contorte, finirà per infastidirsi.

Le varie parti dell’elaborato devono essere espresse con un periodare semplice, senza troppi incisi o subordinate, ma con una trattazione incisiva, senza ripetizioni e in modo logico e, soprattutto, senza segni di riconoscimento (ad esempio, ‘‘x’’ in luogo di ‘‘per’’; ‘‘+’’ in luogo di ‘‘più ’’, uso dello STAMPATELLO).

  1. OCCHIO ALLE CONCLUSIONI

Il parere motivato si caratterizza per la soluzione ragionata del caso pratico offerto dalla traccia: ciò significa che nelle conclusioni il candidato si deve esprimere come legale di una delle parti ed indicare, eventualmente, le possibili strategie da seguire. Ad esempio, si potrà terminare il compito così: «In conclusione, quale legale di Tizio, si consiglia …» oppure «In conclusione, per tutte le considerazioni che precedono, sembra infondata la tesi…, mentre appare fondata l’altra tesi secondo la quale…».

  1. COPIARE L’ELABORATO

Il momento della copiatura dell’elaborato – esclusivamente su carta munita del sigillo della commissione e della firma del presidente o di un commissario da lui delegato – deve essere effettuato con particolare attenzione alla grafia ed alla sintassi, per rendere più agevole il compito della commissione, che non può e non deve incontrare difficoltà di lettura e di comprensione del compito scritto.

La consegna della minuta (della brutta, in pratica) è una facoltà (e non un obbligo) del candidato che, però, farà bene a consegnarla in tutti i casi in cui i compiti siano stati scritti con una grafia non facilmente comprensibile o siano stati frettolosamente ricopiati, con il rischio di errori od omissioni.

Occhio alle modalità di consegna: conviene chiudere, dapprima, la busta grande con l’elaborato e, poi, quella piccola con le proprie generalità o – meglio – compilare quest’ultima subito, appena entrati in aula in modo da non rischiare di farlo all’ultimo minuto, con fretta o disattenzione.

  1. LA REDAZIONE DELL’ATTO

La redazione dell’atto giudiziario è la terza ed ultima prova della sessione di esame, finalizzata a dimostrare le “conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo’’.

Un ordine espositivo corretto potrebbe essere il seguente:

  • la descrizione del fatto;
  • l’esposizione dei principi e degli istituti giuridici rilevanti;
  • illustrazione delle conseguenze che nel caso di specie derivano dall’applicazione dei principi stessi;
  • formulazione delle conclusioni.

Chiaramente, le argomentazioni devono svolgersi secondo le prescrizioni del codice di procedura che regolano la materia, facendo attenzione:

  • alla scelta del tipo di atto da redigere (ad esempio, appello o riesame);
  • al controllo sull’osservanza dei termini processuali, spesso stabiliti a pena di decadenza e all’individuazione dell’Autorità giudiziaria competente (Tribunale piuttosto che giudice di pace);
  • alla predisposizione degli elementi richiesti a pena di inammissibilità o di nullità dell’atto;
  • all’individuazione e alla prospettazione degli elementi di prova a sostegno di quanto si afferma;
  • alla ricostruzione di un rigoroso iter logico giuridico che possa convincere l’Autorità giudiziaria adita della correttezza della propria tesi;
  • al richiamo alla giurisprudenza per rafforzare le proprie argomentazioni;
  • alla definizione e alla compiuta articolazione delle domande che si rivolgono all’Autorità giudiziaria.

note

[1] Per la sessione 2017 dell’esame di avvocato diverrà, infatti, applicabile la nuova disciplina contenuta nel Decreto ministero Giustizia n. 48 del 25.02.2016, emanato in attuazione della legge sulla riforma forense (l. n. 247 del 31.12.2012).

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK