Professionisti Pubblicato il 7 gennaio 2017

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Professionisti Calcetto: se ti fai male sul campo sintetico chi ne risponde?

> Professionisti Pubblicato il 7 gennaio 2017

L’organizzatore del torneo è responsabile ex art. 2051 c.c. dell’incidente patito da un calciatore nel corso di un torneo di calcetto, incidente che si assume dovuto alla inidoneità del verde sintetico posto sul campo di gioco?

Occorre premettere che la responsabilità per danni cagionati da cosa in custodia, ex art. 2051 c.c., ha base:

a) nell’essersi il danno verificato nell’ambito del dinamismo connaturato alla cosa o dallo sviluppo di un agente dannoso sorto nella cosa;

b) nell’esistenza di un effettivo potere fisico di un soggetto sulla cosa, a cui inerisce il dovere di custodirla, cioè di vigilarla e di mantenerne il controllo, in modo da impedire che produca danni a terzi. Ai fini della responsabilità per danni causati da cosa in custodia, il comportamento del custode è irrilevante: è sufficiente la sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha causato l’evento lesivo.

Per la risoluzione della fattispecie ipotizzata va analizzata la figura del custode.

Il termine «custodia» ha, come è noto, diverse accezioni nelle fonti romane. Le opinioni che si sono succedute sulla portata della «custodia», come criterio di determinazione della responsabilità possono essere raggruppate in due categorie, quella più antica, che si riallaccia alla configurazione giustinianea, per cui la custodia non è che un tipo particolare di «diligenza», quella «custodia rei», la quale rimane un criterio soggettivo di determinazione della responsabilità; quella più recente, che individua il concetto di custodia nella responsabilità oggettiva. La custodia si concretizza, cioè, in un criterio di responsabilità, intendendo per tale quello che addossa a colui che ha la custodia della cosa la responsabilità per determinati eventi, indipendentemente dalla ricerca di un nesso causale tra il comportamento del custode e l’evento. I limiti della responsabilità della custodia vanno, quindi, cercati nella determinazione degli eventi per cui il custode è chiamato a rispondere. Il profilo del comportamento del responsabile sembrerebbe di per sé estraneo alla struttura dell’art. 2051 c.c.; né può esservi reintrodotto attraverso la figura della presunzione di colpa per mancata diligenza nella custodia, giacché il solo limite previsto dall’articolo in esame è l’esistenza del caso fortuito ed in genere si esclude che il limite del fortuito si identifichi con l’assenza di colpa. Viene, quindi, affermata la natura oggettiva della responsabilità per danno di cose in custodia. La dottrina, parla, al riguardo di «rischio» da custodia, più che di «colpa» nella custodia ovvero, seguendo l’orientamento della giurisprudenza francese, di «presunzione di responsabilità» e non di «presunzione di colpa».

Illuminante, nell’individuazione della nozione di «custode», è la sentenza della Corte di Cassazione 10 febbraio 2003, n. 1948 secondo cui custode è chi abbia l’effettivo potere sulla cosa, e quindi non solo il proprietario ma anche il semplice possessore o detentore della cosa. Il criterio di imputazione della responsabilità per i danni cagionati a terzi da cosa in custodia è la disponibilità di fatto e giuridica sulla cosa che comporti il potere-dovere di intervenire sulla stessa.

L’utilizzatore della cosa non ne è necessariamente anche il custode; se il potere di utilizzazione della cosa è derivato all’utilizzatore da chi ha l’effettivo potere di ingerenza, gestione ed intervento sulla cosa — ossia dal custode — e questi ha conservato effettivamente la custodia in tali termini, la disponibilità della cosa che ne ha l’utilizzatore non comporta ad esso il trasferimento della custodia. In particolare, non vi è trasferimento della custodia in caso  di  concessione  per  breve  tempo  dell’utilizzazione  della  cosa,  per  cui il controllo e quindi il potere materiale sulla stessa rimane al custode.

Ciò posto va segnalato il seguente passo motivazionale del citato arresto:

«Nella fattispecie il giudice di merito ha accertato, con motivazione esente da censure in questa sede di sindacato di legittimità, che il convenuto si era limitato ad «affittare» il campo sportivo per effettuare un torneo di calcetto, senza che ciò comportasse l’effettiva padronanza e disponibilità del campo, essendo limitata detta disponibilità solo all’espletamento delle partite di calcetto previste.

Contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, detta motivazione non è contraddittoria, poiché la disponibilità della cosa, che ne ha l’utilizzatore, è limitata solo all’utilizzazione nei termini convenuti e non comporta necessariamente che lo stesso abbia anche i poteri sulla cosa, che invece ha il custode.

Se il controllo sulla cosa non è passato all’utilizzatore, questi non è divenuto custode della stessa.

Sintomatico di questa situazione è, in genere, il breve tempo per cui è concessa l’utilizzazione della cosa (ad esempio il fitto di un locale per una cerimonia o il fitto di un campo da tennis per una partita), per cui il controllo (e quindi il potere materiale) sulla stessa rimane al custode».

Per contro, il proprietario o gestore di un campo da gioco è responsabile, ai sensi dell’art. 2051 c.c., degli infortuni occorsi ai fruitori di quest’ultimo, ove non alleghi e non provi l’elisione del nesso causale tra la cosa e l’evento, quale può aversi, in un contesto di rigoroso rispetto delle normative esistenti o comunque di concreta configurazione della cosa in condizioni tali da non essere in grado di nuocere normalmente ai suoi fruitori, nell’eventualità di accadimenti imprevedibili ed ascrivibili al fatto del danneggiato stesso — tra i quali una sua imperizia o imprudenza — o al fatto di terzi. (cfr. Cass., 30 agosto 2013, n. 19998 la quale ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva riconosciuto la responsabilità del custode di un campo da calcetto in base all’evidenza del nesso causale tra la conformazione della cosa – palo metallico che sorreggeva la struttura del campo da gioco – e l’evento lesivo). Peraltro, secondo parte della giurisprudenza di legittimità, la responsabilità del custode è esclusa in presenza di una scelta consapevole del danneggiato (c.d. rischio elettivo), il quale, pur potendo avvedersi con l’ordinaria diligenza della pericolosità della cosa, accetti di utilizzarla ugualmente (Cass., 31 luglio 2012, n. 13681 che ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso la responsabilità del custode di un campo di calcetto, per l’infortunio occorso ad un giocatore in seguito all’impatto contro alcuni tubi metallici accantonati ai margini del campo e ben visibili).

Nota bene

Ovviamente, quanto in rassegna vale anche per tutte le altre ipotesi in cui un soggetto organizzi qualsivoglia evento in locali nella sostanziale disponibilità altrui, senza un effettivo potere-dovere di ingerenza sulle condizioni della struttura stessa.

In definitiva

È dunque da escludere la responsabilità ex art. 2051 c.c. del mero organizzatore di un torneo sportivo che al contempo non è anche titolare di un potere fisico-giuridico sulla struttura sportiva all’interno della quale ha luogo il detto torneo.

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