Professionisti Pubblicato il 7 gennaio 2017

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Professionisti Furto tramite impalcature e ponteggi: di chi è la responsabilità?

> Professionisti Pubblicato il 7 gennaio 2017

Quale tipo di responsabilità civile e a carico di quale soggetto può configurarsi per i danni da furto in appartamento perpetrato avvalendosi di ponteggi installati per lavori condominiali?

Il furto consumato da ladri introdottisi in un appartamento avvalendosi dei ponteggi installati per eseguire lavori di ristrutturazione di uno stabile costituisce fattispecie frequentemente sottoposta al vaglio della giurisprudenza di merito e di legittimità.

Quanto alla prima, secondo il Tribunale civile di Milano (28 ottobre 2002) poiché è notorio che le impalcature ed i ponteggi usati dagli imprenditori edili per eseguire riparazioni e ristrutturazioni degli stabili costituiscono — di per se stesse — una facile agevolazione per i ladri, del furto subito da un condomino in occasione dei lavori di rifacimento della facciata devono essere dichiarati responsabili ex art. 2043 c.c. in via solidale tanto la ditta appaltatrice dei lavori che non abbia messo in atto alcuna forma di tutela atta ad evitare l’accesso agli appartamenti condominiali, quanto il condominio che, nella persona del proprio amministratore (sul quale incombe l’onere di vigilanza e custodia ai sensi dell’art. 2051 c.c.), non abbia adottato (in forza dei poteri riconosciutigli dall’art. 1137 c.c. e, quindi, anche in mancanza di delibera assembleare) un valido sistema antifurto da collocare nell’impalcatura.

Conforme: Trib. Bari, 15 maggio 2012

«Dei danni causati dal furto commesso da persone introdottesi in un appartamento condominiale avvalendosi dei ponteggi installati per i lavori di rifacimento della facciata dell’edificio, rispondono in via solidale tanto la ditta appaltatrice dei lavori quanto il condominio.

Infatti, poiché è noto che le impalcature ed i ponteggi costituiscono, di per sé stesse, una facile agevolazione per i ladri, sia l’imprenditore che il condominio hanno l’obbligo di mettere in atto adeguate forme di tutela volte ad evitare l’accesso agli appartamenti condominiali, come, ad esempio, la sistemazione di un apparato antifurto.

Sebbene solidale, tuttavia, la fonte di responsabilità è differente: quella dell’imprenditore deriva infatti dalla violazione del divieto di neminem laedere sancito dall’art. 2043 c.c., quella del condominio dalla violazione del dovere di custodia ex art. 2051 c.c.» (Conforme Trib. Roma, n. 288/2005, Trib. Terni 14 maggio 2011; App. Roma, 11 novembre 2011, Trib. Potenza 13 luglio 2010).

A sua volta Trib. Napoli 2 maggio 2006 ha escluso nella fattispecie in esame l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. a carico del condominio.

Conforme: Cass., 18 ottobre 2005, n. 20133

«Affinché possa individuarsi un obbligo giuridico di impedire l’evento – l’inosservanza del quale, ai sensi dell’art. 40 cpv. c.p., «equivale a cagionarlo» — non basta far riferimento al principio del neminem laedere sancito dall’art. 2043 c. c., ma è necessaria una norma di legge che lo preveda specificamente, ovvero l’esistenza di particolari rapporti giuridici od ancora una data situazione in ragione della quale il soggetto sia tenuto a compiere una determinata attività a protezione del diritto altrui.

Come già affermato in altre sentenze nel caso in cui una persona subisca un furto nel proprio appartamento ad opera di ladri, che vi si siano introdotti attraverso impalcature per lavori edilizi, lasciate incustodite presso l’appartamento stesso, il proprietario delle impalcature non può essere ritenuto civilmente corresponsabile del furto. La sua responsabilità non può essere ritenuta per esercizio di attività pericolose (art. 2050 c.c.), poiché le attività pericolose danno luogo a responsabilità specifica solo se il danno si sia prodotto durante il loro espletamento, e non quando gli strumenti ad esse necessari non vengano adoperati per essere le attività sospese; nè per cose in custodia (art. 2051 Cod. civ.), poiché le cose in custodia non danno luogo a responsabilità quando i danni siano stati cagionati dall’attività illecita di terze persone; nè, infine, per omissione di cautele (art. 2043 c. c.), poiché la responsabilità civile per omissione sorge solo se si sia contravvenuto ad uno specifico obbligo di fare, nella specie inesistente.

Circa la possibilità di invocare la previsione di cui all’art. 2051 c.c. nel caso in esame, i giudici di legittimità hanno ritenuto improprio il riferimento alla «pericolosità insita nella cosa», confondendosi, con tale affermazione, la norma, inesattamente richiamata, di cui all’art. 2051 con quella, immediatamente precedente, di cui all’art. 2050 c.c.

Né appare configurabile una diversa responsabilità di tipo contrattuale per effetto della delibera condominiale, nella quale il condominio, lungi dal riconoscere una propria obbligazione ovvero dall’assumere un formale impegno di risarcire il danno subito dagli attori, si limitò ad esprimere la propria disponibilità a sollecitare l’impresa appaltatrice a risarcire i danni subiti, fungendo anche da intermediario, in vista di una bonaria composizione della controversia in atto.

Ne consegue che una volta esclusa una possibile responsabilità per cose in custodia in capo al condominio, e potendosi al più ipotizzare una responsabilità in concreto ex art. 2043 c.c. nei confronti della sola impresa appaltatrice, la domanda avanzata dagli attori nei riguardi del primo deve essere rigettata» (Conforme Cass. 17 marzo 2009, n. 6435 infra).

A sua volta la Corte di Cassazione ha più volte preso in esame tale fattispecie individuando la sussistenza in via generale della responsabilità civile dell’impresa appaltatrice ovvero, più sporadicamente, anche del condominio con condanna degli stessi al risarcimento dei danni conseguenti all’attività delittuosa del soggetto introdottosi all’interno delle proprietà esclusive.

Il più delle volte la Suprema Corte ha affermato la responsabilità dell’imprenditore secondo quanto disposto dall’art. 2043 c.c.. Invero il principio generale del neminem laedere è stato applicato anche in riferimento alla responsabilità dell’imprenditore che per lavori di ristrutturazione si avvale dei ponteggi ove, trascurando le più elementari norme di diligenza e di perizia e così la doverosa adozione di cautele idonee ad impedire l’uso anomalo delle dette impalcature abbia colposamente creato un agevole accesso ai ladri, ponendo in essere le condizioni per il verificarsi del danno e determinando così il nesso causale tra la mancata adozione di idonee cautele ed il fatto denunziato.

La Corte di Cassazione ha pertanto ritenuto che debba essere ravvisata la responsabilità dell’impresa appaltatrice ogniqualvolta questa abbia omesso di adottare gli opportuni accorgimenti atti a scongiurare il furto, agevolando in tal modo gli autori del medesimo.

Tale comportamento omissivo va dunque inquadrato, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con numerose sentenze (cfr. ex multis Cass. 25 novembre 2005, n. 24897), nell’ambito del disposto dell’art. 2043 c.c., in quanto è ravvisabile mancata osservanza del generale principio del neminem laedere, del tutto indipendente ed autonomo dall’eventuale inserimento di specifici obblighi a carico dell’appaltatore come imposti dalla committente nel contratto di appalto».

Conforme: Cass., 10 giugno 1998, n. 5775

«Risulta in modo del tutto chiaro dalla sentenza impugnata che la responsabilità di … quale proprietario dello stabile di cui faceva parte l’appartamento dato in locazione, è stata affermata con riferimento all’art. 2043 c.c. per non avere adottato idonee precauzioni, se del caso imponendo alla impresa che eseguiva i lavori la installazione di luci, antifurti, steccati di sicurezza che avrebbero funzionato da deterrente per eventuali malintenzionati, comportamento questo che avrebbe interrotto il legame solidale tra i responsabili dell’evento dannoso.

La Corte distrettuale ha, di poi configurato un ulteriore profilo di responsabilità dell’istituto, questa di natura contrattuale, avendo fatto richiamo all’art. 1575 n. 3 c.c. in forza del quali il locatore deve assicurare al conduttore il pacifico godimento del bene locato, ma tale responsabilità è stata evidentemente configurata a titolo aggiuntivo essendo questa stata individuata, come si è detto, nella violazione, dell’art. 2043 c.c.».

Conforme: Cass., 23 maggio 1991, n. 5840

«Con riguardo al danno derivante per il furto consumato da persona introdottasi in un appartamento avvalendosi dei ponteggi installati per i lavori di riattazione dello stabile, deve essere affermata la responsabilità, ai sensi dell’art. 2043 cod. civ., dell’imprenditore che per tali lavori si avvale dei ponteggi ove, trascurando le più elementari norme di diligenza e di perizia, e così la doverosa adozione di cautele idonee ad impedire l’uso anomalo delle dette impalcature e violando, quindi, il principio del «neminem laedere», abbia (colposamente) creato un agevole accesso ai ladri ponendo in essere le condizioni del verificarsi del danno (nella specie, si trattava di un furto preceduto da un precedente furto in altro appartamento, in seguito al quale l’amministratore del condominio aveva espressamente richiesto alla impresa che eseguiva i lavori di installare una illuminazione notturna del ponteggio e di rimuovere, al termine della giornata lavorativa, le scale di collegamento tra i diversi piani del ponteggio)».

Nota bene

È appena il caso di rammentare che alla responsabilità ex art. 2043 c.c. è applicabile il regime probatorio previsto dall’art. 2697 c.c. secondo il quale «Chi vuol fare valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento»; incombe dunque su colui che ha subito il danno l’onere di provare i fatti posti a base della sua domanda.

La prova rigorosa dell’esistenza del nesso di causalità tra eventuali omissioni di precauzioni, da parte dell’appaltatrice, ritenute idonee per evitare l’uso dei ponteggi per compiere il supposto reato di furto ad opera di terzi, dovrà essere data da parte di colui che pretende il risarcimento.

In particolare parte istante dovrà dare la prova –anche indiziaria – che i malintenzionati si siano avvalsi effettivamente dei ponteggi per perpetrare il furto nell’appartamento, non essendo sufficiente l’astratta possibilità del loro utilizzo (Cass. 12 aprile 2006, n. 8630).

A sua volta anche Cass. 11 febbraio 2005, n. 2844 ha ritenuto la civile responsabilità ex art. 2043 c.c., in caso di furto in un appartamento, perpetrato avvalendosi dei ponteggi eretti per la ristrutturazione dello stabile condominiale, della relativa impresa, che non abbia adottato le cautele idonee ad impedire l’uso anomalo delle impalcature, creando così colposamente un agevole accesso per i ladri e ponendo in essere le condizioni per il verificarsi del danno.

Appare peraltro utile riportare un passo motivazionale per meglio comprendere la fattispecie concreta che ha dato lo spunto al succitato arresto: «Orbene, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte Suprema, con riguardo al furto consumato da persone introdottesi in un appartamento attraverso i ponteggi installati per i lavori di restauro dello stabile, dev’essere affermata la responsabilità, ai sensi dell’art. 2043 c.c., dell’impresa che per tali lavori si avvale di quei ponteggi, qualora, trascurando le più elementari norme di diligenza e perizia e la doverosa adozione delle cautele idonee ad impedire l’uso anomalo delle dette impalcature, e così violando il principio del «neminem laedere», abbia colposamente creato un agevole accesso ai ladri e posto in essere le condizioni del verificarsi del danno» (Cass. 10 giugno 1998 n. 5775; 23 maggio 1991 n. 5840; 6 ottobre 1997 n. 9707; 24 gennaio 1979 n. 539). Alla stregua di questo principio di diritto, appare quanto mai elusiva e lacunosa la riferita motivazione della sentenza impugnata, la quale, pur lasciando intendere che i ladri siano penetrati in casa dei ricorrenti scalando i ponteggi, omette poi di compiere l’unica indagine doverosa, ossia di stabilire se siano state adottate dall’impresa tutte le cautele atte ad impedire che le impalcature costituissero un agevole accesso ai piani superiori e se quindi, per lo stato in cui furono lasciate, esse si pongano in diretto rapporto causale con l’evento.

Ed invero non avrebbe senso logico sostenere, per escludere questo rapporto causale, che i ladri sarebbero potuti entrare nell’appartamento anche servendosi «di altri passaggi ed altri accessi», una volta che gli stessi, di fatto, si fossero serviti delle impalcature, mentre la sentenza, se avesse ritenuto di dover scartare questa ipotesi, avrebbe dovuto spiegare per quale altra via, se non attraverso i ponteggi, i ladri fossero andati a segno; e nemmeno varrebbe addurre, a discolpa dell’impresa, la libertà di accesso nel cortile, dove sorgevano i ponteggi, attraverso il cancello lasciato «abitualmente» aperto, trattandosi di una circostanza che potrebbe, al più, se dimostrata esistente anche al momento del furto, aver agito, se non come mera occasione, quale semplice causa simultanea concorrente, tale cioè da non interrompere il nesso causale tra l’uso delle impalcature e l’evento (art. 41 1° e 2° comma c.p.).

Si badi ancora che la sentenza, se, da un lato, ammette che le impalcature non erano fornite di una propria illuminazione (la verosimile illuminazione del cortile non significa illuminazione dei ponteggi), dall’altro indica come usuale la rimozione della sola scala di collegamento tra il cortile e il primo piano, la qual cosa fa presumere che siano state lasciate in sito le scale di collegamento tra il primo, facilmente raggiungibile, e i piani successivi (e il furto, riferiscono i ricorrenti, fu commesso al terzo piano).

Mette conto peraltro evidenziare che in alcuni arresti la Corte di Cassazione ha ritenuto applicabile alla fattispecie del furto mediante l’utilizzo di ponteggi anche il disposto dell’art. 2051 c.c. a carico del Condominio (Cass. 9 febbraio 1980, n. 913; Cass. n. 9707/1997).

Si è così affermato, con riguardo al danno derivante dal furto consumato da persona introdottasi in un appartamento servendosi delle impalcature installate per lavori di riattazione dello stabile condominiale, che non solo è configurabile la responsabilità ex art. 2043 c.c. dell’imprenditore che si sia avvalso di tali impalcature per l’espletamento dei lavori, ove siano state trascurate le ordinarie norme di diligenza e non siano state adottate le cautele idonee ad impedire un uso anomalo delle suddette impalcature, ma è altresì configurabile la responsabilità del condominio ex art. 2051 c.c., atteso l’obbligo di vigilanza e custodia gravante sul soggetto che ha disposto il mantenimento della struttura anche dopo l’ultimazione dei lavori per consentirne il collaudo (Cass. n. 9707/1997). In concreto i giudici hanno rilevato che — accertata l’esistenza alla data del furto del ponteggio a ridosso della facciata dell’edificio condominiale e la mancanza di qualsiasi forma di custodia o di vigilanza, in assenza di addetti ai lavori dei ponteggi — l’azione dei ladri non poteva essere ritenuta la sola causa efficiente dell’evento furto.

I giudici di legittimità hanno dunque riconosciuto la responsabilità civile in capo sia all’impresa e che al condominio e fondato tale responsabilità rispettivamente sul principio per cui colui che, per eseguire lavori, utilizzi dei ponteggi che possono facilitare l’accesso alle abitazioni esistenti nello stabile, deve adottare, diligentemente, tutte le cautele atte ad impedire l’uso anomalo delle impalcature e, per altro verso, sull’obbligo di custodia a carico del Condominio quale soggetto che ha disposto il mantenimento della struttura.

Viene inoltre sottolineato dalla S.C. che non rilevano, quali cause di esclusione della responsabilità eventuali circostanze concomitanti quali ad esempio la ritenuta protezione del ponteggio per essere lo stesso collocato all’interno di un giardino da un alto muro di cinta.

A parere dei giudici del Supremo Collegio, infatti, le suddette circostanze non avrebbero l’efficienza di interrompere il nesso causale tra azione ed evento dannoso causato dalla presenza di impalcature sicuramente idonee a facilitare l’ingresso di intrusi nelle abitazioni.

Il citato arresto – Cass. n. 9707/1997 – ha così, tra l’altro, motivato: «Appare infatti incongrua e contraddittoria la motivazione del giudice di merito secondo cui nel caso l’azione dei ladri doveva ritenersi essere stata la sola causa efficiente dell’evento. I motivi per cui il giudice di merito ha escluso che il ponteggio avesse creato una situazione di pericolo, ed in mancanza della quale sarebbe stato impossibile o molto più difficoltoso, introdursi nell’appartamento del M., appaiono infatti di per soli di scarsa pregnanza.

La corte territoriale ha esattamente richiamato i principi giuridici che regolano la materia.

Colui che per eseguire lavori utilizza dei ponteggi, che possono facilitare l’accesso alle abitazioni esistenti nello stabile deve usare norme di diligenza, adottando idonee cautele atte ad impedire l’uso anomalo delle impalcature (Cass. 23 maggio 1991 n. 5840) e insiste anche in relazione alla situazione considerata, un obbligo di custodia incombente sul soggetto che ha disposto il mantenimento della struttura, obbligo sanzionato dall’art. 2051 c.c. (Cass. 9 febbraio 1980 n. 913).

Accertato pertanto in fatto dal giudice di merito:

  1. a) l’esistenza alla data del furto del ponteggio metallico a ridosso della facciata dell’edificio condominiale, su cui si aprono le finestre del derubato;
  2. b) il completamento dei lavori affidati alla impresa C. dal Condominio da oltre due settimane, ed il mantenimento della struttura al solo fine di consentire un più facile collaudo dell’opera, mantenimento operato per specifica richiesta del direttore dei lavori nominato dal condominio;

— la mancanza di qualsiasi forma di custodia o di vigilanza, in assenza di addetti ai lavori, dei ponteggi;

— il mantenimento di una palanca orizzontale sulla struttura, priva di scale, che consentiva così un piano di appoggio per «lavorare» la finestra.

Si è anche ritenuto di poter affermare che il ponteggio non era di per sè idoneo a consentire una normale salita, e che era protetto per essere collocato in giardino interno recintato. Le ricordate circostanze avrebbero così avuto un’autonoma efficienza causale rispetto alla sfera di azione di coloro che la cosa avevano in custodia e utilizzavano, e poteva così affermarsi una interruzione di nesso di causalità che escludeva la responsabilità. Tale affermazione appare in contrasto con il giudizio espresso che gli ignoti ladri erano stati facilitati dalla esistenza del ponteggio per accedere, con forzatura di una finestra, all’interno dell’appartamento del M.

La corte territoriale sul punto dà anche atto che i ladri avevano utilizzato con evidente abilità le impalcature, per potersi portare al livello della finestra e forzarla. Doveva quindi la corte territoriale, per giungere ad affermare la idoneità della struttura, per scalare la facciata, esaminarne il tipo, valutando se consentiva egualmente per la presenza di elementi tubolari, anche in assenza di scale, una agevole scalata, e la rilevanza causale della palanca, come piano di lavoro, per poter armeggiare sulla finestra posta ad altezza dal suolo. Non sufficientemente dimostrata appare così l’irrilevanza del ponteggio per l’uso anomalo, ma del tutto prevedibile, per l’uso per cui è stato utilizzato. Nè la circostanza che i ladri, per accedere al ponteggio siano dovuti accedere a giardino interno, protetto da alto muro di cinta, si pone come causa esclusiva della rilevanza causale del ponteggio. Appare infatti intuitivo, posto che i ladri siano entrati nel giardino scalando il muro di cinta, la differenza che sussiste fra lo scalare un muro di cinta e scalare la facciata di un edificio, con la necessità di appoggio per poter scassinare la finestra. Anche questo elemento non può dunque ritenersi sufficiente ad escludere la rilevanza causale del ponteggio, nella causazione dell’evento.

La questione di una concorrente responsabilità del condominio è legata strettamente a quella dell’imprenditore e si ricollega all’accertato mantenimento della struttura, dopo il termine dei lavori, in assenza di cautele a tutela dei singoli condomini. Apparendo così carente di motivazione l’affermata esclusione di sussistenza di nesso causale fra mantenimento del ponteggio, in assenza di cautele e di idonea custodia, la sentenza deve essere cassata e rinviata, anche per le spese, ad altra sezione della C.A. di  Roma, così assorbito il «terzo» motivo in punto spese».

Conforme: Cass., 17 marzo 2009, n. 6435

«Del danno patito da persona il cui appartamento sia stato svaligiato da ladri, introdottivisi attraverso ponteggi installati per il restauro del fabbricato e privi sia di illuminazione che di misure di sicurezza, possono essere chiamati a rispondere non solo l’impresa che ha realizzato i ponteggi stessi, ma anche il condominio, per un duplice titolo: sia quale custode del fabbricato, ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia per «culpa in vigilando» od «in eligendo», allorché risulti che abbia omesso di sorvegliare l’operato dell’impresa appaltatrice, ovvero ne abbia scelta una manifestamente inadeguata per l’esecuzione dell’opera».

Invece, in altra pronunzia già sopra menzionata, la Suprema Corte (Cass. n. 5775/1998) ha evidenziato la correttezza dell’inquadramento della corresponsabilità del Condominio con riferimento all’art. 2043 c.c. per non avere adottato il predetto ente di gestione idonee precauzioni, se del caso imponendo alla impresa che eseguiva i lavori la installazione di luci, antifurti, steccati di sicurezza che avrebbero funzionato da deterrente per eventuali malintenzionati, comportamento questo che avrebbe interrotto il legame solidale tra i responsabili dell’evento dannoso. Responsabilità quest’ultima da cui il Condominio potrebbe comunque essere esonerato laddove il proprio amministratore abbia a richiedere espressamente e preventivamente all’impresa esecutrice dei lavori di installare una illuminazione notturna del ponteggio e di rimuovere, al termine della giornata lavorativa, le scale di collegamento tra i diversi piani del ponteggio.

A sua volta Cass. n. 12111/2006, in un procedimento instaurato nei confronti dell’impresa appaltatrice, di quella subappaltatrice e di quella specificamente incaricata della materiale installazione dei ponteggi, ha ritenuto la responsabilità solidale delle parti convenute così argomentando:

«La sentenza impugnata deve tuttavia essere corretta nella motivazione, nella parte in cui la stessa ha erroneamente richiamato la fattispecie di cui all’art. 2051 c.c., pur giungendo a conclusioni esatte in punto di diritto.

Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte — nel caso di furto consumato da persone introdottesi in un appartamento attraverso i ponteggi installati per i lavori di restauro dello stabile (ipotesi questa accertata nel caso di specie, con valutazione incensurabile dai giudici di appello) — deve essere affermata la responsabilità, ai sensi dell’art. 2043 c.c., dell’impresa che per tali lavori si avvale di questi ponteggi, qualora, trascurando le più elementari norme di diligenza e perizia e la doverosa adozione delle cautele idonee ad impedire l’uso anomalo delle suddette impalcature – e così violando il principio del «neminem laedere» – abbia colposamente creato un agevole accesso ai ladri e posto in essere le condizioni del verificarsi di tale danno (Cass. 11 febbraio 2005 n. 2844, 26 aprile 2004 n. 7921, 10 giugno 1998 n. 5775, 6 ottobre 1997 n. 9707, 23 maggio 1991 n. 5840, 24 gennaio 1979 n. 539).

Secondo tale, prevalente e più recente, giurisprudenza si configura in casi di questo genere una responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.) non potendo il proprietario od inquilino dell’appartamento considerarsi direttamente parte del contratto di appalto, stipulato con il condominio dello stabile.

Alla stregua di tale principio di diritto, che deve essere ribadito anche in questa sede, la motivazione della sentenza impugnata sfugge a tutte le censure formulate dalle ricorrenti incidentali, poiché la stessa giunge alla conclusione che le tre imprese – ciascuna per la parte che le competeva – non ebbero a porre in essere tutte le cautele atte ad impedire che le impalcature costituissero un agevole accesso ai piani superiori e che quindi le stesse, per lo stato in cui furono costruite e lasciate, ebbero a porsi in diretto rapporto con l’evento.

Perché possa parlarsi di «omissione» secondo i principi più volte enunciati da questa Corte, è necessario individuare uno specifico obbligo giuridico di impedire l’evento.

In tema di illecito cosiddetto «omissivo» nella responsabilità extracontrattuale è stato ritenuto che una condotta di tipo omissivo può essere considerata causa di un evento solo quando l’omittente abbia violato l’obbligo giuridico di impedire l’evento stesso, obbligo derivante dalla legge o da specifici rapporti. Ma non è men vero che tale obbligo

possa derivare anche da principi desumibili dall’ordinamento positivo, non espresso, quindi, in norme specifiche, con conseguente dovere di agire e di comportamento attivo, la cui omissione, pertanto, comporti una causa di responsabilità per omissione.

Non meritano alcuna censura, pertanto, le argomentazioni svolte dai giudici di appello che hanno ritenuto la concorrente responsabilità per colpa di tutte e tre le imprese, a vario titolo interessate ai lavori di ristrutturazione (la prima come appaltatrice, la seconda come subappaltatrice ed infine la terza in qualità di materiale esecutrice dei lavori di installazione delle impalcature). Le osservazioni formulate da alcune delle ricorrenti incidentali sulla possibilità di valutare un concorso di colpa della stessa C., per non avere adottato tutte le misure più idonee ad impedire la perpetrazione di furti tendono, poi, ad una nuova interpre-tazione dei fatti di causa, avendo la Corte territoriale individuato l’esclusiva rilevanza causale del ponteggio nella determinazione dei fatti di causa.

In conclusione

Secondo la prevalente giurisprudenza di legittimità, in caso di furto in un appartamento, perpetrato avvalendosi dei ponteggi eretti per la ristrutturazione dello stabile condominiale, si configura la civile responsabilità ex art. 2043 c.c., della relativa impresa, che non abbia adottato le cautele idonee ad impedire l’uso anomalo delle impalcature, creando così colposamente un agevole accesso per i ladri e ponendo in essere le condizioni per il verificarsi del danno (ad esempio installando ponteggi privi sia di illuminazione che di misure di sicurezza); del danno patito può essere peraltro chiamato a rispondere non solo l’impresa che ha realizzato i ponteggi stessi, ma anche il condominio, per un duplice titolo: sia quale custode del fabbricato, ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia per «culpa in vigilando» od «in eligendo», allorché risulti che abbia omesso di sorvegliare l’operato dell’impresa appaltatrice, ovvero ne abbia scelta una manifestamente inadeguata per l’esecuzione dell’opera.

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Autore immagine: Pixabay.com

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