Professionisti Pubblicato il 6 gennaio 2017

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Professionisti Caduta sul marciapiede per colpa del lucernario

> Professionisti Pubblicato il 6 gennaio 2017

Si applica l’art. 2051 c.c. nel caso in cui un passante inciampi nel foro causato dal distacco di uno dei tasselli di vetrocemento di un lucernaio posto sul marciapiede?

È specifica opinione di Trib. Roma, 19 settembre 1984 quella per cui in tale ipotesi la responsabilità del proprietario del lucernario per i danni subiti dal passante sia regolata dall’art. 2053 c.c., poiché tale distacco integra un’ipotesi di rovina parziale del bene.

Trattasi, come è noto, di disposizione che prevede una responsabilità presunta a carico del proprietario del bene caduto in rovina non dissimile da quella a carico del custode. Invero, la responsabilità del proprietario per i danni cagionati a terzi dalla rovina dell’edificio sussiste, ai sensi dell’art. 2053 c.c., in dipendenza di ogni disgregazione, sia pure limitata, degli elementi strutturali della costruzione, ovvero degli elementi accessori in essa stabilmente incorporati; essa integra un’ipotesi particolare di danno da cose in custodia, che impedisce l’applicazione dell’art. 2051 c.c., per il principio di specialità, e può essere esclusa

ove il proprietario fornisca la prova che la rovina non fu dovuta a difetto di manutenzione o a vizio di costruzione. Benché la norma non ne faccia menzione, ai fini dell’esonero dalla responsabilità è consentita anche la prova del caso fortuito, ovvero di un fatto dotato di efficacia causale autonoma rispetto alla condotta del proprietario medesimo, ivi compreso il fatto del terzo o dello stesso danneggiato. È inoltre configurabile il concorso tra la colpa presunta del proprietario e quella accertata in concreto del danneggiato, che con la propria condotta abbia agevolato o accelerato la rovina dell’immobile o di parte di esso. In applicazione di tali principi, la S.C. ha per esempio cassato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta nei confronti del titolare di un impianto sportivo per la morte di un calciatore che, arrampicatosi con una scala di legno sul tetto dello spogliatoio per recuperare il pallone uscito dal terreno di gioco, e superata una rete di recinzione manomessa in più punti proprio per consentire l’accesso al solaio, era caduto al suolo a seguito del crollo del parapetto, al quale si era appoggiato per guardare nella strada sottostante (Cass. 14 ottobre 2005, n. 19975).

Nota bene

La responsabilità per rovina di edificio, che a norma dell’art. 2053 c.c. grava sul proprietario dell’edificio, comprende ogni disgregazione, sia pure limitata, dell’edificio stesso ovvero di elementi accessori in esso stabilmente incorporati compresa la rottura dei tubi dell’impianto idrico. Essa si pone quale ipotesi particolare di danni da cose in custodia, onde, per il principio di specialità, il suo configurarsi impedisce l’applicazione dell’art. 2051 c.c. (Cass. 29 gennaio 1981, n. 693).

Conforme: Cass., 30 marzo 2001, n. 4737

«Il proprietario dell’immobile locato, conservando la disponibilità giuridica e, quindi, la custodia delle strutture murarie e degli impianti in esse conglobati, su cui il conduttore non ha il potere — dovere di intervenire, è responsabile in via esclusiva, ai sensi dell’art. 2053 c.c. (sola norma applicabile alla fattispecie per il principio di specialità rispetto all’art. 2051 c.c.), dei danni arrecati ai terzi da dette strutture ed impianti, salvo che provi che la rovina della costruzione, totale o parziale, non sia dovuta a mancanza di manutenzione o a vizio di costruzione. Peraltro, il proprietario può eventualmente rivalersi, nell’ambito del loro rapporto interno, contro il conduttore, solo quando questi abbia violato il proprio dovere di avvertirlo della situazione di pericolo».

È poi a segnalarsi come, secondo Cass. 16 marzo 1987, n. 2692 la responsabilità per rovina di edificio, ai sensi dell’art. 2053 c.c., a carico del proprietario dell’edificio impedisce l’applicazione dell’art. 2051 c.c. e, quindi, il concretarsi della responsabilità del custode, salvo il caso di concorso fattivo di quest’ultimo nella determinazione della rovina dell’edificio e, comunque, il regresso ex art. 2055 c.c. spettante al proprietario per la violazione del dovere di vigilanza disposto dal citato art. 2051 c.c.

In conclusione

Nel caso ipotizzato è stato ritenuto applicabile l’art. 2053 c.c. sulla scorta di un’interpretazione estensiva della nozione di «rovina», ma qualora non si ritenesse di condividere tale impostazione, la fattispecie in esame ricadrebbe in ogni caso nella disciplina dell’art. 2051 c.c. per l’evidente e pericolosa anomalia del lucernaio che ha provocato la caduta del passante.

note

Autore immagine: Pixabay.com

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