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Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2017

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Lo sai che? Buoni fruttiferi: si può intestarli a qualcuno a sua insaputa?

> Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2017

Una zia, dopo aver intestato dei buoni postali ai nipoti a loro insaputa, li ha riscossi e poi ha dato, sempre a loro insaputa, il ricavato a uno solo. Alla sua morte uno dei nipoti è riuscito a ottenere tali informazioni dall’Ufficio Postale che gli ha detto chi era il beneficiario dei buoni. È legittimo tale comportamento?

I buoni postali sono, di norma, titoli nominativi non trasferibili. Possono passare di titolarità solo nel momento in cui l’intestatario muore: in tal caso la proprietà passa ai suoi eredi. Il titolare di ciascun buono viene censito nell’Anagrafe Generale di Poste Italiane spa e, proprio per questo motivo, non è assolutamente possibile modificare l’intestazione originaria dei titoli. La zia, quindi, avrà fornito gli estremi dei nipoti a loro insaputa (indicando i relativi nomi nel modulo di richiesta) per renderli beneficiari, probabilmente alla sua morte, dei buoni stessi. Ciò al fine di consentire all’ufficio postale di censire in Anagrafe il titolare del rapporto.

È quindi pienamente lecito e possibile che la zia intesti dei buoni ai nipoti senza dire loro nulla, almeno in un primo momento. La Cassazione ha detto che quella di specie si può ritenere una donazione indiretta, ossia un contratto che il donante (la zia) fa a favore di terzi (i nipoti) [1]; in tal caso, la disciplina dei contratti in favore di terzo [2] prevede espressamente che lo stipulante (la zia) possa revocare o modificare l’attribuzione finché il terzo (i nipoti) non abbiano dichiarato di volerne profittare.

In altre parole, la zia poteva in modo lecito prelevare le somme esistenti sui buoni e/o gli interessi da questi prodotti in quanto i nipoti, non essendo mai venuti a conoscenza dell’esistenza dei buoni a loro intestati, non hanno mai potuto dichiarare di voler approfittare dei versamenti (se avessero potuto dichiarare di volerne profittare, i  versamenti non avrebbero più potuto essere revocati e la zia non avrebbe più potuto prelevare le somme una volta versate).

In questa vicenda l’unico aspetto “oscuro” è la possibilità, concessa al nipote superstite, di poter visionare i movimenti che si sono verificati relativamente a tutti e tre i buoni (anche a quelli allo stesso non intestati). Ciò sarebbe stato possibile solo se il nipote fosse da considerarsi erede legittimo della zia e sempre che abbia richiesto di poter visionare i movimenti dei buoni munito di certificato di morte.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Cass. sent. n. 10991 del 09.05.2013: “La cointestazione di buoni postali fruttiferi (…) può configurare, ove sia accertata l’esistenza dell’animus donandi, una donazione indiretta, in quanto, attraverso il negozio direttamente concluso con il terzo depositario, la parte che deposita il proprio denaro consegue l’effetto ulteriore di attuare un’attribuzione patrimoniale in favore di colui che ne diventa beneficiario per la corrispondente quota, essendo questi, quale contitolare del titolo nominativo a firma disgiunta, legittimato a fare valere i relativi diritti”.

[2] Artt. 1411 e ss. cod. civ.

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