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Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2017

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Lo sai che? Nuovo diritto di accesso agli atti: quando è vietato

> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2017

Il 23 dicembre scorso è entrato in vigore il Foia, la legge sul nuovo diritto di accesso: in alcuni casi però esso non può essere esercitato.

Il diritto di accesso generalizzato è entrato in vigore il 23 dicembre scorso grazie al cosiddetto Foia (Freedom of information act) [1]. In pratica, tutti i cittadini potranno visionare gli atti della pubblica amministrazione, gratuitamente e senza motivare la loro richiesta. In nome della massima trasparenza, l’accesso potrà effettuarsi anche per semplice curiosità (per un’analisi completa, si veda Nuovo accesso agli atti amministrativi: come funziona il Foia e Nuovo accesso agli atti amministrativi: come fare istanza). Tuttavia, la legge prevede dei casi in cui l’accesso è vietato. Alcune volte il divieto è assoluto (la richiesta verrà sicuramente respinta dalla Pa), altre è relativo (la Pa valuta caso per caso se l’accesso del cittadino può pregiudicare interessi pubblici o privati. Vediamo tutto nel dettaglio.

Quando l’accesso è sicuramente vietato

Come visto, ci sono dei casi in cui la richiesta del cittadino sarà sicuramente rigettata dall’amministrazione. In questi casi l’accesso agli atti è assolutamente vietato perché bisogna salvaguardare interessi supremi dello Stato e, quindi, particolarmente importanti [2]. In particolare, accesso agli atti non è mai consentito in caso di:

  • segreto di Stato: la legge afferma che sono coperti da segreto di Stato «gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, all’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato» [3];
  • altri casi di divieto di accesso o divulgazione previsti dalla legge. Ad esempio, la legge vieta l’accesso o la diffusione di documenti per proteggere: il segreto statistico, il segreto militare, il segreto scientifico o industriale, il segreto sul contenuto della corrispondenza, il segreto professionale, il segreto bancario, il segreto istruttorio nelle indagini penali, la privacy e i dati personali dei cittadini (ossia le informazioni che rivelino lo stato di salute, la vita sessuale, lo stato di disagio economico e sociale, ecc.).

Ci sono poi dei casi in cui l’accesso è subordinato al verificarsi di determinate condizioni oppure può essere differito dalla Pubblica amministrazione. Ad esempio, la visione e la riproduzione degli atti dello stato civile e di quelli dell’anagrafe può avvenire solo dopo aver effettuato alcune operazioni previste dalla legge. Altro caso è quello dell’elenco dei contribuenti e delle relative dichiarazioni dei redditi. Ancora, negli accertamenti tributari operati dal fisco, vige il segreto d’ufficio: per cui l’amministrazione tributaria ben potrà differire l’accesso fino a quando non ci sarà più pericolo per il buon esito della verifica fiscale.

Quando il divieto d’accesso è facoltativo

Esistono poi dei casi in cui il divieto non è assoluto, ma è compito dell’amministrazione valutare se concedere o meno l’accesso ai documenti richiesti. La Pa, quindi, dopo aver ricevuto l’istanza, analizza il caso concreto operando una comparazione tra tutti gli interessi coinvolti. Se ritiene prevalente quello dei cittadino che chiede l’accesso, accoglierà l’istanza di quest’ultimo; se invece ritiene che la visione dei documenti possa arrecare pregiudizio ad alcuni interessi (pubblici o privati), respingerà la richiesta di ostensione [4]. Ciò può avvenire in materia di:

  • sicurezza pubblica e ordine pubblico: prevenzione dei reati e tutela generale dell’incolumità dei cittadini;
  • sicurezza nazionale;
  • difesa e questioni militari;
  • relazioni internazionali: comprendenti non solo la politica estera dello Stato, ma anche singole negoziazioni con altri Paesi, accordi, convenzioni, rapporti diplomatici e così via;
  • politica e stabilità finanziaria ed economica dello Stato: in questo caso la riservatezza mira ad evitare che la conoscenza di determinati documenti possa avvantaggiare solo alcuni e turbare gravemente i mercati finanziari;
  • conduzione di indagini sui reati e loro perseguimento: il divieto si estende agli atti giudiziari e processuali in generale;
  • regolare svolgimento di attività ispettive: in un procedimento amministrativo, ad esempio, la conoscenza di determinati documenti potrebbe compromettere la decisione finale della Pa.

Quelli descritti sono gli interessi pubblici per tutelare i quali la Pa può rigettare l’istanza di accesso. Lo stesso, come visto, può accadere se ci sono interessi privati che possono essere pregiudicati dall’ostensione.

In particolare:

  • la protezione dei dati personali;
  • la libertà e la segretezza della corrispondenza;
  • gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore, e i segreti commerciali.

Va poi sottolineato che la Pa può sempre consentire l’accesso oscurando le parti del documento che non è possibile diffondere.

note

[1] D.Lgs. n. 97/2016, che ha modificato il D.Lgs. n. 33/2013 (Testo unico sulla trasparenza).

[2] Art. 5bis, comma 3, D.Lgs. n. 33/2013.

[3] Art. 39, L. n. 124/2007.

[4] Art. 5bis, commi 1 e 2, D.Lgs. n. 33/2013.

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